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Discussione: Diario del 10 gennaio 2004 - Quel maledetto chip.

  1. #1
    Editor L'avatar di pucci
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    Predefinito Diario del 10 gennaio 2004 - Quel maledetto chip.

    Il giudice Edoardo Mori del tribunale del riesame di Bolzano (link) ha deciso, in merito ad un'azione legale promossa da Sony a livello internazionale, che modificare la PlayStation è legale e legittimo, rendendo invece illegittimi i sequestri di microchip e console effettuati in molti negozi d'Italia. Con un po' di buon senso la stessa cosa potrebbe essere traslata alle altre console disponibili sul mercato. La decisione, avversa alle richieste della multinazionale ha a che fare con il diritto di chi compra di godere del bene acquistato nel modo più ampio ed esclusivo. Insomma, farci quello gli pare, compreso metterci un chip per leggere giochi copiati.
    Se da un punto di vista puramente teorico il ragionamento non fa una grinza, da un punto di vista pratico è una spinta al proliferare senza controllo di giochi copiati e relativi venditori abusivi. Limitarmi però ad osservare questa sola conseguenza sarebbe però troppo riduttivo. La tendenza dell'italiano medio a comprare giochi pirata, a clonare la smart card del ricevitore satellitare e a fotocopiare libri (l'ho già affermato in altri miei interventi) fa parte del suo substrato culturarale e all'incapacità di attribuire un certo valore a taluni servizi. Andando oltre però, arrivando ai negozianti, molti dei quali "costretti" a vendere PlayStation o Xbox chippate per tirare a campare, si evince uno stato di malessere, di incapacità di generare guadagni in questi settori economici "d'avanguardia".
    Del resto, come può un negoziante "campare" su una console del valore di 199€ (sulla quale i margini di guadagno sono di una manciata di euro - 10 o 15, non di più) mentre la grande distribuzione organizzata decide di vendere sottocosto "a perdere" una console a 99€ o 139€? Risale allo scorso Natale l'azione-reazione tra Esselunga e Sony, in merito ad una partita di PlayStation 2 vendute sottocosto dalla catena milanese e della conseguente azione legale intrapresa da Sony contro Esselnuga e la sua bordata al florido mercato natalizio.
    Il tessuto distributivo è dunque malato di mancanza di regole, o in caso che queste ci siano, di mancato rispetto delle stesse.
    Intesa in tal senso l'ordinanza del giudice Mori è un segnale forte di "cambia o muori". Se tutto rimanesse così com'è oggi sarebbe una sentenza kamikaze per il settore, se invece stimolasse un cambiamento a tutti i livelli, allora il giudice Mori avrà avuto uno sguardo più lungo delle varie multinazionali e realtà distributive.
    Ma cosa cambiare per superare le difficoltà?
    1. Prima di tutto non si dovrebbe dimenticare l'esistenza dei piccoli negozi specializzati indipendenti, strozzati dalle offerte della grande distribuzione, che, in particolare nel settore dei videogiochi, stanno devastando ogni politica commerciale (il paradosso del negoziante specializzato che va a fare magazzino approfittando dell'offerta dell'ipermercato di turno esprime benissimo lo stato di malessere di cui parlavo pocanzi). Tentare di guidare le realtà più piccole verso un'evoluzione al fine di conservare la specie in via di estinzione, puntando sul servizio, sull'associazione di imprese e su prodotti di nicchia irraggiungibili dalla GDO.
    2. Stimolare, fin dalle scuole medie inferiori, una cultura del rispetto del diritto d'autore, specialmente nelle produzioni intellettuali immateriali come il software (rubo una mela al supermercato sono un ladro, copio un gioco sono un furbo).
    3. Investire in ricerca & sviluppo, affinchè le modifiche e le copie diventino più costose e irreperibili del prodotto stesso.
    4. Fare pressioni sul governo affinchè il prodotto multimediale sia assimilato a quello librario e ne venga ridotta l'IVA dal 20 al 4%, con una conseguente riduzione del prezzo di una cospicua fetta.

    Probabilmente non sono gli unici quattro ingredienti della ricetta per un mercato dei videogiochi più ampio e prespero, ma sono un buon inizio.

    Andrea Pucci, editore Multiplayer.it
    - pucciworld

  2. #2
    xkè leggi qui? L'avatar di Format_C
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    Leggendo l'articolo, proprio ieri, ho pensato: ecco, ancora una volta l'italica Justitia prende una decisione disastrosamente immotivata e dannosa per il già ammorbato mercato videoludico nostrano.
    Perchè è successo? Personalmente ritengo evidente (e spero sia così, altrimenti sarei portato a pensare peggio ancora...) la più totale mancanza di perizia tecnica del giudicante, corroborata da una ancor più marcata mancanza cognitiva del mercato. Sono certo che molti storceranno il naso leggendo il mio commento, ma vedo già le scrivanie di questi "molti" costellate di cd silver ammucchiati e impolverati ed una bella macchina "moddata" in prossimità del TV, altrimenti non avrebbero nessun motivo per farlo... alt!! è un piccolo commento che resta lì dov'è, non voglio assolutamente generare un flame "Pirateria a morte" non è assolutamente questo il nocciolo della questione... vorrei invece motivare quanto appena affermato: se il giudice Mori avesse un amico negoziante di videogiochi, questi gli toglierebbe senz'altro la parola: in primo luogo perchè la sentenza crea un precedente unico (anche se credo sarà costretto a tornare sui suoi passi dopo un prevedibile appello) il quale non farà altro che legittimare chi già vendeva console modificate aiutandolo oltremodo a diffondere quello che può probabilmente definirsi uno nuovo standard tutto (o quasi) italiano, mentre probabilmente danneggerà il negoziante che per principio non vuole fornire uno strumento in più alla diffusione della pirateria... anche se ahimè di questo passo è proprio vero che chi vive di sani principi avrà vita breve... oltre ai motivi elencati dal Pucci, certamente un ottimo inizio per guarire le ferite, credo siano necessari interventi più profondi ancora, ma operati da persone esperte del settore e non arrabattati da gente che crede l'Xbox la "nuova console della Playstation" (assurdo? no no, pura verità e i più non immaginano quanti hanno una visione distorta o completamente inesatta del videogioco), iniziando magari da una rivisitazione di quella tassa controversa chiamata SIAE, che impedisce di fatto l'import di prodotti non-europei a meno che non si decida di buttarsi in un dedalo burocratico, che non auguro a nessuno, per poter ottenere l'argenteo contrassegno... bè da questo punto in avanti è tutto paradossale, IO sono costretto a pagare una fee sui diritti d'autore per poter utilizzare un prodotto proveniente da un paese nel quale: o non è prevista o è già stata pagata... assurdo!! ma non finisce qui: la giustificazione più comune fornita da chi vende chip o macchine già modificate è che questo è indispensabile per giocare con prodotti originali di importazione, ed ecco che la sentenza di Mori acquisisce per un attimo una certa valenza, ma entra immediatamente in conflitto con la possibilità reale di farlo. Esempio: se vado in giappone e compro un gioco per poi usarlo sulla mia console italiana modificata entrerò in un Limbo di illegalità solo perchè sulla confezione non avrò il Bollino SIAE e questo fà si che ad una improbabile visita della Polizia Postale io sia passibile di ammenda. E allora a cosa serve un chip nella mia console?
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  3. #3
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    Originally posted by Format_C
    bè da questo punto in avanti è tutto paradossale, IO sono costretto a pagare una fee sui diritti d'autore per poter utilizzare un prodotto proveniente da un paese nel quale: o non è prevista o è già stata pagata... assurdo!!
    In altri ambienti la stessa cosa viene chiamata pizzo
    Io da perfetto profano mi sono sempre chiesto: cosa fa la SIAE per tutelare il diritto d'autore? Quali servizi offre a chi realizza un libro un gioco o un film?
    Salvatore Cutaia
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  4. #4
    Wolf Soul L'avatar di Shadrac
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  5. #5
    K. Domande? L'avatar di K4pp4
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    Originally posted by Format_C
    E allora a cosa serve un chip nella mia console?
    Il discorso purtroppo si fa complesso.
    Perchè se da un lato è vero che la sentenza di fatto "giustifica" la pirateria, è altresì vero che ribadisce il mio diritto di fare, di una macchina che è di mia proprietà quello che mi pare. Ed è una libertà innegabile, giusta, che nemmeno dovrebbe essere messa in discussione. Il fatto che queste grandi aziente (Sony in questo caso, ma anche Microsoft, o Fiat, per dire) tentino di impedire agli utenti di disporre delle loro proprietà come vogliono è un pesantissimo tentativo di limitare la libertà individuale. COme se L'IKEA mi facesse causa perchè ho comprato un suo mobile e ho segato via un pezzo per farlo stare vicino alla libreria. Che senso ha? Io ho comprato la PS2, il sistema operativo, la macchina, il mobile. E' MIO. E fintanto che esisterà la proprietà privata, nessuna azienda deve poter avere il diritto di dirmi come usare quello che da lei è stato regolarmente acquistato. L'acquisto è diverso dal comodato d'uso (saggia per esempio in questo senso la scelta degli operatori di telefonia mobile riguardante le SIM).
    Il fatto che poi si faccia un uso illegale della modifica è un'altro discorso, che deve essere condannato, questo è indubbio. Ma non si tratta comunque di un affare di competenza di Sony, che non mi risulta essere un'agenzia di vigilantes.
    Mi chiedo, per fare un esempio idiota: se io decidessi di praticare un buco nella mia PS2 per usarla come vaso dei fiori, secondo la politica delle Major sarei ugualmente passibile di denuncia: che senso ha? Seguire questa filosofia apre il futuro a un mondo in cui posso essere citato in giudizio perchè ho usato un coltello da carne per tagliare il pane. Follia. CIascuno deve poter disporre di ciò che è proprio nel modo che ritiene più opportuno, fintantochè questo non lede i diritti altrui. Se voglio usare la mia motosega per farmi le unghie in casa mia, devo poterlo fare. Se voglio usare la PS2 come gamba per il tavolo che cilocca, devo poterlo fare. Se voglio riprogrammarmi una libreria di Windows perchè mi servono funzioni diverse devo poterlo fare. Il fatto che deva farne un'uso strettamente personale è indubbio, ma è assolutamente un problema distinto. E in Italia, come in ogni Repubblica di Bananas che si rispetti, si fa fatica a scindere i problemi, a separare giustizia e politica, diritti e interessi economici. La sentenza del giudice di Bolzano non è sbagliata o problematica, sono sbagliati e problematici i termini in cui viene posto il problema. A mio avviso non deve essere il possesso di una PS modificata a costituire oggetto di denuncia, quanto quello del materiale illegale (software pirata). E' ovvio che chi ha un modchip sulla PS nel 99% dei casi lo userà per software pirata o illegale, ma è altrettanto vero che non vedo perchè sia necessario creare un precedente per cui io, da proprietario della macchina, non possa permettermi di modificarla a mio piacimento o farne l'uso che ritengo più opportuno, così come è vero che bisogna tutelare anche quell' 1% di persone che utilizzano la modifica per giocare con giochi stranieri regolarmente acquistati e regolarmente importati.
    E qui si aprirebbe un'altro problema: tolta la situazione italiana, che fa caso a se per colpa di leggi che sembrano ancora retaggio dell'Autarchia, perchè le aziende devono sostituirsi arbitrariamente alle leggi nazionali e internazionali sulla circolazione e il commercio dei prodotti? Che senso hanno area code, distribuzioni differenziate, differenziazioni di prodotti? Io sono un libero cittadino e, fintanto che resto nella legalità, devo avere il diritto di andare in Brasile, comprarmi sei Dvd di corso di Samba e godermeli sul mio impianto, oppure di comprarmi un film in lingua originale nel momento stesso in cui esce sul mercato americano. Li pago regolarmente, li denucio in dogana e me li porto a casa. Limpido, legalissimo, niente me lo vieta. E poi, sorpresa, scopro che non ne posso fruire perchè un'azienda ha deciso per me cosa posso vedere (area code). Allora ho tutto il diritto di tutelarmi. Esattamente come quando, per utilizzare i miei elettrodomenstici personali (rasoio eletrico, radio...) negli Stati uniti uso un adattatore di corrente.

    auf... ci sarebbe ancora da parlare del delirio della situazione distributiva italiana e del commercio, ma ho dato fondo alle energie... e alla pazienza di chi legge
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  6. #6
    Johnny Favorite L'avatar di Bellerofonte_
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    ATI ad esempio nelle sue schede blocca il bios x evitare l'overclock, mi sembra assurdo, dopo che spendo 350€ nn la posso sfruttare, e sono costretto a comprarne una nuova dopo 1 anno e mezzo...
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  7. #7
    Wolf Soul L'avatar di Shadrac
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    su alcune schede video .... e l'overclock non è illegale ... più che altro il problema sta nella onesta delle persone ... chi fonde una SUA scheda perche la ha mandata FUORI specifica e colpa sua e la garanzia decade
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  8. #8
    Johnny Favorite L'avatar di Bellerofonte_
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    Allora sbloccano il bios ma mettono un avviso e ognuno si prende le sue responsabilità, questo sarebbe più corretto
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  9. #9
    Wolf Soul L'avatar di Shadrac
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    era una certa partita di schede ... non certo tutte e poi non hanno mai cercato di limitare la diff di bios corretti ... quindi

    Anzi nei Catalyst nuovi e per le schede XT è stata abilitata perfino la funzionalità OVERDRIVE che overclocca dinamicamente .... certo non + di tanto ma overclocca :p
    Zio Ben "DA UN GRANDE POTERE DERIVANO GRANDI RESPONSABILITA'"

  10. #10
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    Originally posted by GameOff.Salvo
    Io da perfetto profano mi sono sempre chiesto: cosa fa la SIAE per tutelare il diritto d'autore? Quali servizi offre a chi realizza un libro un gioco o un film?
    Io ti posso rispondere per quanto riguarda la mia esperienza con la SIAE in ambiente musicale.

    Di fatto le unità locali della SIAE fanno gran poco per tutelare i diritti d'autore. Il grosso della loro attività si limita alle ispezioni nei locali, dove controllano la regolarità dei biglietti d'ingresso (dove applicabile) e l'esistenza dell'agibilità ENPALS nel caso ci siano delle band che suonano dal vivo.
    Per il resto, non ho mai sentito parlare di nulla d'altro. Nella Lombardia, il numero di lavoratori della SIAE è di poco più di una ventina (questi i dati di circa un anno fa) e puoi quindi immaginarti come siano in numero esiguo per coprire un territorio tanto esteso.

    L'altro genere di controllo è sui borderaux dei musicisti. Ovvero al termine di una manifestazione dal vivo in un luogo pubblico (una piazza o un qualsiasi spazio di solito comunale) ci suona deve compilare un modulo in cui elenca autore e titolo di ogni brano che ha suonato. Questo censimento viene poi utilizzato dalla SIAE per ripartire i diritti d'autore sui brani suonati.

    Penso che sul software i controlli siano addirittura minori, ma non ho mai avuto un'esperienza diretta. In realtà, l'unico vero controllo a cui ho assistito mentre lavoravo in un negozio in cui venivano venduti anche videogame è stato quello di un ispettore della Microsoft sotto mentite spoglia. Ma niente di ufficiale della SIAE.

    Mi chiedo anche io cosa facciano di attivo in questo settore. Se devo giudicare in base a quello musicale, immagino non facciano praticamente nulla.
    cya!
    -tanis

  11. #11
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    Originally posted by K4pp4
    Il discorso purtroppo si fa complesso.
    Perchè se da un lato è vero che la sentenza di fatto "giustifica" la pirateria, è altresì vero che ribadisce il mio diritto di fare, di una macchina che è di mia proprietà quello che mi pare. Ed è una libertà innegabile, giusta, che nemmeno dovrebbe essere messa in discussione.
    Non sono completamente d'accordo.
    E' vero che prendere un tavolo dell'IKEA e modificarlo non comporta nessun problema di ordine legale o morale.

    Ma se rimaniamo in tema di videogame, la tua legittimazione mi darebbe anche la possibilità di acquistare un videogame e mettere le mani al programma stesso e modificarlo come e quanto mi pare.
    E questo, per legge, non è possibile in quanto è vietato il reverse engineering di un qualsiasi programma non sviluppato da noi stessi.

    C'è da capire che ci sono delle regole. Non è vero che uno in casa propria può fare quel che vuole. Lo fa se nessuno lo viene a sapere. Ma spesso e volentieri può essere qualcosa di illegale.

    Se per assurdo, per modificare una console, devo fare il debug del suo BIOS e creare un modchip che lo raggiri o ne modifichi le funzionalità, sto commettendo un reato. E lo commette anche chi lo acquista. Che poi ci siano mille gabole per far passare tutto in sordina, lo sappiamo tutti. Siamo in Italia Un paese in cui anche un cittadino della Comunità Europea ha bisogno di un visto per poter lavorare (è capitato veramente!).

    Per tornare al nostro discorso, se io ho in casa una console chippata, ho commesso un reato. Perchè ho acquistato un prodotto (il chip) che è stato realizzato violando le leggi.
    cya!
    -tanis

  12. #12
    Spettro L'avatar di Redgem
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    Io do ragione a K4pp4, che mi ha letteralmente tolto le parole di bocca...Le leggi devono tutelare in primo luogo i principi, se io modifico un qualsiasi elettrodomestico per adattarlo alle mie esigenze, a mio avviso, se non ci speculo sopra, non commetto reato...Il discorso si fa complesso nel caso specifico in quanto le esigenze di chi modifica una console sono volte nella maggioranza dei casi ad usufruire di software piratato...
    Mi sembra però che rendere illegale tale modifica costituisca un pericoloso precedente...

  13. #13
    K. Domande? L'avatar di K4pp4
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    Originally posted by tanis
    Non sono completamente d'accordo.
    E' vero che prendere un tavolo dell'IKEA e modificarlo non comporta nessun problema di ordine legale o morale.

    Ma se rimaniamo in tema di videogame, la tua legittimazione mi darebbe anche la possibilità di acquistare un videogame e mettere le mani al programma stesso e modificarlo come e quanto mi pare.
    E infatti, secondo me, nei limiti dell'uso personale dovrebbe essere proprio così. La schizofrenia della situazione software è che da un lato si tenta di equiparare il 'bene digitale' ad un bene materiale, ma dall'altro si tenta in ogni modo di porne limiti e lucchetti all'utilizzo secondo regole proprie. Questa è schizofrenia.
    Anche perchè la definizione di reverse engeneering è una di quelle tante carte moschicide legali in cui si rischia di impantanarsi (e ne abbiamo viste molte, per chi si ricorda quello che è successo da un certo 15 gennaio 1990). Tecnicamente e paradossalmente, anche quando modifico un mobile compio un'operazione di reverse engeneering, quindi dovrei essere passibile delle stesse pene di chi reversa il software. Ancora più paradossalmente se compro una scatola di lego fatta per farci una macchina e costruisco un camion sto reversando? Vero che sono esempi paradossali, ma che lasciano aperte troppe interpretazioni. Se nella mio WinXp levo la shell di explorer perchè non mi piace e la sostituisco con una di terze parti, è reversing? Se si, da parte mia o della terza parte?
    E ancora, i mod non si basano per certi versi su una forma di reversing 'autorizzato' (qui siamo nel campo della semantica e me ne rendo conto, ma immaginiamo di dover spiegare a un giudice la differenza fra un mod, una total conversion e l'utilizzo illecito del codice sorgente...). Il problema è che la legge sulla reverse engeneering è una delle troppe "leggi valvola" di questo campo: leggi la cui interpretazione può variare a seconda della pressione che si vuole esercitare su un soggetto o un ambiente. E questo non è bene. A mio avviso è un mio pieno diritto quello di sapere come funziona quello che ho acquistato e sto usando, così come è un mio pieno diritto disporne nel modo che ritengo più opportuno e coi mezzi che ritengo più opportuni. E se la casa per ragioni sue legittimissime non vuole lasciarmi osservare il codice, allora è suo dovere fornirmi le informazioni che richiedo, anche per usi che lei non ha previsto, se questi sono legali.

    E questo, per legge, non è possibile in quanto è vietato il reverse engineering di un qualsiasi programma non sviluppato da noi stessi.
    Anche in Cina la PS2 rischia di essere vietata in quanto 'macchina da gioco', e infatti Sony sta lavorando per cambiare la denominazione in 'piattaforma di intrattenimento'. In questo campo la gente si fa scudo delle leggi a proprio uso e consumo. Anche perchè molto spesso non sono comprese nemmeno da chi le ha promulgate...


    C'è da capire che ci sono delle regole. Non è vero che uno in casa propria può fare quel che vuole. Lo fa se nessuno lo viene a sapere. Ma spesso e volentieri può essere qualcosa di illegale.
    Questo è fuor di dubbio. Ma le leggi devono essere fatte a tutela del cittadino, non degli interessi delle grandi aziende. Se una legge è vessatoria, è dovere del cittadino fare in modo che il sistema la cambi. Qui non si tratta di modifiche di auto o moto che possono mettere in pericolo vite altrui e che devono essere giustamente regolamentate. E non si tratta nemmeno di scopo di lucro. E nemmeno di intento a frodare. Sto semplicemente usando quello che è mio.

    Se per assurdo, per modificare una console, devo fare il debug del suo BIOS e creare un modchip che lo raggiri o ne modifichi le funzionalità, sto commettendo un reato. E lo commette anche chi lo acquista. Che poi ci siano mille gabole per far passare tutto in sordina, lo sappiamo tutti. Siamo in Italia Un paese in cui anche un cittadino della Comunità Europea ha bisogno di un visto per poter lavorare (è capitato veramente!).
    Non è una questione di gabole, è una questione di principio. Perchè il rischio è che dal 'modificare con elementi illegali' si passi al semplice 'modificare'. Ecco il problema. Facciamo un esempio semplice: se volgio modificare una moto, devo prendere pezzi omologati, farli montare e riomologare il tutto. Ma è legale, nessuno me lo può impedire (tranne forse il conto in banca, ma questo è un discorso diverso). Se piglio un pezzo non omologato e lo monto, commetto un reato. E' giusto e sacrosanto. Ma c'è un sacco di gente che, fermata, rischia multe anche in presenza di modifiche omologate semplicemente perchè chi lo ferma non è al corrente della validità della modifica effettuata. Immaginamo cosa può succedere in campo informatico: rischi di venire incriminato perchè hai aggiornato la scheda video del tuo PC, sulla base del fato che ti è stato venduto già assemblato ("aperto" -> "reversato" nella mente dei non addetti...). E' questa la mia preoccupazione. Fosse solo per i modchip, sarei il primo a dire 'comprati il gioco originale'. Ma sono le implicazioni successive che mi spaventano.

    Per tornare al nostro discorso, se io ho in casa una console chippata, ho commesso un reato. Perchè ho acquistato un prodotto (il chip) che è stato realizzato violando le leggi.
    Assolutamente si, su questo non ci piove... ma appunto quello che mi preoccupa non sono i chippini per le console (vedi sopra)



    Edit: Maledetti quote
    Ultima modifica di K4pp4 : 12-01-2004 alle ore 12.35.03
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  14. #14
    xkè leggi qui? L'avatar di Format_C
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    Ciao Kappa,
    guarda io la vedo così: ideologicamente posso anche essere d'accordo con te, ma praticamente proprio no.
    Se guardiamo il mondo che ci circonda non possiamo fare altro che constatare quanto sia pericoloso permettere che tutti possano fare tutto, a partire da uno stupido chip. attenzione, io non voglio difendere Sony, voglio soltanto ribadire il fatto che la sentenza di cui si parlava è se vuoi giusta ideologicamente ma comunque incompleta visto che non specifica chi può fare cosa ma dice soltanto si può fare e basta. Io posso anche capire che alla tua play potrai fare quello che vuoi, ma questo solo dopo che l'hai acquistata! Io che sono Sony vendo a te negoziante un prodotto studiato per funzionare così com'è e che non puoi assolutamente modificare prima di venderlo... e questa, attenzione, non è una limitazione della libertà di "vendere quello che mi pare" ma una difesa di un prodotto proprio ed in questo caso possiamo vedere come il dare massima libertà a tutti possa sfociare in unaforma di anarchia che fa a cazzoti con il comune buonsenso.
    Resta il fatto che il negoziante a mio parere non può vendere una console modificata anche solamente per il fatto che l'utenza è diventata talmente ampia da far si che una grandissima percentuale di persone ritiene che la modifica sia legale e che i "dischetti della pleisytescion" si comprano in piazza a 5 euro, ignorando addirittura che questo sia un crimine. Allora facciamo così, poniamo che sia giusto fare di quello che si acquista ciò che si vuole, io compro la ps2 poi la riporto al negoziante che mi fà la modifica: non posso usare software copiato... mi compro la ps2 e me la modifico: ho fatto quello che volevo in casa mia, ma non posso usare software copiato... e allora mi chiedo nuovamente perchè legittimare chi modifica un qualcosa per cui l'unico possibile utilizzo impone di infrangere la legge?
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    Stiamo lentamente perdendo il concetto di "proprietà". Io pago dunque possiedo.

    Ho comprato un PC nuovo con un sistema operativo originale il tutto comprovato da regolare fattura. Mi si dice però, che non posso trasferirlo in altra macchina nemmeno se fisicamente sposto l'HD dalla macchina nuova a quella vecchia; il tutto assume una strana connotazione, perchè a conti fatti io ne sono l'unico proprietario.

    E poi perdonatemi, ma sarebbe anche ora di finirla di pensare che una ps2 moddata (o chi per essa) mi serva per godere di un software illegale, posso anche guardare e/o giocare con prodotti d'oltreoceano, o sbaglio?
    Ho l'impressione che si vorrebbe che ogni utente (nel 2004) abbia a disposizione una console per ogni continente al fine di godere di un software di importazione pagato a caro prezzo.

    Perchè non c'è solo il problema di ps2, ma c'è anche un problema di xbox e della sua modalità Live: se io modifico la mia console ed entro in live con un gioco originale, ma perchè Microsoft deve bannarmi la console ????? Con quale diritto?

    Il discorso di kappa non fa una grinza lo sottoscrivo totalmente.

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