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Visualizza versione completa : I Tarocchi della Trasformazione di Osho



Lower
16-03-2013, 23.55.28
Dopo i Tarocchi Zen di Osho (http://multiplayer.it/forum/open-space/652706-pesca-carta-[-zen-osho].html), ecco un'altro gioco simile, questa volta legati ai ''Tarocchi della Trasformazione'' di Osho. Le carte vi daranno delle vere e proprie storie esemplificative su certi temi, ci vorrà un po' di più nel leggerle, ma ne vale la pena. Spero vi siano utili.

Pescate anche qui una carta, per gioco, e scoprite il commento della stessa, link di seguito (la pagina vi reindirizza in ''Tarocchi Zen di Osho'', ma questo è quello precedente, nel menu a sinistra invece cliccate su ''Tarocchi - Il Gioco della Vita'' - le carte pescate avranno sempre uno sfondo grigio, altrimenti state pescando carte Zen): Tarocchi - Il Gioco della Vita (http://www.osho.com/Main.cfm?Area=Magazine&Sub1Menu=Tarot&Sub2Menu=OshoZenTarot&Language=Italian)

Ecco ciò che ho pescato:


http://www.osho.com/magazine/tarot/picTransf/Transf021Conscience.jpg

Maria Maddalena e il Profumo Costoso

La società continua a ripeterti: “Questo è giusto, quello è sbagliato” – ebbene, questa è la coscienza. È qualcosa che si è intrecciato in te, è stato innestato e ora è praticamente connaturato al tuo sentire. Non fai che ripetere ciò che ti è stato detto. Ed è qualcosa privo di valore, la cosa reale non è quella. La cosa vera e importante è la tua consapevolezza, che non si porta dietro alcuna risposta prefabbricata su ciò che è giusto e su ciò che è sbagliato, assolutamente. Essa ti offre una luce immediata, in qualsiasi situazione ti si pari di fronte: sai subito cosa fare.

Gesù andò in visita alla casa di Maria Maddalena. Maria era profondamente innamorata di Gesù e versò sui suoi piedi un profumo costosissimo – un’intera bottiglia! Era un profumo raro; lo si sarebbe potuto vendere. Giuda obiettò immediatamente. Disse: “Dovresti proibire alle persone di fare cose tanto assurde. Un bene tanto prezioso è andato sprecato, e ci sono poveri che non hanno nulla da mangiare. Avremmo potuto distribuire il ricavato tra di loro”.

E cosa rispose Gesù? Disse: “Non preoccuparti. I poveri e gli affamati esisteranno sempre, ma io me ne andrò. Potrai servire i poveri per l’eternità – non c’è fretta – ma io me ne andrò. Osserva l’amore, non il profumo prezioso. Osserva l’amore di Maria, il suo cuore”.

Chi sosterrai? Gesù sembra un signorotto e Giuda un uomo assennato, che bada al soldo. Giuda parla dei poveri e Gesù replica: “Presto me ne andrò, lascia dunque che il suo cuore faccia ciò che sente e non frapporre alcuna filosofia”.

La mente comune sarà d’accordo con Giuda, era un uomo colto, forbito, un pensatore. E tradì, vendette Gesù per trenta pezzi d’argento. Ma quando Gesù fu crocefisso, iniziò a sentirsi in colpa. Ecco come funziona un brav’uomo: iniziò a sentirsi fortemente in colpa, la sua coscienza iniziò a perseguitarlo. Si suicidò.

Era un brav’uomo, aveva una coscienza. Ma non possedeva alcuna consapevolezza. Questa distinzione dev’essere sentita intimamente. La coscienza è mutuata, è data dalla società; la consapevolezza è una tua realizzazione. La società ti insegna cos’è giusto e cos’è sbagliato: fai questo e non fare quello. Ti dà una morale, un galateo, le regole del gioco: quella è la tua coscienza. All’esterno le istituzioni; all’interno la coscienza: ecco come la società ti controlla.

Giuda aveva una coscienza, ma Gesù aveva una consapevolezza. A Gesù stava più a cuore l’amore di quella donna, Maria Maddalena. Era qualcosa di così intimo e profondo, che impedirle di versare quel profumo avrebbe ferito il suo amore; qualcosa in lei si sarebbe richiuso. Versare quel profumo sui piedi di Gesù era solo un gesto, con il quale lei voleva dire: “È tutto ciò che possiedo, è la cosa più preziosa che ho. Versare acqua sui tuoi piedi non basterebbe, è una cosa troppo a buon mercato. Vorrei riversare il mio cuore, vorrei versare su di te tutto il mio essere…”

Ma Giuda era un uomo di coscienza: guardò il profumo e disse: “È costoso”. Era completamente cieco rispetto alla donna e al suo cuore. L’elemento materiale è il profumo, quello immateriale è l’amore. Ma Giuda non poté vedere l’immateriale. Per poterlo vedere devi possedere gli occhi della consapevolezza.

raidensparda
17-03-2013, 00.39.45
avevi già aperto un topic a riguardo eh, a me questo sembra spam, ma va bhe :asd:

Lower
17-03-2013, 00.43.20
Come al solito, l'unico spam non può che essere un tuo messaggio. Lo hai letto l'open post, vero, prima di inviare quel msg? :rolleyes:

Koyomi Araragi
17-03-2013, 00.45.56
Alessandro Magno e Diogene
http://www.osho.com/magazine/tarot/picTransf%5CTransf045LivingTotally.jpg
Coloro che dicono: “Stiamo aspettando un’occasione” si ingannano, e sono tratti in inganno esclusivamente da se stessi. L’occasione non si presenterà domani. È già arrivata, è sempre stata qui. Era presente anche quanto tu non esistevi.

L’esistenza è un’occasione, esistere è l’occasione! Non dire: “Domani mediterò, domani amerò, domani avrò un rapporto festoso con l’esistenza”. Perché domani? Il domani non arriva mai. Perché non ora? Perché rinviare?

Rinviare è un trucco della mente; ti mantiene nella speranza, e nel frattempo l’opportunità sfuma. E alla fine arriverai a un vicolo cieco – la morte – e non ti resterà più alcuna opportunità. Ed è ciò che è accaduto molte volte, in passato.

Tu non sei nuovo su questa terra, sei nato e sei morto molte volte. E ogni volta la mente ti ha giocato lo stesso tiro, e ancora non hai imparato nulla!

Quando Alessandro Magno era in viaggio verso l’India, incontrò Diogene, un uomo molto strano. Era un mattino d’inverno, soffiava una fresca brezza, e Diogene se ne stava sdraiato sulla riva del fiume, prendeva il sole, nudo. Era un bellissimo uomo; quando esiste un’anima sublime, sorge una bellezza che non è di questo mondo.

Non possedeva nulla, neppure una ciotola, poiché un giorno, mentre stava andando al fiume con la sua ciotola, per bere dell’acqua, vide un cane correre verso il fiume, tuffarsi e bere a volontà. Diogene rise e disse: “Questo cane mi ha insegnato una lezione. Se lui riesce a vivere senza una ciotola, perché non io?” E la gettò via, si tuffò a sua volta nel fiume e bevve… da allora non aveva mai più posseduto nulla.

Alessandro non aveva mai visto un uomo così colmo di grazia, una bellezza così squisita, qualcosa dall’ignoto… era in soggezione e disse: “Signore…” in tutta la sua vita non aveva mai chiamato nessuno a quel modo. Disse: “Signore, sono fortemente impressionato dal vostro essere, vorrei fare qualcosa per voi. C’è qualcosa che posso fare?”

Diogene disse: “Spostati solo un po’ più in là, perché mi stai togliendo il sole, tutto qui. Non ho bisogno d’altro”.

Alessandro riprese: “Se avrò un’altra occasione di nascere, chiederò a Dio di non fare più di me un Alessandro, bensì un Diogene!”

Diogene rise e disse: “Chi ti impedisce di esserlo subito? Puoi diventarlo adesso! Dove stai andando? Per mesi ho visto passare eserciti… dove vai? E a fare che?”

Alessandro disse: “Sto andando a conquistare il mondo intero”.

“E poi cosa farai?” chiese Diogene.

E Alessandro disse: “Poi mi riposerò”.

Diogene rise di nuovo e disse: “Sei veramente pazzo. Io mi sto riposando ora, e non ho conquistato il mondo. Non ne vedo la necessità. Chi ti ha detto che si deve conquistare il mondo, prima di riposarsi? Inoltre ti dico una cosa: se non ti riposi ora, non lo farai mai. Una cosa o l’altra rimarrà sempre da conquistare… e il tempo fugge via. Morirai lungo la strada. Tutti muoiono a metà del cammino”.

E Alessandro morì lungo la strada. Mentre tornava dall’India, morì lungo il cammino. E quel giorno si ricordò di Diogene. Solo Diogene era presente nella sua mente… lui non era mai riuscito a riposarsi nella sua vita, e quell’uomo aveva vissuto riposandosi.

http://2.bp.blogspot.com/_Q3rpffahhr0/S9l-Nx9_4ZI/AAAAAAAAAAw/2fOhL0JdUjQ/s1600/corna%5B1%5D.jpg

Lower
17-03-2013, 01.00.57
Spero tu abbia colto il messaggio racchiuso nel testo, anche se è ben scritto e non ci sarebbe bisogno di spiegarlo ulteriormente, più di quanto la storia non lo faccia già.

Il momento presente è l'unica realtà, il passato non esiste più, il futuro non ancora. Ogni decisione fatta nel presente, qui e ora, è eterna e infinita e valida sempre. Ogni decisione può essere presa subito e la creeremo immediatamente in questa realtà. Altrettanto immediatamente possiamo cambiare decisione, creando una nuova realtà, con infinite nuove possibilità.

Sta a noi la scelta di decidere.

Grazie per aver pescato. :)

Kewell18
17-03-2013, 07.32.24
http://www.osho.com/magazine/tarot/picCards/Zen058Harmony.jpg

Armonia

Ascolta il cuore, muoviti in sintonia col cuore, a qualunque costo: Una condizione di assoluta semplicità, il cui prezzo altro non è che ogni cosa... Essere semplici è arduo, perché il suo prezzo è ogni tuo avere. Devi perdere ogni cosa, per poter essere semplice. Ecco perché la gente ha scelto di essere complessa, e si è dimenticata come fare a essere semplice. D'altro canto, solo un cuore semplice palpita di anelito divino, cammina mano nella mano con Dio. Solo un cuore semplice canta con lui in profonda armonia. Per raggiungere questo punto, dovrai scoprire il tuo cuore, il tuo anelito, il tuo vero palpito.

Osho Dang Dang Doko Dang Chapter 3



Commento:

L'esperienza di riposare nel cuore, quando mediti, non è una cosa che possa essere afferrata o forzata. Accade naturalmente, man mano che aumenta sempre più la sintonia con i ritmi dei nostri silenzi interiori. La figura di questa carta riflette la dolcezza e la delicatezza di quest'esperienza. I delfini che emergono dal cuore e fanno un arco per tuffarsi nel terzo occhio, riflettono il divertimento e l'intelligenza che sorgono allorché siamo in grado di connetterci col cuore, e agire nel mondo partendo da lì. In questo momento, permettiti di essere più delicato e più ricettivo, perché una gioia inesprimibile ti attende proprio dietro l'angolo. Nessun altro potrà indicartela, e quando la troverai, non troverai parole per esprimerla agli altri. Eppure è lì, nelle profondità del tuo cuore, matura e pronta per essere scoperta.

Mi erano piaciuti di piu' gli altri :asd:

foglialuce
17-03-2013, 10.05.01
http://www.osho.com/magazine/tarot/picCards%5CZen006No-Thingness.jpg

Nessuna-Cosa

Buddha ha scelto una delle parole con maggior potenziale - shunyata. Il termine inglese equivalente, "il nulla", non è altrettanto bello. Ecco perché vorrei tradurlo come "nessuna-cosa": perché il nulla non è semplice nulla, è tutto. Vibra di ogni possibilità. È potenziale, potenzialità assoluta. Ancora non è manifesto, ma contiene ogni cosa.

All'inizio è la natura, alla fine è la natura, perché dunque fare tanto chiasso nel mezzo? Perché preoccuparsi tanto, essere così ansiosi, così ambiziosi, nel mezzo; perché creare tanta disperazione? L'intero viaggio va dal nulla al nulla.

Commento:

Essere sospesi nel vuoto può terrorizzare e disorientare. Nulla a cui aggrapparsi, nessun senso di orientamento, non un solo segnale di quali scelte o possibilità si possano trovare davanti a noi. Ma proprio questo stato di pura potenzialità esisteva prima della creazione dell'universo.

Ora tutto ciò che puoi fare è rilassarti in questo nulla, cadere in questo silenzio tra le parole, osservare questo vuoto che esiste tra il respiro che entra e quello che esce. Fai tesoro di ogni istante di vuoto che l'esperienza ti dona. Sta per nascere qualcosa di sacro.

La più "zen" di tutte l'ho beccata io:P

E in parte mi si addice. Il nulla al quale fa riferimento è il nulla delle religioni orientali, del buddhismo e non assume un significato negativo, anzi. Il nulla è l'eternità, così come lo è il momento presente, ma non il nulla visto come oblio, ma proprio quello a qui fa riferimento(nessuna-cosa), carico di infinite possibilità e di una profondita che va portata dentro di sè sapendola aprezzare:)

Elrond.
17-03-2013, 10.31.57
http://www.osho.com/magazine/tarot/picCards/Zen001TheFool.jpg


Il Matto

Un Matto è qualcuno che continua ad aver fiducia; un Matto continua a fidarsi in contrasto con tutte le sue esperienze. Tu lo inganni, e lui ha fiducia in te; tu torni a ingannarlo, e lui si fida di te; di nuovo lo inganni, e lui si fida. A quel punto dirai che quella persona è matta, non impara nulla. La sua fiducia è incredibile; la sua fiducia è così pura che nessuno la può corrompere. Sii un matto nel senso taoista o Zen. Non cercare di creare intorno a te un muro di sapere. Se un'esperienza ti coinvolge, lascia che accada, e poi continua a lasciarla andare. Continua senza posa a ripulire la tua mente; continua a morire al passato, in modo da restare nel presente, nel qui e ora, come se fossi appena nato, un infante. All'inizio sarà difficilissimo. Il mondo s'approfitterà di te - lascia che accada. Quelle persone sono dei poveretti: anche se vieni ingannato e imbrogliato e derubato, lascia che accada, poiché ciò che realmente ti appartiene non ti può essere portato via, ciò che veramente è tuo non ti può essere rubato da nessuno. E ogni volta che non permetti alle situazioni di corromperti, quella diventa un'integrazione interiore. La tua anima diventa più cristallizzata.


Commento:

Attimo per attimo, e a ogni passo, il Matto si lascia il passato alle spalle. Egli porta con sé null'altro che la propria purezza, la propria innocenza e la propria fiducia, simbolizzate dalle rose bianche che ha in mano. Lo schema del suo abito è composto dai colori di tutti e quattro gli elementi dei tarocchi, per indicare che è in armonia con tutto ciò che lo circonda. La sua intuizione funziona al massimo delle sue capacità. In questo momento il Matto ha il sostegno dell'universo per fare il balzo nell'ignoto. Nel fiume della vita lo attendono avventure su avventure. La carta vuole indicare questo: se hai fiducia nella tua intuizione qui e ora, se ti fidi della tua sensazione di ciò che è giusto, non puoi sbagliare. Le tue azioni possono sembrare "sciocche" agli altri, o perfino a te, se cerchi di analizzarle con la mente razionale. Ma lo zero che il Matto occupa all'interno della numerazione è il numero che non ha numero, per il quale le guide sono la fiducia e l'innocenza, e non lo scetticismo o le esperienze fatte in passato.

Forse mi dovrei preoccupare :asd:

Lower
17-03-2013, 10.52.15
Belle carte, molto significative. Ma avete pescato carte Zen. :P Ecco perchè sono più brevi e non una storia-parabola in sè.

Cliccando sul link riportato, dovete poi cliccare nel menu a sinistra i ''Tarocchi - Il Gioco della Vita''. Le carte debbono avere uno sfondo grigio, se ce l'hanno nero - come quelle postate da voi - sono carte Zen.

Il che va benissimo eh, solo che c'è il topic apposito (http://multiplayer.it/forum/open-space/652706-pesca-carta-[-zen-osho].html) su quelle. :D

Riprovate!

Lower
17-03-2013, 10.54.59
Oggi ho pescato questa:


http://www.osho.com/magazine/tarot/picTransf/Transf022TheFoolishHeart.jpg

La Folle Saggezza di San Francesco d’Assisi

Il cuore ha le proprie ragioni, che la mente non è in grado di comprendere. Il cuore ha la propria dimensione esistenziale, completamente oscura per la mente. Il cuore è più elevato e più profondo della mente, è al di là della sua presa. Sembra folle, stolto, sciocco, perché l’amore non segue la legge dell’utile. La mente è legata a ciò che è utile, conveniente. Usa ogni cosa per un altro scopo – ecco il significato di conveniente. La mente è orientata a uno scopo, vive in funzione di un fine; trasforma ogni cosa in strumenti funzionali a uno scopo – e l’amore non potrà mai essere ridotto a uno strumento, non sarà mai un mezzo, ecco il problema. L’amore in sé è la meta.

I folli, gli sciocchi hanno sempre avuto una loro saggezza, e il saggio agisce sempre come uno sciocco. In passato, tutti i grandi imperatori avevano sempre a corte uno sciocco, un giullare. Avevano molti saggi, consiglieri, ministri, ma non mancava mai uno sciocco.

Come mai? Perché ci sono cose che i presunti saggi non sono in grado di capire, solo uno sciocco può farlo; infatti, i cosiddetti saggi sono così stolti che la loro astuzia, la loro furbizia, chiude le loro menti. Uno sciocco è semplice, ed era necessario: molte volte quei saggi non osavano dire qualcosa, per paura dell’imperatore. Uno sciocco non teme nessuno, parlerà a ogni costo. Così si comporta uno stolto: con semplicità, senza pensare alle conseguenze.

Un uomo astuto prima di tutto pensa sempre alle conseguenze, poi agisce. Prima viene il pensiero, poi l’azione. Uno sciocco agisce, nessun pensiero anticipa mai la sua azione.

Quando una persona realizza l’Assoluto, non assomiglia mai a uno dei vostri saggi, è impossibile. Potrà assomigliare ai vostri sciocchi, mai ai vostri saggi!

Quando San Francesco si illuminò, iniziò a chiamarsi: “Il folle di Dio”. Il papa era un uomo saggio, e quando San Francesco andò a trovarlo, perfino lui pensò che quell’uomo era impazzito. Era un uomo intelligente, astuto, calcolatore; altrimenti come avrebbe potuto diventare papa? Per diventarlo si devono superare un’infinità di giochi politici. Per diventare papa occorre diplomazia, un’aggressività votata alla competizione per scavalcare gli altri, per usarli come gradini e poi gettarli via.

È politica… poiché il papa è un capo di stato. La religione è secondaria, o meglio: non esiste affatto. Come potrebbe un uomo religioso lottare ed essere aggressivo per conquistare una posizione? Quelle persone sono solo dei politicanti.

San Francesco andò a incontrare il papa, e il papa pensò che fosse un folle. Ma gli alberi e gli uccelli e i pesci pensavano in un altro modo. Quando andava al fiume, i pesci saltavano in festa perché Francesco era arrivato. Migliaia di testimoni videro questo fenomeno: milioni di pesci saltavano insieme, il fiume era una danza argentata. San Francesco era venuto e i pesci erano felici. E ovunque andava, gli uccelli lo seguivano; andavano a sedersi sulle sue gambe, in braccio a lui. Capivano questo folle meglio del papa. Perfino alberi rinsecchiti e prossimi a morire rinverdivano e fiorivano, se San Francesco si avvicinava. Questi alberi capirono che questo folle non era un comune sciocco – era proprio ciò che diceva di essere: un folle di Dio.

Elrond.
17-03-2013, 11.04.27
Belle carte, molto significative. Ma avete pescato carte Zen. :P Ecco perchè sono più brevi e non una storia-parabola in sè.

Cliccando sul link riportato, dovete poi cliccare nel menu a sinistra i ''Tarocchi - Il Gioco della Vita''. Le carte debbono avere uno sfondo grigio, se ce l'hanno nero - come quelle postate da voi - sono carte Zen.

Il che va benissimo eh, solo che c'è il topic apposito (http://multiplayer.it/forum/open-space/652706-pesca-carta-[-zen-osho].html) su quelle. :D

Riprovate!
Oops.

Rifaccio.

http://www.osho.com/magazine/tarot/picTransf/Transf037GatesOfHeaven.jpg


L’Orgoglio del Samurai

Paradiso e inferno non sono luoghi geografici, sono dimensioni psicologiche, corrispondono alla tua realtà psicologica. Paradiso e inferno non si trovano alla fine della tua vita, sono qui e ora. A ogni istante le porte si aprono; in ogni istante tu continui a oscillare tra il paradiso e l’inferno. Si tratta di una realtà con cui ti devi confrontare in ogni momento della tua vita. Ed è qualcosa che bussa con urgenza alla soglia della tua consapevolezza: in un unico istante ti puoi spostare dall’inferno al paradiso, dal paradiso all’inferno.

Inferno e paradiso sono dentro di te. Le soglie sono vicinissime tra loro: con la mano destra ne puoi aprire una, con la sinistra puoi aprire l’altra. È sufficiente un cambiamento nella tua mente, e il tuo essere è trasformato – dal paradiso all’inferno e dall’inferno al paradiso. Ogni volta che agisci in maniera inconsapevole, senza alcuna consapevolezza, sei all’inferno; ogni volta che sei consapevole, quando le tue azioni sono governate da una presenza attenta, sei in paradiso.

Il Maestro Zen Hakuin è una delle fioriture più rare mai esistite. Un guerriero andò da lui, era un samurai, un grande soldato, e gli chiese: “Esiste un inferno? Esiste un paradiso? E se esistono un inferno e un paradiso, dove sono le porte? Da dove si entra?”

Era un semplice guerriero. I guerrieri sono sempre semplici, altrimenti non sarebbero tali. Essi conoscono solo due cose: la vita e la morte – la loro vita è sempre in gioco, giocano continuamente d’azzardo. Quell’uomo, nella sua semplicità, non era andato da Hakuin per imparare una dottrina. Voleva sapere dove fossero quelle porte, per evitare l’inferno ed entrare in paradiso. E Hakuin rispose nel solo modo comprensibile a un guerriero.

Disse: “Chi sei?”
E il guerriero rispose: “Sono un samurai”.

In Giappone essere un samurai è qualcosa che gonfia d’orgoglio. Significa essere un guerriero perfetto, un uomo che non esita un istante a sacrificare la propria vita. Per lui, la vita e la morte sono solo un gioco.

Hakuin rise e disse: “Tu, un samurai? Mi sembri un mendicante”.

L’orgoglio del samurai fu ferito e il suo ego reagì. Dimenticò in un attimo il motivo per cui era andato da Hakuin, sfoderò la spada e stava per ucciderlo. Si dimenticò che era venuto da questo Maestro per sapere dove si trovassero le porte dell’inferno e quelle del paradiso.

Hakuin rise e disse: “Questa è la porta dell’inferno. Con questa spada, questa rabbia, questo ego, in questo istante si apre quella porta”. È ciò che un guerriero può comprendere. E comprese subito: questa è la soglia. E rimise la spada nel fodero.

E Hakuin disse: “Questa è la porta del paradiso”.

Inferno e paradiso sono dentro di te, entrambe le soglie si trovano dentro di te. Quando ti comporti in maniera inconsapevole sei di fronte alla porta dell’inferno; quando sei presente e consapevole, ecco la porta del paradiso.

Cosa accadde a quel samurai? Quando stava per uccidere Hakuin era consapevole? Era consapevole di ciò che stava per fare? Era consapevole del motivo per cui era andato da lui? Ogni consapevolezza era scomparsa. Quando l’ego prende il sopravvento, non puoi essere presente e attento. L’ego è una droga, uno stupefacente che ti rende totalmente inconscio. Agisci, ma le tue azioni sono frutto dell’inconscio, non nascono dalla tua consapevolezza. E quando una qualsiasi azione è frutto dell’inconscio, ecco che si apre la porta dell’inferno. Qualsiasi cosa fai, se non ne sei consapevole, di fronte a te si aprono le porte dell’inferno. Le parole di Hakuin scatenarono uno stato d’allerta.

All’improvviso, quando Hakuin disse: “Questa è la porta, l’hai già aperta”, l’intera situazione deve aver generato uno stato di attenzione, di presenza fortissima. In un istante, la testa di Hakuin sarebbe volata via; in un attimo sarebbe stata staccata dal corpo con un colpo netto. A quel punto Hakuin disse: “Questa è la porta dell’inferno”.

Non si tratta di una risposta filosofica; nessun Maestro risponde in modo filosofico. La filosofia esiste solo per i mediocri, per le menti prive di qualsiasi illuminazione. Il Maestro risponde, ma non si tratta mai di risposte verbali, egli è totale. Il fatto che quell’uomo avrebbe potuto ucciderlo non conta: “Se mi uccidi, e la cosa ti rende consapevole, ne vale la pena”. Hakuin giocò fino in fondo.

Ed ecco cosa dev’essere accaduto nel guerriero: immobile, con la spada in mano e Hakuin fermo di fronte a lui… e gli occhi di Hakuin sorridenti, il volto radioso, ed ecco che le porte del paradiso si aprirono. Il samurai comprese, e la spada tornò nel fodero. E mentre rinfoderava la spada, di certo si trovava in uno spazio di totale silenzio, era in pace. La rabbia era scomparsa, l’energia che un attimo prima fluiva nella collera, ora era diventata silenzio.

Se ti svegli all’improvviso in mezzo a uno stato di collera, sentirai una pace che non hai mai sentito prima. L’energia stava scorrendo e all’improvviso si arresta: proverai un silenzio, un silenzio immediato. Cadrai nel tuo essere interiore e quella caduta sarà così improvvisa che diventerai consapevole.

Non si tratta di una caduta lenta, è così improvvisa che non puoi restare inconsapevole. Puoi restarlo solo all’interno di una routine, con cose che accadono gradualmente: ti muovi in maniera così lenta, che non riesci a sentire alcun movimento. Quel movimento fu improvviso – dall’attività all’inazione, dal pensiero al non-pensiero, dalla mente alla nonmente. E mentre rinfoderava la spada, il samurai comprese e Hakuin disse: “Queste sono le porte del paradiso”.

Il silenzio è la soglia. La pace interiore è la soglia. La non violenza è la soglia. L’amore e la compassione sono le soglie.

:sisi:

foglialuce
17-03-2013, 11.19.32
Ah ecco:



http://www.osho.com/magazine/tarot/picTransf%5CTransf049Love.jpg
Amore
La Sfida del Re ai Suoi Tre Figli

Ricorda: il seme non è mai in pericolo. Che pericolo potrà mai esserci per il seme? È assolutamente protetto. Viceversa, la pianta è sempre in pericolo, perché è delicata. Il seme è simile a una pietra, è duro, è nascosto all’interno di una scorza. Viceversa la pianta deve attraversare mille e un rischio. E non tutte le piante raggiungeranno la vetta, la cima dove fioriranno dando vita a un’infinità di fiori…

Pochissimi esseri umani raggiungono il secondo stadio, e pochissimi di coloro che lo raggiungono, arrivano al terzo, lo stadio della fioritura. Come mai non ci riescono? A causa dell’avidità, a causa dell’avarizia, della loro incapacità a condividere… a causa di questa condizione di non amore.

Occorre coraggio per diventare una pianta, e occorre amore per diventare un fiore. Il fiore indica che l’albero sta aprendo il suo cuore, sta sprigionando il suo profumo, donando la sua anima, riversando il suo essere nell’esistenza.

Non restare un seme. Raccogli coraggio: il coraggio di lasciar cadere l’ego, il coraggio di abbandonare ogni sicurezza, il coraggio di lasciare tutto ciò che ti rende sicuro, il coraggio di essere vulnerabile .

Un grande re aveva tre figli, e voleva sceglierne uno come erede. Era in difficoltà, perché tutti e tre erano molto intelligenti, molto coraggiosi. Chi scegliere? Si rivolse dunque a un saggio, che gli suggerì un’idea…

Il re tornò a palazzo e convocò i tre figli. Diede a ciascuno di loro una borsa contenente dei semi, e disse loro che sarebbe partito per un pellegrinaggio: “Starò via qualche anno – uno, due, tre, forse di più. E per voi questa sarà una prova: quando torno, mi dovrete ridare questi semi. E chi di voi li proteggerà meglio, sarà il mio erede”. Poi partì per il pellegrinaggio.

Il primo figlio pensò: “Cosa dovrei fare con questi semi?” E convinto di fare la cosa migliore, per proteggerli meglio da qualsiasi cosa, li chiuse in uno scrigno di ferro, in modo da poterli rendere intatti al ritorno del padre. Il secondo pensò: “Se li rinchiudo come ha fatto mio fratello, moriranno. E un seme morto non è affatto un seme. Mio padre potrebbe obiettare: ‘Io ti ho dato dei semi vivi, che potevano crescere, mentre questi sono morti: ora non potranno più crescere”. Per cui andò al mercato e li vendette, e conservò il denaro, pensando: “Quando mio padre tornerà, andrò al mercato, comprerò nuovi semi e gliene ridarò di migliori”.

Ma fu il terzo a fare la cosa migliore. Andò in giardino e li seminò.

Tre anni dopo, quando il padre tornò, il primo figlio aprì lo scrigno. Quei semi erano tutti morti, puzzavano, e il padre disse: “Cosa? Sono forse questi i semi che ti ho dato? Avevano la possibilità di fiorire e donare una fragranza squisita – mentre questi puzzano; no, questi non sono i miei semi!”

Andò dal secondo figlio che si precipitò al mercato, comprò semi nuovi e tornò a casa, dicendo: “Ecco i tuoi semi”. E il padre commentò: “La tua idea è migliore di quella di tuo fratello, ma non sei ancora abile come io vorrei che fossi”.

Quando andò dal terzo, il padre sperava e trepidava al pensiero di ciò che aveva potuto fare. E il terzo figlio lo condusse in giardino dove erano spuntate milioni di piante, e milioni di fiori. Il figlio disse: “Questi sono i semi che mi hai dato. Non appena le piante saranno adulte, li raccoglierò e te li restituirò. Adesso stanno ancora maturando”.

Il re disse: “Tu sei il mio erede. Ecco come ci si deve comportare con i semi!”

Molto significativa come parabola

Alborosso
17-03-2013, 12.19.09
Profondo....


Il Tesoro del Re e la Ciotola Magica

Quando desideri qualcosa, la tua gioia dipende da quella cosa. Se ti viene portata via, ti senti infelice; se ti viene data, sei felice, ma solo per un momento. E anche questo va compreso: quando un tuo desiderio è appagato, solo per un istante ti senti felice. È qualcosa di fuggevole, poiché, una volta realizzata una cosa, subito la mente si mette di nuovo a desiderare di più, a volere qualcos’altro.

La mente esiste nel desiderio, per questo l’uomo non potrà mai vivere senza desiderare. Se sei privo di desiderio, la mente muore immediatamente. Il segreto della meditazione è tutto qui!

Un imperatore stava uscendo dal suo palazzo per farsi una passeggiata mattutina, quando incontrò un mendicante.

L’imperatore gli chiese: “Cosa vuoi?” Il mendicante disse: “Prima di chiedermelo, pensaci due volte!” L’imperatore non aveva mai visto un uomo la cui presenza fosse tanto potente, sembrava un leone. Aveva combattuto, aveva vinto, aveva sempre affermato la sua superiorità e il suo potere, ed ecco che un semplice mendicante gli diceva: “Pensaci due volte, prima di farmi una simile domanda, perché potresti non poter appagare il mio desiderio!”

L’imperatore disse: “Non preoccuparti, quello è un mio problema; chiedi ciò che vuoi e io esaudirò ogni tuo desiderio!”

Il mendicante disse: “Vedi la mia ciotola da elemosina? Voglio che sia riempita. Non importa come, la sola condizione è che venga riempita fino all’orlo. Puoi ancora tirarti indietro, ma se lo vuoi, puoi rischiare…”.

L’imperatore rise. Una semplice ciotola… e quell’uomo lo ammoniva? Disse al suo primo ministro di riempire quella ciotola di diamanti, per far vedere a quel mendicante con chi stava parlando.

E il mendicante disse ancora: “Pensaci bene!” E ben preso fu evidente che il mendicante aveva ragione, perché nel momento in cui i diamanti vennero versati nella ciotola, svanirono nel nulla.

La notizia si diffuse in un baleno nella capitale: migliaia di persone accorsero per osservare ciò che stava succedendo… e quando tutte le pietre preziose furono finite, il re disse: “Portate tutto l’oro e l’argento, portate il mio tesoro! Il mio regno, la mia dignità e la mia parola sono state sfidate!” Ma a sera tutto era scomparso e non restavano che due mendicanti: uno era l’imperatore di un tempo!

E l’imperatore disse: “Prima che ti chieda perdono per non aver ascoltato il tuo ammonimento, per favore puoi dirmi il segreto di questa ciotola?”

E il mendicante spiegò: “Non c’è alcun segreto. L’ho ripulito per farlo sembrare una ciotola, ma si tratta di un cranio umano: qualsiasi cosa vi riversi, scompare”.

Questa storia è incredibilmente significativa. Non hai mai pensato alla tua ciotola per elemosine? Tutto scompare – potere, prestigio, rispettabilità, ricchezze – tutto scompare e la tua ciotola continua ad allargare la bocca per avere di più. E quel “di più” ti allontana dal presente. Il desiderio, l’aspirazione a raggiungere qualcos’altro ti sottrae al momento presente.

Al mondo esistono solo due tipi di persone: la maggioranza rincorre le ombre, e le loro ciotole staranno con loro, fino a quando non entreranno nella tomba. E una piccolissima minoranza, uno su un milione, smette di correre, lascia cadere tutti i desideri, non chiede nulla – e all’improvviso scopre che ogni cosa è già dentro di lui, e lo ricolma.

Lower
17-03-2013, 12.57.33
Sì, Alborosso, molto significativa, questa carta/storia non mi era mia uscita! E' stato un piacere leggerlo.

L'ultima frase dice: ''[...] ogni cosa è già dentro di lui, e lo ricolma.''

Quando facciamo qualsiasi cosa, mettiamo in opera il nostro potere creativo (immaginazione), la nostra ''energia divina''. Anche quando desideriamo qualcosa lo facciamo... però noi non manchiamo di nulla, abbiamo tutto. Di conseguenza per desiderare qualcosa, prima dobbiamo creare la sua mancanza. Dobbiamo credere che ci manca la cosa che vorremmo avere!
In realtà, funziona all'inverso, per ottenere quella cosa che crediamo non avere, dobbiamo immaginarla di averla già! Non si deve desiderare nulla che si ha già, no?

Di fatti, se noti, quando noi desideriamo qualcosa non la otteniamo mai. La otteniamo, al limite, quando abbiamo perso ogni speranza (desiderio) di ottenerla.
A volte pare che i desideri, i nostri sogni, le nostre ambizioni, si esaudiscono. Ma quelli in realtà non sono desideri (altrimenti non si sarebbero avverati), son qualcosa di diverso che chiamiamo allo stesso modo, distrattamente. Quando i nostri ''desideri'' si esaudiscono, è perchè mettiamo in moto un certo atteggiamento che ci fa immaginare di aver già la cose ''desiderate'', con annessa fiducia in sè e serenità e buon umore.

Tutto ciò è valido per qualsiasi cosa, da quelle immateriali a quelle materiali.

Se desidero la felicità... continuerò a desiderarla!
Se desidero la ricchezza... continuerò ad essere povero!
Se desidero essere amato... continuerò a rimanere senza amore!
Etc.

Sentiti già felice e lo sarai!
Sentiti ricco e lo sarai, in ogni caso!
Sentiti amato e sarai amato!

PeppeBlackKravitz
18-03-2013, 08.37.06
52. Pentimento


Riprova

Transformation Tarot Card
Pentimento
La Volta in cui Shibli Lanciò una Rosa

Se hai fatto qualcosa di sbagliato, va’ da quella persona. Sii umile, chiedile perdono. Solo lei ti può perdonare, nessun altro. E ricorda: questo è il significato della parola “peccato”, dimenticanza. Ebbene, ora non scordarti più e non rifare più la stessa cosa; altrimenti il tuo chiedere perdono perde ogni significato. Ora stai attento, sii all’erta, sii cosciente; e non rifare mai più la stessa cosa. Ricorda di non commettere di nuovo lo stesso errore – deve diventare una decisione ferma, dentro di te; allora ti sei veramente pentito.

Il pentimento può diventare un fenomeno estremamente profondo dentro di te, se comprendi la responsabilità. In quel caso, perfino la cosa più piccola, diventa un pentimento – non sarà più solo verbale, qualcosa in superficie; se scende in profondità nelle tue radici, se ti penti dalle radici del tuo essere; se tutto il tuo essere è scosso e trema e si dispera, e tu ti sciogli in lacrime… non solo dagli occhi ma da ogni cellula del tuo corpo, allora il pentimento può diventare una trasfigurazione.

Il nome di Shibli fu conosciuto per la prima volta quando Mansur al-Hillaj venne assassinato. In passato, molte persone sono state assassinate dai cosiddetti uomini religiosi – Gesù, per esempio – ma nessun assassinio è paragonabile a ciò che accadde ad al-Hillaj. Prima gli furono tagliate le gambe – era vivo! – poi le mani. Poi gli fu tagliata la lingua, quindi strappati gli occhi… ed era ancora vivo! Fu tagliato a pezzi.

E qual era il suo crimine? Aveva osato dichiarare: “An’al Hak”. Che significa: “Io sono la Verità, io sono Dio”. Tutti i veggenti delle Upanishad lo affermano: “Aham Brahmasmi—Io sono Brahma, Il Sé Supremo.” Ma i musulmani non poterono tollerarlo.

Mansur è uno dei Sufi più insigni. Quando iniziarono a tagliargli le mani, guardò il cielo e pregò Dio dicendo: “Non mi puoi ingannare! Posso vederti in tutti i presenti. Vuoi forse ingannarmi? Sei venuto a me come assassino? Come un nemico? Ma io posso dirti che in qualsiasi forma verrai, ti riconoscerò – poiché ti ho riconosciuto dentro di me. E ora non è più possibile alcun inganno”.

Shibli era un compagno, un amico di al-Hillaj. La gente gli gettava pietre e fango per ridicolizzarlo, e Shibli era presente tra quella folla. Mansur rideva… ma all’improvviso si mise a piangere, perché Shibli gli aveva gettato una rosa. Qualcuno chiese: “Cosa ti succede? Con le pietre ridi… sei impazzito? Shibli ti ha semplicemente gettato una rosa. Perché piangi?”

Mansur disse: “Le persone che mi stanno tirando sassi non sanno quello che stanno facendo, ma questo Shibli deve saperlo. Difficilmente otterrà il perdono di Dio”. E proseguì: “Gli altri saranno perdonati perché agiscono per ignoranza, non potrebbero fare altrimenti: nella loro cecità possono solo comportarsi così. Ma Shibli… un uomo che sa? Ecco perché piango per lui: è l’unico tra i presenti ad aver commesso un peccato”.

E questa affermazione di Mansur cambiò radicalmente Shibli. Gettò via il Corano e i testi sacri, dicendo: “Non sono stati in gradi di farmi capire neppure questo: ogni sapere è inutile. Ora ricercherò la vera conoscenza”. E in seguito, quando gli fu chiesto: “Perché lanciasti quel fiore?” Shibli disse: “Avevo paura della folla, se non lanciavo qualcosa, la gente avrebbe potuto pensare che facevo parte del gruppo di Mansur e rivolgere anche su di me la loro violenza. Ho lanciato quel fiore, come compromesso. Mansur aveva ragione: pianse per la mia paura, per il mio gesto da codardo. Pianse perché scendevo a compromessi con la folla”. Ma Shibli comprese: il pianto di Mansur divenne per lui una trasformazione. bah...

Lower
18-03-2013, 12.11.08
Non vi è peccato se si commette qualcosa di ''sbagliato'' senza consapevolezza. Ecco perchè chi lanciava pietre non ha colpe, mentre chi lanciò una rosa - consapevole di ciò che stava succedendo e di quello che stava facendo, compromettendosi - ha commesso un ''peccato''.

Chiedere perdono vuol dire chiudere i conti con qualcuno. Lo si può fare con tutti, anche con le persone che non ci sono più. Basterà immaginarle, chiedere perdono, inginocchiarsi, piangere etc. Sinceramente.

Lower
25-03-2013, 00.25.17
Ho pescato questo:


http://www.osho.com/magazine/tarot/picTransf/Transf051DroppingThePast.jpg

Abbandona il Passato - “Lascia che i Morti Seppelliscano i Loro Morti”

Raccogli tutto il tuo coraggio – il viaggio è già iniziato. Anche se tornassi indietro, non ritroveresti più la vecchia sponda. Anche se tornassi indietro, quei vecchi giocattoli non sarebbero più di alcun aiuto; hai chiuso con loro: li riconoscerai per ciò che sono, giocattoli! Ora devi trovare il Reale, ora devi indagare nella realtà. E tutto ciò non è neppure lontano: è dentro di te.

Un uomo che vive in base al passato si sentirà annoiato, insignificante, è inevitabile; vivrà una sorta di angoscia: “Cosa ci faccio qui? Perché continuo a vivere? Cosa sarà il domani? Un’altra ripetizione dell’oggi? E oggi cos’è stato, se non una ripetizione di ieri?” Ebbene, che senso ha questa vita? Perché trascinarsi dalla culla alla tomba, seguendo la solita routine?

Va benissimo che lo facciano i bufali e gli asini, poiché non hanno alcuna memoria del passato, non hanno alcuna idea del futuro. Non si annoiano: per farlo, occorre avere un minimo di consapevolezza. È questa a essere consapevole di aver già fatto qualcosa, che si ripete qualcosa e che lo si rifarà domani – e questo accade perché non ci si sposta dal passato, non lo si lascia morire: lo si mantiene in vita. Questo è il dilemma con cui tutti si devono confrontare. E l’unica soluzione è: morire al passato.

Nella vita di Gesù esiste uno splendido episodio. Giunge a un lago di prima mattina, il sole non è ancora sorto e un vecchio pescatore sta per buttare la rete. Gesù mette una mano sulla sua spalla e gli dice: “Per quanto tempo continuerai a fare tutto questo, quanto ancora vuoi ripetere questi gesti? Pensi che la vita abbia questo come scopo?”

Il pescatore risponde: “Non ci ho mai pensato, ma ora che me lo chiedi, capisco ciò che intendi dire: la vita deve implicare qualcosa di più di tutto questo”.

Gesù dice: “Se vieni con me, ti insegnerò come essere pescatore di uomini, anziché di pesci”. Quell’uomo guardò negli occhi di Gesù… un’intensità e un’onesta, un amore travolgente che impediva di dubitare di lui, ed era circondato da un silenzio tale che era impossibile dirgli di no. Il pescatore gettò la rete nell’acqua e seguì Gesù.

Mentre stavano uscendo dalla città, un uomo arrivò di corsa e disse al pescatore: “Tuo padre, che era malato da tempo, è morto. Vieni a casa!”

Il pescatore chiese a Gesù: “Dammi tre giorni, in modo che possa adempiere gli ultimi rituali che è previsto ogni figlio compia, quando il padre muore”. E questa è l’affermazione che vorrei ricordassi sempre: Gesù disse a quel pescatore: “Lascia che i morti seppelliscano i loro morti, tu vieni con me.”

Cosa significa? “L’intera città è piena di persone morte; sapranno benissimo prendersi cura di tuo padre ora che è morto. Tu non sei necessario. Vieni con me!”

A ogni istante qualcosa diventa morto. Non essere un collezionista di antichità: abbandona ciò che è morto. Accompagnati alla vita, fluisci con la vita, e fallo totalmente e intensamente, e ti garantisco che non dovrai mai confrontarti con alcun dilemma, con nessun problema.

Lower
28-03-2013, 11.48.39
Nessuno più pesca?
Un po' di allegria.


La Risata

http://www.osho.com/magazine/tarot/picTransf/Transf060Laughter.jpg

L’Ultima Sorpresa del Mistico Cinese

La risata è eterna, la vita è eterna, la celebrazione è perenne. Gli attori possono cambiare ma la commedia continua. Le onde mutano, ma l’oceano continua. Tu ridi, e ti trasformi – e qualcun altro ride – ma la risata continua. Tu celebri, qualcun altro celebra, ma la celebrazione continua.

L’esistenza è continuità, un continuum. In essa non esiste un solo spazio vuoto: nessuna morte è una morte, perché ogni morte apre una nuova soglia; è un inizio. Non esiste fine alcuna alla vita, esiste sempre un nuovo inizio, una resurrezione.

Se trasformi la tua tristezza in celebrazione, sarai anche in grado di trasformare la tua morte in resurrezione. Impara dunque quest’arte, mentre c’è ancora tempo per farlo.

Ho sentito raccontare la storia di tre mistici cinesi. Nessuno sa i loro nomi, e nessuno li ha mai saputi. Erano conosciuti semplicemente come “I tre santi che ridono”, perché non fecero altro che ridere! Ridevano e basta.

Questi tre personaggi erano persone veramente belle: ridanciane, avevano la pancia che sussultava dal gran ridere. Ed era qualcosa di contagioso: vedendoli, altri scoppiavano a ridere. In breve, l’intera piazza del mercato rideva… e solo un attimo prima quel luogo era grigio e spento, tutti pensavano solo ai soldi. Poi all’improvviso, la presenza di quei tre folli cambiava completamente l’atmosfera. Ora tutti si erano scordati che erano lì per comprare e vendere. Nessuno era più avido: per un istante si schiudeva un nuovo mondo.

Viaggiarono in tutta la Cina, di paese in paese, di villaggio in villaggio, aiutando semplicemente le persone a ridere. Con loro, tutte le persone tristi, arrabbiate, avide e gelose, si mettevano subito a ridere. E molti percepirono quella chiave… può trasformarti!

Un giorno, in un villaggio, accadde che uno dei tre morì. Gli abitanti accorsero, pensando: “Ora saranno in difficoltà. Vogliamo proprio vedere come faranno a ridere. Il loro amico è morto: dovranno piangere!”

Ma quando raggiunsero il posto in cui si trovavano, videro che i due saggi rimasti ballavano, ridevano e celebravano la morte.

Gli abitanti del villaggio dissero: “Questo è troppo! Quando un uomo muore, è profano ridere e danzare”.

Ma i saggi risposero: “Per tutta la vita abbiamo riso con lui. Come potremmo salutarlo per l’ultima volta diversamente? Dobbiamo ridere, godere di questo istante, dobbiamo celebrare. Questo è l’unico addio possibile, a un uomo che ha riso tutta la vita. E noi non lo vediamo morto: come può morire una risata, come può morire la vita?”

Il corpo doveva essere cremato e la gente disse: “Gli faremo un bagno, come prescrive il rituale”. Ma i due saggi dissero: “No, il nostro amico ha detto: ‘Non seguite alcun rituale e non cambiatemi gli abiti e non lavatemi. Mettetemi semplicemente sulla pira così come sono e datele fuoco’. Per cui dobbiamo rispettare le sue istruzioni”.

E all’improvviso accadde qualcosa di spettacolare. Quando il corpo venne dato alle fiamme, quel vecchio fece il suo ultimo scherzo: sotto i vestiti aveva nascosto tantissimi fuochi d’artificio, e all’improvviso fu una gran festa! L’intero villaggio si mise a ridere. E quei due folli si misero ballare, e l’intero villaggio si mise a ballare con loro.

Non era più una morte, era una nuova vita.

stan
05-04-2013, 16.18.12
Da giorni pesco, e penso...

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http://www.osho.com/magazine/tarot/picTransf/Transf039Energy.jpg

39. Energia

L’Uomo che Aveva una Collana di Dita

O rendi creativa la tua energia, oppure si inacidirà e diventerà distruttiva. L’energia è una cosa pericolosa – se ne hai, devi usarla in maniera creativa, altrimenti prima o poi scoprirai che è diventata distruttiva. Dunque, trova qualcosa – qualsiasi cosa ti piaccia – nella quale riversare la tua energia. Se lo vuoi, dipingi; oppure se lo vuoi, danza; oppure canta; oppure puoi suonare uno strumento… qualsiasi cosa ti piaccia, trova un modo nel quale ti puoi perdere completamente. Se puoi perderti suonando una chitarra, benissimo! Nei momenti in cui sarai perso, la tua energia si sprigionerà in modo creativo.

E se non riuscirai a perderti dipingendo, cantando, danzando, suonando una chitarra o un flauto, allora troverai modi più infimi in cui perderti: rabbia, violenza, aggressività; questi sono modi più infimi in cui perdersi.

Gautama il Buddha diede l’iniziazione al sannyas a un assassino – e non si trattava di un comune assassino. Paragonato a lui Rudolf Hess è un nessuno. Si chiamava Angulimala. Il suo nome significa “un uomo che indossa una ghirlanda di dita umane”. Quell’uomo aveva fatto voto di uccidere mille persone; da ognuna prendeva un dito, per ricordarsi quante ne aveva uccise e con quelle dita fece una collana.

Era arrivato a novecentonovantanove dita, ne mancava uno solo. E quell’unico dito mancava perché nessuno percorreva più la strada lungo la quale si era certi di incontrare Angulimala. Ma un giorno il Buddha volle percorrere quella strada. Il re aveva messo delle guardie per fermare le persone, soprattutto gli stranieri che non sapevano che un pericoloso assassino viveva dietro quelle colline. E le guardie dissero al Buddha: “Non devi seguire questa strada. Qui vive Angulimala, e neppure il re ha il coraggio di percorrerla. Quell’uomo è pazzo.

Sua madre lo andava a trovare. Era la sola persona che lo frequentava, ogni tanto, per vedere come stava, ma ora anche lei ha smesso di andare. L’ultima volta che è andata, Angulimala le ha detto: ‘Adesso mi manca un solo dito, e proprio perché sei mia madre… voglio ammonirti: se verrai un’altra volta, non tornerai più indietro. Ho disperatamente bisogno di questo dito. Finora non ti ho uccisa perché avevo a disposizione altre persone, ma adesso non passa più nessuno su questa strada, tranne te. Quindi, sappi che la prossima volta, se verrai, sarà a tuo rischio e pericolo’. E da allora la madre non è più andata da lui”.

E le guardie ammonirono il Buddha: “Non correre rischi inutili!” E sapete cosa rispose loro il Buddha. Disse: “Se non ci vado io, chi ci andrà mai? Le possibilità sono solo due: o io cambierò lui, e io non posso lasciarmi sfuggire questa occasione; oppure gli darò l’ultimo dito, in modo da soddisfare il suo desiderio. In ogni caso morirò: dare la mia testa ad Angulimala sarà quanto meno di qualche utilità; comunque un giorno morirò, e voi mi metterete su una pira funebre. Penso sia meglio adempiere il desiderio di qualcuno e dare un po’ di pace alla sua mente. Quindi: o lui ucciderà me, oppure io ucciderò lui, ma questo confronto è inevitabile: lasciatemi andare”.

Le persone che seguivano il Buddha dappertutto, i suoi compagni più intimi, che facevano sempre a gara per essergli più vicini, iniziarono a rallentare il passo; in breve il Buddha e i suoi discepoli si trovarono distanziati di chilometri. Tutti volevano vedere cosa sarebbe successo, ma nessuno desiderava stargli troppo vicino… Angulimala era seduto su una roccia che osservava. Non poteva credere ai suoi occhi: un uomo radioso, con un carisma tangibile si stava avvicinando a lui. Chi poteva essere?

Non aveva mai sentito parlare di Gautama il Buddha, ma perfino nel suo cuore di pietra Angulimala iniziò a provare tenerezza per quest’uomo. Il suo aspetto era così bello… era l’alba e una fresca brezza accarezzava ogni cosa, all’orizzonte il sole stava nascendo e gli uccelli cantavano e i fiori si stavano schiudendo; e il Buddha si avvicinava sempre di più… Alla fine, Angulimala si parò di fronte a lui con la spada sguainata e urlò: “Fermati!” Il Buddha si trovava ora a pochi passi e Angulimala disse: “Non fare un altro passo altrimenti non sarò responsabile di ciò che accadrà. Forse non sai chi sono!”

Il Buddha chiese: “E tu sai chi sei?”
Angulimala ribatté: “La cosa non è importante. Né è questo il luogo per discutere cose simili. La tua vita è in pericolo!”
Il Buddha disse: “Io la penso diversamente: è la tua vita a essere in pericolo”.
Angulimala disse: “Pensavo di essere pazzo, ma tu lo sei veramente. E continui ad avanzare. Non dire dunque che ho ucciso un innocente… sembri così innocente e così radioso, che non lo voglio fare. Torna indietro… troverò qualcun altro. Posso aspettare, non ho fretta. Se sono riuscito a uccidere novecentonovantanove persone, si tratta di trovarne solo un’altra, ma non costringermi a ucciderti”.

Il Buddha ormai era vicinissimo, e le mani di Angulimala tremavano. Quell’uomo era così bello e così innocente, pareva un bambino. Se ne era già innamorato. Aveva ucciso così tante persone… non aveva mai provato una simile debolezza; non aveva mai conosciuto l’amore. Per la prima volta si ritrovò colmo d’amore. Per cui esisteva una contraddizione: le mani tenevano stretta una spada pronta a uccidere, e il cuore diceva: “Rimetti la spada nel fodero”.

Il Buddha disse: “Io sono pronto, ma come mai le tue mani tremano? Sei un guerriero tanto temuto, perfino i re hanno paura di te, e io sono un povero mendicante. A eccezione di questa ciotola per elemosinare non possiedo nulla. Puoi uccidermi, e io sarò più che felice che la mia morte possa perlomeno adempiere il desiderio di qualcun altro; la mia vita è stata utile, e così lo sarà la mia morte. Ma prima che tu mi tagli la testa, ho un piccolo desiderio: penso che tu me lo possa concedere”.

Prima della morte, perfino il più crudele dei nemici concede un ultimo desiderio, per cui Angulimala disse: “Cosa vuoi?”
E il Buddha: “Voglio solo che tu tagli un ramo di quell’albero, così carico di fiori. Non li vedrò mai più; voglio vedere quei fiori da vicino, sentire la loro fragranza e la loro bellezza alla luce di questo sole appena sorto”.

E Angulimala tagliò con un colpo solo quel ramo fiorito. Ma prima che potesse porgerlo al Buddha, questi disse: “Questo era solo una metà del mio desiderio; l’altra metà è questa: rimetti questo ramo al suo posto, riattaccalo all’albero”.

Angulimala commentò: “Fin dall’inizio ho pensato che tu fossi pazzo. Ebbene, questo è il desiderio più folle che abbia mai sentito. Come posso riattaccare questo ramo all’albero?”

E il Buddha: “Se non sei in grado di creare, non hai il diritto di distruggere. Se non sai dare la vita, non hai alcun diritto di dare la morte a un qualsiasi essere vivente”.

Un istante di silenzio e un istante di trasformazione… la spada cadde dalle mani di Angulimala, che crollò ai piedi del Buddha e disse: “Non so chi sei, ma chiunque tu sia, conducimi allo stesso spazio in cui tu vivi, dammi l’iniziazione”.

A quel punto i seguaci del Buddha si erano avvicinati sempre di più e quando Angulimala cadde ai suoi piedi lo attorniarono. Qualcuno disse: “Non iniziare quest’uomo, è un assassino!”

E il Buddha disse: “Se io non gli do l’iniziazione, chi lo farà? E io amo quest’uomo, amo il suo coraggio. E posso vedere in lui potenzialità incredibili: un solo uomo che lotta contro il mondo intero. Io voglio con me persone così: capaci di ergersi contro il mondo intero. Finora egli si è posto contro il mondo con una spada; ora si ergerà contro il mondo con una consapevolezza, qualcosa di ben più affilato di una spada. “Vi avevo detto che un assassinio si sarebbe verificato, ma non era certo chi sarebbe stato ucciso – o io o Angulimala… ora è evidente che Angulimala è stato ucciso. Ma chi sono io per giudicarlo?”

Lower
05-04-2013, 16.58.01
Sai stan, mi piace pescare quando cerco delle risposte.
Si possono trovare ovunque, fuori e dentro di noi (é la stessa cosa), pescare in questo gioco è solo uno degli infiniti modi per trovarle. Ciao, bella storia! :)

Lower
13-04-2013, 13.08.26
Credo l'ultima carte che posterò, poi farò scivolare il topic, se altri non vorranno partecipare. Buona lettura.


L'Ultimo Incidente

http://www.osho.com/magazine/tarot/picTransf/Transf005UltimateAccident.jpg

Chiyono e il Secchio d’Acqua

Non è affatto una particolare sequenza di cause che genera l’illuminazione. La tua ricerca, la tua intensa aspirazione, il tuo essere disposto a fare qualsiasi cosa – tutte queste cose, sommate, possono generare un aroma particolare intorno a te nel quale quell’ultimo incidente diventa possibile.

La monaca Chiyono studiò per anni, senza tuttavia trovare l’illuminazione. Una notte, stava trasportando un vecchio secchio colmo d’acqua. Mentre camminava, osservava la luna piena riflessa nell’acqua del secchio. All’improvviso le corde di bambù che lo tenevano insieme si ruppero, e il secchio andò in pezzi. L’acqua si disperse, l’immagine riflessa della luna scomparve – e Chiyono si illuminò. Scrisse questi versi:

In mille e un modo ho cercato di tenere insieme il secchio,
sperando che il debole bambù non si rompesse mai.
All’improvviso il fondo ha ceduto.
Niente più acqua; niente più luna nell’acqua –
il vuoto nelle mie mani.


L’illuminazione è sempre simile a un incidente, perché è imprevedibile – non la puoi organizzare, non ne puoi causare l’avvento. Ma non fraintendermi; infatti, quando dico che l’illuminazione è proprio simile a un incidente, non sto dicendo di non fare nulla per conseguirla. Quell’incidente accade solo a coloro che hanno fatto moltissimo per realizzarlo – ma non accade mai quale conseguenza del loro agire. Fare è solo una causa che crea in loro la situazione che li rende predisposti a quell’incidente, ecco tutto. E questo è il significato di questo splendido accadimento.

Devo dirvi qualcosa su Chiyono. Era una donna bellissima – quando era giovane, perfino l’imperatore e i principi le facevano la corte. Lei rifiutò tutti, perché volle essere unicamente un'amante del divino. Passò da un monastero all’altro, per diventare una monaca; ma perfino i Maestri più insigni la rifiutarono – c’erano troppi monaci, e lei era così bella che avrebbe fatto loro dimenticare completamente Dio. Per cui, dovunque le porte le vennero chiuse in faccia.

Ebbene, cosa fece Chiyono? Non trovando altra soluzione, si bruciò il volto, e il viso le rimase deturpato. Quindi andò da un Maestro; questi non riuscì neppure a capire se era una donna o un uomo, e venne accettata. Per trenta, quarant’anni meditò e studiò senza interruzione.

Poi, una notte, all’improvviso… stava guardando la luna riflessa nel secchio. All’improvviso il secchio si ruppe, l’acqua si disperse, e la luna scomparve – quello divenne il punto di svolta.

Esiste sempre un punto di svolta, laddove il vecchio scompare e il nuovo affiora, dove si è rinati. Quello divenne il punto di svolta. All’improvviso l’acqua fuggì in tutte le direzioni, e non vi era più alcuna luna. A quel punto, deve aver guardato in alto – ed ecco la vera luna! Improvvisamente si risvegliò al fatto che ogni cosa era un riflesso, un'illusione perché era vista tramite la mente. Allorché il secchio si ruppe, anche la mente andò in frantumi. Chiyono era pronta. Aveva fatto tutto il possibile. Aveva fatto tutto ciò che era in suo potere fare. Non rimaneva più nulla da fare - era pronta, si era meritata quell’avvento. Questo comunissimo incidente divenne il punto di svolta, l’elemento scatenante.

All’improvviso il fondo ha ceduto --fu un incidente. Niente più acqua; niente più luna nell’acqua – il vuoto nelle mie mani.

E questo è l’illuminazione: allorché nelle tue mani è presente il vuoto, allorché tutto è vuoto, quando nessuno è presente, neppure tu. Allora hai conseguito il volto originale di cui parla lo Zen.