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Visualizza versione completa : [Fantascienza] La natura è stupida



Matt
27-03-2010, 15.45.38
Nella vita reale quando nasce una persona essa è -ad esclusione degli istinti- completamente ignorante riguardo al mondo che la circonda, e per anni dovrà imparare così tante cose partendo da zero.

Immaginiamo invece un altra realtà: la conoscenza invece di dover appresa negli anni dopo "il reset" della nascita viene automaticamente trasferita da padre/madre a figlio. E per conoscenza si intenderebbe TUTTO quello che è stato appreso dai i genitori e tutti gli avi.

Come sarebbe un mondo così?

Aspetto le vostre riflessioni, serie, ironiche o qualsivoglia :asd:

blake.
27-03-2010, 16.00.35
Sarebbe un mondo di merda.

Con la serializzazione dei parti, per creare figli su misura. E le religioni diventerebbero ancor più calcate. Che visione orrenda, qualcuno ci scriva un romanzo.

aplo
27-03-2010, 16.03.33
Sarebbe finito da un pezzo, la memoria è importante ma è anche pericolosa, non esisterebbe nessuna conoscenza senza memoria e tutto il resto che questo comporta, a volte è meglio dimenticare e mettere da parte una volta per tutte certe prese di posizione/pretese .
Ne sono un chiaro esempio i popoli che non dimenticano , si fanno la guerra tutt'ora.

Cya

SuperGrem
27-03-2010, 16.06.46
Se la conoscenza si trasmette, pari pari, da genitore a figlio, quest'ultimo non ha più la necessità di imparare e diverrebbe un individuo uguale a quello che l'ha generato.
Saremmo tutti dei cloni dei nostri avi.
Sparirebbe anche la curiosità innata del bambino a fare le scoperte, quindi non avremmo più la spinta a progredire, ergo l'uomo si estinguerebbe in maniera automatica.
Grazie Matt per questo tuo incoraggiante proposito! :D

*Lorenzo*
27-03-2010, 16.52.06
Sarebbe un mondo di merda.

Con la serializzazione dei parti, per creare figli su misura. E le religioni diventerebbero ancor più calcate. Che visione orrenda, qualcuno ci scriva un romanzo.

Dune. Frank Herbert ha scritto un'intera saga dove, tra le altre cose, ci sono queste reverende madri del bene gesserit, che ricordano tutto quanto appreso dalle loro ave (solo i ricordi delle femmine).

Nel romanzo queste reverende madri sono in pratica una forza religioso/politica che influisce pesantemente negli equilibri dell'universo. Non entro nei dettagli perché parlare di Dune sembra di sentire una telenovela tipo Sentieri (cmq consiglio caldamente la, non facilissima, lettura)

Si ricoderebbero le scoperte, gli errori, i progressi, gli eventi grandi ed epocali come quelli piccoli ed insignificanti. Ci si porrebbe la questione "Va bene, io so tutto questo, cosa è accaduto e perché. Cosa ne faccio di questa immensa conoscenza?" Se sopravivvesse all'autodistruzione, all'uomo resterebbe solo l'espandersi nell'universo, fino a limiti fisicamente raggiungibili, accumulando tutto il conoscibile in tutti i punti dell'universo. E allora quella sarebbe la fine, perché oltre non si potrebbe andare, oppure, diventare un'entità di conoscenza e potere assoluto, in una sola parola, Dio.

Squizzo
27-03-2010, 16.52.15
insomma, matt sogna un futuro di cyloni :sisi:

graul
27-03-2010, 17.00.11
Si moltiplicherebbe esponenzialmente il tasso di suicidi, l'umanità finirebbe.
Fico.

DXTR
27-03-2010, 17.30.45
asimov aveva scritto una roba del genere descrivendo gaia nella saga della fondazione...

una specie, perlomeno.

Di0
27-03-2010, 19.19.11
Ricordare le volte che i miei genitori hanno fatto sesso? Eeek.

sara_bleeckerst
27-03-2010, 19.53.11
penso che sarebbe una gran rottura di coglioni non poter esercitare la bellissima arte di allenare il proprio cervello ognuno come vuole e si andrebbe verso un'uniformità senza spirito e senza fantasia.

blake.
27-03-2010, 19.57.06
Oppure lo alleneresti più della base già predisposta, migliorando ad ogni generazione fino a creare una civiltà sempre più intelligente in futuro.

:teach:

Onim4ru
27-03-2010, 19.57.50
penso che sarebbe una gran rottura di coglioni non poter esercitare la bellissima arte di allenare il proprio cervello ognuno come vuole e si andrebbe verso un'uniformità senza spirito e senza fantasia.

invece io trovo che sia una grandissima oppurtunità per espandere all'infinito i propri orizzonti. Un essere dotato di una simile capacità ha potenzialità infinite.
Questo non significa assolutamente non esercitare il proprio cervello ma usare le infinite conoscenze a disposizione accumulate per dedicarsi ad altro.

blake.
27-03-2010, 19.58.41
Sei old di 44 secondi.

Onim4ru
27-03-2010, 19.59.57
il mio è più grosso. :asd:

sara_bleeckerst
27-03-2010, 21.34.10
non è vero

Glorfind3l
27-03-2010, 21.43.52
Sarebbe uno schifo perchè sicuramente la personalità verrebbe toccata da una cosa simile, per cui quella meraviglia che è la crescita individuale, dettata dalla scoperta della vita, andrebbe a puttane :)

DonAldrigo
27-03-2010, 22.02.12
Nella vita reale quando nasce una persona essa è -ad esclusione degli istinti- completamente ignorante riguardo al mondo che la circonda, e per anni dovrà imparare così tante cose partendo da zero.

Immaginiamo invece un altra realtà: la conoscenza invece di dover appresa negli anni dopo "il reset" della nascita viene automaticamente trasferita da padre/madre a figlio. E per conoscenza si intenderebbe TUTTO quello che è stato appreso dai i genitori e tutti gli avi.

Come sarebbe un mondo così?

Aspetto le vostre riflessioni, serie, ironiche o qualsivoglia :asd:

La natura non è stupida, è più saggia di quanto si pensi.
Se questa situazione fosse possibile (chiaramente non lo è) noi non riusciremmo ad evolverci perchè sarebbe azzerato il salto generazionale.
In pratica ogni essere umano avrebbe le stesse identiche conoscenze/esperienze/idee/convinzioni/certezze ecc dei primi esseri umani ed essendogli tutto trasmesso per nascita gli sarebbe impossibile cambiare idea su qualcosa.
Invece il progresso avviene quando tizio impara qualcosa e la rifà a modo suo modificandola un poco.
Facciamo un esempio con il mondo fantasy (è un pò cretino fare un esempio con qualcosa che non esiste ma rende bene l'idea).
Chi mastica questo genere avrà presente gli elfi, creature immortali dalla vita lunghissima, 'recchie a punta, abili con l'arco ecc.
Nonostante possano vivere in eterno gli elfi non avanzano tecnologicamente, sono allo stesso livello tecnologico di sempre. Questo perchè vivendo per millenni non sentono la necessità di mettere in dubbio ciò che loro stessi hanno creato magari due millenni prima.

sharkone
27-03-2010, 23.12.41
Beh da una parte sarebbe fighissimo:D. Poter conoscere tutta la storia della propria famiglia e degli antenati, tutti quei cazzi e ricazzi sentiti una volta o due, sapere vita morte e miracoli di tutti, nomi, cognomi, volti mai raccontati, personaggi dimenticati.
Poi sarebbe interessante notare il ruolo della memoria. Da una parte potrebbe effettivamente evitare che vengano generati nuovi mostri figli di quelli di allora, dall'altra magari (ipotesi più probabile) con dei ricordi così vivi sarebbe impossibile poter dimenticare e poter perdonare tante e tante cose, così come il mettere in discussione qualcosa e quindi andare avanti. Sì, via sarebbe na cagata.

FaBiOm1987
28-03-2010, 00.13.37
donne da provetta (cit.)

nicobellik90
28-03-2010, 00.40.15
sarebbe un paradosso se fosse vero :teach::sisi:

emiliux1981
28-03-2010, 01.03.34
io pensavo una cosa diversa!!:asd:

e cioè che gli alunni a scuola ripetenti o che non devono imparare una materia o che non la sanno sarebbero molti meno e sarebbe più facile essere promossi con tutti 9!!:asd:

Daniel_san
28-03-2010, 01.43.54
Credo che avremmo tutti più turbe di quante già non ce ne abbiano già trasmesse i nostri genitori... :sisi:

graul
28-03-2010, 03.31.40
asimov aveva scritto una roba del genere descrivendo gaia nella saga della fondazione...

una specie, perlomeno.
Cosa simile anche in "Nemesis".

non è vero
E tu come lo sai? :|

FALLEN_ANGEL_664
29-03-2010, 00.39.27
Direi che esordiremmo tutti quanti con un bel bestemmione non appena entrati in scena...

Attendendo nell'ombra,
FALLEN ANGEL 664

DXTR
29-03-2010, 00.59.59
Cosa simile anche in "Nemesis".



l'ho letto ma non me lo ricordo, azz...

Nisroch
29-03-2010, 06.00.32
Premessa: come forse potreste notare mi sono appena registrato. Effettivamente mi sono registrato per postare una cosa in un'altra sessione di questo forum ma poi mi è caduto l'occhio su questa discussione. Non so se da queste parti vadano particolarmente di moda le presentazioni, in caso non me ne vogliete se salto i preliminari (d'altro canto non siamo nella sfera dell'intimità).


Nella vita reale quando nasce una persona essa è -ad esclusione degli istinti- completamente ignorante riguardo al mondo che la circonda, e per anni dovrà imparare così tante cose partendo da zero.

Immaginiamo invece un altra realtà: la conoscenza invece di dover appresa negli anni dopo "il reset" della nascita viene automaticamente trasferita da padre/madre a figlio. E per conoscenza si intenderebbe TUTTO quello che è stato appreso dai i genitori e tutti gli avi.

Come sarebbe un mondo così?
Sarebbe un mondo dei morti. Come ha scritto Cesare Pavese in un suo libro un paese senza cose passate è un paese dei morti. E le cose "passate" non sono le memorie, le memorie ci sono o non ci sono e se ci sono allora per definizione non sono passate; rappresentano il passato, più o meno vivide, ma sono presenti, reali e pesanti. Le memorie che restano sono cose dell'oggi, non cose passate e a volte forse sarebbe meglio farle passare (come hanno fatto notare, ognuno a modo suo, aplo, Di0, Daniel_san e FALLEN_ANGEL_664).
Le cose passate sono quelle che non sospettiamo, quelle nascoste, non quelle che ci siamo lasciati alle spalle quanto piuttosto quelle che sono sempre state in disparte, nel'ombra, mai svelate. Quella ricchezza inesprimibile che poi risulta nelle nostre vite. Tolta quella c'è solo noia e morte, perchè una vita già vissuta mille volte è una vita in cui tutte le giornate sono uguali, in cui il pensiero corrisponde al gesto e la parola all'atto; e l'unico mistero rimasto, l'unica meta è proprio la morte, che mai potrà essere ricordata giacchè nessuno può generare passata quella.

La natura in realtà non è stupida ma semplice, e guai a confondere la semplicità con la stupidità! (una perversione fin troppo ricorrente nella moderna epoca della tecnica e della produttività). La semplicità è eleganza lì dove la stupidità è goffagine. La semplicità non preclude, non è efficiente forse, non è produttiva o economicamente performante, ma sicuramente tutto le è possibile.
Ed infatti la natura è riuscita nel tempo (ed il tempo è parte di essa, non certo un ostacolo sul suo cammino) a realizzarsi attraverso quella sua semplicità (quattro forze e una manciata di interazioni) in una forma dalla complessità assoluta: la vita. Il materiale di cui è composto il vivente è quanto di più complesso sia mai stato osservato nell'universo, l'uomo non ha mai sintetizzato o pensato nulla di lontanamente tanto complesso: il DNA che costituisce la vita è la molecola più grande mai osservata, le proteine che esso sintetizza sono molecole di una complessità che trascende l'intelletto, esse possono formarsi dalla polimerizzazione di una ventina di amminoacidi diversi, in questo caso le disposizioni possibili (stereoisomeri) di una proteina che contenga n residui di amminoacidi saranno 20 elevato a n e visto che le proteina hanno un alto peso molecolare, anche ignorando le macromolecole con n > 1000, non si troverebbe sulla terra abbastanza materiale per costruire un esemplare di molecola per ogni possibilità (lo osserva il biochimico F.R. Jevons). Questo succede quando si coniuga il semplice all'infinito.

Questa semplicità ha cominciato regolando le interazioni della vita con il mondo nel più semplice dei modi: attraverso le interazioni chimiche fra l'ambiente e le membrane cellulari delle prime creature semplici. Quando il vivente è divenuto più grande e più complesso anche le sue capacità di interazione si sono evolute: all'inizio sistemi chimici sempre più complessi (che sopravvivono anche negli animali moderni nel sistema endocrino) e poi rudimentali sistemi elettro chimici, dei proto-sistemi nervosi, antenati dimenticati del nostro cervello (e dei cervelli di ogni altra creatura).
Ciò che tu chiami istinti (e liquidi velocemente) non sono altro che quelle "memorie ereditarie" che ipotizzi subito dopo. L'evoluzione del sistema nervoso corrisponde all'evoluzione della capacità di relazionarsi con il mondo. All'inizio ci sono solo riflessi semplici, fondati sulla comunicazione di singoli gangli nervosi o addirittura di singole coppie di neuroni, poi riflessi via via più complessi e infine istinti veri e propri, tanto complessi da rendere capace un roditore di deviare l'andamento di un corso d'acqua al fine di garantirsi una dimora. Un comportamento estremamente sofisticato eppure ereditario (Darwin le chiama "ragioni dimenticate").
Il passo successivo è la cultura, troppo spesso contrapposta alla natura dimenticando che solo nel campo d'esistenza della natura si può dare una cultura. Essa è la totale evoluzione di quel sistema di stimolo--->risposta che caratterizza il riflesso semplice ed è possibile solo attraverso la capacità di apprendimento individuale.

Proprio per questo, per rispondere alla tua domanda, se la memoria fosse ereditaria non esisterebbe cultura. Se la conoscenza si tramandasse intatta da una generazone all'altra non sarebbe scienza del vero, ma istinto; se invece si tramandasse in maniera imprecisa, ammettendo delle variazioni, sarebbe esattamente come è già adesso e l'ereditarietà sarebbe un orpelo inutile (contrario alla semplicità della natura).
Come notano DonAldrigo, Glorfind3l, sara_bleeckerst e SuperGrem il vantaggio evolutivo del sistema culturale consiste proprio nella sua flessibilità, nel modo in cui, fra un individuo e l'altro (e una generazione e l'altra) la cultura muta e si evolve. Le persone fanno le stesse esperienze in modo diverso, non tutti quelli che credono in un idea la concepiscono alla stessa maniera, non tutti quelli che ridono, amano, e soffrono ridono, amano e soffrono allo stesso modo. Attraverso la capacità di apprendimento la conoscenza si moltiplica fra gli individui, variando infinitesimamente dall'uno all'altro e modificandosi nel corso delle generazioni, assumendo quel moto caratteristico che nel diciannovesimo secolo fu chiamato "progresso". Questo è possibile proprio perchè gli istinti sono superati e la memoria non è più ereditaria.

Proprio come la vita si è evoluta attraverso un processo di moltiplicazione, variazione e selezione così si moltiplicano, variano e vengono selezionate le idee. Una creatura la cui memoria sia ereditaria è una creatura d'istinto e gli uomini non lo sono. Essi vivono in bilico fra il passato e il futuro, cavalcando la tensione fra di essi.

Per questa ragione sono d'accordo con Pavese nel sostenere che un paese senza cose passate è un paese di morti. Un uomo che agisca di solo istinto non è un uomo, è uno zombie, un cadavere disumano, vivo solo per la morte. Un simile abominio potrebbe sopravvivere nel mondo forse, e forse potrebbe anche essere felice, ma sarebbe comunque privo di quella scintilla che rende umano l'umano.
E forse un giorno direbbe: "Troppe volte mi sono specchiato nel lago. Chiedo di vivere, non di essere felice" (sempre Cesare Pavese)

Slaine MacRoth
29-03-2010, 14.46.30
Mah....Superate quelle prime perplessità che mi han portato ad esclamare "Matt maccheccazzo di idee ti vengono in mente?" direi che, seguendo una certa logica di ragionamento, sarebbe una situazione mostrusamente disumana.

Innanzitutto bisognerebbe scindere conoscenza da intelletto. Son due cose troppo differenti. Le prime si basano sull'assimilazione memonica e quindi sull'archiviazione di determinati concetti, la seconda invece, sulla capacità individuale di elaborare concetti, e quindi di pensare. Son due caratteristiche molto differenti per quanto complementari. E considerando come le facoltà intellettive siano strettamente legate all'esperienza sensibile, non oso immaginare che razza di esseri saremmo qualora nascessimo con esperienze e conoscenze dei nostri avi. Saremmo privati del nostro io più profondo e personale riducendoci a dei cloni dei nostri avi, privati della nostra individualità intellettiva che può formarsi solo atrraverso gli articolatissimi e lunghissimi percorsi di apprendimento. Un mondo di automi.

graul
29-03-2010, 18.23.07
Sembra la trama di "Dark City (http://www.bloopers.it/?id_film=626)".

FALLEN_ANGEL_664
29-03-2010, 22.39.50
"Troppe volte mi sono specchiato nel lago. Chiedo di vivere, non di essere felice" (sempre Cesare Pavese)

Non capisco il senso di queste parole. Personalmente sono per il "I think, therefore I am. I feel, therefore I live".

Attendendo nell'ombra,
FALLEN ANGEL 664

Nisroch
30-03-2010, 00.03.43
Non capisco il senso di queste parole. Personalmente sono per il "I think, therefore I am. I feel, therefore I live".
Probabilmente errore mio che ho citato il personaggio fuori contesto. A parlare era il cacciatore Ippolito-Virbio, che nella mitologia ovidiana viene salvato dalla morte dalla divinità Diana che lo fa risorgere in una terra disabitata (nel moderno lazio), qui egli vive grato alla divinità per il riparo tranquillo ma finisce per odiare la propria stessa felicità. Tornando dalla morte egli ha vissuto due volte (Virbio: vir bis, cioè "due volte uomo") e la sua nuova esistenza, lontano da tutto, protetto da una divinità, non gli pare più vita umana, lo fa sentire come morto (è lui a dire che un paese senza cosa passate è un paese di morti), troppe volte egli si è specchiato in solitudine in quel lago, la sua vita perfetta ormai gli sta stretta. E' un buon esempio di come gli umani non siano fatti per vivere due volte...

Riguardo il tuo punto di vista non so cosa dirti, stoicismo e scetticismo non sono mai stati la mia passione. E d'altro canto data l'impostazione stessa di certi pensieri essi non si prestano particolarmente bene alla condivisione intersoggettiva. ;)