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Visualizza versione completa : Tagliamo tutto, ma non la nostra CEI.



FiLoX
05-12-2008, 13.15.35
Scuole cattoliche, protesta Cei E il governo riduce i tagli - Corriere della Sera (http://www.corriere.it/cronache/08_dicembre_05/cei_scuola_mobilitazione_governo_59e1ed96-c2ad-11dd-8440-00144f02aabc.shtml)

il sottosegretario vegas: un emendamento restituira' 120 dei 130 milioni tolti alle private
Scuole cattoliche, protesta Cei
E il governo riduce i tagli
I vescovi avevano minacciato: «Le federazioni degli istituti cattolici si mobiliteranno in tutto il Paese»

Il presidente della Cei, il cardinale Angelo Bagnasco (Ansa)
Il presidente della Cei, il cardinale Angelo Bagnasco (Ansa)
ROMA - La Chiesa cattolica si schiera contro il governo a causa della riduzione delle risorse per le scuole cattoliche.
I nuovi tagli agli istituti scolastici paritari, previsti dalla finanziaria del governo Berlusconi, aprono una «crisi» e presto «le federazioni delle scuole cattoliche si mobiliteranno in tutto il Paese» afferma monsignor Bruno Stenco, direttore dell'Ufficio nazionale della Cei (la Conferenza episcopale italiana) per l'educazione.
Ma la minaccia non ha bisogno di essere messa in pratica. Nel giro di qualche ora infatti il sottosegretario all’Economia, Giuseppe Vegas tranquillizza i vescovi: «Possono stare tranquilli, possono dormire su quattro cuscini. C’è un emendamento del relatore che ripristina il livello originario dei fondi per le scuole paritarie». Verranno quindi ripristinati i fondi per le scuole private. Con un emendamento del relatore al disegno di legge di bilancio vengono infatti stanziati 120 milioni di euro per il 2009 per porre rimedio, in parte, al taglio originario, che era di circa 130 milioni di euro.

SCUOLE A RISCHIO DEFAULT - Le critiche però della Cei all'operato del governo erano state severe. In questa situazione di tagli alla scuola paritaria - aveva spiegato monsignor Stenco - «non si tratta di restituzione: a questo punto si è aperta una crisi molto più profonda e le federazioni delle scuole cattoliche presto si mobiliteranno in tutto il Paese». Secondo monsignor Stenco «qui si vuole la scuola statale e la scuola commerciale, lo stato e il mercato ma non il privato sociale che rappresentiamo noi e che fa la scuola non per interesse privato, ma per interessi pubblici». «Tra stato e mercato - si era chiesto l'alto prelato - perchè colpire proprio il privato sociale?». «Non è il taglio da 130 milioni di euro di adesso che fa scoppiare la scuola cattolica - aveva aggiunto monsignor Stenco -. Il punto è che sono dieci anni che il finanziamento si è inceppato. Può una scuola parrocchiale, ad esempio, permettersi ogni anno una passività di 20,25 mila euro? Dopo 10 anni che cosa è divenuta? 250 mila euro. E il contributo dello Stato - aveva concluso il direttore dell'ufficio Cei per l'educazione - serve a malapena a pagare gli stipendi».

TREMONTI - La Conferenza episcopale italiana rimproverava in particolare al ministro dell'Economia Giulio Tremonti di colpire di nuovo la scuola cattolica, come era gia avvenuto durante il suo incarico nel precedente governo Berlusconi. «Guarda caso nel 2008 ripete la stessa manovra del 2004: taglia per tre anni consecutivi 130 milioni di euro alla scuola cattolica. È un film già visto: si continua a colpire il sistema paritario», aveva affermato ancora monsignor Stenco. «Nel 2000 - aveva spiegato monsignor Stenco - la legge sulla parità scolastica ha previsto un contributo di 530 milioni di euro per tutto il sistema delle scuole paritarie, mentre la spesa per la scuola statale è di 50 miliardi. Il contributo, dello 0,1%, è quindi già irrisorio». «Nel 2004, - aveva proseguito il vescovo - per tre anni consecutivi Tremonti ha tagliato 154 milioni sui 530 di contributo totale, cioè il 33%. La scuola cattolica ha taciuto - aveva aggiunto monsignor Stenco - e li abbiamo recuperati anno per anno con emendamenti, con fatica e con ritardi. Ora, però, il ministro ripete la stessa manovra». «La Chiesa adesso - aveva concluso monsignor Stenco - deve tirare le sue conseguenze perchè senza contributi le scuole dell'infanzia non vanno avanti e di certo rischiano di chiudere».

Ridere e piangere sono due facce della stessa medaglia in casi come questi.

Mister X
05-12-2008, 13.35.00
In questo specifico caso devo dire che mi trovo anche io contrario ad un taglio indiscriminato dei trasferimenti di fondi pubblici alle scuole cattoliche per un semplice dato di fatto: lo Stato non è in grado di garantire autonomamente alla formazione (se così si può chiamare) dei bambini più piccoli (asilo nido e materna). Questo servizio fondamentale è invece offerto da fondazioni private. Per favore, non venitemi a dire che ci pensano i comuni perché è vero solo per poche fortunate realtà. In tutti gli altri casi l'accesso a questi servizi è concesso solo a certe fascie ristrettissime di utenti.
Imho quando si parla di pari opportunità bisognerebbe tenere conto anche di queste cose, perchè una madre con figlio a carico, se non aiutata da qualcuno, sarà sempre vista dal datore di lavoro come un investimento poco produttivo.

Sono invece dell'opinione che tutte le scuole private di ordini superiori debbano campare esclusivamente di fondi propri, donazioni private e rette.

Faustroll
05-12-2008, 14.16.57
In questo specifico caso devo dire che mi trovo anche io contrario ad un taglio indiscriminato dei trasferimenti di fondi pubblici alle scuole cattoliche per un semplice dato di fatto: lo Stato non è in grado di garantire autonomamente alla formazione (se così si può chiamare) dei bambini più piccoli (asilo nido e materna). Questo servizio fondamentale è invece offerto da fondazioni private. Per favore, non venitemi a dire che ci pensano i comuni perché è vero solo per poche fortunate realtà. In tutti gli altri casi l'accesso a questi servizi è concesso solo a certe fascie ristrettissime di utenti.
Imho quando si parla di pari opportunità bisognerebbe tenere conto anche di queste cose, perchè una madre con figlio a carico, se non aiutata da qualcuno, sarà sempre vista dal datore di lavoro come un investimento poco produttivo.

Sono invece dell'opinione che tutte le scuole private di ordini superiori debbano campare esclusivamente di fondi propri, donazioni private e rette.

Mister X, se ho capito bene affermi che tra scuole statali e comunali non ci sono abbastanza posti per tutti i bambini e quindi le scuole private danno di fatto un servizio pubblico? Se ho capito bene, hai qualche dato che confermi l'insufficienza dei posti offerti?

Nella mia città i posti sarebbero sufficienti ma spesso si scelgono le scuole private per ragioni di comodità (esse sono più vicine a casa o al posto di lavoro) o semplicemente perché si considerano migliori (meno bambini per classe, più insegnanti di sostegno, etc. etc. ). Mi chiedo se anche in questo caso abbia senso parlare del servizio privato come di una sostituzione del servizio pubblico.

Mi pare che nageki abbia ricominciato a postare. Sono curioso di sapere se lei, volendo lavorare in questo campo, ha più dati a sua conoscenza e che opinione abbia in merito.

Eowyn.
05-12-2008, 16.26.53
Mister X, se ho capito bene affermi che tra scuole statali e comunali non ci sono abbastanza posti per tutti i bambini e quindi le scuole private danno di fatto un servizio pubblico? Se ho capito bene, hai qualche dato che confermi l'insufficienza dei posti offerti?Parlo per il mio comune: c'è un unico asilo, privato, gestito da suore, che va avanti anche con gli aiuti del comune. Non ci sono nido se non "privatissimi" (ossia gestiti in "casa propria" da qualche signora).
I posti disponibili all'asilo sono sufficienti per la domanda di inserimento e non c'è mai stata la necessità di investire in un asilo pubblico (al comune costano meno i contributi che affrontare la spesa di realizzazione della struttura e del suo mantenimento).
Per altro l'asilo, suore o meno, è regolarmente frequentato da bambini di ogni religione.

Per quanto riguarda le scuole di grado maggiore.
Io ho fatto sia medie che superiori in una scuola che all'epoca era definita "pubblica non statale" (ossia era riconosciuta dallo stato, potevamo sostenere gli esami all'interno dell'istituto, ma si pagavano rette). All'epoca la regione FVG decise di dare alle famiglie di noi studenti una sorta di borsa di studio per agevolare le famiglie, appunto, che difficilmente potevano sborsare dai 4 ai 5 milioni di lire l'anno. Perchè? Perchè dati alla mano uno studente di una scuola pubblica costava all'incirca 10 milioni di lire l'anno e alla regione faceva comodo, economicamente, far sì che anche chi aveva reddito basso (i miei genitori, ad esempio, che erano/sono baristi e non industriali/chirurghi/ecc) potesse permettersi di mandare i figli "dalle suore" sgravando il peso economico che una nostra istruzione pubblica avrebbe comportato.
La borsa di studio (alle famiglie, non alle scuole, ribadisco) funzionava pressapoco così: niente per chi aveva reddito superiore ai 100 milioni; per chi aveva redditi inferiori venivano valutati reddito, casa (affitto o propria?), numero dei figli, valutazione scolastica ecc. A me rimborsavano circa 2,5 milioni l'anno... ossia una quarto di quanto sarei costata se avessi studiato nel liceo pubblico.

Ammetto candidamente che non so come funzioni ora: se i soldi finiscano alla scuola direttamente o, come una volta, alle famiglie e su quali basi.
Io, personalmente, sono contenta di quello che ho potuto fare: al primo anno di università mi sono ritrovata ad essere l'unica che al liceo era stata regolarmente in laboratorio(chimica/fisica/microbiologia/genetica) e se penso che alla scuola costavo all'incirca la metà di quanto erano costate le mie amiche ancora oggi mi chiedo come fosse possibile ... in pratica: dove finivano i soldi che lo stato pagava per loro? O.o

Faustroll
05-12-2008, 16.57.11
Parlo per il mio comune: c'è un unico asilo, privato, gestito da suore, che va avanti anche con gli aiuti del comune. Non ci sono nido se non "privatissimi" (ossia gestiti in "casa propria" da qualche signora).
I posti disponibili all'asilo sono sufficienti per la domanda di inserimento e non c'è mai stata la necessità di investire in un asilo pubblico (al comune costano meno i contributi che affrontare la spesa di realizzazione della struttura e del suo mantenimento).
Per altro l'asilo, suore o meno, è regolarmente frequentato da bambini di ogni religione.

Premessa, l'aspetto "cattolico" lo metto volontariamente da parte facendo spesso ogni scuola mondo a sé.

Il tuo è un esempio di scuola privata che ritengo chieda giustamente una sovvenzione allo stato in quanto di fatto svolge il ruolo pubblico mancante.

Ma il principio di equità tra scuole pubbliche private che implica che ogni scuola privata ha diritto ai finanziamenti anche quando l'offerta pubblica è sufficiente mi trova contrario. Soprattutto perché vorrebbe dire togliere soldi alla scuola pubblica e peggiorarne i servizi.