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Visualizza versione completa : Siamo schiavi?



stan
26-06-2008, 17.22.16
Vorrei discutere di qualcosa di complesso su cui probabilmente farò anche fatica a farmi capire.

Vi è mai capitato durante le vostre giornate frenetiche di fermarvi un attimo e riflettere su tutto ciò che fate? Di guardare il mondo da una prospettiva diversa, quasi globale?

Mi sembra di vivere in un mondo preconfezionato, una vita che se vista nel suo insieme non ha più valore di uno dei tanti prodotti commerciali che questa società consumista ci sventola sotto al naso, società in cui il conformismo di massa genera emarginazione. Quali sono le cause di queste sensazioni sgradevoli? Perchè mi pare evidente che se tutto girasse per il meglio non ve ne sarebbe traccia. Fin dall'infanzia veniamo bombardati da informazioni e stimoli di ogni tipo che ci portano a voler realizzare i desideri più effimeri, siamo davvero liberi? Stiamo vivendo la vita come vogliamo o siamo condizionati?

Se devo essere sincero ho paura del futuro, vivere il presente in funzione di un futuro in parte scritto ma che non mi è possibile prevedere completamente mi ha sempre angosciato. Possiamo "scappare", cambiare città, forse anche stile di vita, ma siamo sicuri che funzionerà? Oppure il tutto consisterà nel ritrovarci in una prigione più bella e più grande?

Nutro dubbi su quello che voglio essere veramente nella vita, non riesco a trarre conclusioni, ho scelto in parte il mio futuro in funzione di una probabile sicurezza lavorativa, il lavoro potrebbe piacermi ma sicuramente non rappresenterebbe quelle che sono le mie passioni, in fondo sappiamo tutti che il lavoro porta via gran parte del tempo che abbiamo a disposizione...


E come ci si realizza nella vita? Con la famiglia, il lavoro?


Chiudo qui.


Se cerchi di conquistare
il mondo
e farne quello che vuoi,
non avrai successo.
Il mondo è un contenitore
dello spirito
e non è fatto
per essere manipolato.
Dominalo e lo rovinerai.
Afferralo, e lo perderai.
I cinque colori accecano l'occhio.
I cinque suoni assordano l'orecchio.
I cinque sapori saturano il palato.

Inseguire desideri fatui ostacola
la crescita.
Correre qua e là, volere questo
e quello...
tante vie per impazzire.

Abbandona ciò che è fuori.
Coltiva ciò che è dentro.
Vivi per il tuo centro,
non per i sensi.

ROLF
26-06-2008, 17.27.54
E come ci si realizza nella vita? Con la famiglia, il lavoro?


Questa è LA domanda, almeno per me. Quando ci capirò qualcosa ti farò un fischio, perchè per ora è tutto un enorme casino.

So solo che la famiglia e gli affetti sono imprescindibili, sul lavoro ora come ora non saprei che dirti.

aries
26-06-2008, 17.45.53
Pensa a come vivevano nel passato e a come vivono ancora milioni (miliardi?) di persone oggi e ti rendi conto che la tua prigione non è altro che un lusso.
Potresti benissimo scappare, andartene in amazzonia e vivere di bacche, ma sai che non ti converrebbe. E' una prigione che tu accetti perché sai che nella vita è tutto un compromesso e questo è forse uno dei migliori.

Daniel_san
26-06-2008, 18.26.11
Io ci penso tutti i giorni.
Anzi la cosa che mi preuccupa di più che gli strumenti di condizionamento sono così forti che chi ha creato questa immensa prigione ne è stato risucchiato dentro divenendone il secondino. Un uomo libero dentro una prigione senza vie d'uscita è a sua volta uno schiavo la cui unica libertà è quella di esercitare una pressione più o meno lecita sul carcerato.
Veramente ci penso di tutti i sacrosanti giorni, quando penso che la mia condizione è passata da servo della gleba a consumatore mi deprimo. Per tutto l'anno siamo consumatori riesumiamo il nostro status di cittadino solo quando dobbiamo ammicare i voti alle elezioni, improvvisamente qualche politico si ricorda della nostro status di cittadini. Si era più cittadini durante le polis greche e durante l'era dei comuni. Ora siamo consumatori, dobbiamo consumare, dobbiamo spendere, dobbiamo lavorare per consumare e per spendere. Non ci è concessa altra alternativa, almeno questo sarebbe nell'intenzione dei secondini.
Potrei provare con una certa pertinenza che la società nella quale viviamo e che i secondini provano a difendere a tutti i costi è fittizia, creata ad hoc dalle multinazionali e poi esportata in tutto il mondo a colpi di pubblicità. Posso dimostrare che di questo passaggio se n'è persa la cognizione poiché le marche hanno fagocitato e rigettato la storia imponendo i loro modelli. Paradossalmente tutto questo è realmente documentato, solo che con l'avvicendamento generazionale dei secondini se ne è confusa l'origine suggerendo alle nuove leve che tutto sia sempre stato così.
Penso che il tempo delle persone sia quanto di più prezioso possa esistere e che lo scopo dell'uomo sia quello di migliorarsi e di migliorare la collettività e non certo quello di comprarsi vestiti firmati e auto sportive.
Infatti guardo con estrema ammirazione il mondo che gira intorno all'open source, quello sarà il modello che darà uno scossone a questo società incancrenita alla frenetica rincorsa dell'utopico PIL. Esistono persone che collettivamente si uniscono e senza un'apparente scopo di lucro creano strumenti utili per la società spinti unicamente da un sentimento di nobile di condivisione delle proprie conoscenze. Queste persone rappresentano il futuro, quel futuro che vuole scacciare le oligarchie dei potenti, il loro atteggiamento ci rende liberi. E dimostrano che il modello consuma, lavora, spendi è una grande bugia colossale, ci dimostrano che forse esiste una via d'uscita da questa giostra infernale.

sharkone
26-06-2008, 18.55.09
Vi è mai capitato durante le vostre giornate frenetiche di fermarvi un attimo e riflettere su tutto ciò che fate? Di guardare il mondo da una prospettiva diversa, quasi globale?

Tutti i giorni o quasi. Più che altro mi viene da pensare continuamente a delle scelte che ho fatto, ad i famosi "se" e "ma" che uno probabilmente dovrebbe lasciarsi alle spalle. Ambito universitario, affettivo, lavorativo. Se ha senso andare avanti così, cambiare qualcosa o tutto. Scappare, tornare indietro o restare.
A volte si corre troppo e mi piacerebbe scendere o fermarmi, però mi ripeto che una volta che si è scesi in pista bisogna continuare a ballare anche quando non si ha più voglia.
Anche a costo di prendere una inculata pazzesca e non aver capito nulla.

A volte (purtroppo) mi vien da pensare che "ormai è andata" e quindi vale la pena continuare così senza starci a riflettere molto. Concentrarsi sul presente senza farsi troppe domande, anche se per un eterno sognatore e pianificatore quale sono resta abbastanza impossibile come cosa.

Il realizzarsi nella vita però per ora credo sia una serie di cose. Famiglia+lavoro+qualche passione. Probabilmente senza una di queste mancherà sempre qualcosa.

Khorne
26-06-2008, 19.10.41
La mia vita sarebbe perfetta se solo non dovessi lavorare. Quella è l'unica cosa che mi fa sentire veramente schiavo :asd:

.Furla.
26-06-2008, 19.38.00
paradossalmente ogni passo che sembra condurti fuori ti rende meno libero. convivere con la consapevolezza dell'esistenza di questa prigione e sforzarsi di renderla meno squallida può essere una fonte di felicità, mentre arrendosi allo squallore difficilmente la vita avrà un senso :birra:

Sharden
26-06-2008, 19.50.14
Se fossi schiavo non ti porresti il problema...
dont' worry ^^

feo
26-06-2008, 19.52.47
si ma poi cosa bisogna essere o fare per essere liberi?
cioe', cos'e' la liberta'?

e' fare quello che ti viene in mente sul momento?
e' dire -mi va un gelato- e uscire da qualsiasi situazione e posto e comprarsi un gelato?
e se poi ti va di non pagarlo? se sei libero non lo paghi
e se poi il gelataio vuole essere libero di sfondarti la gola a cucchiaiate? non puoi essere libero solo tu, devono essere liberi anche gli altri

e questo e' gia' un paletto, un limite che viene inposto, quindi non sei piu' libero

allora provo a vederla dal lato territorio
io sono in italia, qui ci sono delle leggi italiane, e se voglio essere libero di fare tutto quello che mi va devo anche avere la forza di sopprimere il gelataio
e se poi mi viene a cercare il poliziotto, in nome della mia liberta' devo avere la forza di sopprimere pure lui
e questa spirale di morte finirebbe, se io fossi veramente fortissimo e fossi caparbio e determinato a far prevalere la mia liberta', in una guerra tutti contro me che finirebbe con io vivo e gli altri no
e a questo punto se voglio essere libero di fare due chiacchiere?



allora ho chiesto al mio babbo cos'e' la liberta' una volta, e lui tra le tante buffonate mi ha detto una cosa che penso sia giusta, per la societa' in cui vivo: la tua liberta' finisce dove inizia quella degli altri

e credo che in effetti qua siam tutti liberi, perche' nessuno a parte noi stessi e le chiappe larghe che ci ritroviamo ci vieta di fare qualcosa in qualsiasi istante, a patto che poi te ne assumi la responsabilita' :-°

per dire, io potrei alzarmi dal tavolo durante una riunione al lavoro, grattarmi le natiche e andare via senza dir niente, nessuno mi imprigionerebbe, picchierebbe o ucciderebbe per questo
poi pero' non mi devo stupire se mi licenziano :-°

e poi si, non so quantificarlo in milioni o miliardi ma credo che gli unici schiavi rimasti siano solo quelli oppressi fisicamente, quelli che provano la vera paura del dolore se si azzardano a non fare quello che gli viene ordinato :-°

Morfeo81
26-06-2008, 20.00.00
Pensa a come vivevano nel passato e a come vivono ancora milioni (miliardi?) di persone oggi e ti rendi conto che la tua prigione non è altro che un lusso.
Potresti benissimo scappare, andartene in amazzonia e vivere di bacche, ma sai che non ti converrebbe. E' una prigione che tu accetti perché sai che nella vita è tutto un compromesso e questo è forse uno dei migliori.

Il problema è essere nati in determinati luoghi, con determinate comodità, con determinati vantaggi "oggettivi". Il cervello è da sempre abituato a vederli come il "minimo sindacale" ed irrinunciabile, quasi come se fosse opera del creato e non dell'uomo stesso, per questo non riesce ad operare, tranne qualche rarissima eccezione, la scelta di rinunciare a tutto, di vivere di ciò che la natura ha sempre dato all'uomo, ma in piena libertà.

E sotto altri aspetti non serve nemmeno usufruire di determinate comodità, è sufficiente che esistano: ecco perchè sono convinto che anche nel terzo mondo ci sia un iter mentale molto simile.

Comunque, per me la schiavitù reale è nelle nostre passioni naturali, sforzate a dismisura dalla società in cui viviamo, che quasi ce le inculca a prescindere della nostra volontà.

Più volte ho affrontato un argomento simile riguardo al sesso, per fare il primo esempio che mi viene in mente.
Premesso che è perfettamente logico che tutti desiderino il sesso e vogliano praticarlo, non vi fermate mai a pensare quanto questa voglia non sia espressa nelle modalità a noi naturali, pensando a QUANTO la società ci sommerge dell'argomento?
Ce lo propina in TUTTI gli aspetti della nostra vita sociale, in maniera per nulla naturale e in tal senso basterebbe l'esempio delle classiche pubblicità dove, anche senza alcun motivo, la femmina mezza nuda deve comparire per forza (occhiali da vista, da sole, o il sempre più frequente abbinamento donna-auto, per elencare stereotipi a caso).

Oppure nel fatto che la presenza di donne in costume, ad orari anche diurni, stia aumentando a dismisura in televisione, a quasi tutte le ore ad esclusione delle mattutine, mentre alla sera è la festa delle pin up, veline e troiette dalla coscia pura da quattro soldi (che danno anche un immagine pessima delle donne in generale, ma questo è un altro discorso).

Per farla breve, noi desideriamo il sesso da par nostro, ovvio, ma non sapremo mai quanto e come, da uomini liberi, senza il mondo attorno a noi, capitalista e affaristico, che ci circonda di esso e ce lo vende come merce di scambio, guadagnandoci anche fiumi di denaro.
E' un'altra delle "schiavitù" secondo me.

Non è l'unica. La stessa moda è per certi versi fastidiosa, sicuramente non c'è nulla di male ad esserne appassionato, ma il fatto che molto spesso una cosa che di primo acchitto può non piacere (una maglia, un giaccone, quello che vi pare) trovandosela di fronte più spesso cominci ad avere una certa attrattiva ai nostri occhi (vi è mai capitato? siate sinceri. A me sì, prima che abbandonassi ogni tipo di interesse per il vestire in generale, ma ciò non toglie che frequentando gente attirata da queste cose, la faccenda possa ripresentarsi).

Sono le prime schiavitù che mi vengono in mente, di natura probabilmente diversa da quello che intendeva l'autore del topic, ma ci tenevo ad esprimermi riguardo ad esse.

.Furla.
26-06-2008, 20.10.12
si ma poi cosa bisogna essere o fare per essere liberi?
cioe', cos'e' la liberta'?
"libertà è una parola che non significa niente, ma accontenta tutti"
io penso che sia uno stato d'animo, più che una condizione fisica, e consiste nel potere ciò che si vuole o nel volere ciò che si fa, più che nel fare ciò che si vuole.

Mischa
26-06-2008, 20.11.14
Non puoi uscire dal sistema, perché la possibilità di farlo, è inclusa e prevista dal sistema stesso, quindi nel momento in cui la attui, non fai altro che consolidarlo. Perfino esempi portati in tal senso sono in realtà falsati, non sono eccezioni che confermano la regola, ma conferme della regola e stop. L'unico modo per cambiare le cose è "dall'interno" perché non esiste un "esterno", ma questa possibilità è prevista e già contemplata: non sei tu a cambiare il sistema, e non sarebbero neppure milioni di persone a farlo, anche le convincessi di qualsivoglia cosa. Non sono le persone a comporre il sistema, è il sistema a definire le persone, ed è il sistema stesso a cambiare quando è sufficientemente maturo per farlo, a prescindere dai singoli o perfino dalle masse. E' un meccanismo autodeterminato, indipendente perfino da chi pensa di controllarlo e in un certo senso lo fa, senza però rendersi conto che, essendo a sua volta parte del sistema, a. non ne controlla che alcuni aspetti, per quanto importanti, b. non può cambiare il resto come vuole, ma solo nel modo in cui può essere cambiato (nuovamente, contemplato dalle logiche del sistema stesso, ineluttabili), e solo temporaneamente. Noi non siamo individui, siamo parti di un singolo organismo. Forse parassita, ma è un altro discorso. Quel che conta è che nessuno di noi può fare qualcosa indipendentemente, davvero. La libertà non esiste e neppure il libero arbitrio, se non a livello micro, e parziale. Una volta riconosciuto questo, sorprendentemente, si è trovata almeno una ragione per cui essere contenti: se non puoi cambiare le cose in senso positivo, non puoi farlo neppure in negativo, quindi tanto vale divertirsi. In tal senso, dunque, prima o poi "la schiavitù ci renderà liberi" (pun intended) :D

.Furla.
26-06-2008, 20.21.34
La libertà non esiste e neppure il libero arbitrio, se non a livello micro, e parziale. Una volta riconosciuto questo, sorprendentemente, si è trovata almeno una ragione per cui essere contenti: se non puoi cambiare le cose in senso positivo, non puoi farlo neppure in negativo, quindi tanto vale divertirsi.
io non condivido, questa è una tua fede personale. che tutto sia predeterminato in un sistema immutabile è tutto da dimostrare.

Mischa
26-06-2008, 20.39.43
io non condivido, questa è una tua fede personale. che tutto sia predeterminato in un sistema immutabile è tutto da dimostrare.Io non condivido il fatto che tu non condivida, per il semplice motivo che non condividerei in prima istanza quel che tu ritieni io abbia detto. Stando così le cose, o condividi quel che ho detto prima, che io non condividerei, oppure non lo condividi, ma in tal caso... condivideresti il mio non condividere quel che dici, ovvero che non sia condivisibile quel che ritieni io abbia detto, e non condivideresti il fatto che sia non condivisibile quel che ho detto. Condividi? :D

funazza
26-06-2008, 20.44.44
Io non condivido il fatto che tu non condivida, per il semplice motivo che non condividerei in prima istanza quel che tu ritieni io abbia detto. Stando così le cose, o condividi quel che ho detto prima, che io non condividerei, oppure non lo condividi, ma in tal caso... condivideresti il mio non condividere quel che dici, ovvero che non sia condivisibile quel che ritieni io abbia detto, e non condivideresti il fatto che sia non condivisibile quel che ho detto. Condividi? :D

http://www.tuckborough.net/images/Bilbo.jpg

MarcoLaBestia
26-06-2008, 20.57.47
ci penso ogni minimo secondo ke passa, ovviamente.


Non puoi uscire dal sistema, perché la possibilità di farlo, è inclusa e prevista dal sistema stesso, quindi nel momento in cui la attui, non fai altro che consolidarlo. Perfino esempi portati in tal senso sono in realtà falsati, non sono eccezioni che confermano la regola, ma conferme della regola e stop. L'unico modo per cambiare le cose è "dall'interno" perché non esiste un "esterno", ma questa possibilità è prevista e già contemplata: non sei tu a cambiare il sistema, e non sarebbero neppure milioni di persone a farlo, anche le convincessi di qualsivoglia cosa. Non sono le persone a comporre il sistema, è il sistema a definire le persone, ed è il sistema stesso a cambiare quando è sufficientemente maturo per farlo, a prescindere dai singoli o perfino dalle masse. E' un meccanismo autodeterminato, indipendente perfino da chi pensa di controllarlo e in un certo senso lo fa, senza però rendersi conto che, essendo a sua volta parte del sistema, a. non ne controlla che alcuni aspetti, per quanto importanti, b. non può cambiare il resto come vuole, ma solo nel modo in cui può essere cambiato (nuovamente, contemplato dalle logiche del sistema stesso, ineluttabili), e solo temporaneamente. Noi non siamo individui, siamo parti di un singolo organismo. Forse parassita, ma è un altro discorso. Quel che conta è che nessuno di noi può fare qualcosa indipendentemente, davvero. La libertà non esiste e neppure il libero arbitrio, se non a livello micro, e parziale. Una volta riconosciuto questo, sorprendentemente, si è trovata almeno una ragione per cui essere contenti: se non puoi cambiare le cose in senso positivo, non puoi farlo neppure in negativo, quindi tanto vale divertirsi. In tal senso, dunque, prima o poi "la schiavitù ci renderà liberi" (pun intended) :Dquesta accezione leviatanica del sistema si scorda ke esso poggia sulla moltitudine di uomini, senza dei quali vaporizzerebbe non solo come idea, ma anke come realtà in atto, mancando soggetti in grado di pensarlo e usarlo (e quindi mandarlo avanti)


un treno in corsa non può di colpo arrestarsi o peggio ancora andare nel senso opposto, nè può farlo da solo nè altri da fuori lo possono fare, ki ci prova viene investito sotto le rotaie o spiaccicato sul parabrezza (ki è stato in cabina almeno una volta sa quanti piccioni dipingono di rosso i vetri davanti a ogni viaggio)
al massimo si può andare ai comandi e cercare di manovrarlo, più facile se aiutato dagli altri passeggeri ke altrimenti te lo impediranno. Nel milgliore dei casi riesci a fargli cambiare binario, ma per farlo andare nel senso opposto ci vuole una manovra talmente lunga ke l'universo farebbe prima a re-implodere e ri-esplodere.

È una legge della fisica, la forza d'inerzia.

Di0
26-06-2008, 21.03.21
Una volta riconosciuto questo, sorprendentemente, si è trovata almeno una ragione per cui essere contenti: se non puoi cambiare le cose in senso positivo, non puoi farlo neppure in negativo, quindi tanto vale divertirsi. In tal senso, dunque, prima o poi "la schiavitù ci renderà liberi" (pun intended) :D


Verissimo. Però anche migliorare le cose a livello "micro" non è male. Voglio dire, mollare tutto e andare a vendere bibite e gelati con un cerenguito caraibico, magari non ti farà "uscire dal sistema" ma proprio schifo non deve fare. :)

MarcoLaBestia
26-06-2008, 23.56.10
...siamo schiavi di noi stessi ....non di te stesso, ma delle cose ke credi siano te stesso.

secondo Marx il feticismo delle merci deriva dal fatto ke la merce non viene più vista come prodotto del lavoro umano, ma come cosa in sè e a sè stante. Heidegger crede ke l'alienazione esistenziale sia portata proprio da questo "scadere al livello degli oggetti" ke svuota l'esistenza stessa, in quanto ci identifikiamo nelle cose ke possediamo oppure nella massa, scomparendo di fatto come uomini nella deiezione.
Sartre poi afferma ke la consapevolezza dell'uomo di essere inutile lo porta alla nausea. Io dico ke questo vuoto esistenziale viene riempito dalle persone con tutto ciò ke caratterizza la sovrastruttura della società.


In soldoni: sei skiavo della paura di essere libero e scevro da qualsiasi sovrastruttura.

tomkk
26-06-2008, 23.59.33
...siamo schiavi di noi stessi ....

AlexandervonHumboldt
27-06-2008, 00.00.54
Il "sistema" può essere cambiato solo se c'è la coscienza per farlo e la volontà di farlo.

Di solito la prima non c'è, e la seconda ancor meno.

Il "sistema" non è un'entità eteronoma...
L'intero sarà anche piú della somma delle parti, però tutte le parti fanno l'intero: se le cose funzionano cosí vuol dire che vanno bene cosí alla maggior parte delle persone.

Per una certa parte del mondo è anche comprensibile, per la nostra a mio parere è comprensibile ma inaccettabile.
La nostra stessa società è un inferno autocreato (per carità è sempre meglio dell'inferno primordiale, ma almeno quello non dipendeva da noi) e che potrebbe benissimo essere organizzato in modo differente e piú razionale, migliore per tutti. Non lo è.



Per quanto riguarda il piccolo miglioramento è positivo di per sé, ma diventa negativo nel momento in cui questo fa desistere dal cambiamento effettivo... il movimento non è tutto, e il fine non è affatto tutto.




Comunque se t'interessa l'argomento è consigliata la lettura di Herbert Marcuse ed in generale della scuola di Francoforte (però Marcuse è il piú leggibile).

MarcoLaBestia
27-06-2008, 00.15.55
...siamo schiavi di noi stessi ....non di te stesso, ma delle cose ke credi siano te stesso.

secondo Marx il feticismo delle merci deriva dal fatto ke la merce non viene più vista come prodotto del lavoro umano, ma come cosa in sè e a sè stante. Heidegger crede ke l'alienazione esistenziale sia portata proprio da questo "scadere al livello degli oggetti" ke svuota l'esistenza stessa, in quanto ci identifikiamo nelle cose ke possediamo oppure nella massa, scomparendo di fatto come uomini nella deiezione.
Sartre poi afferma ke la consapevolezza dell'uomo di essere inutile lo porta alla nausea. Io dico ke questo vuoto esistenziale viene riempito dalle persone con tutto ciò ke caratterizza la sovrastruttura della società (ossia con la deiezione).


In soldoni: sei skiavo della paura di essere libero e scevro da qualsiasi sovrastruttura.

tomkk
27-06-2008, 00.17.47
non di te stesso, ma delle cose ke credi siano te stesso.

secondo Marx il feticismo delle merci deriva dal fatto ke la merce non viene più vista come prodotto del lavoro umano, ma come cosa in sè e a sè stante. Heidegger crede ke l'alienazione esistenziale sia portata proprio da questo "scadere al livello degli oggetti" ke svuota l'esistenza stessa, in quanto ci identifikiamo nelle cose ke possediamo oppure nella massa, scomparendo di fatto come uomini nella deiezione.
Sartre poi afferma ke la consapevolezza dell'uomo di essere inutile lo porta alla nausea. Io dico ke questo vuoto esistenziale viene riempito dalle persone con tutto ciò ke caratterizza la sovrastruttura della società.


In soldoni: sei skiavo della paura di essere libero e scevro da qualsiasi sovrastruttura.

non intendevo in quel senso .....siamo schiavi dei limiti insiti nella nostra natura....ma che ad un analisi più approfondita in buona parte si rivelano essere anche i nostri punti di forza

vespino
27-06-2008, 13.26.13
E' tutto una prigione..ci sembra di essere liberi, ma in realtà è una libertà tutta gia impostata...e quando te ne rendi conto, ti senti vuoto e invaso da un senso di schifume

p.s io non so chi è piu schiavo se noi nel mondo moderno, o chi nel mondo moderno ancora non cè entrato...

Nemolo.O
27-06-2008, 14.25.51
La libertà? Essere costretti a comportarci secondo norme, leggi, comandi, disgrazie, decise nel 90% dei casi da persone più potenti di noi.
Tutta via, anche i potenti sono liberi fino ad un certo punto, secondo me che sull'idea di un sistema, la discussione cadrebbe sull'etica//morale, ovvero , è veramente giusto che ci siano certi vincoli alle nostre azioni ? o è ingiusto che le istituzioni ci targhettino come persone libere, quando sono EVIDENTI i limiti di questo termine?

aries
27-06-2008, 14.29.32
E' tutto una prigione..ci sembra di essere liberi, ma in realtà è una libertà tutta gia impostata...e quando te ne rendi conto, ti senti vuoto e invaso da un senso di schifume

p.s io non so chi è piu schiavo se noi nel mondo moderno, o chi nel mondo moderno ancora non cè entrato...

Mah, ma ci pensate sul serio a ste cose?
Rileggi il post di Feo, vah.

Chi non fa parte del mondo civilizzato ha mille schiavitù esattamente: la schiavitù a dover procurarsi cibo ogni giorno, la schiavitù nei confronti delle malattie, della povertà, dell'organizzazione sociale e di mille altre cose.

Eowyn.
27-06-2008, 15.31.13
e credo che in effetti qua siam tutti liberi, perche' nessuno a parte noi stessi e le chiappe larghe che ci ritroviamo ci vieta di fare qualcosa in qualsiasi istante, a patto che poi te ne assumi la responsabilita' :-°Ecco, questa è la cosa migliore che abbia letto.
Stan, nessuno, se non te stesso, ti vieta di prendere e ... fare ciò che vuoi. Ma il vivere in società comporta che del "tuo cià che vuoi" devi essere responsabile.

AlexandervonHumboldt
27-06-2008, 15.41.33
Chi non fa parte del mondo civilizzato ha mille schiavitù esattamente: la schiavitù a dover procurarsi cibo ogni giorno, la schiavitù nei confronti delle malattie, della povertà, dell'organizzazione sociale e di mille altre cose.

Fermo. Che ci siano situazioni peggiori è vero ed è pacifico.


La questione è: l'attuale organizzazione sociale è la migliore possibile? Se non lo è, perché non si cerca progressivamente di modificarla?

aries
27-06-2008, 15.49.49
Perché l'uomo è una creatura imperfetta e ci sono di mezzo pigrizia, egoismo, mancanza di lungimiranza, mancanza di compassione, disinformazione, pregiudizi e quant'altro.
Non si può fare altro che dare il proprio misero contributo, consapevoli che è tutto un compromesso e che nulla, in fondo, è dato per scontato.
Non vorrei sembrare troppo ottimista: in realtà anche io non è che sia proprio felicissimo (e parte di questo è anche colpa mia) e ce l'ho a morte col mondo per migliaia di cose, ma la situazione è questa e non si può fare altro che adattarcisi.

Daniel_san
27-06-2008, 16.10.47
Chi non fa parte del mondo civilizzato ha mille schiavitù esattamente: la schiavitù a dover procurarsi cibo ogni giorno, la schiavitù nei confronti delle malattie, della povertà, dell'organizzazione sociale e di mille altre cose.

No quella è sopravvivenza non è schiavitù.
Se molti popoli non hanno voglia di "civilizzarsi" lo fanno proprio per preservare la loro libertà, magari a noi sembrano che si spaccano la schiena ma loro si stanno curando di loro stessi e della loro comunità.
Caso completamente diveso è lavorare 12 ore al giorno per uno stipendio di fame mentre qualcun'altro se va in giro con lo Yacht a fare baldoria. Uno è schiavo mentre l'altro è solo schiavo dei propri vizi.
Proprio l'altro giorno sentivo il ministro Sacconi parlava sibillinamente del ritorno del lavoro a cottimo, invece di lavorare tutti meno e dedicarci con impegno a cose più utili per tutti, vorrebbero farci lavorare il triplo perché chi si spacca la schiena non ha tempo per interessarsi a come gli depennano diritti su diritti. E quando non hai diritto alla pensione, non hai diritti sul lavoro, non hai diritto a manifestare o a protestare sei effettivamente uno schiavo.

AlexandervonHumboldt
27-06-2008, 16.11.18
La storia è fatta dagli uomini, e gli uomini hanno cambiato la storia. E lo possono fare ancora.

Daniel_san
27-06-2008, 16.33.18
Figurati la vita di un uomo è un istante effimero della storia della terra.
Ma io sono dell'avviso che chi si crede libero in questo momento storico è plagiato e offuscato dal sistema. Persino l'istat dichiara che in Italia l'ascensore sociale è bloccato Discesa di classe | L'espresso (http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Discesa-di-classe/1910227&ref=hpstr1) se io non sono in grado di andare oltre la classe sociale dei miei genitori allora non sono poi così diverso da un servo della gleba.

hellspawn85
27-06-2008, 18.11.56
Vi è mai capitato durante le vostre giornate frenetiche di fermarvi un attimo e riflettere su tutto ciò che fate? Di guardare il mondo da una prospettiva diversa, quasi globale?


la risposta è SI, ci penso ogni singolo fottuto istante della mia vita, non sai quante volte io abbia meditato il suicidio per questi motivi.
Fortunatamente nella mia vita sono subentrate delle cose (/persone) che mi han fatto cambiare prospettiva




Mi sembra di vivere in un mondo preconfezionato, una vita che se vista nel suo insieme non ha più valore di uno dei tanti prodotti commerciali che questa società consumista ci sventola sotto al naso, società in cui il conformismo di massa genera emarginazione.

purtroppo è così, ma quando mi soffermo a pensarci, subentrano sempre delle riflessioni pseudofilosofiche (e dico pseudo perchè di filosofia non ci capisco una cippa :P ) che mi portano a una inevitabile conlusione tipo: tanto siamo solo dei proiettili sparati a una velocità vertiginosa su questa terra, e i nostri 80 anni di vita media sono solo uno sputo, passa tutto in fretta , tiriamo le cuoia (dopo credo non ci sia niente) ed è finita questa inutile sofferenza.


Mah, ma ci pensate sul serio a ste cose?
Rileggi il post di Feo, vah.

Chi non fa parte del mondo civilizzato ha mille schiavitù esattamente: la schiavitù a dover procurarsi cibo ogni giorno, la schiavitù nei confronti delle malattie, della povertà, dell'organizzazione sociale e di mille altre cose.

credo che queste(cit.) siano delle conseguenze negative, causate da delle condizioni a dir poco sfavorevoli dettate al "mondo non civilizzato" da quelòlo "civilizzato"... insomma, in poche parole sono schiavi anche loro.

poi ognuno può vederla nell'ottica che preferisce, aries, mi piacerebbe pensarla come te, perchè hai una visone davvero ottimistica della cosa, e credo (spero di non peccare di presunzione) che tu abbia molti meno problemi e sia più soddisfatto nella vita pensandola così

è da un pò che ci penso, abbiamo rovinato il mondo, mi piacerebbe che un cataclisma spazzasse via tutta l'umanità e la terra rimanesse popolata soltanto dagli animali.

P.s. Complimenti stan ;) , un ottimo spunto di riflessione


edit.

Figurati la vita di un uomo è un istante effimero della storia della terra.


esatto -_-'

aries
27-06-2008, 18.19.59
Sottovaluti l'umanità, siamo una specie che ha fatto cose terribili come cose magnifiche, dai troppe cose per scontate, cose che l'umanità ha imparato in millenni.
Al contempo invece tendi a sopravvalutare infinitamente la "natura"... non che io non la ami, chiariamoci, ma non riesco a vedere il senso di un pianeta che continua a riciclarsi nel percorso vita>morte>vita degli animali. Noi umani, tra capolavori e nefandezze, stiamo dando una impronta unica all'epoca in cui stiamo vivendo.

E no, non credere che la mia vita sia priva di problemi (per quanto io comunque, godendo di salute discreta, di una famiglia che, tra mille problemi, mi vuole bene e di un tenore di vita dignitoso, non posso lamentarmi di certo).

.Furla.
27-06-2008, 18.37.17
Io non condivido il fatto che tu non condivida, per il semplice motivo che non condividerei in prima istanza quel che tu ritieni io abbia detto. Stando così le cose, o condividi quel che ho detto prima, che io non condividerei, oppure non lo condividi, ma in tal caso... condivideresti il mio non condividere quel che dici, ovvero che non sia condivisibile quel che ritieni io abbia detto, e non condivideresti il fatto che sia non condivisibile quel che ho detto. Condividi? :D
dopo un quarto d'ora e un mal di testa sono giunto alla conclusione che condivido :p

ieri ho risposto di fretta, oggi spiego cosa non condivido :D


La libertà non esiste e neppure il libero arbitrio, se non a livello micro, e parziale. Una volta riconosciuto questo, sorprendentemente, si è trovata almeno una ragione per cui essere contenti: se non puoi cambiare le cose in senso positivo, non puoi farlo neppure in negativo, quindi tanto vale divertirsi.
intanto c'è sempre il modo di cambiare le cose in peggio o in meglio, è proprio per questo che vale la pena di vivere. il divertimento è solo la trasposizione di questo concetto in un sistema fittizio, del quale gradiamo le regole. sul libero arbitrio io direi che tanti liberi arbitrii possono contrapporsi ed annullarsi a vicenda, ma il fatto di vederla come una situazione che non si può cambiare è l'unico motivo per cui la situazione non cambierà, ed è conseguenza del (a mio avviso, mal-)utilizzo del libero arbitrio.

AlexandervonHumboldt
28-06-2008, 00.58.15
Figurati la vita di un uomo è un istante effimero della storia della terra.
Ma io sono dell'avviso che chi si crede libero in questo momento storico è plagiato e offuscato dal sistema. Persino l'istat dichiara che in Italia l'ascensore sociale è bloccato Discesa di classe | L'espresso (http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Discesa-di-classe/1910227&ref=hpstr1) se io non sono in grado di andare oltre la classe sociale dei miei genitori allora non sono poi così diverso da un servo della gleba.
Il problema non è l'ascesa di classe, il problema sono le classi, la soluzione è il loro superamento. Quando si guarderà alle classi come adesso si guarda alla servitú della gleba si vivrà molto meglio.

Il fatto che noi siamo un istante effimero rispetto alla durata della terra non conta nulla: l'uomo è misura di tutte le cose, la nostra esperienza soggettiva è l'unità fondamentale della nostra esperienza di vita, che è un che di soggettivo. Dirsi che in fondo la terra ha 5 miliardi d'anni e noi non ne siamo che una piccola parte è futile... La terra non ha mica importanza di per sé.

Per quanto riguarda il senso delle cose: nulla ha un senso in sé. Ma tutto può avere un senso per noi.
L'insensatezza ontologica del tutto è a mio parere qualcosa di cui prendere atto, ma questo "deserto" ci dà l'opportunità di scegliere, un'opportunità che non vi sarebbe, se ciò fosse determinato.

stan
28-06-2008, 02.56.51
Ringrazio davvero tutti quanti per gli interventi, sento che discutere di questo per me sia molto importante adesso.

Mi sono sentito ridicolo, quando giustamente alcuni di voi hanno ribadito il fatto che esistano ben altre schiavitù e situazioni ben peggiori, ma quando si ha troppa fortuna sistematicamente ci dimentichiamo di quello che si ha. Anche questo, forse ridicolo, ma a volte penso che sarebbe stato un bene provare qualunque situazione di forte disagio in prima persona (escludendo ciò che ho già sperimentato, credo comunque sia difficile riuscire a fare confronti), la personalità e il carattere si temprano in questo modo.

Al di là della "macrosituazione", delle lotte di classe, dei condizionamenti...credo che in effetti il punto stia tutto qui:



...
e credo che in effetti qua siam tutti liberi, perche' nessuno a parte noi stessi e le chiappe larghe che ci ritroviamo ci vieta di fare qualcosa in qualsiasi istante, a patto che poi te ne assumi la responsabilita' :-°
...



Ecco, questa è la cosa migliore che abbia letto.
Stan, nessuno, se non te stesso, ti vieta di prendere e ... fare ciò che vuoi. Ma il vivere in società comporta che del "tuo cià che vuoi" devi essere responsabile.

Se vogliamo agire in fondo si può, siamo schiavi delle nostre paure.

Sapete cosa mi sono accorto di non sopportare? La staticità (si può forse collegare ad una forte ed incosciente paura della morte? ). Quello che sento di avere più bisogno adesso è andare via. ho un forte desidero di conoscere luoghi, persone, cose nuove. Per come mi sono costruito la vita adesso mi aspettano altri tre anni di studio (uno se chiudessi con la triennale, il tutto nelle più rosee previsioni) e una volta presa la laurea inizierei (forse) a lavorare; attualmente le occasioni per soddisfare quel forte bisogno sono una decina di giorni sparsi durante l'anno e una decina di giorni ad Agosto. Ho paura di non avere più un'occasione per poter fare tutto questo, perdere questo momento, anche perchè col passare degli anni cambiano le esigenze, come ad esempio farsi una famiglia e lì è più che certo che una persona si fermi. Di sicuro l'ultima cosa che vorrei però, sarebbe quella di guardarmi indietro ed accorgermi di aver cercato semplicemente di scappare da me stesso; sento di non essere mai stato un tipo di persona facile ma comunque eventi e circostanze non mi hanno mai aiutato.

Ci ho messo tanto tempo per scrivere, ma mi sono sfogato e credo ne valga la pena. :)

MarcoLaBestia
28-06-2008, 03.03.01
ne vale sempre la pena. :birra:

se vuoi viaggiare, viaggia. Io a furia di fare miliardi di cose contemporaneamente ho imparato a farle nella metà del tempo. Certo il risultato non è lo stesso di quando spendi tutto il tempo soffermandoti su una cosa invece ke su tante, però alla fine ne vale la pena.

fai ciò ke vuoi fare, viaggia fino a distruggerti, per esperienza ti dico ke dopo ke lo avrai fatto sarai bello stanco, vorrai fermarti e sarai contento e rilassato.

Daniel_san
28-06-2008, 14.42.15
Il problema non è l'ascesa di classe, il problema sono le classi, la soluzione è il loro superamento. Quando si guarderà alle classi come adesso si guarda alla servitú della gleba si vivrà molto meglio.

Il fatto che noi siamo un istante effimero rispetto alla durata della terra non conta nulla: l'uomo è misura di tutte le cose, la nostra esperienza soggettiva è l'unità fondamentale della nostra esperienza di vita, che è un che di soggettivo. Dirsi che in fondo la terra ha 5 miliardi d'anni e noi non ne siamo che una piccola parte è futile... La terra non ha mica importanza di per sé.

Per quanto riguarda il senso delle cose: nulla ha un senso in sé. Ma tutto può avere un senso per noi.
L'insensatezza ontologica del tutto è a mio parere qualcosa di cui prendere atto, ma questo "deserto" ci dà l'opportunità di scegliere, un'opportunità che non vi sarebbe, se ciò fosse determinato.

Un discorso molto idealistico che verrà sconfessato dall'esperienze di vita che incontrerai sulla tua strada.
L'analisi materialista della storia non prevedeva molti fattori che oggi fanno versare il mondo vicino al collasso, uno sviluppo della civiltà umana ecosostenibile ed ecocompatibile prevede per forza di cose l'abbattimento di vecchi modelli come quello della divisione in classe e della logica imperialistica del profitto. Saranno le esigenze di sopravvivenza a decidere il cambiamento di rotta rispetto a quella attuale.

Il percorso storico della terra ha molto valore noi siamo una traccia di storia sulla storia del mondo è biologicamente certa la nostra estinzione anche solo come superamento della specie, gli esseri superiori biologici hanno un alto grado di mutabilità e quindi nella storia futura dell'uomo compariranno i segni di qualche nuova variante che prima o poi si determinerà come specie estinguendoci. Accade così da sempre e così continuerà ad essere perché è insito nei meccanismi della storia del mondo di cui noi ne facciamo parte.

Ghostkonrad
29-06-2008, 00.27.36
Vorrei discutere di qualcosa di complesso su cui probabilmente farò anche fatica a farmi capire.

Vi è mai capitato durante le vostre giornate frenetiche di fermarvi un attimo e riflettere su tutto ciò che fate? Di guardare il mondo da una prospettiva diversa, quasi globale?

Mi sembra di vivere in un mondo preconfezionato, una vita che se vista nel suo insieme non ha più valore di uno dei tanti prodotti commerciali che questa società consumista ci sventola sotto al naso, società in cui il conformismo di massa genera emarginazione. Quali sono le cause di queste sensazioni sgradevoli? Perchè mi pare evidente che se tutto girasse per il meglio non ve ne sarebbe traccia. Fin dall'infanzia veniamo bombardati da informazioni e stimoli di ogni tipo che ci portano a voler realizzare i desideri più effimeri, siamo davvero liberi? Stiamo vivendo la vita come vogliamo o siamo condizionati?

Il mondo, o il "sistema", la società, non sono cattivi, nè sono buoni; non ha molto senso essere pessimisti o ottimisti: gli ottimisti sono tendezialmente persone che si aspettano troppo, scelgono di essere contenti senza che ve ne sia effettivo presupposto; spesso si comportano così per difendersi dalle delusioni che la loro stessa attitudine li porta a prendere; più ne subiscono, più diventano ottimisti; i pessimisti di solito sono persone insoddisfatte della propria vita, e che per questo postulano la cattiveria dell'uomo e del mondo tutto: la loro vita va male perchè va male a tutti, perchè tutti la fanno andar male, anche tutte le altre persone stanno male: è un modo di combattere la solitudine insita in questa condizione.
Secondo me invece la vita è qualcosa di assolutamente monotono, prevedibile: tutto è già deciso, pochissime variazioni sono ammesse: una volta che iniziamo a vivere, iniziamo un percorso che dipenderà dalla famiglia, dalla società e dallo stato in cui siamo nati: ma sono percorsi ben fissati e precisi; scuola, lavoro, alzarsi ogni mattina, la maggior parte delle nostre giornate consisterà nel fare quasi le stesse cose di un giorno precedente; e ogni cosa percepita come una variazione sarà a sua volta parte del percorso: trovare una ragazza, mettere su famiglia, prendere un bel voto o trovare un buon lavoro... tutto già previsto.
La gente per questo tende sempre di più ad affezionarsi, paradossalmente, a questa routine: perchè è qualcosa di ben conosciuto, che permette di non pensare ad altro. Non cambia nulla, tutto è sempre uguale; le condizioni dell'uomo sono migliorate, ma il fatto stesso che lo siano porta a ritenerle scontate e banali.
L'unico modo di avere la felicità e conseguire un obbiettivo: ma quando anche lo conseguiamo, non ne ricaviamo mai la felicità che speravamo; è solo una felicità effimera, di breve durata; si è davvero felici solo se si avevano aspettative pessime, ma in tal caso, l'ansia e la paura precedenti, l'impegno stesso profuso nel conseguire l'obbiettivo bilanciano quasi perfettamente la contentezza successiva.
E più si diventa usi alla felicità, più, alla fine, anche essa diventa scontata e banale.
E' la nostra natura, non c'è scampo: vogliamo solo cose impossibili da avere; l'unica cosa in grado di farci agire è la ricerca dei nostri piaceri.

Detto questo, non so nemmeno se siamo liberi o no; in linea di massima tutto ciò che pensiamo deriva dalla nostra educazione, e dal modo in cui siamo stati cresciuti; ma se questa regola fosse davvero senza scampo, allora nella storia non vi sarebbe la possibilità di mutamenti di pensiero, cosa chiaramente smentita; ma pure questi mutamenti di pensiero non hanno mai di fatto modificato alla radice la struttura della società: come diceva Orwell, ci sono al mondo tre tipi di persone: le alte, le medie e le basse: ed è sempre stato così, fin dal neolitico. E' probabile che, come dice Mischa, alla fine possiamo cambiare solo piccole cose, senza mai scalfire le radici del nostro sistema di pensiero, che provengono appunto dall'educazione.



Se devo essere sincero ho paura del futuro, vivere il presente in funzione di un futuro in parte scritto ma che non mi è possibile prevedere completamente mi ha sempre angosciato. Possiamo "scappare", cambiare città, forse anche stile di vita, ma siamo sicuri che funzionerà? Oppure il tutto consisterà nel ritrovarci in una prigione più bella e più grande?

Nutro dubbi su quello che voglio essere veramente nella vita, non riesco a trarre conclusioni, ho scelto in parte il mio futuro in funzione di una probabile sicurezza lavorativa, il lavoro potrebbe piacermi ma sicuramente non rappresenterebbe quelle che sono le mie passioni, in fondo sappiamo tutti che il lavoro porta via gran parte del tempo che abbiamo a disposizione...


E come ci si realizza nella vita? Con la famiglia, il lavoro?

Bè, la risposta a questa domanda non posso darla io. :D

Io, che sono una persona tendezialmente asociale e poco propensa al rapporto con gli altri, mi vorrei realizzare col lavoro; alla fine metter su famiglia vuol dire dare ascolto agli istinti che ci ha instillato l'evoluzione, se proprio devo senza scampo fare qualcosa di già deciso, almeno sarà qualcosa di "umano", cioè inventato e prodotto dall'uomo; ma si parla di me.

hiroshi
29-06-2008, 00.29.27
l'unica schiavitu che ho, è me stesso.

Daniel_san
29-06-2008, 10.26.40
Cioè sei un convinto masturbatore? :|

Sig.Bakke
30-06-2008, 02.40.05
Ne discutevo ieri sera con un mio amico, e sostanzialmente sostenevo - meglio, naturalmente :D - le stesse opinioni di Aries (a parte la solita discriminazione nei confronti degli animali, come se gli uomini fossero altro). Per me non è rapportabile la schiavitù vera, effettiva e fisica a quella indotta dalla società capitalistica, che afflige la mente e l'intelletto delle persone; le inserisco proprio su due piani di versi, e nel caso mi capitasse di utilizzare il termine schiavitù in relazione alla nostra società lo farei sicuramente in modo figurato, perché concettualmente ritengo si debba fare un forte distinguo tra le due cose - e non per sminuire i problemi che abbiamo.

vespino
30-06-2008, 02.53.46
Mah, ma ci pensate sul serio a ste cose?
Rileggi il post di Feo, vah.

Chi non fa parte del mondo civilizzato ha mille schiavitù esattamente: la schiavitù a dover procurarsi cibo ogni giorno, la schiavitù nei confronti delle malattie, della povertà, dell'organizzazione sociale e di mille altre cose.

ovvio che ci siano situazione peggiori delle nostre, dove non puoi scegliere nemmeno se e come vivere...ma ci sono anche situazioni non facente parte del mondo civilizzato(come lo diciamo noi)dove la loro condizione è migliore di quella che ci propina il mondo moderno... tu pensi veramente di scegliere ciò che fai ogni giorno, o ci sei condotto per vie traverse? pensi di scegliere da "solo"ciò che mangi,bevi,ascolti? è un discorso IMHO molto complicato per dire è bianco e nero...e non si può sempre dire secondo me che da un lato si sta peggio che da un altro...

funker
30-06-2008, 18.00.47
Finché staremo insaccati in questo involucro di pelle, ossa e muscoli, allora sì che saremo schiavi. Schiavi dell'aria, dell'acqua, del sole, del cibo, schiavi delle proprie feci e della propria urina. "Siamo schiavi?" non è altro che una domanda prima retorica e poi relativa, retorica poiché, sì, lo siamo eccome, relativa perché c'è da capire a quale livello di schiavismo ci stiamo riferendo. Se è la società odierna a farti schifo, puoi sempre andare a vivere nei monti e fondare una nuova civiltà troglodita, ma ciò non cambia che dovrai sempre respirare, procacciarti del cibo e poi cagarlo.

:sisi:

Morfeo81
03-07-2008, 09.14.00
Sull'eterna diatriba meglio/peggio: è chiaro che ci siano considerazioni oggettive, e beato chi, nelle nostre società sviluppate, riesce a goderne appieno.

Ma proprio per l'attitudine mentale a vedere tutti i giorni aspetti della nostra vita che per forza di cose a noi risultano scontate, siamo naturalmente portati a pensare ad altro: amicizia-amore-affertti, posto di lavoro preferito, eccetera.

I primi aspetti tratteggiati penso siano imprescindibili: ovviamente ci si pensa anche in una società arretrata e fatiscente, però gli ostacoli sociali e strutturali al raggiungimento degli stessi sono inferiori a quelli che l'uomo medio deve affrontare nelle società sviluppate. Non a caso la depressione è una patologia particolarmente diffusa in queste ultime, e non è affatto un caso.

E' indubbio che ci sia gente che muore di fame, ma penso che una persona davvero infelice non possa esserlo semplicemente rendendosi conto che c'è chi sta peggio di lui.

Crescendo ho imparato a rispettare la sofferenza umana, anche nella sua relatività. Perchè è ovvio che se tua moglie ti cornifica e ti lascia "oggettivamente" sia meglio che morire di fame, ma non è un buon motivo per potersi tirare su, il problema resta.

Credo che la vera differenza stia nella possibilità minima di nutrirsi. Superato quel limite, non credo che gli esseri umani soffrano più o meno a seconda della loro condizione socio-economica.

Ghostkonrad
03-07-2008, 14.33.28
E' indubbio che ci sia gente che muore di fame, ma penso che una persona davvero infelice non possa esserlo semplicemente rendendosi conto che c'è chi sta peggio di lui.

Crescendo ho imparato a rispettare la sofferenza umana, anche nella sua relatività. Perchè è ovvio che se tua moglie ti cornifica e ti lascia "oggettivamente" sia meglio che morire di fame, ma non è un buon motivo per potersi tirare su, il problema resta.

Capita abbastanza spesso che la gente cerchi di rimpoverare usando questa scusa.
"Egoista, c'è gente che muore di fame è tu sei triste".

Potremmo anche dire che basare la nostra felicità sull'infelicità altrui non è nemmemo egoistico: è sadico.

Daniel_san
03-07-2008, 15.08.47
La schiavitù è qualcosa che ti viene imposta, in maniera palese o sibillina, che crea disuguaglianza tra due parti. Viene esercitata intenzionalmente da chi possiede un privilegio e viene subita passivamente da chi non può sottrarsi a questo stato di cose. Il fatto che questa realtà si sia ammorbidita nella forma di fatto non ne ha cambiato la sostanza, anzi la cosa più perversa è che per scongiurare la rottura di questo equilibrio anche i privilegiati si sono fatti "schiavizzare", ora lo status di schiavo moderno ha migliaia di stratificazioni, l'uomo più libero si approssima allo stato di libertà perché è comunque schiavo del potere che gli regala privilegi. Voglio ricordarvi che l'uomo più potente della mafia capace di piegare uomini e soldi ha vissuto vent'anni sottoterra come un ricercato, ecco cosa intendo per stratificazione della schiavitù. Un uomo di potere che non lo esercita perderà inevitabilmente i privilegi che gli spettano affondando negli strati più torbidi. Nella schiavitù moderna nessuno combatte per la libertà, la libertà di vivere una vita avulsa da false necessità, ma tutti lottano per garantirsi quei privilegi e trasmetterli alla loro progenie. In italia dove il nepotismo è un fenomeno ancora diffuso, e dove la raccomandazione è una prassi, la casta dei notai ancora può tramandare il proprio status sociale ai propri figli, questo è l'esempio più lamapante di conservazione dei privilegi.

Un uomo che sopravvive alla vita o alla natura non è uno schiavo, la natura non agisce con l'intenzione di creare disuguglianza e ridistribuire le risorse a propria discrezione. Ne siamo vittime della caducità del nostro corpo, dovremmo pensare, se fosse così, che anche gli animali siano schiavi invece sono liberi, liberi di vivere la propria vita da regole imposte da qualcun'altro intenzionalmente. Non che in natura non esistono esempi di schiavitù, anzi sono piuttosto frequenti nelle colonie di insetti organizzati. La sopravvivenza non può essere confusa con la schiavitù, traggono orgini da situzioni ben diverse fra loro.

funker
03-07-2008, 15.15.51
Un uomo che sopravvive alla vita o alla natura non è uno schiavo, la natura non agisce con l'intenzione di creare disuguglianza e ridistribuire le risorse a propria discrezione. Ne siamo vittime della caducità del nostro corpo, dovremmo pensare, se fosse così, che anche gli animali siano schiavi invece sono liberi, liberi di vivere la propria vita da regole imposte da qualcun'altro intenzionalmente. Non che in natura non esistono esempi di schiavitù, anzi sono piuttosto frequenti nelle colonie di insetti organizzati. La sopravvivenza non può essere confusa con la schiavitù, traggono orgini da situzioni ben diverse fra loro.
Punti di vista, per me "libertà" è un concetto che non appartiene a questo mondo.

Daniel_san
03-07-2008, 19.43.11
Punti di vista, per me "libertà" è un concetto che non appartiene a questo mondo.

La tua osservazione è condivisibile ma è un ragionamento superiore che affonda le radici nello spirituale e nel filosofico.
Il mio è un ragionamento materiale che nasce dall'osservazione delle condizioni che creano disuguaglianza coercitiva tra gli uomini.