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Visualizza versione completa : Poveri fuori e poveri dentro



Alceo
13-10-2006, 12.25.33
Qualche giorno fa mi sono imbattuto su questo articolo di Alfonso Antoniozzi comparso sul suo sito e che vi invito a leggere (ho linkato un'altro sito dove è più leggibile):

cliccami se vuoi (http://www.operaclick.com/news/20061009facciamociungarage.php)

Il famoso baritono italiano se la prende con i tagli ai finanziamenti per il teatro lirico iniziati dal governo precedente e recentemente riconfermati dall'ultima finanziaria.
E se la lirica in Italia è oramai alla frutta anche la prosa naviga in cattive acque. Per aggiungere una nota personale, quest'anno ho rinunciato a farmi l'abbonamento perché i prezzi sono diventati troppo alti mentre la qualità degli spettacoli è diminuita, soprattuto a livello di proposte. Non trovo (e lo dico con l'orgoglio ferito) l'offerta di novità che avevo in Francia; spettacoli e messe in scene nuove, sperimentazione di nuove forme come ibridi tra balletto, teatro, show tecnologio.

(salto)

Lavoro da due anni direttamente per i beni culturali ma ho collaborato a vario titolo in progetti di divulgazione e restauro sin dal 1999. Ho visto come in questi anni i finanziamenti statali per tali progetti siano diminuti in modo drastico fino a quasi a scomparire. Solo i fondi per le spese ordinarie sono stati divisi per 8 negli ultimi 15 anni e senza quei fondi è difficile proporre coofinanziamenti e quindi trovare sponsor con cui finanziare i progetti.

A torto o a ragione la cosidetta Cultura non viene più considerata un bene da difendere. Parole come "sovvenzioni" o "contributi" stonano con la ventata di liberalismo che richiede che ogni attività sia rentabile e finanziariamente autosufficiente.

Pensate che abbia senso per un paese industrializzato e ricco come il nostro trasformarsi da mecenate e permettere ad un certo numero di persone, soprattutto i giovani, di vivere di arte e cultura?

Ha senso voler sovvenzionare orchestre sinfoniche per permettere ai giovani talenti italiani d'ermegere e studiare anche quando oramai la maggior parte della gente è attratta da altri genere di spettacoli?

Perché restaurare (e a maggior ragione recuperarne di nuove) le opere d'arte di cui siamo così ricchi quando la maggior parte di queste non portano un reale sostentamento finanziario?

Pratti
13-10-2006, 13.53.40
Oggi abbondiamo con le domande retoriche eh?:asd:

Anyway, giusto per capire perché quando si deve tagliare qualcosa, la prima a rimetterci è la ricerca e l'università, ma anche i teatri e la cultura in genere, la risposta è semplice. Il bacino elettorale di cui questi settori possono disporre è miserrimo rispetto alla sanità ad esempio, o all'insegnamento pubblico.
:hello::uiui:

Sgt.Napalm
13-10-2006, 14.05.28
Qualche giorno fa mi sono imbattuto su questo articolo di Alfonso Antoniozzi comparso sul suo sito e che vi invito a leggere (ho linkato un'altro sito dove è più leggibile):

cliccami se vuoi (http://www.operaclick.com/news/20061009facciamociungarage.php)

Il famoso baritono italiano se la prende con i tagli ai finanziamenti per il teatro lirico iniziati dal governo precedente e recentemente riconfermati dall'ultima finanziaria.
E se la lirica in Italia è oramai alla frutta anche la prosa naviga in cattive acque. Per aggiungere una nota personale, quest'anno ho rinunciato a farmi l'abbonamento perché i prezzi sono diventati troppo alti mentre la qualità degli spettacoli è diminuita, soprattuto a livello di proposte. Non trovo (e lo dico con l'orgoglio ferito) l'offerta di novità che avevo in Francia; spettacoli e messe in scene nuove, sperimentazione di nuove forme come ibridi tra balletto, teatro, show tecnologio.

(salto)

Lavoro da due anni direttamente per i beni culturali ma ho collaborato a vario titolo in progetti di divulgazione e restauro sin dal 1999. Ho visto come in questi anni i finanziamenti statali per tali progetti siano diminuti in modo drastico fino a quasi a scomparire. Solo i fondi per le spese ordinarie sono stati divisi per 8 negli ultimi 15 anni e senza quei fondi è difficile proporre coofinanziamenti e quindi trovare sponsor con cui finanziare i progetti.

A torto o a ragione la cosidetta Cultura non viene più considerata un bene da difendere. Parole come "sovvenzioni" o "contributi" stonano con la ventata di liberalismo che richiede che ogni attività sia rentabile e finanziariamente autosufficiente.

Pensate che abbia senso per un paese industrializzato e ricco come il nostro trasformarsi da mecenate e permettere ad un certo numero di persone, soprattutto i giovani, di vivere di arte e cultura?

Ha senso voler sovvenzionare orchestre sinfoniche per permettere ai giovani talenti italiani d'ermegere e studiare anche quando oramai la maggior parte della gente è attratta da altri genere di spettacoli?

Perché restaurare (e a maggior ragione recuperarne di nuove) le opere d'arte di cui siamo così ricchi quando la maggior parte di queste non portano un reale sostentamento finanziario?


E' un bel problema.
A mio avviso bisognerebbe fare delle scelte mirate a questo punto.
Tutela per il patrimonio artistico nazionale e tagli ad attivita' artistiche come la musica sinfonica mi sembrano d'uopo.
Non credo che se ce ne fosse l'esigenza, ci sarebbero problemi a organizzare degli istituti privati atti a forgiare i talenti interessati alla musica sinfonica, come per tutti gli altri tipi di musica.
Se voglio imparare a suonare la chitarra, mi iscrivo a scuola di musica.
Se la musica sinfonica dovesse poi avere impennate di gradimento nei gusti del pubblico, ecco che delle commissioni potrebbero attribuire alla musica sinfonica degli spazi per potersi esibire in determinati modi e tempi nei teatri.
Oggi mi sembra il massimo che si puo' fare, daltonde mi brucia pagare le tasse per delle di cui non potro' o no vorro' godere, perche' non rispondenti ai miei gusti.
Poi e' un problema di istruzione e ci sarebbe da scrivere miliardi cose.
E chi volesse potrebbe parteciparvi.

Alceo
15-10-2006, 13.49.24
Oggi abbondiamo con le domande retoriche eh?:asd:

Anyway, giusto per capire perché quando si deve tagliare qualcosa, la prima a rimetterci è la ricerca e l'università, ma anche i teatri e la cultura in genere, la risposta è semplice. Il bacino elettorale di cui questi settori possono disporre è miserrimo rispetto alla sanità ad esempio, o all'insegnamento pubblico.
:hello::uiui:


Per quanto riguarda la cultura non mi trovi per niente d'accordo. Gli investimenti da fare sono ridicoli al confronto della maggior parte delle spese (anche a confronto di quello della ricerca) e il ritorno nel numero di persone così "conquistate" molto elevato rispetto all'investimento fatto.

Inoltre, come dicevo, altre democrazie elettive non condividono le stesse scelte, eppure anche loro tengono conto delle logiche elettorali. Gli stessi USA investono in "cultura" molto più di noi (in assoluto ma anche in percentuale al PIL).

Le domande poi non mi sembrano retoriche. Per molti la cultura non è un bisogno primario (e nemmeno secondario :rolleyes: ) e quindi posso capire considerino tali investimenti tra i primi da tagliare.


@Sgt.Napalm, a mio avviso il problema non sono tanto le scuole o la formazione. Per tradizione l'Italia è ricca di insegnati e abitudine allo studio. Il problema è mantenere un certo numero di "professionisti" della cultura.

Cambo in Japan
15-10-2006, 15.38.27
Come scusa?

In Italia la cultura non porta sostentamento finanziario?

Ma i turisti che ci vengono a fare da noi, secondo te :D

Alceo
15-10-2006, 17.44.12
Come scusa?

In Italia la cultura non porta sostentamento finanziario?

Ma i turisti che ci vengono a fare da noi, secondo te :D


I turisti vanno sempre nelle stesse città a visitare sempre gli stessi musei. E queste sono le uniche (e poche realtà) che si arricchiscono.

Pratti
15-10-2006, 18.14.14
Per quanto riguarda la cultura non mi trovi per niente d'accordo. Gli investimenti da fare sono ridicoli al confronto della maggior parte delle spese (anche a confronto di quello della ricerca) e il ritorno nel numero di persone così "conquistate" molto elevato rispetto all'investimento fatto.

Inoltre, come dicevo, altre democrazie elettive non condividono le stesse scelte, eppure anche loro tengono conto delle logiche elettorali. Gli stessi USA investono in "cultura" molto più di noi (in assoluto ma anche in percentuale al PIL).

Le domande poi non mi sembrano retoriche. Per molti la cultura non è un bisogno primario (e nemmeno secondario :rolleyes: ) e quindi posso capire considerino tali investimenti tra i primi da tagliare.



Sul fatto che quando si taglia, la prima a rimetterci è la cultura per il motivo che ho detto, non esprimo un'opinione, ma un fatto. E' un andazzo che va avanti da almeno 30, ovvero da quando l'Italia, superato il boom economico, è entrata nelle diverse crisi economiche che hanno caratterizzato questo periodo di tempo. Mancando i soldi si è iniziato a tagliare, laddove la svalutazione monetaria non è stata più sufficiente. Sul fatto che gli investimenti siano ridicoli parliamone. Uno stato occidnetale dovrebbe investire in cultura e ricerca il 2,4-3% del proprio pil, a fronte dello 0,8% 0,5% dell'Italia. Ed il fatto che lo facciano altre democrazie elettive è un'ulteriore dimostrazione del fatto che l'Italia sia l'unico paese sudamericano a nord dell'equatore.
Ora sul fatto che molta gente non veda i vantaggi dell'investire in cultura è del tutto indifferente. I vantaggi ci sono eccome. Tralasciando gli evidenti vantaggi economici, uno morale su tutti: avere la libertà di scelta e di fare scelte consapevoli, avere la possibilità di sviluppare la propria coscienza personale e collettiva, etc etc . E la scelta consapevole, tanto per dirne una, ci permette di selezionare una classe dirigente. Minore è il grado di consapevolezza, minore sarà il livello della classe dirigente che esprimiamo.
Ma dicevo, il problema non è se la "ggente" vede i vantaggi. Il problema é perché tali vantaggi sono ignorati dalla classe dirigente. E qua apriremo un capitolo doloroso della nostra storia, quello che ci differenzia ad esempio dalla Francia o dalla Germania.......

Circa le domande retoriche, per me lo sono, visto che nessuna persona ragionevole e di buon senso potrebbe affermare che non si può o non si deve investire in cultura.
:hello: