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Visualizza versione completa : Che cosa è per voi l' anima?



Steamcock
25-09-2006, 10.02.54
Come da titolo. Cosa è per voi l' anima? Esiste per voi? A cosa serve? :)

obscure
25-09-2006, 10.06.00
non sono molto convinto sul fatto che l'anima esista o meno, a volte sento che ce qualcosa a volte no. Purtroppo tutto per me dipende sempre dalle domande che mi pongo e dalle risposte che ottengo.


PS:

sto forum è diventato un forum di religione ultimamente :asd:

Kiara
25-09-2006, 10.06.57
ma che è 'sta fame di sacro ultimamente?
No, l'anima non esiste, non crucciarti e vai pure a tirarti qualche pugnetta che tanto non diventi cieco.(autocit.):asd:

Kracklite
25-09-2006, 10.08.36
ma che è 'sta fame di sacro ultimamente?
No, l'anima non esiste, non crucciarti e vai pure a tirarti qualche pugnetta che tanto non diventi cieco.(autocit.):asd:

:roll3:

L'anima è Arte in costante movimento.

shottolo
25-09-2006, 10.10.08
No, l'anima non esiste, non crucciarti e vai pure a tirarti qualche pugnetta che tanto non diventi cieco.(autocit.):asd:
:ihih:

anche secondo me non esiste, è solo un'insieme di reazioni fisico/chimiche
almeno questo è quanto mi sento di sostenere... l'unica cosa veramente mistica è come faccia Manolo a fare un 9a alla sua età... mistero :D

FALLEN_ANGEL_664
25-09-2006, 10.21.49
Siamo invasi dai fedeli! Escono dalle fottute pareti! :asd:

Che cosa è l'anima?

L'anima generalmente viene intesa come un unità eterna che sopravvive alla morte del corpo. Generalmente essa mantiene una sia individualità (ma non sempre). Potremmo dire che l'anima non siamo altro che "noi", il nostro vero "io" che è legato al nostro corpo che di per suo non è altro che un'involucro.


A cosa serve?

La sua funzione è quella di punto di riferimento eterno, una spiegazione al post-morte. Quando l'uomo si chiede "che succede quando muoio?" l'anima gli serve da risposta: l'anima è la natura eterna dell'uomo, la spiegazione dell'intelletto, delle emozioni, del conscio, di noi.

C'è chi è tanto affascinato da questa risposta da non voler accettare nemmeno la nostra "natura materiale", rifiutando la possibilità che le nostre emozioni, i pensieri, il nostro essere coscienti sia legato strettamente al cervello, ai nervi e a delle reazioni chimiche. In fondo, a chi verrebbe in mente di dimostrare il proprio amore disegnando la struttura di una molecola? Molto meglio fare un cuore stilizzato...


Esiste per voi?

No, ma ho sentito in giro che se ti registri come utente GOLD te ne danno una in omaggio. :asd:

Sarebbe una bella cosa se esistesse. O forse no... in ogni caso, non ho prove per dimostrarne esistenza ne per essere certo al 100% che non possa esistere. Mi cullo nel beneficio del dubbio...


l'unica cosa veramente mistica è come faccia Manolo a fare un 9a alla sua età... mistero :D

Ecco, vedi: questo dimostra che lui era l'unico a possedere un'anima, ma l'ha venduta al diavolo per permettersi ciò. O forse, visto il valore del dono, ce l'ha rubata a tutti quanti e le ha rivendute in toto. :sisi:

Attendendo nell'ombra,
FALLEN ANGEL 664

destino
25-09-2006, 10.24.31
ecco Anima

http://www.fantasysquare.com/ff10/images/anima.jpg

eh si Dio esiste:

http://i35.photobucket.com/albums/d178/koojoekaper/SouthParkGod.jpg

funker
25-09-2006, 10.36.07
Son già un paio di giorni che con una mano posto e con l'altra mi tocco abbondantemente i coglioni.

:asd:

obscure
25-09-2006, 10.39.18
Son già un paio di giorni che con una mano posto e con l'altra mi tocco abbondantemente i coglioni.

:asd:

ottimo sistema :asd:

Alceo
25-09-2006, 11.14.49
Quello che mi sono sempre chiesto è se poi con l'anima posso fare tutte le cose che facevo prima.
Posso con l'anima mangiare, bere e fare sesso per esempio?



L'anima può morire.
Basta farla correre per tanto tempo e muore di fatica.
(vero Trust)?

Angelo75
25-09-2006, 11.32.54
L'anima è il mio IO metafisico...

bejita
25-09-2006, 11.36.09
l'anima è la metafisica di angelo 75

Angelo75
25-09-2006, 11.38.54
l'anima è la metafisica di angelo 75

Puoi chiamarmi anche solo Angelo...qua dentro mi sembra di essere l'unico che usa il suo nome come nick :asd:

bejita
25-09-2006, 11.45.16
Puoi chiamarmi anche solo Angelo...qua dentro mi sembra di essere l'unico che usa il suo nome come nick :asd:

beh se escludi mikele88 :D

billygoat
25-09-2006, 12.00.49
è qualcosa che puoi tranquillamente vendere più volte visto che nessuno potrà mai controllare se effettivamente la possiedi...

mmmm... potrei diventar ricco commerciando anime! :asd:

Kiara
25-09-2006, 12.18.55
Cartesio è considerato il padre della filosofia moderna per aver proposto un nuovo metodo di ricerca. Una nuova metodologia doveva, per lui, aprire la possibilità di una riforma del sapere connessa con la riforma dell’uomo e con l’instaurazione di una saggezza troppo a lungo smarrita. La filosofia tradizionale, basata ancora sul sapere aristotelico, era diventata totalmente estranea alle nuove teorizzazioni e scoperte. E’ urgente una filosofia che giustifichi la comune fiducia nella ragione: una filosofia che sia metafisicamente fondata, capace di sorreggere nella ricerca della verità, e che dia un metodo universale e fecondo. Il metodo che Cartesio cercò e che ritenne di aver trovato è una guida per l’orientamento dell’uomo nel mondo. Esso deve condurre ad una filosofia non puramente speculativa, ma anche pratica, per la quale l’uomo possa rendersi padrone e possessore della natura. In altre parole, il metodo deve essere un criterio unico e semplice di orientamento che serva all’uomo in ogni campo teoretico e pratico e che abbia come ultimo fine il vantaggio dell’uomo nel mondo. Cartesio doveva dunque formulare le regole del metodo tenendo presente il procedimento matematico, in cui esse sono già in qualche modo presenti; fondare con una ricerca metafisica il valore assoluto e universale del metodo; dimostrare la fecondità del metodo nelle varie branche del sapere.

LE REGOLE DEL METODO
Vi sono quattro regole del metodo. La prima è quella della evidenza, per la quale non si accetta mai nulla di vero se non è evidente. Ed evidenza vuol dire intuizione chiara e distinta di tutti gli oggetti del pensiero e l’esclusione di qualsiasi dubbio. La seconda regola è quella della analisi, per cui un problema è risolto dapprima nelle sue parti più semplici, da considerarsi separatamente. Las terza regola è quella della sintesi, per cui si passa dalle conoscenze più semplici a quelle via via più complesse. La quarta regola è quella della enumerazione e revisione, per poter "fare in ogni caso enumerazioni così complete e revisioni così generali da essere sicuro da non omettere nulla". L’enumerazione controlla la completezza dell’analisi, la revisione la correttezza della sintesi.

Sono regole semplici, che sottolineano la necessità che si abbia una piena consapevolezza dei passaggi in cui si articola una qualunque ricerca rigorosa. Cosa comporta l’assunzione di un tale modello? In generale, esso comporta il rifiuto delle nozioni approssimative, imperfette, fantastiche o anche solo verosimili che erano tipiche di gran parte del sapere del tempo, troppo astratto e formale.

IL DUBBIO E IL COGITO
Ora, trovare il fondamento di un metodo che deve essere la guida sicura della ricerca in tutte le scienze è possibile solo con una critica radicale del sapere già dato. Cartesio ritiene che nessun grado o forma di conoscenza possa sottrarsi al dubbio. Si può e quindi si deve dubitare non solo delle conoscenze sensibili ma anche di quelle matematiche. In tal modo il dubbio si estende ad ogni cosa e diventa universale (dubbio iperbolico). Ma proprio nel carattere radicale del dubbio si presenta una prima certezza. Io posso ammettere di ingannarmi o di essere ingannato in tutti i modi possibili; ma per fare ciò io debbo, per lo meno, esistere, cioè essere qualcosa e non nulla. La proposizione io esisto è dunque la sola assolutamente vera perché il dubbio stesso la riconferma: può dubitare solo chi esiste. Se dubito, vuol dire che penso; e se penso, allora esisto. Cogito ergo sum, penso dunque sono. D’altra parte, io non potrei certo dire di esistere come un corpo, giacché non so ancora nulla sull’esistenza o meno dei corpi; posso dire però di esistere almeno come una cosa che dubita, cioè che pensa, quindi come cosa pensante, res cogitans. La proposizione "io esisto" equivale dunque a quest’altra: "io sono un soggetto pensante", cioè spirito o anima. Su questa certezza originaria, che è nelle stesso tempo una verità necessaria, si può dunque fondare ogni altra conoscenza.

L’applicazione delle regole del metodo ha così portato ad una verità che, a sua volta, conferma la validità di quelle regole, le quali si ritrovano fondate e quindi possono essere assunte a norma di qualsiasi sapere. Le regole sono, in altre parole, fondate sulla acquisita certezza che il nostro io come realtà pensante si presenta con i caratteri della chiarezza e della distinzione. D’ora in poi l’attività conoscitiva dovrà ricercare la chiarezza e la distinzione; così come ogni altra verità sarà accolta solo se esibirà i connotati della chiarezza e della distinzione.

La filosofia diventa così soprattutto gnoseologia, dottrina della conoscenza, e non ontologia, dottrina dell’essere. E’ questa la svolta che Cartesio imprime alla filosofia dell’Occidente, che consiste appunto nella perentoria attribuzione al pensiero, e quindi al soggetto umano, della capacità e della responsabilità di fondare la conoscenza. Lasciando alle spalle una tradizione secolare che parlava dell’essere, Cartesio costituisce il cogito come il principio primo della filosofia.

LE IDEE
Il principio del cogito, però, non mi rende sicuro che della mia esistenza. Infatti io sono un essere pensante che ha delle idee (a proposito, l’idea è per Cartesio ogni oggetto del pensiero; è proprio da lui che deriva la nostra accezione del termine). Ma come poter dimostrare che esistono le altre cose, oltre a me stesso? Per rispondere, Cartesio comincia col suddividere le idee in tre gruppi: vi sono le idee innate (nate con me, presenti in me fin dalla nascita), le idee avventizie (provenienti dalle cose fuori di me) e le idee fattizie (trovate, inventate da me). Al primo tipo appartiene la capacità stessa di pensare e di avere idee; al secondo appartengono le idee delle cose naturali; al terzo le idee delle cose inventate o fantastiche. Ora, per scoprire se a qualcuna di queste idee corrisponde una realtà esterna, non c’è altro da fare se non chiedersi qual è la causa di esse e… tirare in ballo Dio stesso. Cartesio ritiene infatti che, per quanto riguarda le idee delle cose naturali, esse non contengano nulla di così perfetto che, eventualmente, non possa essere stato prodotto da me. Per quanto riguarda invece l’idea di Dio, secondo Cartesio, non posso averla inventata io stesso. Io infatti non ho tutte quelle perfezioni che l’idea di Dio rappresenta (si tenga presente che per Cartesio la causa di un’idea deve avere sempre almeno tanta perfezione quanta è quella che l’idea stessa rappresenta). La causa dell’idea di una sostanza infinita quale è Dio non posso essere io che sono finito; questa causa deve appunto essere una sostanza infinita che, pertanto, deve esistere.

Kiara
25-09-2006, 12.19.28
LE PROVE DELL’ESISTENZA DI DIO
La semplice presenza in me dell’idea di Dio dimostra l’esistenza di Dio: questa è la prima prova che può dimostrare l’esistenza di Dio. In secondo luogo, per dimostrare l’esistenza di Dio posso considerare la finitudine del mio io: io sono finito e imperfetto, come è dimostrato dal fatto che dubito; se fossi la causa di me stesso, mi sarei dato le perfezioni che concepisco nell’idea di Dio; è dunque evidente che non mi sono creato da me e che ha dovuto crearmi un essere che ha tutte le perfezioni di cui io ho la semplice idea. Come terza prova, Cartesio prende di nuovo spunto dall’argomento ontologico: come non è possibile concepire un triangolo che non abbia gli angoli interni uguali a due retti, così non è possibile concepire Dio come non esistente. infatti l’essere perfettissimo non può essere privato della perfezione dell’esistenza; l’esistenza gli appartiene con la stessa necessità del triangolo. In altre parole, Dio esiste in virtù della sua stessa essenza, per la sovrabbondanza di essere, quindi di perfezione, che lo costituisce. In una battuta: che essere perfettissimo sarebbe se non esistesse?

L’ERRORE
Una volta riconosciuta l’esistenza di Dio, il criterio metodologico dell’evidenza trova la sua ultima garanzia. Dio infatti non può ingannarmi: la facoltà di giudizio di cui mi ha dotato non può essere tale da farmi sbagliare, se viene adoperata rettamente. Dio è dunque per Cartesio il principio e il garante di ogni verità. Tutto ciò che appare chiaro ed evidente deve essere vero perché Dio lo garantisce come tale. Se quindi ho l’idea di cose corporee che esistono fuori di me (e a questo punto torniamo alla questione che si chiedeva se esistono delle cose fuori di me) e che agiscono sui miei sensi, questa idea non può essere ingannevole, e dunque devono esistere veramente delle cose corporee corrispondenti alle idee che noi ne abbiamo. L’evidenza di questa idea consente quindi di eliminare il dubbio che era stato avanzato sulla realtà delle cose corporee e risponde alla domanda da cui eravamo partiti.

Ma allora come è possibile l’errore? Esso dipende dalla volontà umana, che è libera e quindi assai più estesa dell’intelletto, che è limitato e procede a fatica nella conoscenza. In questa possibilità di affermare o di negare quello che l’intelletto non riesce a percepire chiaramente, risiede la possibilità dell’errore. Lo si può evitare soltanto se ci si attiene alle regole del metodo e in primo luogo a quella della evidenza.

LA RES EXTENSA
Abbiamo visto che per Cartesio esiste la sostanza pensante e anche il mondo esterno. Ora, di tutto quello che mi viene dato dai sensi, come poter distinguere quello che appartiene veramente alle cose da quello che invece è accidentale? Lo posso fare applicando il solito metodo delle idee chiare e distinte, e cioè ammettendo come reali solo quelle proprietà che riesco a concepire in maniera distinta. La conclusione è che, del mondo materiale, si può considerare come essenziale solo la proprietà della estensione (= occupare spazio), perché solo questa è concepibile in modo chiaro e distinto dalle altre. Infatti tutte le altre proprietà come il colore, il sapore, il peso ecc. sono secondarie, perché di esse non è possibile, secondo Cartesio, averne un’idea chiara e distinta. Il mondo delle cose materiali è così ridotto alla estensione: ogni cosa è res extensa, contrapposta alla res cogitans, al pensiero.

Cartesio ha così diviso la realtà in due parti ben distinte: da un lato la sostanza pensante, cioè l’io consapevole, libero, spirituale; dall’altro la sostanza estesa, che è spaziale, inconsapevole e, soprattutto, meccanicamente determinata.

E’ questo un punto di immensa portata rivoluzionaria, e da esso dipende la possibilità di avviare un discorso scientifico rigoroso e nuovo.

IL MONDO
Il mondo naturale è infatti concepito da Cartesio come un’immensa macchina, come un enorme meccanismo in cui tutto può essere spiegato con cause naturali, meccaniche, fisiche e con poche leggi fondamentali, escludendo così ogni intervento sia magico che soprannaturale. Cartesio ammette certo Dio, che al principio ha creato la materia con una determinata quantità di quiete e di moto ed ha dato inizio al movimento, ma a parte quello Egli non interviene altrimenti e quindi l’universo "se la cava da sé", avendogli Dio dato delle leggi immutabili che possono spiegare ogni evento. Queste leggi, per Cartesio, sono tre : il principio di conservazione, per cui la quantità di moto rimane costante; il principio di inerzia, per cui ogni cosa persevera nel suo stato se non interviene una causa esterna a farla cambiare; infine il principio per cui ogni cosa tende a muoversi in linea retta.

IL CORPO UMANO, IL PENSIERO, LA VITA
Non solo l’universo fisico ma anche le piante, gli animali e persino il corpo umano è un meccanismo. Ciò che chiamiamo vita, non dipende da alcun autonomo principio vitale ma è riducibile ad elementi sottilissimi e purissimi (gli spiriti vitali , che sono le forze meccaniche che agiscono nel corpo), i quali, portati dal cuore al cervello per mezzo del sangue, si diffondono per tutto il corpo e presiedono alle principali funzioni dell’organismo. Insomma l’anima, per Cartesio, è pensiero e non vita, e la sua separazione dal corpo non provoca dunque la morte, che è determinata da cause fisiologiche.

Nel caso dell’uomo, come poter allora spiegare il rapporto tra le due sostanze nettamente separate, quali sono la res cogitans, il mio io pensante, e la res extensa, cioè il mio corpo? L’anima è infatti una realtà inestesa, mentre il corpo occupa spazio. Sono due realtà che non hanno nulla in comune. Tuttavia l’esperienza ci attesta una costante interferenza tra le due. Come poterla appunto spiegare? Cartesio introduce, a questo punto, la nozione di ghiandola pineale, che dovrebbe risolvere il problema. essa sarebbe situata al centro del cervello, dove ha sede l’anima, cioè il pensiero. essendo l’unica parte del cervello che non è doppia, essa può unificare le sensazioni che ci vengono dagli organi di senso, e chiarire il rapporto tra le due res.

LA MORALE
Nell’anima Cartesio distingue tra azioni ed affezioni. Le prime dipendono dalla volontà, le seconde sono involontarie e sono costituite da percezioni, sentimenti, emozioni. La forza dell’anima consiste evidentemente dal non lasciarsi dominare dalle emozioni (tristezza, gioia ecc.), che, comunque, di per sé, non sono nocive. Esse però tendono sovente a far apparire le cose diverse da come sono e dunque l’uomo deve farsi guidare non da esse ma dall'esperienza e dalla ragione, e solo così potrà evitare gli eccessi e distinguere nel giusto valore il bene e il male. In questo dominio delle emozioni consiste in pratica la saggezza.

Cartesio dà anche alcune regole di comportamento, che possono essere prese a fondamento di una morale: egli le chiamò le quattro regole della morale provvisoria. La prima regola è quella di obbedire alle leggi e ai costumi, conservando la religione tradizionale e seguendo le opinioni più moderate; la seconda regola è quella di perseverare nelle proprie azioni una volta che sono state decise e ritenute valide; la terza regola è quella di cercare di vincere se stessi piuttosto che la fortuna e cambiare i propri pensieri più che l’ordine del mondo; la quarta regola è quella di progredire il più possibile nella conoscenza del vero. Comportandosi così, l’uomo può sperare di raggiungere la felicità già in questa vita.



:|

Peter Pan
25-09-2006, 12.23.57
sto forum è diventato un forum di religione ultimamente


Macché, è solamente spam reiterato nel tempo ad opera di fake.

Diciamo che questo forum è diventato più lamer ultimamente... più lamer del solito ovviamente.

obscure
25-09-2006, 12.24.25
per leggere sta roba mi devo procurare una lente di ingrandimento altrimenti mi gioco gli occhi :|

shottolo
25-09-2006, 12.25.29
megacuttone esagerato
kiara sei topa, e di solito leggo volentieri i reply belle belle gnocche, ma 'sta roba è troppo lunga e pallosa! :D
preferisco rimanere ignorante

Kiara
25-09-2006, 12.28.07
pensa che domani mattina devo esporre una simil pappina e ancora più ad un emerito(testadicacchio) docente universitario.:cry2:

The El-Dox
25-09-2006, 12.30.49
Come da titolo. Cosa è per voi l' anima? Esiste per voi? A cosa serve? :)

E' una dei tanti escamotage ke l'uomo usa per colmare i vuoti della sua esistenza e darsi una risposta. Personalmente non credo minimamente a tutto questo e ciò ke vi ruota: apparizioni, fantasmi, vita dopo la morte.

Kiara
25-09-2006, 12.37.41
E' una dei tanti escamotage ke l'uomo usa per colmare i vuoti della sua esistenza e darsi una risposta.
Anche Freud lo diceva.:teach:












:brr:

blamecanada
25-09-2006, 13.45.45
L'anima è coscienza, è memoria. Niente di piú, niente di meno.

Di0
25-09-2006, 14.15.30
L'anima è quella cosa che fa sì che si aprano le porte scorrevoli quando passi. :asd: (Cit)

RoodRedBear
25-09-2006, 14.25.15
kiara sei topa, e di solito leggo volentieri i reply belle belle gnocche

:roll3:

Sigmund_S._Freud
25-09-2006, 14.30.05
Anche Freud lo diceva.:teach:


Bah. :|