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Visualizza versione completa : Caro Presidente, voglio morire.



.Orfeo.
23-09-2006, 00.43.10
Caro Presidente,
scrivo a Lei, e attraverso Lei mi rivolgo anche a quei cittadini che avranno la possibilità di ascoltare queste mie parole, questo mio grido, che non è di disperazione, ma carico di speranza umana e civile per questo nostro Paese.
Fino a due mesi e mezzo fa la mia vita era sì segnata da difficoltà non indifferenti, ma almeno per qualche ora del giorno potevo, con l’ausilio del mio computer, scrivere, leggere, fare delle ricerche, incontrare gli amici su internet. Ora sono come sprofondato in un baratro da dove non trovo uscita.
La giornata inizia con l’allarme del ventilatore polmonare mentre viene cambiato il filtro umidificatore e il catheter mounth, trascorre con il sottofondo della radio, tra frequenti aspirazioni delle secrezioni tracheali, monitoraggio dei parametri ossimetrici, pulizie personali, medicazioni, bevute di pulmocare. Una volta mi alzavo al più tardi alle dieci e mi mettevo a scrivere sul pc. Ora la mia patologia, la distrofia muscolare, si è talmente aggravata da non consentirmi di compiere movimenti, il mio equilibrio fisico è diventato molto precario. A mezzogiorno con l’aiuto di mia moglie e di un assistente mi alzo, ma sempre più spesso riesco a malapena a star seduto senza aprire il computer perchè sento una stanchezza mortale. Mi costringo sulla sedia per assumere almeno per un’ora una posizione differente di quella supina a letto. Tornato a letto, a volte, mi assopisco, ma mi risveglio spaventato, sudato e più stanco di prima. Allora faccio accendere la radio ma la ascolto distrattamente. Non riesco a concentrarmi perché penso sempre a come mettere fine a questa vita. Verso le sei faccio un altro sforzo a mettermi seduto, con l’aiuto di mia moglie Mina e mio nipote Simone. Ogni giorno vado peggio, sempre più debole e stanco. Dopo circa un’ora mi accompagnano a letto. Guardo la tv, aspettando che arrivi l’ora della compressa del Tavor per addormentarmi e non sentire più nulla e nella speranza di non svegliarmi la mattina.
Io amo la vita, Presidente. Vita è la donna che ti ama, il vento tra i capelli, il sole sul viso, la passeggiata notturna con un amico. Vita è anche la donna che ti lascia, una giornata di pioggia, l’amico che ti delude. Io non sono né un malinconico né un maniaco depresso – morire mi fa orrore, purtroppo ciò che mi è rimasto non è più vita – è solo un testardo e insensato accanimento nel mantenere attive delle funzioni biologiche. Il mio corpo non è più mio ... è lì, squadernato davanti a medici, assistenti, parenti. Montanelli mi capirebbe. Se fossi svizzero, belga o olandese potrei sottrarmi a questo oltraggio estremo ma sono italiano e qui non c’è pietà.
Starà pensando, Presidente, che sto invocando per me una “morte dignitosa”. No, non si tratta di questo. E non parlo solo della mia, di morte.
La morte non può essere “dignitosa”; dignitosa, ovvero decorosa, dovrebbe essere la vita, in special modo quando si va affievolendo a causa della vecchiaia o delle malattie incurabili e inguaribili. La morte è altro. Definire la morte per eutanasia “dignitosa” è un modo di negare la tragicità del morire. È un continuare a muoversi nel solco dell’occultamento o del travisamento della morte che, scacciata dalle case, nascosta da un paravento negli ospedali, negletta nella solitudine dei gerontocomi, appare essere ciò che non è. Cos’è la morte? La morte è una condizione indispensabile per la vita. Ha scritto Eschilo: “Ostico, lottare. Sfacelo m'assale, gonfia fiumana. Oceano cieco, pozzo nero di pena m'accerchia senza spiragli. Non esiste approdo”.
L’approdo esiste, ma l’eutanasia non è “morte dignitosa”, ma morte opportuna, nelle parole dell’uomo di fede Jacques Pohier. Opportuno è ciò che “spinge verso il porto”; per Plutarco, la morte dei giovani è un naufragio, quella dei vecchi un approdare al porto e Leopardi la definisce il solo “luogo” dove è possibile un riposo, non lieto, ma sicuro.
In Italia, l’eutanasia è reato, ma ciò non vuol dire che non “esista”: vi sono richieste di eutanasia che non vengono accolte per il timore dei medici di essere sottoposti a giudizio penale e viceversa, possono venir praticati atti eutanasici senza il consenso informato di pazienti coscienti.Una legge sull’eutanasia non è più la richiesta incomprensibile di pochi eccentrici. Anche in Italia, i disegni di legge depositati nella scorsa legislatura erano già quattro o cinque. L’associazione degli anestesisti, pur con molta cautela, ha chiesto una legge più chiara; il recente pronunciamento dello scaduto (e non ancora rinnovato) Comitato Nazionale per la bioetica sulle Direttive Anticipate di Trattamento ha messo in luce l’impossibilità di escludere ogni eventualità eutanasica nel caso in cui il medico si attenga alle disposizioni anticipate redatte dai pazienti. Anche nella diga opposta dalla Chiesa si stanno aprendo alcune falle che, pur restando nell’alveo della tradizione, permettono di intervenire pesantemente con le cure palliative e di non intervenire con terapie sproporzionate che non portino benefici concreti al paziente. L’opinione pubblica è sempre più cosciente dei rischi insiti nel lasciare al medico ogni decisione sulle terapie da praticare. Molti hanno assistito un famigliare, un amico o un congiunto durante una malattia incurabile e altamente invalidante ed hanno maturato la decisione di, se fosse capitato a loro, non percorrere fino in fondo la stessa strada. Altri hanno assistito alla tragedia di una persona in stato vegetativo persistente.
Quando affrontiamo le tematiche legate al termine della vita, non ci si trova in presenza di uno scontro tra chi è a favore della vita e chi è a favore della morte: tutti i malati vogliono guarire, non morire. Chi condivide, con amore, il percorso obbligato che la malattia impone alla persona amata, desidera la sua guarigione. I medici, resi impotenti da patologie finora inguaribili, sperano nel miracolo laico della ricerca scientifica. Tra desideri e speranze, il tempo scorre inesorabile e, con il passare del tempo, le speranze si affievoliscono e il desiderio di guarigione diventa desiderio di abbreviare un percorso di disperazione, prima che arrivi a quel termine naturale che le tecniche di rianimazione e i macchinari che supportano o simulano le funzioni vitali riescono a spostare sempre più in avanti nel tempo. Per il modo in cui le nostre possibilità tecniche ci mantengono in vita, verrà un giorno che dai centri di rianimazione usciranno schiere di morti-viventi che finiranno a vegetare per anni. Noi tutti probabilmente dobbiamo continuamente imparare che morire è anche un processo di apprendimento, e non è solo il cadere in uno stato di incoscienza.Sua Santità, Benedetto XVI, ha detto che “di fronte alla pretesa, che spesso affiora, di eliminare la sofferenza, ricorrendo perfino all'eutanasia, occorre ribadire la dignità inviolabile della vita umana, dal concepimento al suo termine naturale”. Ma che cosa c’è di “naturale” in una sala di rianimazione? Che cosa c’è di naturale in un buco nella pancia e in una pompa che la riempie di grassi e proteine? Che cosa c’è di naturale in uno squarcio nella trachea e in una pompa che soffia l’aria nei polmoni? Che cosa c’è di naturale in un corpo tenuto biologicamente in funzione con l’ausilio di respiratori artificiali, alimentazione artificiale, idratazione artificiale, svuotamento intestinale artificiale, morte-artificialmente-rimandata? Io credo che si possa, per ragioni di fede o di potere, giocare con le parole, ma non credo che per le stesse ragioni si possa “giocare” con la vita e il dolore altrui.

Il mio sogno, la mia volontà, la mia richiesta, che voglio porre in ogni sede, a partire da quelle politiche e giudiziarie è oggi nella mia mente più chiaro e preciso che mai: poter ottenere l’eutanasia. Vorrei che anche ai cittadini italiani sia data la stessa opportunità che è concessa ai cittadini svizzeri, belgi, olandesi.
Piero Welby.

Giant Lizard
23-09-2006, 01.44.06
Che tristezza. Pensare di essere in una situazione simile mi mette i brividi e anche una profonda angoscia. Quando leggo queste cose mi sento davvero fortunato.

Che gli sia data la possibilità di decidere per sè stesso, cazzo.

Helevorn
23-09-2006, 05.10.08
è scritto troppo piccolo, i miei poveri bulbi oculari arrossati dal thc non fanno nemmeno lo sforzo di leggere...

fppiccolo
23-09-2006, 10.08.25
no comment

Eowyn.
23-09-2006, 10.41.34
Posso solo dire che mi auguro di cuore che la proposta del Dr. Veronesi riguardo il Testamento Biologico (http://www.fondazioneveronesi.it/images/campagne/documenti/bozzalex_testbio.pdf) diventi una realtà.
Il prima possibile.


Fondazione Veronesi (http://www.fondazioneveronesi.it/)


Consiglio di leggere: Io vi chiedo il diritto di morire, di Vincent Humbert.


24 settembre 2000: Vincent Humbert, diciannove anni, ha un terribile incidente stradale che, dopo nove mesi di coma, lo lascia tetraplegico, muto e quasi cieco, ma drammaticamente lucido. Novembre 2002: in preda a continue, indicibile sofferenze, Vincent detta a un'infermiera una lettera aperta per Chirac, in cui manifesta pubblicamente la volontà di morire. Ma Chirac non può aiutarlo, anzi, lo incita a vivere. 24 settembre 2003: nel terzo anniversario dell'incidente, Marie, la madre di Vincent, gli inietta una dose letale di barbiturici, come avevano precedentemente concordato. Non viene arrestata, ma resta in attesa di giudizio. 26 settembre 2003: alle 12 e trenta Vincent muore, dopo due giorni di coma.

destino
23-09-2006, 10.45.27
visto ieri. Davvero agghiacciante.

Sono daccordo su tutto quello scritto in quella lettera.

Antinoos
23-09-2006, 11.40.45
è scritto troppo piccolo, i miei poveri bulbi oculari arrossati dal thc non fanno nemmeno lo sforzo di leggere...

ctrl +, è come l'ho letto io. ^_^

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Quanto alla lettera, l'ho seguita con intimo rispetto.
E non mi permetto di dir nulla né di giudicare [ci mancherebbe!] l'animo con cui è stata scritta né ciò che lui scrive: questo per dire che non desidero che quanto scrivo io, così come ho letto con rispetto, sia senza rispetto frainteso.
Ho uno stretto parente più o meno nelle stesse condizioni (peggiori), io stesso so bene cosa significhi soffrire una o più menomazioni: ma come l'autore di questa lettera, il mio parente è in grado, oltre che di soffrire all'estremo - cosa che mi riempie di dolore -, di 'scrivere', di pensare, di _comunicare_: così come l'autore di questa lettera è capace non solo di _aver_ vicino sua moglie, di _esserle_ vicino: EDIT: e di far del bene a noi, spingendoci a considerare il suo coraggio e averne carica.
Rispetto il suo dolore, la sua angoscia, ma mi rifiuto di considerarlo come egli si considera: uno che non ha più niente da dire.
Uno che non può che morire.
Perché sento troppo vivo il rispetto per la vita, che è tale _anche_ in queste condizioni.
E PER LUI VIVO [non è un grido, sottolineo soltanto]
Sta a loro, sta a noi vivere cmq con dignità. E con SOLIDARIETA'.
E ricordare che a volte - non è magari il caso, sottolineo 'a volte' - più che una cosiddetta morte opportuna, viene invocata una morte opportunistica.

Con solidarietà.
F.

.Orfeo.
23-09-2006, 12.09.37
Al di là dei personali punti di vista, credo in ogni caso che dovrebbe essere sempre garantita a tutti la possibilità di scegliere nel momento in cui ci dovessimo trovare in determinate condizioni se porre fine o meno alle nostre sofferenze.Non siamo tutti uguali e non abbiamo tutti le stesse convinzioni e/o visioni della vita e del mondo.
Questa si chiama libertà morale individualmente scelta.
Quella che adesso Welby sta trascorrendo per lui non è più vita, ma solo un prolungamento doloroso, disumanizzante, innaturale di inutili sofferenze.E allora perchè non acconsentire alla sua richiesta mi chiedo ?Perchè non acconsentire alla richiesta di migliaia di persone, capaci di intendere e volere, che si trovano nella medesima condizione?
Comunque, chi ne volesse sapere di più: www.lucacoscioni.it .

Antinoos
23-09-2006, 12.23.05
Al di là dei personali punti di vista, credo in ogni caso che dovrebbe essere sempre garantita a tutti la possibilità di scegliere nel momento in cui ci dovessimo trovare in determinate condizioni se porre fine o meno alle nostre sofferenze.Non siamo tutti uguali e non abbiamo tutti le stesse convinzioni e/o visioni della vita e del mondo.
Questa si chiama libertà morale individualmente scelta. .

Sì, mi rendo conto.
Ma capisco anche lo Stato o una comunità quando si faccia carico di una responsabilità civile eticamente profonda e motivata dal rispetto, in sé, per la vita e per te vivo: a qualunque stadio tale vita sia.
Con ciò, non significa che non mi dispiace, o che io stesso non mi sia trovato a invocar di morire [mi secca scriverlo adesso, sa di patetismo e patetico non voglio essere].
Ma capisco anche uno Stato o una comunità che decida di aiutarmi a salvaguardarmi dalla mia disperazione, che mi rispetta e si cura di me tanto da aiutarmi a intravedere alternative: se non fisiche quando non possibili, almeno mentali e spirituali...
Hai ragione, son punti di vista diversi :)

[e fa sempre piacere leggere i tuoi]

olliop
23-09-2006, 12.24.12
favorevolissimo all'eutanasia....

.Orfeo.
23-09-2006, 12.37.01
Sì, mi rendo conto.
Ma capisco anche lo Stato o una comunità quando si faccia carico di una responsabilità civile eticamente profonda e motivata dal rispetto, in sé, per la vita e per te vivo: a qualunque stadio tale vita sia.
Con ciò, non significa che non mi dispiace, o che io stesso non mi sia trovato a invocar di morire [mi secca scriverlo adesso, sa di patetismo e patetico non voglio essere].
Ma capisco anche uno Stato o una comunità che decida di aiutarmi a salvaguardarmi dalla mia disperazione, che mi rispetta e si cura di me tanto da aiutarmi a intravedere alternative: se non fisiche quando non possibili, almeno mentali e spirituali...


Sono del parere che anche uno Stato e una Comunità dovrebbero essere guidate, nel momento in cui si ha a che fare con questioni così profondamente ed eticamente personali, dal principio della libertà di scelta individuale.
Sopratutto quando lo Stato in questione, su carta, risulterebbe essere laico.
L'imposizione di una visione della vita (e non solo per quanto riguarda l'eutanasia) a tutti, anche a chi non la condivide (E sopratutto quando il gruppo che la impone non è maggioritario) lo reputo inaccettabile.
Ognuno dovrebbe essere libero di scegliere.
E non limitato.

Asuterisuku
23-09-2006, 12.39.57
Quello che penso io di tutto questo l'ho scritto proprio stamattina nel mio blog.
E lo vivo quotidianamente.

Di0
23-09-2006, 12.53.33
Favorevole all'eutanasia, togliere il diritto alla morte ad una persona, solo perché magari impossibilitata a muoversi, è un cinico atto di amorevole crudeltà. Pensiamo di far star meglio lui, lo facciamo per essere in pace con noi stessi.

Una persona normale, quando proprio arriva a non poterne più, può sempre impiccarsi in bagno o inghiottire una dose letale di sonniferi. Non vedo perché questa possibilità debba essere negata ad una persona che lo chieda espressamente, solo perché non lo può fare da solo. E' un diritto di ognuno, sano come malato, decidere quando dire basta.

Alceo
23-09-2006, 13.00.23
Ma capisco anche lo Stato o una comunità quando si faccia carico di una responsabilità civile eticamente profonda e motivata dal rispetto, in sé, per la vita e per te vivo: a qualunque stadio tale vita sia.


Il problema è decidere se rispettare la libera scelta di un individuo o se imporre le proprie scelte anche a chi non le condivide.
Ed è di fronte a questa imposizione contro chi scegli solo per se stesso che le parole "rispetto" o "eticamente profonda" perdono forza.

C'è qualche cosa di orribile nell'obbligare una persona a soffrire usando a motivazione parole d'amore e morale.

:birra:

Antinoos
23-09-2006, 13.59.13
C'è qualche cosa di orribile nell'obbligare una persona a soffrire usando a motivazione parole d'amore e morale.

:birra:

...così come nell'assecondarlo a volersi morto, imho
Ma è il mio punto di vista.
Perciò dico che son prospettive diverse

Pratti
23-09-2006, 14.09.09
L'eutanasia oggi, è divenuto uno di quegli argomenti che suscitano sempre profonde emozioni, sulle quali non è facile discuterne, neanche per chi si professa cattolico( ed io non lo sono sia ben chiaro).

Ma prima di esprimere la mia opinione, vorrei porre l'attenzione su un'altra questione, che in fondo sta a monte di tutto questo discorso: Perchè abbiamo paura dell'eutanasia? O se vogliamo metterla da un punto di vista cattolico: Si può forse realmente immaginare un Dio che si rallegri di migliaia di morti per motivi di guerre, comprese guerre di religione, e che non tolleri la domanda di un uomo che, privato della propria dignità di individuo, chieda di morire?
Se consideriamo la questione solo da un punto di vista laico, secondo me tanta paura può essere spiegata solo con lo sviluppo tecnologico. Le scienze e la tecnologia ci hanno a poco a poco sommerso di verità e di possibilità che non siamo sempre in grado di valutare. Paradossalmente non siamo in grado di essere fedeli alla nostra coscienza. La nostra coscienza non è ancora capace di adattarsi e di capire questo "nuovo mondo". Da qui, secondo me, nasce il rischio di una logica binaria, o bianco o nero, o buono o cattivo, ma alla fine ci troveremmo di fronte ad un nichilismo che non tenga in considerazione alcun valore.

Esprimo queste considerazioni per far capire che la questione, sia che la si consideri da un punto di vista laico o da un punto di vista cattolico, non deve essere presa alla leggera.

Ma veniamo infine al punto. Il problema dell'eutanasia non mette in gioco il valore della "vita" ma il valore dell' "individuo", che in certe condizioni può ritenersi non più degno di sé ( come questo doloroso caso), e può quindi sentirsi in diritto di decidere di por fine a un'esistenza in cui non riconosce altro che un puro processo biologico, il quale, grazie all'assistenza tecnica, procede nella sua anonima irreversibilità.
Con queste considerazioni non voglio spezzare una lancia a favore dell'eutanasia; semplicemente vorrei che la morte perdesse quel suo tratto di estraneità che inevitabilmente possiede quando è affidata alle sorti biologiche dell'organismo, e diventasse qualcosa di familiare con la vita, qualcosa che non chiude come un evento estraneo amori e amicizie ma si fa accompagnare dagli amori e dalle amicizie per cui e con cui siamo vissuti. Questa è la morte umana che va assolutamente distinta dalla morte biologica che al limite può anche non riguardarci.
Ma proprio qua, una volta che abbiamo messo a fuoco meglio il problema, l'attenzione si deve concentrare su un altro problema, il problema dei margini d'esistenza che la nostra cultura contempla come margini dignitosi e considerare se quei margini nella nostra società non si sono troppo ristretti come effetto della rimozione metodica del dolore.
Se questo, come credo, è un vero problema, allora anche le parole della chiesa dovrebbero essere riascoltate dai laici e con sentire laico, non come una difesa ad un generico, troppo generico, concetto di vita, ma come parole che non chiedono di sopprimere con troppa leggerezza l'esperienza del dolore, perchè disimpariamo a trattarlo, e quando si presenta non disponiamo di altro linguaggio che la radicalità di un gesto.

Concludendo, non ho voluto prendere posizione sul caso, ma esprimere quelle che sono i problemi dietro questo tema. Come mi sembra ingenua, anacronistica la posizione di certa Chiesa, così mi sembra che la soluzione della libera scelta tout court non sia la panacea di tutti i mali.

:hello:

Raphael_Ravil
23-09-2006, 14.12.12
Non ho paura di molte cose in senso "lato". Sono pronto a sopportare molto, e a combattere molto, se la mia situazione lo richiede. Sono poche le cose delle quali una persona come me può aver paura, perchè non c'è niente che non può essere affrontato con risoluzione e serenità. Quasi niente...
Lo ammetto senza vergogna alcuna: l'idea che in Italia, nulla più che il paese in cui vivo, mi verrebbe negato il mio naturale diritto all'eutanasia, nel caso volessi esercitarlo, mi terrorizza. Mi terrorizza nel profondo, mi fa correre un brivido lungo tutto il corpo, scuote ogni dettaglio della mia forza di volontà.

Io trovo che questa sia una grande macchia di inciviltà, sulla trama candida della nostra "società civile". Uno dei pochi difetti che un domani potrei non essere più disposto ad accettare, una paura tanto grande che non è da escludersi che io decida di fuggirla, cambiando un giorno, sperando di non incontrarne mai la necessità, la mia cittadinanza.
Una triste sfumatura del nostro sistema di leggi, ad eterna testimonianza dell'inumanità di ogni forma di morale, e dell'assoluta illaicità del nostro stato.
Come è giusto che sia: mi fa più paura della morte.

Alceo
23-09-2006, 14.23.17
...così come nell'assecondarlo a volersi morto, imho
Ma è il mio punto di vista.
Perciò dico che son prospettive diverse

Non si dovrebbe parlare soltanto della mia o tua posizione (o prosepttiva come la chiami tu), ma anche e soprattutto di quella del malato.

Ciò che tu trovi orribile va contro la sua volontà, e si applica ad una persone che di fatto non può difendersi.

Tu parli del rispetto", in sè, della vita e per te vivo," io del rispetto della volontà della persona che soffre.

Quando avviene ciò che tu ritieni orribile (l'eutanasia) essa provoca dolore alla tua persona perché cozza con i tuoi principi e il tuo credo; quando avviene ciò che io trovo orribile (lasciare che una persona soffra contro la sua volontà) la persona che soffre è il malato stesso. L'enorme differenza è che tale dolore è deciso da altri.

Gi01
23-09-2006, 15.50.33
Una sola parola:

Sacrosanto

Antinoos
23-09-2006, 15.59.24
, l'attenzione si deve concentrare su un altro problema, il problema dei margini d'esistenza che la nostra cultura contempla come margini dignitosi e considerare se quei margini nella nostra società non si sono troppo ristretti come effetto della rimozione metodica del dolore.
Se questo, come credo, è un vero problema, allora anche le parole della chiesa dovrebbero essere riascoltate dai laici e con sentire laico, non come una difesa ad un generico, troppo generico, concetto di vita, ma come parole che non chiedono di sopprimere con troppa leggerezza l'esperienza del dolore, perchè disimpariamo a trattarlo, e quando si presenta non disponiamo di altro linguaggio che la radicalità di un gesto.

Concludendo, non ho voluto prendere posizione sul caso, ma esprimere quelle che sono i problemi dietro questo tema. Come mi sembra ingenua, anacronistica la posizione di certa Chiesa, così mi sembra che la soluzione della libera scelta tout court non sia la panacea di tutti i mali.
:hello:

...sento che non saprei esprimerlo meglio, così mi permetto di quotare. Anche come 'mia' risposta.

.Orfeo.
24-09-2006, 11.44.47
Ma proprio qua, una volta che abbiamo messo a fuoco meglio il problema, l'attenzione si deve concentrare su un altro problema, il problema dei margini d'esistenza che la nostra cultura contempla come margini dignitosi e considerare se quei margini nella nostra società non si sono troppo ristretti come effetto della rimozione metodica del dolore.
Se questo, come credo, è un vero problema, allora anche le parole della chiesa dovrebbero essere riascoltate dai laici e con sentire laico, non come una difesa ad un generico, troppo generico, concetto di vita, ma come parole che non chiedono di sopprimere con troppa leggerezza l'esperienza del dolore, perchè disimpariamo a trattarlo, e quando si presenta non disponiamo di altro linguaggio che la radicalità di un gesto. Come mi sembra ingenua, anacronistica la posizione di certa Chiesa, così mi sembra che la soluzione della libera scelta tout court non sia la panacea di tutti i mali.
:
E quali sarebbero i margini allora?
Un buco in pancia o uno squarcio nella trachea sono dei margini dignitosamente accettabili?
Senza offesa, ma dire ad un malato terminale di non sopprimere con troppa leggerezza l'esperienza del dolore, sopratutto se è arrivato agli sgoccioli e se non reputa più dignitoso questo prolungamento ulteriore di una condizione che in natura non esisterebbe nemmeno, la reputo una crudeltà gratuita (Poi, penso sempre che una cosa sia parlarne qua seduti su una scrivania al pc, un'altra è se stai sdraiato su un lettino con i respiratori artificiali che ti buttano aria nei polmoni).Le terapie della soppressione del dolore possono essere un'alternativa fino a quando il paziente non sceglie di dire basta.Qua nessuno sta rivendicando il diritto di morire (Come avviene negli ospedali in Cina), ma il diritto di scegliere se morire o meno nel momento in cui non reputiamo di non trovarci più in condizioni dignitose per continuare a vivere.E anche a me, come a Martox, terrorrizza l'idea un giorno di vedermi impedita questa possibilità di scelta perchè magari c'è gente che pensa che attraverso il dolore e la sofferenza io possa congiungermi misticamente a chissà quale entità superiore.

Cosmica
24-09-2006, 14.36.22
Posso solo dire che mi auguro di cuore che la proposta del Dr. Veronesi riguardo il Testamento Biologico (http://www.fondazioneveronesi.it/images/campagne/documenti/bozzalex_testbio.pdf) diventi una realtà.
Il prima possibile.

*

Sono favorevole al 100% al testamento biologico.

Aggiungo soltanto una piccola considerazione (forse inutile, forse no). Non potrei, mai e poi mai, essere la persona incaricata di staccare fisicamente i tubi. Mi sentirei come se quell'essere umano l'avessi ucciso io.

K4lliopes
24-09-2006, 14.50.51
*

Sono favorevole al 100% al testamento biologico.

Aggiungo soltanto una piccola considerazione (forse inutile, forse no). Non potrei, mai e poi mai, essere la persona incaricata di staccare fisicamente i tubi. Mi sentirei come se quell'essere umano l'avessi ucciso io.


[Ciao a tutti. Sono nuova ma leggo da un po', in specie 'vietato leggere']

Non è inutile, quella considerazione, ritengo.
Anzi, poni proprio l'accento su una sorta di disomogeneità:
e.. mi permetto di chiederti (senza voler ferirti però): non è un po' incoerente, sentirsi come aver ucciso un essere umano a 'staccare la spina', e però proporre che chiunque possa farlo, o che si possa farlo tout court? Francamente, io a proporlo mi sentirei ugualmente come ad aver ucciso un essere umano, come se testimoniassi che di lui non mi importa nulla :(..

Cosmica
24-09-2006, 15.09.00
[Ciao a tutti. Sono nuova ma leggo da un po', in specie 'vietato leggere']

Non è inutile, quella considerazione, ritengo.
Anzi, poni proprio l'accento su una sorta di disomogeneità:
e.. mi permetto di chiederti (senza voler ferirti però): non è un po' incoerente, sentirsi come aver ucciso un essere umano a 'staccare la spina', e però proporre che chiunque possa farlo, o che si possa farlo tout court? Francamente, io a proporlo mi sentirei ugualmente come ad aver ucciso un essere umano, come se testimoniassi che di lui non mi importa nulla :(..

Sì. Mi sento incoerente. O per meglio dire combattuta. Combattuta tra la certezza che un essere umano possa e debba disporre della propria vita nel modo in cui più ritiene opportuno (compreso il poter redigere un testamento biologico), e la realtà di fatto che tali disposizioni debbano comunque essere eseguite da un altro essere umano (con i suoi personalissimi principi).

Il caso dell'eutanasia lo vedo molto vicino a quello dell'aborto. Ci sono i favorevoli e ci sono i contrari... tra le persone comuni, così come tra i medici che l'aborto devono poi praticarlo.

Sono favorevole all'eutanasia? O sono contraria all'eutanasia? Ha poca importanza. Ciò che ha importanza per me è il principio della libera scelta.

.Orfeo.
24-09-2006, 15.17.48
[Ciao a tutti. Sono nuova ma leggo da un po', in specie 'vietato leggere']

Non è inutile, quella considerazione, ritengo.
Anzi, poni proprio l'accento su una sorta di disomogeneità:
e.. mi permetto di chiederti (senza voler ferirti però): non è un po' incoerente, sentirsi come aver ucciso un essere umano a 'staccare la spina', e però proporre che chiunque possa farlo, o che si possa farlo tout court? Francamente, io a proporlo mi sentirei ugualmente come ad aver ucciso un essere umano, come se testimoniassi che di lui non mi importa nulla :(..
E come ci si sente invece a lasciare a loro stessi migliaia di malati terminali o afflliti da malattie degenerative che continuano a sopravvivere solo attraverso l'ausilio di macchinari artificiali, tra sofferenze e operazioni del tutto inutili, solo per far stare meglio la nostra coscienza?Sapendo sopratutto qual'è la loro precisa scelta?


Sono favorevole all'eutanasia? O sono contraria all'eutanasia? Ha poca importanza. Ciò che ha importanza per me è il principio della libera scelta.Il punto è proprio questo infatti.Il resto sono solo chiacchere.

BESTIA_kPk
24-09-2006, 21.56.44
...
Il caso dell'eutanasia lo vedo molto vicino a quello dell'aborto. Ci sono i favorevoli e ci sono i contrari... tra le persone comuni, così come tra i medici che l'aborto devono poi praticarlo.
...

C'è una differenza notevole nel mezzo: per l'aborto si decide "di altri e di sè", per l'eutanasia si decide "per se".

Troverei durissima una vita fatta di sofferenze quotidiane: tortura.
Bene per chi sceglie di vivere, altrettanto bene per chi sceglie di morire.
Sono scelte da rispettare entrambe, non da forzare.

Per chi si arroga il diritto di "forzare" un'altra persona a vivere soffrendo, gli auguro di patirne gli stessi dolori.
Auguro al papa e a chi cazzo si vuole, di patire il dolore che vuole; ma che la smettano di decidere per gli altri.
Vaffanculo la religione o la politica o quel che è: se uno vuole andare all'inferno perchè ha scelto l'eutanasia, sono cazzi suoi.
Il libero arbitrio cos'è allora? ...
Che poi è da vedere se Dio [c'è o non c'è? mha...] preferisce guardare i propri figli soffrire ogni santo giorno, o se preferisce farli vivere/morire serenamente.

Ah, io mi sento coerentissimo: ognuno scelga per sè.

blamecanada
24-09-2006, 22.02.58
Favorevolissimo all'eutanasia, se scelta dal paziente (direttamente o tramite testamento biologico).
Tra l'altro, riprendendo l'ultimo intervento, a mio parere dato che è legale l'aborto è assolutamente illogico che sia illegale l'eutanasia.

olliop
24-09-2006, 22.18.22
C'è una differenza notevole nel mezzo: per l'aborto si decide "di altri e di sè", per l'eutanasia si decide "per se".

Troverei durissima una vita fatta di sofferenze quotidiane: tortura.
Bene per chi sceglie di vivere, altrettanto bene per chi sceglie di morire.
Sono scelte da rispettare entrambe, non da forzare.

Per chi si arroga il diritto di "forzare" un'altra persona a vivere soffrendo, gli auguro di patirne gli stessi dolori.
Auguro al papa e a chi cazzo si vuole, di patire il dolore che vuole; ma che la smettano di decidere per gli altri.
Vaffanculo la religione o la politica o quel che è: se uno vuole andare all'inferno perchè ha scelto l'eutanasia, sono cazzi suoi.
Il libero arbitrio cos'è allora? ...
Che poi è da vedere se Dio [c'è o non c'è? mha...] preferisce guardare i propri figli soffrire ogni santo giorno, o se preferisce farli vivere/morire serenamente.

Ah, io mi sento coerentissimo: ognuno scelga per sè.

quoto...guarda, la religone da quando c'è ha solo portato problemi...nient'altro...ha frenato la ricerca,scatenato guerre(non solo adesso,vedi le crociate) è contraria all'eutanasia...ecc:sisi: tutte cavolate quelle che dice il papa,i cardinali ecc...ma adesso mi fermo qui che nn voglio andare :offtopic:

BESTIA_kPk
25-09-2006, 00.14.34
quoto...guarda, la religone da quando c'è ha solo portato problemi...nient'altro...ha frenato la ricerca,scatenato guerre(non solo adesso,vedi le crociate) è contraria all'eutanasia...ecc:sisi: tutte cavolate quelle che dice il papa,i cardinali ecc...ma adesso mi fermo qui che nn voglio andare :offtopic:

Sbagliato: non è vero che la religione ha solo portato problemi; ha portato sia problemi sia soluzioni a problemi.

Innanzitutto ci sono molte religioni, molte differenze tra di esse.
Per quanto riguarda i lati positivi ad es. basta citare la "carità cristiana", come tanti altri aspetti positivi che fan parte delle religioni.

Il papa attuale spara cazzate immani ma nel sacco ha anche qualche parola utile/interessante.
Facile insultarlo, logico disprezzarlo per alcune parole [troppe?], utile apprezzarlo per altre [poche?].

Chiudo l'OT.

Pratti
25-09-2006, 00.46.30
Favorevolissimo all'eutanasia, se scelta dal paziente (direttamente o tramite testamento biologico).
Tra l'altro, riprendendo l'ultimo intervento, a mio parere dato che è legale l'aborto è assolutamente illogico che sia illegale l'eutanasia.

Impariamo a distinguere.

Eutanasia, che originariamente significa dolce morte, oggi assume il significato di morte anticipata.

Perchè è una fesseria dire che se l'aborto è legale lo deve essere anche l'eutanasia? perché, qualsiasi cosa ne pensi la chiesa, per la legge italiana, sopprimere un feto non è omicidio ( visto che il feto non è ancora un individuo umano). Nel secondo caso si tratta di una persona umana.

Altra imprecisione. L'eutanasia deve essere riferita solo ai casi in cui si verificano alcune condizioni che rendono insopportabile la prosecuzione dell'esistenza ( liberamente citato dalla bozza veronesi).
Viceversa non si deve parlare di eutanasia quando vi è un'assenza di vita cognitiva. Per intenderci, il caso di Terry Schiavo non è eutanasia, tranne ovviamente che per i giornali.

Se proprio dobbiamo argomentare l'eutanasia da un punto di vista giuridico, occorre partire per lo meno dalle seguenti considerazioni:
a)Suicidarsi non è reato, nè potrebbe esserlo (se non nelle forme del tentativo); ignoro, in tutta sincerità, se qualcuno sia mai stato chiamato a rispondere penalmente di "tentate lesioni autoprocurate".
b) Il codice penale punisce l'omicidio del consenziente, sul presupposto che la vita sia un bene "indisponibile" così come punisce l'istigazione al suicidio e limita fortemente gli atti di disposizione del proprio corpo.
c)la Costituzione non tutela espressamente "il diritto alla vita" (secondo alcuni, lo tutela indirettamente come presupposto di altri diritti indicati nella Carta); tutela, invece, come tutti sappiamo, il diritto alla salute: l'art. 32 Cost. stabilisce che "La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo", aggiungendo subito dopo che lo tutela anche come "interesse della collettività". Al secondo comma, poi, si stabilisce che "nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana".
d) Mi sembra fuor di discussione che il costituente abbia escluso il cd. "accanimento terapeutico" e, più in generale, la "sperimentazione" di nuove cure sui malati, a fini esclusivamente di ricerca. Ma come interpretare il 1° comma e la prima parte del 2°?
e)Dalla lettura dell'art. 32 Cost., si potrebbe argomentare - secondo me - che il diritto alla salute, il diritto cioè a vivere una vita "in salute", implichi - per converso - il diritto "a non vivere", quando la malattia renda soggettivamente intollerabile il mantenimento in vita (quando, cioè, la "salute" sia venuta meno).
Questo potrebbe essere un abbozzo di ragionamento giuridico corretto.


Faccio poi notare che in Italia non esiste o quando c'è funziona male, la cosiddetta terapia del dolore (metodiche che leniscono il dolore dei malati terminali, consentendo che il sopravvenire della "morte naturale" non avvenga tra sofferenze indicibili ed inumane), che in parte risolverebbero il problema.

@orfeo Il mio era un discorso propositivo e non risolutivo. Se avessi la soluzione al problema non sarei certo qua. Ho solo voluto considerare la questione da più punti di vista, dal momento che non ritengo, come ho già scritto, che questi argomenti si possano affrontare con il coltello di un macellaio. E' necessario un bisturi molto preciso, e lo dico da laico convinto, non certo da credente. Io non riesco a stabilire dei margini o dei criteri in base ai quali dire questa vita è ancora accettabile questa non lo è più. Tu sei in grado di farlo?

_Fred_
25-09-2006, 01.10.43
Impariamo a distinguere.
...CUT...
Altra imprecisione. L'eutanasia deve essere riferita solo ai casi in cui si verificano alcune condizioni che rendono insopportabile la prosecuzione dell'esistenza ( liberamente citato dalla bozza veronesi).
Viceversa non si deve parlare di eutanasia quando vi è un'assenza di vita cognitiva. Per intenderci, il caso di Terry Schiavo non è eutanasia, tranne ovviamente che per i giornali.
...CUT

Stavo pensando prorpio a questo quando ho letto la notizia, in effetti credo sia la prima volta che sento qualcuno che chiede di poter morire, in tutti gli altri casi (Therry Schiavo ecc...) la differenza era che chi chiedeva "l'eutanasia" non era il malato (che per forza di cose non poteva) ma un suo famigliare molto vicino; credo che la gente leggendo di questo caso sia portata a pensare al solito iter ovvero che non se ne faccia nulla e che tutto venga rimandato e relegato nel dimenticatoio, spero che questa volta non sia così.

Per quanto riguarda la libertà di poter morire io sono favorevole, nella vita godiamo realmente di poche libertà, quella di poter decidere se farla finita dovrebbe essere tra queste.

Eowyn.
25-09-2006, 09.37.05
Per quanto riguarda la libertà di poter morire io sono favorevole, nella vita godiamo realmente di poche libertà, quella di poter decidere se farla finita dovrebbe essere tra queste.Esatto.

Rinunciare al dialogo (ed ad una legge) sull' Eutanasia significa arrogarsi il diritto di decidere della Vita altrui.
Una legge a favore del Testamento Biologico (che sia io che i miei familiari maggioenni abbiamo firmato) non implicherebbe la morte assistita di tutte le persone che vittime di patologie incurabili, ma solo di quelle che, coscentemente, ne fanno richiesta.
E' facile parlare di dignità della Vita e del suo valore in generale. Nei casi specifici, però, uno può sentire il bisogno di farla finita. E, se non è in grado di farlo da solo, assisterlo in questo mi sembra una basilare forma di rispetto delle sue volontà.

Alceo
25-09-2006, 12.20.13
Riporto alcune delle dichiarazioni dei politici in merito alla questione.
A volte mi chiedo se i contrari all'eutanasia siano tanti ma silenziosi o se sono i politici che in questo non rappresentano l'Italia.

Napolitano ha invitato il parlamento a discutere della questione. Il presidente della camera Bertinotti ha promosso il dibattito; più ambiguo Marini


"Per quanto mi riguarda la parola eutanasia non c'è, non ha spazio, io credo, nel dibattito politico del nostro paese". Lo stesso Marini aggiunge poi che "si può lavorare" nella direzione del "testamento biologico". "Ci sono seri problemi aperti e il presidente della Repubblica ieri ci ha richiamato a un approfondimento - ha proseguito il presidente del Senato - sono stato informato dal presidente della commissione Sanità, Ignazio Marino, che cominciano le audizioni in Senato per la legge sul testamento biologico: ecco, in quella direzione si può lavorare, si deve lavorare seriamente"


Alemanno di AN parla di una proposta sbagliata che spaccherebbe il paese

"Con tutto il rispetto, il capo dello Stato non dovrebbe lanciare messaggi e aprire dibattiti che spaccano il Paese e sono estranei alla nostra cultura. L'eutanasia - continua - è respinta dal centrodestra e non fa parte neppure del programma del centrosinistra, perché prima ancora di essere condannata dalla dottrina cristiana, è estranea alla nostra cultura nazionale. Il valore della vita è tra i fondamentali della nostra comunità nazionale e non dovrebbe essere proprio il presidente della Repubblica a metterlo in discussione"

Caledroli sembra dimenticare i tempi in cui la lega si scagliava contro la religione cattolica e rispolverava le sue origini celtiche

"Ben venga il responsabile 'chiarimento' a cui ci invita il capo dello Stato, purché si parta dall'affermazione dalla certezza delle dignità della vita, che ha come naturale conseguenza il rispetto della vita stessa, della sua origine fino al suo termine naturale". "L'eutanasia non è e non potrà mai essere un diritto civile, in quanto il privare un essere umano della propria vita è sempre una forma di violenza. E' evidente che - conclude Calderoli- ogni forma di accanimento terapeutico mortifica la dignità della vita, ma è altrettanto vero che a nessuno può essere consentito di dare la morte"


Livia Turco con gran parte della sinistra applaude all'idea di un dibattito ma non esplicita la sua posizione salvo che sulla possibilità di un referendum in cui siano i cittadini a decidere:

«Sono personalmente contraria a questa soluzione - ha precisato Turco - e penso che ci sia tanto da fare su come rendere veramente dignitose le fasi terminali della vita, la morte; penso al lavoro da fare per estendere l'esperienza degli ospedali senza dolore, all'estensione delle terapie antidolore, alla diffusione delle cure palliative; inoltre all'opportunità di una normativa sul testamento biologico»

Rutelli ovviamente è contrario (ma non era un ex verde radicale?)

È assurdo trasformare in bandiera politica il tema dell'eutanasia. Noi siamo perchè il parlamento approvi una legge che dica no all'eutanasia finchè c'è una speranza e allo stesso tempo affermi che non sia possibile l'accanimento terapeutico. Non dobbiamo ideologizzare questo dibattito

Contrari anche Volonté dell'UDC ("Siamo per la tutela della vita dal concepimento alla fine naturale. Senza accanimento e senza eutanasia") e ovviamente Pera ("Sono contrario all'eutanasia: credo che le priorità siano altre").


In questi giorni non ho letto gli editoriali delle grandi testate giornalistiche. Qualcuno mi sa riassumere le varie posizioni?

obscure
25-09-2006, 12.22.29
chi vieta l'eutanasia lo obbligherei a vivere la stessa situazione dei malati terminali come la persone in questione.

1 mesetto cosi e vediamo se la pensano ancora allo stesso modo

:|

FALLEN_ANGEL_664
25-09-2006, 14.00.12
a nessuno può essere consentito di dare la morte

Ma i soldati allora devono essere arrestati quando ammazzano qualcuno? E i poliziotti?


Siamo per la tutela della vita dal concepimento alla fine naturale. Senza accanimento e senza eutanasia

Dò per scontato che per concepimento intenda l'atto della nascita (che sarebbe comunque sbagliato), ma cosa intende lui per fine naturale? E quando l'accanimento terapeutico diviene tale? O meglio, quando si fà del male ad un paziente? Perchè una persona può anche soffrire come un cane ed essere vivo. Farlo continuare a soffrire non è far male?


chi vieta l'eutanasia lo obbligherei a vivere la stessa situazione dei malati terminali come la persone in questione.

1 mesetto cosi e vediamo se la pensano ancora allo stesso modo

:|

Non basterebbe. Un mesetto finisce. Bisognerebbe provare la stessa esperienza ma senza sapere che dopo un mese finisce. E altro che un mese... penso proprio che impazzirei prima.

Attendendo nell'ombra,
FALLEN ANGEL 664

BattleByzan53
26-09-2006, 20.17.38
io penso che noi esseri umani e ,specialmente noi cattolici, non possiamo decidere cosa fare della nostra vita ed anima.Con questo voglio dire che,per chi ci crede,solo Dio può decidere di toglierci la vita e noi uomini possiamo solo garantire che la vita di una persona possa essere mantenuta più a lungo possibile. Questo è il mio parere da cattolico poi per quanto riguarda l accanimento terapeutico io penso che è una cosa sbagliata.é vero che bisogna garantire il mantenimento della vita ma non fino a questo punto.

aquarius
26-09-2006, 20.51.38
secondo me il garantire la vita ad ogni essere umano è un ottima idea di base, ma in casi come questi è meglio che sia l'individuo a scegliere per se stesso se ne pieno delle proprie facoltà!! Che diritto abbiamo noi di costringere una persona a vivere come un vegetale senza speranza ne futuro?Andando pure contro le volontà di quest'ultima? Io penso che se fossi al posto di quel poveretto impazzirei...

BattleByzan53
26-09-2006, 20.58.53
dipende dal punto di vista.Comunque io penso che nelle sue condizioni non vorrei mai morire xchè causerei tanto dolore alle persone che mi vogliono bene.

BESTIA_kPk
26-09-2006, 21.11.01
io penso che noi esseri umani e ,specialmente noi cattolici, non possiamo decidere cosa fare della nostra vita ed anima.Con questo voglio dire che,per chi ci crede,solo Dio può decidere di toglierci la vita e noi uomini possiamo solo garantire che la vita di una persona possa essere mantenuta più a lungo possibile. Questo è il mio parere da cattolico poi per quanto riguarda l accanimento terapeutico io penso che è una cosa sbagliata.é vero che bisogna garantire il mantenimento della vita ma non fino a questo punto.

Giusto, se un cattolico non vuol decidere per la sua vita/morte, non lo faccia.
Ma parli per sè.

Dio è l'unico che può togliere la vita? per un cattolico ok, per gli altri? il rispetto cos'è? il libero arbitrio cos'è? la libertà di scegliere la propria religione dov'è?

Nell'ultima parte ti contraddici: sei cattolico ma sei contro l'accanimento terapeutico [quindi penseresti al "lasciar morire"]...

BattleByzan53
26-09-2006, 21.21.45
lo so il mio discorso è contraddittorio.Io sono cattolico ma sono contro l'accanimento terapeutico io dico solo che non bisogna abbandonare una persona sul letto di morte.Poi se questa persona decide di togliersi la vita,come vuole fare Welbi,lo faccia non sta certo a noi decidere.Vedo però che c'è un altro malato terminale ,che adesso mi sfugge il nome,che ha deciso di provare a vivere ,con tutte le difficoltà,per poter trascorrere la sua vita con la persona che ama.

aquarius
26-09-2006, 21.36.45
Non facciamo confusione: se ci fosse la legge sull'eutanasia non è che faremmo secchi tutti i malati terminali

Ognuno deciderebbe per se stesso : chi ama la vita così tanto da voler continuare pure in condizioni estreme da semi-vegetale continuerà a vivere con tutte le cure e le attenzioni del caso; chi invece deciderà di smettere di soffrire verrà accontentato (ovviamente con un attenta valutazione caso per caso).

DIAZE
26-09-2006, 21.40.15
Ho un forte impulso nel dire la mia in questo topic...ma ho troppo rispetto per la vita e la sofferenza altrui dopo aver visto morire tanta gente.
Comunque ci provo lo stesso:
Sono fermamente contrario all 'accanimento terapeutico (che spesso ho visto applicare), tutto ciò che allunga la vita di un morente, in maniera effimera e senza la sua esplicita volontà e magari tra mille sofferenze, va considerato come tale.
La vita è un valore assoluto (anche per un laico) e come tale merita il massimo del rispetto.

In Italia non c'è nessun rispetto verso chi soffre in preda al dolore e si fa pochissimo per sedarlo in maniera adeguata!

L' eutanasia, secondo me, è qualcosa che va oltre a quanto detto, e personalmente non sono in grado di accettarla.

BattleByzan53
26-09-2006, 21.46.24
è normale.Ma io credo che in Italia una legge che permette al malato di non volersi curare e lasciarsi morire,ovvero l'eutanasia,non verrà mai creata.
Cmq Welbi,un pò di tempo fa, aveva deciso di farsi fare la tracheotomia per continuare a vivere respirando con la macchina.Mi chiedo xchè ha deciso di farsi un intervento cosi invasivo e poi decidere di lasciarsi morire?
cmq le scelte che deciderà Welbi secondo me dovranno essere rispettate xchè in parlamento non si potrà mai fare una legge sull'eutanasia xchè,come qui,ci sono molti pareri e quindi non si raggiungerà nulla.

aquarius
26-09-2006, 21.50.12
giustamente ognuno ha le sue opinioni e capisco che anche per uno stato sia molto complesso applicare una simile legge per vari motivi :sisi:

Certo che dal mio punto di vista è un bel problema...se io fossi in uno stato quasi da vegetale e non volessi più vivere in quello stato perchè dovrei essere costretto a rimanerci? Questo proprio non riesco a capirlo..

BattleByzan53
26-09-2006, 21.57.02
dobbiamo capire che sul nostro suolo abbiamo il Vaticano che giustamente divulga i buoni principi della chiesa.Con questo dico che noi Italiani dobbiamo dare un buon esempio di cristianesimo. cmq sull'eutanasia ci saranno ancora dibattiti per molto tempo.

DIAZE
26-09-2006, 21.58.01
quasi da vegetale e non volessi più vivere in quello stato perché dovrei essere costretto a rimanerci? Questo proprio non riesco a capirlo..

La miglior legge che regoli l' eutanasia in Italia verrebbe applicata con metodo schizofrenico-parossistico.
Non possiamo paragonarci ai paesi anglosassoni o scandinavi e non solo per il retaggio culturale-cattolico.
Noi italiani siamo l' antitesi del pragmatismo e in questo campo è assolutamente indispensabile!

DIAZE
26-09-2006, 22.00.47
dobbiamo capire che sul nostro suolo abbiamo il Vaticano che giustamente divulga i buoni principi della chiesa.Con questo dico che noi Italiani dobbiamo dare un buon esempio di cristianesimo. cmq sull'eutanasia ci saranno ancora dibattiti per molto tempo.

Scusa ma il Vaticano centra poco con l' Italia!
Siamo uno stato laico sino a prova contraria, non siamo l' Iran, almeno per adesso!

olliop
26-09-2006, 22.07.44
Scusa ma il Vaticano centra poco con l' Italia!
Siamo uno stato laico sino a prova contraria, non siamo l' Iran, almeno per adesso!

sembra che centra poco ma in realtà influisce tantissimo...anche se siamo uno stato dichiaratamente laico abbiamo una maggioranza cattolica...
il fatto del vaticano ci influenza nella ricerca scientifica anche...:azz: per esempio nella ricerca per le cellule staminali

aquarius
26-09-2006, 22.14.23
La miglior legge che regoli l' eutanasia in Italia verrebbe applicata con metodo schizofrenico-parossistico.
Non possiamo paragonarci ai paesi anglosassoni o scandinavi e non solo per il retaggio culturale-cattolico.
Noi italiani siamo l' antitesi del pragmatismo e in questo campo è assolutamente indispensabile!

va beh, allora se in Italia non siamo in grado di gestire in maniera adeguata e corretta la miglior legge che regoli l'eutanasia, mi vergogno di essere italiano.

BESTIA_kPk
26-09-2006, 22.27.55
dobbiamo capire che sul nostro suolo abbiamo il Vaticano che giustamente divulga i buoni principi della chiesa.Con questo dico che noi Italiani dobbiamo dare un buon esempio di cristianesimo. cmq sull'eutanasia ci saranno ancora dibattiti per molto tempo.

Dobbiamo? capire? nostro suolo? vaticano? giustamente? buoni principi della chiesa? buon esempio di cristianesimo?

Tutte cose che non puoi e non devi imporre a nessuno.

La chiesa di oggi fa cagare: non sa dare un buon esempio di cristianesimo.
Dà un pessimo esempio. Cristo a quanto ho capito/letto, sarebbe il primo a impegnarsi nel cancellare ciò che è divenuta la chiesa cattolica.

Ripetiamo insieme: ognuno pensi alla sua di vita/morte e non imponga nulla agli altri, piuttosto "dia una mano".

Eowyn.
26-09-2006, 22.33.47
Ripetiamo insieme: ognuno pensi alla sua di vita/morte e non imponga nulla agli altri, piuttosto "dia una mano".
:birra:

Come già scritto prima: imporre a tutti la non pratica dell'eutanasia è un arrogarsi il diritto di decidere per l'altrui Vita.
Mentre della propria Vita uno è giudice ed arbitro.

Io non vado ad obbligare i credenti a fare sesso prima del matrimonio: non condivido la loro scelta,ma la rispetto.

Che così sia anche della mia volontà di morire come e quando decido io.

BattleByzan53
26-09-2006, 22.44.21
Dobbiamo? capire? nostro suolo? vaticano? giustamente? buoni principi della chiesa? buon esempio di cristianesimo?

Tutte cose che non puoi e non devi imporre a nessuno.

La chiesa di oggi fa cagare: non sa dare un buon esempio di cristianesimo.
Dà un pessimo esempio. Cristo a quanto ho capito/letto, sarebbe il primo a impegnarsi nel cancellare ciò che è divenuta la chiesa cattolica.


io non impongo niente a nessuno sto dicendo solo la mia.La chiesa cattolica è decaduta ma è pur vero che noi siamo un paese cattolico all'80% e quindi,ripeto di nuovo,non verrà mai fatta in tempi brevi una legge sull'eutanasia.

BESTIA_kPk
26-09-2006, 22.46.48
Io non vado ad obbligare i credenti a fare sesso prima del matrimonio: non condivido la loro scelta,ma la rispetto.
...

Il problema di molti è che non comprendono l'enorme differenza tra "predicare" e "imporre".

E tanti altri termini...
Ah oh, pure io sono ignorante su molti termini.

.Orfeo.
26-09-2006, 22.48.31
La vita è un valore assoluto (anche per un laico) e come tale merita il massimo del rispetto.
Io ho rispetto della vita, ma ho anche rispetto per le persone che soffrono e immenso rispetto per le scelte individuali.
Imporre una mia visione personale del valore della vita è quanto di più orrendo, illiberale e irrispettoso che io possa fare nei confronti del mio prossimo.
La gente non può e non deve in alcun modo mettersi a sindacare sulle scelte individuali ed etiche altrui, fino quando queste scelte non riguardano nessun'altro se non se stessi.E ciò vale per qualsiasi cosa, non solo per l'eutanasia.E ciò è anche il motivo per cui in Italia siamo indietro di decenni per quanto riguarda i diritti civili.
Siamo uno stato laico?Dimostramiolo, dimostratelo, dimostriamocelo.E che nessuno se ne esca fuori con la storia delle radici cristiane della cultura italiana perchè non vuol dire assolutamente NULLA.
Altrimenti mettiamo una bandiera bianca e gialla su Montecitorio e non se ne parla più.

BattleByzan53
26-09-2006, 22.52.37
stiamo andando piano piano fuori argomento.io ripeto il mio pensiero:è giusto decidere la morte o la vita di una persona e se si xchè?questo è riferito all'eutanasia.

BESTIA_kPk
26-09-2006, 23.02.52
stiamo andando piano piano fuori argomento.io ripeto il mio pensiero:è giusto decidere la morte o la vita di una persona e se si xchè?questo è riferito all'eutanasia.

E' giusto che tu possa decidere per la morte o la vita di una persona che ha già scelto per la SUA vita/morte?

Solo Dio può farlo, dici? allora lo dica Dio, nessun altro.
E no, il papa non è Dio nè parla in suo nome.

Alceo
26-09-2006, 23.12.53
...

L' eutanasia, secondo me, è qualcosa che va oltre a quanto detto, e personalmente non sono in grado di accettarla.

Diazepan_plus, mi interesserbbe capire meglio in che senso non sei in grado d'accettarla.

Quando hai tempo. :)

DIAZE
27-09-2006, 08.21.27
Diazepan_plus, mi interesserbbe capire meglio in che senso non sei in grado d'accettarla.

Quando hai tempo. :)

Ok ci provo.
I motivi del "non accettarla" sono molteplici:

-Retaggio culturale.
E' indubbio che noi italiani, chi più e chi meno, abbiamo un approccio a queste problematiche meno pratico di altri popoli. Questo forum n' è un esempio, qualsiasi argomento viene vivisezionato analizzato da ogni utente generando diatribe e conflitti ingestibili.
Tutti vogliono aver ragione e la diversità di opinione, invece di essere una risorsa preziosa, diventa IL problema (e l'argomento passa in secondo piano).

-Potere di morte:
Diventerebbe ingestibile per un medico o giudice, la legge verrebbe interpretata in maniera arbitraria (come già accade).

-Altre priorità propedeutiche:
Pensiamo prima al testamento biologico, all'accanimento terapeutico, all'utilizzo massiccio degli oppiacei per combattere il dolore.

-Credente:
Ebbene si sono cattolico, ho una visione laica sulle problematiche generali ma per quanto riguarda la mia opinione personale non posso non tener conto della mia fede.

Detto questo ricordo a tutti che quanto detto non è un dogma ma semplicemente la mia personalissima opinione e non pretendo che venga condivisa da tutti gli utenti.

:dentone:

.Orfeo.
29-11-2006, 02.50.30
Scusate se riuppo il topic, ma volevo fare una segnalazione...

Invito tutti a sottoscrivere la petizione dell' Associazione Luca Coscioni - Per la libertà di ricerca scientifica in materia di eutanasia: http://www.lucacoscioni.it/appelloeutanasia

Aderite in molti.:)

FALLEN_ANGEL_664
29-11-2006, 03.42.31
Visti i recenti avvenimenti

visti i progressi in campo medico che hanno consentito la continuazione della vita anche in condizioni fino a poco tempo fà impensabili

vista la necessità di regolamentare in modo più giusto e accurato tale aspetto della vita del cittadino (cit: è indispensabile che i diritti dell'uomo siano protetti da norme giuridiche [tratto da preambolo della Dichiarazione Universale dei Diritti Fondamentali dell'Uomo, da qui in poi D.U.D.F.U])

considerato che cit: i popoli delle Nazioni Unite hanno riaffermato nello Statuto la loro fede nei diritti fondamentali dell'uomo, nella dignità e nel valore della persona umana [...] e hanno deciso di promuovere il progresso sociale e un miglior tenore di vita in una maggiore libertà [tratto dal preambolo della D.U.D.F.U.]

tenendo conto dell'articolo 3 della D.U.D.F.U. che recita "ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona", tenendo conto che un essere vivente viene definito tale quando "nasce, cresce, si riproduce e muore" e che quindi la morte è parte integrante della vita, e quindi ogni individuo ha anche il diritto di morire

tenendo conto dell'articolo 4 della D.U.D.F.U. che recita "nessun individuo potrà essere sottoposto a tortura o a trattamento o a punizione crudeli, inumani o degradanti" e constatando che la costrizione a rimanere in vita contro la propria volotà può essere equiparata in alcuni casi alla condizione vietata dal succitato articolo

tenendo conto dell'articolo 25 della D.U.D.F.U. che recita "ogni individuo ha diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio [...]" e constatando che il proprio benessere dipende anche dalla possibilità di vivere una vita normale

visto l'articolo 29 della D.U.D.F.U. che recita "nell'esercizio dei suoi diritti e delle sue libertà, ognuno deve essere sottoposto soltanto a quelle limitazioni che sono stabilite dalla legge per assicurare il riconoscimento ed il rispetto dei diritti e delle libertà degli altri e per soddisfare le giuste esigenze della morale, dell'ordine pubblico e del benessere generale in una società democratica"

Propongo che il governo valuti attentamente l'efficienza delle norme che attualmente regolano e limitano le libertà del singolo cittadino per quanto concerne la possibilità di porre fine alla propria vita qualora vi fossero ponderati motivi che rendano la sua non cessazione una violazione dei diritti fondamentali dell'uomo, e che prenda provvedimenti al riguardo.

Aderito...

Attendendo nell'ombra,
FALLEN ANGEL 664

Eowyn.
29-11-2006, 15.34.33
Grazie della segnalazione. :birra: