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Visualizza versione completa : La felicita'... questa sconosciuta?



Maharet
25-12-2005, 23.24.07
Siamo a Natale e piu' che in qualunque altro periodo, si sa, ci sentiamo bombardare da messaggi che ci invitano ad essere felici, sorridenti, soddisfatti, ringrazianti... e chi piu' ne ha, piu' ne metta.
Per quanto il concetto di "felicita'" sia quanto di piu' astratto e soggetto a mutazione e soggettivita' esista.. io vi chiedo: cosa e' per voi la felicita', o cosa credete sia necessario per essere felici, nella vostra vita (attuale o futura)?
Dal canto mio:
Amore (con la maiuscola). Inteso come rapporto basato su rispetto, stima, desiderio.. ma soprattutto capacita' di ascoltare, di parlare, di comunicazione, insomma. E di scoperta, di curiosita', di condivisione. E di gioco.

Passione. Per la vita, per cio' che si fa, per tutto cio' che di prezioso si ha voglia di comunicare al mondo, a chiunque abbia voglia di ricevere.

Misericordia. Nei confronti di noi stessi e nei confronti degli altri.

Soldi (perche' e' meglio essere infelici in Rolls Royce che in 500). Non in quantita' eccessiva, ma quanti bastano a non dover saltare i pasti ed arrovellarsi su come arrivare a fine mese. :angel2:

Mi verra' sicuramente in mente altro, strada facendo :)

shottolo
25-12-2005, 23.29.19
sentirmi vivo in ogni momento
questa è felicità

Maharet
25-12-2005, 23.34.15
sentirmi vivo in ogni momento
questa è felicità

Si', ma questo e' l'effetto.. qual e' la causa?
E poi, per sentirmi viva, non necessariamente devo essere felice.. ci sono momenti di disperazione assoluta che mi fanno sentire assolutamente viva, ma non li classificherei come "felicita'" :)

lenina
25-12-2005, 23.35.30
felicità per me?
Non so...al momento non sono felice...

Credo che tranquillità economica quel tanto che basta per vivere tranquilli sia importante...ma anche tantissime altre cose...

Credo che la cosa più importante sia riuscire a vivere e non accontentarsi di soppravvivere

Fabio
25-12-2005, 23.37.48
Cosa credete sia necessario per essere felici, nella vostra vita (attuale o futura)?

Sarei davvero felice se riuscissi a fare la carriera lavorativa a cui ambisco, ovviamente pagato giustamente. Basterebbe quello a rendermi la persona più felice del mondo. Ovviamente, se ci fosse altro (famiglia, amore, ecc.) sarebbe anche meglio, ma mi accontenterei di quello.

Maharet
25-12-2005, 23.43.25
Sarei davvero felice se riuscissi a fare la carriera lavorativa a cui ambisco, ovviamente pagato giustamente. Basterebbe quello a rendermi la persona più felice del mondo. Ovviamente, se ci fosse altro (famiglia, amore, ecc.) sarebbe anche meglio, ma mi accontenterei di quello.

Ma poi... quando torni a casa e sei solo... che te ne fai della carriera lavorativa perfetta? :mumble:
Oh, poi, non che non ci metterei la firma, ma non toglietemi gli affetti con cui condividerla :)

Khorne
25-12-2005, 23.48.31
Abilità nel fare ciò che voglio e devo. Tutto qua.

aries
25-12-2005, 23.48.41
Mi spiace essere così poco produttivo riguardo alla discussione, maharet, ma sono pienamente d'accordo col tuo primo post.

Fabio
25-12-2005, 23.50.11
Ma poi... quando torni a casa e sei solo... che te ne fai della carriera lavorativa perfetta? :mumble:

Ritengo che una persona, nella propria vita, deve fare quello per cui è portato o per cui è capace. Io mi considero molto capace da una parte e totalmente incapace dall'altra, per cui preferisco dare molta più importanza a quello per cui mi ritengo capace, dannandomi l'anima per riuscire ad arrivare dove voglio.

E' chiaro che, se ci fossero anche gli affetti, mica li butterei via, però si tratta di una cosa che potrei costruire, personalmente, solo in una situazione di felicità. Il mio dannarsi rovinerebbe anche la mia partner, se non riuscissi a raggiungere la "mia" felicità, non solo me.

Maharet
25-12-2005, 23.55.52
Mi spiace essere così poco produttivo riguardo alla discussione, maharet, ma sono pienamente d'accordo col tuo primo post.

La "produttivita'" non e' richiesta.
La riflessione, invece, a volte viene offerta.

E' piacevole sapere che sei d'accordo con me :)

Di0
25-12-2005, 23.59.49
Avere un buon analista.

Questa è la risposta più bella che abbiam mai sentito.
Almeno così ti convincono che sei felice a 70€ l'ora :hail:

Hamneth
26-12-2005, 00.00.11
La felicità? La felicità è una di quelle tante cose che servono a dare un illusorio senso alla vita. La felicità non è definibile in sè stessa, ma piuttosto può essere considerato uno dei tanti ideali incompleti della mente umana. Il ruolo della felicità non è quello di realizzarsi ma semplicemente quello di esistere. Una sorta di traguardo che non fu fatto per essere tagliato, come gareggiare con i coni di luce della propria automobile: una simile competizione non potremmo vincerla ma nel tentativo finiremmo per spingerci al massimo e dare del nostro meglio nel disperato tentativo di superare un avversario che, per sua stessa definizione, rimarrà in testa.
A questo serve la Felicità, come la speranza del resto, serve ad essere inseguita, serve a darci un buon motivo per andare avanti e magari eccellere nell'arte di noi stessi.
Ma detto questo non riesco ad immaginare un giorno più triste di quello in cui i possa guardarmi allo specchio e dire "sono felice". Sono felice... e allora? Che è successo? Se non c'è altro che io possa fare a cosa mi serve la felicità? Il giorno in cui la felicità si realizzasse nella sua forma probabilmente sarebbe il girono del nostro completo annullamento. Fortunatamente, come ho detto, la felicità non si realizza...

Maharet
26-12-2005, 00.01.01
Ritengo che una persona, nella propria vita, deve fare quello per cui è portato o per cui è capace.

E' chiaro che, se ci fossero anche gli affetti, mica li butterei via, però si tratta di una cosa che potrei costruire, personalmente, solo in una situazione di felicità. Il mio dannarsi rovinerebbe anche la mia partner, se non riuscissi a raggiungere la "mia" felicità, non solo me.

E' vero quello che tu dici, lo condivido, relativamente alla realizzazione di se stessi.
Ma la costruzione di un rapporto non passa anche attraverso la condivisione degli squilibri, oltre che degli equilibri?

Peter Pan
26-12-2005, 00.03.09
"La Felicità esiste... Te ne accorgi dal rumore che chiudendo la porta, quando va via..."

Questa non mi ricordo di chi era... ma è quanto ho potuto constatare ;)

Penso che il problema non sia cercare la felicità, ma imparare a riconoscerla quando l'abbiamo.

E non è da tutti.

Me ne accorgo molto spesso quando sono in giro per strada: quando mi capita di vedere un ragazzino fare lo stupido con la moto, a impennare o qualcuno fare l'idiota con la macchina a fare le gare... mi chiedo cosa gli manchi per accorgersi che il fatto stesso di avere la vita sia un dono grandioso... al punto da metterla a rischio per emozioni molto più effimere e inutili.

L'empatia non è stata sufficiente ad insegnarmelo: quando ho cominciato a sentire la sofferenza e il dolore su di me, mi sono accorto di quanto sia brutto. E solo allora l'empatia mi ha permesso di riconoscere quel dolore e quella sofferenza negli altri. E quando la riconosco, provo una immensa pena perché capisco cosa provano.
Questo mi porta automaticamente a capire cosa ho io, invece. E a provare gioia perché so bene quanto basti poco per perdere tutto ciò che si ha.

E lo apprezzo davvero.
E non lo metto a repentaglio per poco o nulla.
Me lo tengo stretto. E sapere di poter farlo ancora, mi dà gioia.

Ma ho provato felicità solo in rari e brevi momenti della mia vita. E so cosa vuol dire essere infelice. E questo è quanto io posso dire sull'esistenza della felicità.

Penso che sarò felice solo quando potrò sentirmi realizzato come uomo. Quando sentirò che la mia vita avrà finalmente un senso ed un motivo. Quando penserò alla morte, e capirò che potrò andarmene tranquillamente perché quello che potevo e dovevo fare lo avrò fatto, e non avrò quindi alcun rimpianto.
Alle volte penso che per poter sentirmi realizzato dovrò avere innanzitutto una persona con cui sentire di poter condividere la mia gioia, poiché la percepisce e la comprende.

Magari, riuscire a sfondare con quella che chiamo e sento la mia arte.
Non per avere folle deliranti ai miei piedi, non per poter firmare autografi a ragazzine isteriche. Non è questo che mi interessa.
Per me avere successo equivale a poter suonare la mia musica, magari suonando al fianco di musicisti che conoscono le mie potenzialità e per queste mi rispettano. Che non mi deridano appena apro bocca solo perché "io sono nessuno".
Ed i soldi servirebbero solo per poter continuare a produrre la mia arte. Per poter dare alle stampe i miei scritti, poter mettere su pellicola i miei deliri e le mie visioni...
In poche parole: vivere con la possibilità di poter porre in essere la mia arte. Perché è la cosa che mi fa davvero sentire vivo.
E sento che se io dovessi morire con ancora tutta la mia arte chiusa in un cassetto (o nel mio hard disk) sotto forma di bit, fogli, appunti, romanzi, sceneggiature, mai realizzate, allora sentirò che della mia vita non avrò fatto nulla di importante.

Ma poi penso che è ciò che desidererei.
E che, come si suol dire: le vie del Signore sono infinite... e che se Dio avrà voluto che siano state altre le cose importanti che avrò fatto... allora sia fatta la sua volontà. :)

Mi sembra che qualcuno abbia detto che la vera felicità sta nel non provare più alcun desiderio, e nell'abbandonarsi completamente alla volontà di Dio vivendo di ciò che egli ci dà ogni giorno. Il nostro "pane quotidiano". :)

Di0
26-12-2005, 00.06.34
Sono fondamentalmente d'accordo con Hammeth.
Credo che la felicità sia come l'amore, uno di quei pensieri inventati dai pubblicitari dei Baci Perugina per vendere a S.Valentino.
Probabilmente la vera definizione è ino di quei bigliettini, che nella versione nipponica si trovano appunto nei "Biscotti della felicità".
Molto più probabilmente, la felicità maggiore a cui possiamo aspirare è una catatonica e temporanea mancanza di tristezza.
:birra:
Sì, sono pessimista per natura ed il Natale mi fa peggiorare.

aries
26-12-2005, 00.07.23
Hamneth, pregherei perchè quel giorno diventasse realtà.
E' brutto non riuscire ad apprezzare ciò che hai.

Fabio
26-12-2005, 00.09.13
Ma la costruzione di un rapporto non passa anche attraverso la condivisione degli squilibri, oltre che degli equilibri?

E' un ragionamento giusto in generale, ma ritengo che non sia valido per me. Sono una persona che fa molta fatica a rapportarsi con gli altri e l'infelicità complicherebbe ancora di più questo problema, rendendo un eventuale rapporto a due un vero e proprio supplizio, sia per il sottoscritto che per l'eventuale compagna.

Poi magari mi sbaglio, magari è perchè sono e sono sempre stato talmente concentrato e focalizzato su certe cose, magari perchè non ho mai avuto la possibilità di provarne direttamente altre. E' un'idea che, nel tempo, potrà sicuramente mutare, però attualmente è ben salda nella mia mente.

Maharet
26-12-2005, 00.12.53
La felicità? La felicità è una di quelle tante cose che servono a dare un illusorio senso alla vita.[Cuttete]

Una sorta di coniglio da cinodromo?
Una carota dietro alla quale siamo costretti a mettere un passo davanti ad un altro della nostra vita, nell'illusione di raggiungerla, dando senso ai giorni della nostra vita?

Hamneth
26-12-2005, 00.15.01
Una carota dietro alla quale siamo costretti a mettere un passo davanti ad un altro della nostra vita, nell'illusione di raggiungerla, dando senso ai giorni della nostra vita?
Una delle tante...

Di0
26-12-2005, 00.17.47
Una delle tante...

Una delle più ghiotte.
"Una vita senza ricerche non è degna di essere vissuta"...

Fabio
26-12-2005, 00.19.21
Non credo che l'"una delle tante" tante volte sia voluto, ma se fosse sarebbe davvero geniale. :asd:

Hamneth
26-12-2005, 00.21.50
Non credo che l'"una delle tante" tante volte sia voluto, ma se fosse sarebbe davvero geniale. :asd:
Fanculo, ci sto lavorando per sistemare...:asd: Questa sera il forum lagga in una maniera quasi oscena...:|

Di0
26-12-2005, 00.22.26
@Bill:
Sì, tipo una battuta che ho fatto io ad um io amico parlando del Test per Replicanti di Blade Runner.
"Questo serve per vedere se sei un replicante. Trovit una tartaruga capovolta in un deserto..."
"Scusa, puoi ripetere???"
:asd:

Maharet
26-12-2005, 00.22.43
Una delle più ghiotte.
"Una vita senza ricerche non è degna di essere vissuta"...

Questa fa il paio con "il senso del viaggio e' viaggiare"... ma bisogna pur avere una mèta, un porto al quale si vuole attraccare, altrimenti diventa una ricerca edonistica...

Di0
26-12-2005, 00.28.21
Questa fa il paio con "il senso del viaggio e' viaggiare"... ma bisogna pur avere una mèta, un porto al quale si vuole attraccare, altrimenti diventa una ricerca edonistica...

trovar nel suo stesso porto quiete...

Credo di sì, che la ricerca della felicità sia per definizione "edonistica", anzi credo che l'eodonismo sia alla fin fine la ricerca della felicità fine a se stessa. (Scusate le ripetizioni orrende, sono un po' stanco)

Peter Pan
26-12-2005, 00.31.24
Il mio dannarsi rovinerebbe anche la mia partner, se non riuscissi a raggiungere la "mia" felicità, non solo me.


Lo penso anch'io: tutti noi pensiamo sempre alla "anima gemella".
Stiamo lì ad aspettarla... ma molti, quasi come se fosse dovuta...

Quando aspettiamo ospiti a casa, ci facciamo il mazzo per sistemarla e riordinarla... laviamo a terra, mettiamo le tovaglie pulite, il servizio buono...

E allora perché mentre aspettiamo l'anima gemella, non si fa altrettanto ordine dentro di noi?
Molte volte ho potuto constatare come il falilmento di molte coppie è dovuto non all'incompatibilità tra i partners, ma dall'incapacità di essi di affrontare il menage. E non per incompetenza.
Gestire un rapporto richiede energie e pulizia mentale.
Molto spesso, invece, quando si esce da un rapporto, si è davvero stremati, al limite delle forze. E non sono in molti a prendersi il tempo necessario per ripristinare le cose.
Ecco quindi, che magari se arriva la persona giusta, è il momenbto ad essere sbagliato. Si hanno poche risorse... e non si riesce ad evitare di mandare a puttane tutto il rapporto.

Molti aspettano l'anima gemella senza fare nulla perché questa, una volta arrivata, possa trovare un posto caldo e accogliente in cui poter depositare parte della propria essenza.

Ecco quindi, che il discorso di Bill è corretto: realizzarsi e trovare una propria stabilità per poter offrire qualcosa alla persona che si amerà.
Lavorare su di noi, per poter dare alla persona amata, una persona migliore :)

Maharet
26-12-2005, 00.35.36
Quindi, infine, la felicita' rimane quasi fine a se stessa, in una visione "egotica" delle cose..

Hamneth
26-12-2005, 00.38.53
Questa fa il paio con "il senso del viaggio e' viaggiare"... ma bisogna pur avere una mèta, un porto al quale si vuole attraccare, altrimenti diventa una ricerca edonistica... Ma giunti alla meta il viaggio è finito... E quello che si deve fare è tornare indietro o andare da qualche altra parte... E questo altro non è che stabilire una meta nuova. Se invece si rimane fermi allora si appassisce e si muore.
Alla fine la ricerca edonistica è un processo molto più naturale e appagante che non la realizzazione di un obbiettivo statico. Che ci piaccia oppure no... Lo stesso vale per tutte le altre cose.
E' un continuo turbinare, un ordine estremamente caotico e trascendente che noi semplicemente chiamiamo "vita", una sorta di equilibrio costantemente violato da forze in opposizione la cui sintesi è l'essenza stessa del sistema.
Proprio per questo la vita è tale solo in virtù della morte, il miraggio della vita eterna, e cioè di uno stato permanente e duraturo di vita, altro non è che una visione alternativa della morte stessa.
Allo stesso modo il viaggio e tale in virtù della meta, ma ciò che lo valorizza è il viaggiare stesso e non il raggiungimento della meta che corrisponde, invece, alla sua conclusione.
Idem per la felicità, io non ho detto che non esiste, nè tantomeno mi sono perso in ridicole accezioni schopenhaueriane come ha fatto Di0... Io ho semplicemente detto che la felicità ha valore solo nell'atto del raggiungimento e non nella realizzazione di essa che, per tanto, non deve essere possibile.

E riguardo a:

E' brutto non riuscire ad apprezzare ciò che hai. Tanto per non scatenare flames con forme di vita svantaggiate...
E' brutto non avere ciò che hai...:asd:

Peter Pan
26-12-2005, 00.40.24
Quindi, infine, la felicita' rimane quasi fine a se stessa, in una visione "egotica" delle cose..

Io credo che la felicità sia il cibo dell'anima.

Occorre nutrirla, perché essa cresca. ;)

E poi... la felicità ti fa stare bene. Ti sembra poco? Stare bene è importante...

Di0
26-12-2005, 00.43.22
Idem per la felicità, io non ho detto che non esiste, nè tantomeno mi sono perso in ridicole accezioni schopenhaueriane come ha fatto Di0... Io ho semplicemente detto che la felicità ha valore solo nell'atto del raggiungimento e non nella realizzazione di essa che, per tanto, non deve essere possibile.


Fa sempre piacere vedersi apprezzati.
Se avessi un nome altisonante come Schopenauer le mie ridicole accezioni avrebbero già trovato un editore.

:bitta: ehm, cioè, volevo dire :birra:

Hamneth
26-12-2005, 00.44.57
Fa sempre piacere vedersi apprezzati.
Se avessi un nome altisonante come Schopenauer le mie ridicole accezioni avrebber già trovato un editore.
Dubito che qualcuno ti pubblicherebbe la seconda volta dopo quasi 150 anni... La storia del pendolo ormai la conoscono pure gli alberi...:asd:

Di0
26-12-2005, 00.48.22
Posso mettere il vestito nuovo alle idee.
Sai benissimo quanto un vestito a festa possa rendere appetitosa l'idea più ritrita.
Ma io non intendevo esattamente "Schopenauer", intendevo che con un nome così è più facile farsi pubblicare.
Le stesse idee, dette da Massimo Catafalco non avrebbero avuto la stessa attenzione. Questo purtroppo succede spesso anche nel campo della fisica.

Vabbè, dai, fine OT, altrimenti divaghiamo ;)

Maharet
26-12-2005, 00.48.48
[aricuttete] Ecco quindi, che il discorso di Bill è corretto: realizzarsi e trovare una propria stabilità per poter offrire qualcosa alla persona che si amerà.
Lavorare su di noi, per poter dare alla persona amata, una persona migliore :)

Hmmmmmmmmm... ni :Palka:

Il lavoro su di noi e', imho, senza termine. Perche' relativo all'evoluzione, alle esperienze, alla storia della persona.
Non puo' mai esserci un "migliore" raggiunto sufficiente da potersi fermare e stabilire che e' il momento giusto per poter dare e trovo che sia anche presuntuoso (con licenza) stabilire cosa l'altra persona voglia ricevere.
Ci vorrebbe equilibrio per poter affrontare un rapporto, condivido. Ma ci vorrebbe soprattutto consapevolezza. Anche del proprio squilibrio, eventualmente.
Poi sta ad entrambi mettere sui piatti della bilancia le proprie anime e stabilire se ci siano delle affinita' sufficienti ad intraprendere un cammino insieme.
Io credo, forse, chissa'.

aries
26-12-2005, 00.50.11
vabbe ma allora è un vizio! :grr:

:kiss:

Maharet
26-12-2005, 00.56.03
Io credo che la felicità sia il cibo dell'anima.

Occorre nutrirla, perché essa cresca. ;)

E poi... la felicità ti fa stare bene. Ti sembra poco? Stare bene è importante...

Se mi sembra poco? Non mi affannerei tanto nel tentativo di gustarne ogni sua piccola giravolta, se cosi' fosse.
Ma il punto non e' se sia o meno il cibo dell'anima, affermazione che condivido solo in parte, se non la affianchiamo all'assoluta infelicita', sua stretta parente ed altrettanto importante nutrimento.
Il punto e' cosa essa rappresenti, in che modo si manifesti alla nostra anima e, soprattutto, in quali vesti la notra anima sia in grado di riconoscerla ed accoglierla :)

Maharet
26-12-2005, 00.59.43
Ma giunti alla meta il viaggio è finito... E quello che si deve fare è tornare indietro o andare da qualche altra parte... E questo altro non è che stabilire una meta nuova. Se invece si rimane fermi allora si appassisce e si muore.

Beh, il viaggiatore per eccellenza credo sia Ulisse.
E di Argo che mi dici?

funker
26-12-2005, 01.01.05
Hamneth, e tu per cosa vivi?

Hamneth
26-12-2005, 01.05.48
Beh, il viaggiatore per eccellenza credo sia Ulisse.
E di Argo che mi dici?
Argo muore di felicità quando rivede il padrone... Non si poteva fare un esempio migliore...:asd:
Io in genere non mi tuffo in queste metafore a cavallo fra la fantasia e l'epica... Credevo si stesse parlando della condizione umana non dell'epica classica... Ma in qualsiasi caso se proprio si vuole parlare di Ulisse... Bhè credo che almeno Dante sia stato daccordo con me visto che secondo lui Ulisse a Itaca non ci rimase a lungo...In effetti in quell'ottica Ulisse era proprio l'incarnazione del mio concetto di viaggio.

Di0
26-12-2005, 01.06.59
L'ulisse di Dante. Ne parlavo oggi con mio padre e abbiamo deciso che è forse la pagina più bella della Letteratura. So che queste classifiche sono stupide, ma tant'è. Ulisse è morto felice.

Hamneth
26-12-2005, 01.08.48
Hamneth, e tu per cosa vivi?
Per quello per cui vivono gli altri, suppongo... Con una piccola punta di individualismo in più rispetto alle statistiche... Tanto per non cadere troppo spesso nella banalità più nera.
Il discorso che sto portando avanti in questo 3d include me per primo... Del resto non si tratta di critiche ma solo di considerazioni.

Maharet
26-12-2005, 01.19.28
Argo muore di felicità quando rivede il padrone...

Quindi abbiamo, almeno in questo caso, una felicita' raggiunta attraverso la resistenza (e la sofferenza) oltre i limiti della normale capacita', tale da poter finalmente cedere alla morte, dopo aver vissuto una vita di attesa, nell'appagamento piu' totale di un'anima che ha avuto giustizia.
Di contro, abbiamo un Ulisse ramingo, alla ricerca continua di una felicita' effimera, di consumo, che lo obbliga a spiegare le vele dopo aver soddisfatto l'adrenalica masturbazione del momento.
Lasciate che custodisca cio' che ho di piu' caro, e che lo viva appieno prima di provare il desiderio di attraccare in porti sconosciuti :)

funker
26-12-2005, 01.21.18
Considerazioni che ovviamente sottoscrivo.
La continua ricerca di quel temporaneo sentimento che è la felicità, questo è ciò che scinde la vita dalla morte. Secondo me più cerchiamo di razionalizzare quest'ideale più rischiamo di esserne meno assuefatti.

E io adoro essere assuefatto dalla felicità.

Hamneth
26-12-2005, 02.01.52
Quindi abbiamo, almeno in questo caso, una felicita' raggiunta attraverso la resistenza (e la sofferenza) oltre i limiti della normale capacita', tale da poter finalmente cedere alla morte, dopo aver vissuto una vita di attesa, nell'appagamento piu' totale di un'anima che ha avuto giustizia.

Si ma la "vita di attesa" non era finalizzata certo al raggiungimento della felicità, la felicità e l'attesa si conciliano maluccio... La carota questa volta era un altra: era la speranza (che non a caso avevo già menzionato qualche post più su), un altro dei fondamentali ideali incompleti umani...
E la felicità realizzata che ne consegue non ha altro sbocco se non la morte stessa: prova a pensarci, la morte non ci è certo presentata come una scelta, ma se lo fosse? Se la morte fosse una scelta non sarebbe saggio morire proprio nel momento della felicità realizzata? Quando niente può andare meglio e tutto, teoricamente, può andare peggio?
Se è quindi vero che la felicità non è fatta per essere semplicemente "raggiunta e vissuta" è ltrettanto vero che è possibilissimo morire felici...

Lasciate che custodisca cio' che ho di piu' caro, e che lo viva appieno prima di provare il desiderio di attraccare in porti sconosciuti :)
Custodire? Non ci trovo niente di stimolante nel "custodire".

aciddeath
26-12-2005, 02.19.24
La vita è ciò che succede mentre siamo impegnati a fare altro.. ed in questo caso per 'altro' intendo chiedersi cosa sia la felicità..

TrustNoOne
26-12-2005, 02.25.43
La felicita' e' soggettiva. Ma la soggettivita e' oggettiva (cit. modificata)

azanoth
26-12-2005, 10.26.05
La felicità non è di questa terra,qui ci sono le briciole e qualche traccia per avviare una ricerca in tal senso...per bene che ci vada,viviamo forme di contentezza,ma la felicità esula dall'involucro mortale.

lady_winc
26-12-2005, 12.42.10
Non credo al perdurare della felicità. Anche perché se durasse troppo tempo di seguito ci assueferemmo e non la percepiremmo più come tale.
Credo invece ad una serie di momenti felici (che possono durare da un minuto a qualche giorno) in cui la cosa migliore è accorgersene, sentirsi fortunati di questo dono ricevuto.
E nei periodi di buio tenere ben presente questi momenti, con la certezza che ce ne saranno degli altri, prima o poi

Peter Pan
26-12-2005, 13.04.25
Non credo al perdurare della felicità.


Bé, credo che a nessuno interessi il suo perdurare, ma sia sufficiente la sua esistenza.

E, a volte, poterla assaporare. ;)

Maharet
26-12-2005, 14.41.04
Si ma la "vita di attesa" non era finalizzata certo al raggiungimento della felicità, la felicità e l'attesa si conciliano maluccio... La carota questa volta era un altra: era la speranza (che non a caso avevo già menzionato qualche post più su), un altro dei fondamentali ideali incompleti umani...

Beh, vita di "resistenza", piu' che di attesa, forse. Ma qui ne facciamo un sofismo :)
Sulla speranza, invece, ci sarebbe in effetti molto da dire. Potrebbe infatti essere vista come il motore che ci porta avanti nella ricerca della felicita', ma anche come generatrice della stessa. La speranza del raggiungimento di un obiettivo (quel che sia), mi permette infatti gia' di essere felice del cammino che sto percorrendo verso il suo compimento (e torniamo al senso del viaggio).
Argo, per tornare al nostro buon vecchio cane, era piu' felice del senso dell'attesa, nel pensiero del padrone che attendeva con fede, o nel momento supremo del compimento della sua vita?
Ha piu' senso quindi il desiderio di felicita' o la felicita' stessa? E' forse un atto di fede?


Se la morte fosse una scelta non sarebbe saggio morire proprio nel momento della felicità realizzata? Quando niente può andare meglio e tutto, teoricamente, può andare peggio?

Il pensiero di una felicita' realizzata in tale portata da non rendere possibile un ulteriore miglioramento mi mette addosso una profonda tristezza. Non riesco a far mio un concetto di "tutto e' compiuto", perche' anche in quel caso il mio non essere un'isola mi porterebbe inevitabilmente il desiderio e la necessita' di portare verso l'esterno la testimonianza (e quindi la speranza) di una pienezza esistenziale, rimettendo la giostra in movimento. Argo, in fondo, non muore quando si compie la sua felicita' di rivedere il padrone, ma nel momento in cui gli lecca la mano. Nella comunicazione, nel passaggio di testimone di un'anima, si compie l'esistenza.


Custodire? Non ci trovo niente di stimolante nel "custodire".

Il "custodire" e' legato alla memoria storica. Se non custodisco dentro di me le emozioni, i sentimenti, cio' che di prezioso, in qualunque forma, ho avuto modo di vivere, ma li do' in pasto all'oblìo... cosa restera' della formazione della mia anima? E soprattutto, cosa avro' da comunicare, da dare agli altri, se il mio scrigno sara' vuoto?

blamecanada
26-12-2005, 17.41.30
La felicità è il breve lasso di tempo che intercorre tra quando viene soddisfatto il bisogno e quando ne sorge un altro.
Raggiungere la felicità duratura è come raggiungere un arcobaleno.

aciddeath
26-12-2005, 22.07.40
Bé, credo che a nessuno interessi il suo perdurare, ma sia sufficiente la sua esistenza.

E, a volte, poterla assaporare. ;)
che senso ha essere contenti dell'esistenza di una cosa totalmente irraggiungibile??!


Ha piu' senso quindi il desiderio di felicita' o la felicita' stessa? E' forse un atto di fede?
il desiderio di felicità è il desiderio di dare senso alla vita attraverso l'illusione di poterla raggiungere..

:)

follettomalefico
27-12-2005, 02.04.43
Sentirsi vivo in ogni momento è sia effetto che causa. Non puoi discriminarlo come "effetto" così, liquidandolo su due piedi.

La felicità non è utile. Non è neppure un obbiettivo. Non è neppure qualcosa di "astrattamente concretizzabile". Non è neppure qualcosa a cui tendere. Chi tende alla felicità si perde nel raggiungerla. La felicità potremmo vederla come una concausa. Come un imprescindibile legato a certe dinamiche.

Non è un fine. Non può esserlo.

Trovare un nome? O una definizione?

Futile.

Come futile lo è per i vocaboli come passione, amore, vita.

E' peraltro curioso come sia così impossibile discernere con esattezza cosa *sia* quanto contemporaneamente siamo nativamente capaci di capire cosa siano queste cose e scegliere con precisione più che matematica... se solo non disimparassimo.


Vi è una felicità che può risiedere in una persona che, sedentaria, passa la propria vita a leggere libri. Vi è una felicità che può risiedere in una persona che, capita, si trova a dover zappare una zolla di terra per tutta la vita. Non serve essere filosofi per capirlo (significato originale di filosofo, prego).
Un contadino potrebbe essere più filosofo di tutti noi messi assieme. E il primo sintomo per cui potremmo capirlo è che lui, in fondo, non si interroga su queste cose.


Poi, la vita è rincorsa? Forse. Magari la felicità di qualcuno è nella rincorsa. Ma se siete qui a interrogarvi dicendolo, magari dichiarando che *non* siete felici, allora forse non è così. Se si vive il fare come una rincorsa, è la maratona di uno stolto che non ha deciso quale sia il traguardo: non si diverte, né trae piacere.


L'altro giorno ho scritto sul mi blog che sto ricominciando a sentirmi. In quel momento son stato felice. Indipendentemente da tutto il resto. Indipendentemente da tutti i progetti realizzati, da realizzare, da creare. Le persone da amare e quelle da incontrare. Indipendentemente da tutto.

Non vi sono soglie.

Tentare di spiegare è futile, quanto tentare di dire se il cane ha natura Buddha.

Il vostro bisturi potrà divenire infinitamente preciso (cit. da Lo Zen e l'arte di manutenzione della Motocicletta) ma nell'istante in cui affonderà nel tracciare una definizione, un confine o nell'indagare le interiora di qualcosa, quel qualcosa sarà distrutto dall'atto stesso di indagare.

Distrutto.

azanoth
27-12-2005, 10.28.10
Foll:hail:

BlackLinX
27-12-2005, 10.51.50
[cut...] Se si vive il fare come una rincorsa, è la maratona di uno stolto che non ha deciso quale sia il traguardo: non si diverte, né trae piacere.

[cut...]

Prendo spunto citando questa frase perchè mentre pensavo al reale significato che volevo attribuire alla "felicità" mi sono venute in mente decine di cagate; con il quote dovrei ottenere un buon punto di partenza.

In questo momento, momento in cui dovrei lavorare e fare ben altro che stare qui a scrivere con voi, mi rendo conto che ho sempre inteso la felicità come uno degli spettri del mio stato d’animo, cioè in maniera molto semplicistica. Mi interrogo ora sul mio modo di provare questa felicità e mi accorgo che spesso vivo di traguardo in traguardo ed è vero, cazzo se è vero, che non ho gioia ma solo aspettativa. Ed è triste vivere nelle aspettative perchè ci si immagina il momento in cui si proverà la felicità ma NON si è felici.

Prima di Natale ho passato dei brutti momenti, spesso in compagnia di me soltanto; avendo quindi avuto modo di parlarmi e di guardarmi in uno specchio (e potrei persino dire di essermi visto di spalle che partivo, simulando i miei cambiamenti e citando un grande uomo maestro di tristezza e felicità) mi sono accorto che da un bel po' di tempo avevo messo a tacere il mio essere gioioso ed il mio godere la vita. Purtroppo questa consapevolezza non mi aiuta perchè sapete bene che l'anima non è provvista di interruttori ma solo di frutti maturati nel tempo.

Vi auguro la felicità, ma cos'è di questi tempi un semplice stato d'animo?

azanoth
27-12-2005, 10.57.13
Vi auguro la felicità, ma cos'è di questi tempi un semplice stato d'animo?

Speranza:birra:

BlackLinX
27-12-2005, 11.22.11
Speranza:birra:

C'è poca speranza per me di questi tempi. Preferireri essere felice a prescindere dal futuro o dalle cose.

Quando ci hanno sbattutti qui soli su questa terra non ci avrei mai pensato che da un momento all'altro potessero crollare muri e certezze. Oggi mi sento un po "Domenica delle Salme" in piccolo...

azanoth
27-12-2005, 11.27.29
C'è poca speranza per me di questi tempi. Preferireri essere felice a prescindere dal futuro o dalle cose.

Quando ci hanno sbattutti qui soli su questa terra non ci avrei mai pensato che da un momento all'altro potessero crollare muri e certezze. Oggi mi sento un po "Domenica delle Salme" in piccolo...


C'è una poesia di Bukowski emblematica


Ogni uomo deve capire
che tutto può sparire molto
in fretta:
il gatto, la donna, il lavoro,
la ruota davanti,
il letto, le pareti, la
stanza; tutte le nostre necessità
amore compreso,
poggiano su fondamenta di sabbia -
e ogni causa determinata,
per sconnessa che sia:
la morte di un ragazzo a Hong Kong
o una tormenta a Omaha...
può essere la tua rovina.
tutte le tue stoviglie che si spaccano
sul pavimento della cucina, la tua ragazza entra
e tu sei là, ubriaco,
in mezzo alla stanza e lei domanda:
mio dio, cosa succede?
e tu rispondi: non so,
non so...

BlackLinX
27-12-2005, 11.46.55
C'è una poesia di Bukowski emblematica

Ogni uomo deve capire
che tutto può sparire molto
in fretta:
[cut...]


Ti ringrazio, ma io ho sempre letto Neruda, Beaudelaire ... per me ogni uomo deve sognare ed amare :(

Mi ci vuole tempo per capire, anche perchè è molto che non mi fermo a pensare, ingiottito dalla frenesia di una vita di produzione. E certo il Natale non è stato il giusto momento di riflessione per me. Ma una piccola perla di felicità è già scriverne qui.

azanoth
27-12-2005, 11.58.01
Ti ringrazio, ma io ho sempre letto Neruda, Beaudelaire ... per me ogni uomo deve sognare ed amare :(

Mi ci vuole tempo per capire, anche perchè è molto che non mi fermo a pensare, ingiottito dalla frenesia di una vita di produzione. E certo il Natale non è stato il giusto momento di riflessione per me. Ma una piccola perla di felicità è già scriverne qui.

Ed è sempre fonte di felicità leggerti,nel bene e nel male,tieni duro,tutto scorre.

Ti sono vicino:birra:

BlackLinX
27-12-2005, 12.09.40
Ed è sempre fonte di felicità leggerti,nel bene e nel male,tieni duro,tutto scorre.

Ti sono vicino:birra:

... e niente rimane immobile.
Già, era costui: Eraclito... non lo ricordavo più, così pensando a quel gruppo (Negramaro) mi sono avveduto dei miei "studi privati" (da Ragioniere con l'amore per la letteratura e non solo) e "mentre tutto scorre" è diventanto "mentre nulla rimane immobile" ... mi sto perdendo un poco perchè sto iniziando a divagare, così accetto le tue due birre e terrò duro, ma tenere duro è un'obiettivo con il quale potrò raggiungere la felicità? O mi sto "alloopando" (tanto per rimanere sul tecnico/informatico) su me stesso? Nel frattempo (mentre ci penso) tutto scorre, o meglio, nulla rimane immobile...

azanoth
27-12-2005, 12.16.18
ma tenere duro è un'obiettivo con il quale potrò raggiungere la felicità? O mi sto "alloopando" (tanto per rimanere sul tecnico/informatico) su me stesso?

Tutto può succedere,inutile che ti racconti frottole,ma tenere duro è importante,ti da la possibilità di superare la tormenta e mantiene forte il tuo Spirito...in realtà,non esiste un loop perfetto,neanche in Musica,tempo e spazio impongono continue variabili alle quali adattarsi di conseguenza.

follettomalefico
27-12-2005, 14.53.46
Non credo che alcuno possa dire a nessun'altro come trovare la felicità, esattamente come non la si possa definire.

Posso dirti che ogni volta che ho incontrato uno stallo esistenziale grave si è trattato di fare tabula rasa e riassemblare tutto di nuovo, ripensandolo dalle fondamenta.

Probabilmente si tratta solamente di capire, sempre più a fondo, chi siamo. Perché ognuno di noi è una persona diversa e ha priorità e vite differenti. Ho dovuto smettere di ascoltare quello "che è giusto".

Per farti un esempio banale, ho smesso di sforzarmi nel primeggiare in cose che reputo -oggi- del tutto secondarie, mi è sufficiente superarle (i.e. università). Certo, un 30 sarebbe bello. Ma un 25 mantenendo tutto il resto della mia vita secondo te quanto vale?

Esempio stupido, ma forse può fare aiutare a capire una differenza esistente fra cosa è importante per te e cosa non lo è.

Anche se a volte si dimentica, non lo si vede. Ed è il motivo per cui si fa tabula rasa. E' il motivo per cui si distrugge la costruzione di lego che avevi fatta e la riprogetti pensando non più ai primi piani come avevi fatto inizialmente, ma pensando a cosa serve perché i piani alti siano come vuoi tu.

Poi c'è chi riesce a farlo senza distruggere, c'è chi riesce a disassemblare una parte per poi riassemblarla senza cambiare tutta la costruzione.

Ma in ogni caso, ci vuole coscienza e tempo.

E sono cose che hai.

stan
27-12-2005, 15.09.11
Forse la felicità non è nient'altro che cercare di giungere a degli obbiettivi prefissati, per quanto assurdi possano essere...

Forse il gioco sta tutto nel cercare di raggiungerli ma non raggiungerli mai, perchè ben presto saremmo stufi di quello che abbiamo ottenuto.

O forse sono solo io che ho paura di tentare di raggiungere ciò che in realtà desidero veramente.

BlackLinX
27-12-2005, 15.46.46
[cut...]
Per farti un esempio banale, ho smesso di sforzarmi nel primeggiare in cose che reputo -oggi- del tutto secondarie, mi è sufficiente superarle (i.e. università). Certo, un 30 sarebbe bello. Ma un 25 mantenendo tutto il resto della mia vita secondo te quanto vale?

Esempio stupido,
[cut...].

Non è stupido, né banale.
Dici forte quali sono le tue priorità, le difendi con i denti e lo espliciti in poche parole ... non è semplice ma lo hai fatto. E capisco più di te da queste parole che da molte altre righe.

E penso che forse quello che dici possiamo farlo tutti e scegliere come ...


[cut...]...si fa tabula rasa. E' il motivo per cui si distrugge la costruzione di lego che avevi fatta e la riprogetti pensando non più ai primi piani come avevi fatto inizialmente, ma pensando a cosa serve perché i piani alti siano come vuoi tu.

Poi c'è chi riesce a farlo senza distruggere,[cut...]

Preziosa informazione ... poi tu dici, però, che ci vogliono tempo e coscienza ... per me ci vuole sono un gran bel CORAGGIO. E lo urlo, perchè cercare di capire cosa ci voglia ad essere felici e sapere alla fin fine che buttando giù e ricostruendo si ottiene qualcosa mi porterà ad affrontare decisioni più dure di quelle che mai vorrei affrontare.

Ma alla fine magari non ce ne sarà bisogno e prendo tempo, mi metto in pace la coscienza e non trovo il coraggio: faccio tutto ... ed il contario di tutto.

follettomalefico
27-12-2005, 16.06.06
Il coraggio ci vuole sicuramente, ma c'è anche il modo di cambiare le cose senza implicare troppo coraggio: basta capire dove riesci ad agire senza che tu te ne accorga. ;)

Sinceramente, non ho praticamente mai usato il coraggio su queste cose... ho preferito invece "ingannare me stesso". :)

Un abbraccio, amico. :)

BlackLinX
27-12-2005, 16.18.03
Il coraggio ci vuole sicuramente, ma c'è anche il modo di cambiare le cose senza implicare troppo coraggio: basta capire dove riesci ad agire senza che tu te ne accorga. ;)

Sinceramente, non ho praticamente mai usato il coraggio su queste cose... ho preferito invece "ingannare me stesso". :)

Un abbraccio, amico. :)

Tu mi risolvi il dilemma con un paradosso:

capire dove riesci ad agire senza che tu te ne accorga


ed in effetti ho capito che non puoi risolvermi il problema, ma solo le note della vita porteranno consiglio, loro ed il mio "pensare" alle mie questioni. In fondo anche la felicità è una questione di testa.

In ogni caso sono già molto felice di sentire il calore di questo posto e sono felice di ritornare alla riflessione dopo "anni di mandria". Ricambio l'abbraccio e ricambio la stupenda sensazione che mi ha dato la parola amico.

Aggiungo la faccina allegra :) altrimenti il mio post è un grigiore unico :)

diox
27-12-2005, 16.19.54
PEr me quello della felicità è un discorso molto complesso.

La felicità deriva dalle cose più semplici come da quelle più complicate , quelle materiali e "spirituali".

Mi può dare felicità una giornata primaverile , può regalarmi la sensazione di appartenenza al mondo , il semplice raggio di sole che mi scalda la pelle in una giornata invernale.

Più che di felicità parlerei di gioia di vivere , quella gioia che provo quando vado a fare la mia partita a pallone e che quando debbo saltare per qc. motivo , salute lavoro o qualsiasi altra ragione , mi manca fisiologicamente.

Ci sono tante cose nel quotidiano che mi fanno star bene e che mi fanno sentire vivo , la mia musica ad esempio , l'andare al lavoro in bici tutti i giorni e via così.

Poi ci sono i rapporti con il prossimo , fare qualcosa che ti viene dal cuore per qualcuno , vedere qualcuno che fa lo stesso per te , queste sono cose che mi fanno sentire felice.

In fine c'è l'avere qualcuno che per noi sia davvero importante un amica , una compagna che quando non c'è si porta via una parte di noi , che quando ci sta vicino ci scalda il cuore e quando la perdiamo ce lo spezza.

Troppe cose fanno la felicità (o l'infelicità) per parlarne in un semplice topic. :Palka: