PDA

Visualizza versione completa : Avvocati & deontologia professionale.



Leetah
23-08-2005, 15.49.37
Domanda da profana:

un avvocato difende un colpevole (parlo di cose grosse, tipo omicidio, anche se credo che la cosa sia applicabile anche a reati minori) e SA che è colpevole. Può sostenere la sua innocenza o solo cercare delle attenuanti per una pena più leggera? E se può sostenere l'innocenza, vi sembra giusto?

C'è qualcuno qui che è laureato in giurisprudenza?

UAranger
23-08-2005, 15.58.41
Originally posted by Leetah
Domanda da profana:

un avvocato difende un colpevole (parlo di cose grosse, tipo omicidio, anche se credo che la cosa sia applicabile anche a reati minori) e SA che è colpevole. Può sostenere la sua innocenza o solo cercare delle attenuanti per una pena più leggera? E se può sostenere l'innocenza, vi sembra giusto?

C'è qualcuno qui che è laureato in giurisprudenza?


io penso che se e' consapevole della colpevolezza del suo cliente prima di tutto valuti se moralmente si sente di difenderlo ugualmente; in caso affermativo cercherà di individuare tutte le possibili attenuanti per ottenerne l'assoluzione (es. l'infermita' mentale) o almeno ridurne la pena.
Non credo voglia dimostrare una innocenza che non esiste e che cmq sarebbe smascherata prima o poi; non gioverebbe alla sua carriera.

Leetah
23-08-2005, 16.29.10
La mia non era una domanda morale, ma legale.

In certi casi mi sembra evidente che determinati avvocati proclamino l'innocenza di un colpevole (la Franzoni, Michael Jackson, Gatti: non dico tutti e 3, ma almeno uno di loro colpevole lo è di certo, scegliete voi chi), ma la domanda è: lo possono fare? O lo fanno semplicemente ignorando la loro consapevolezza?

Qualcuno commette un omicidio. Il suo avvocato gli chiede come sono andate le cose e lui confessa, ma chiede di difenderlo come fosse innocente. L'avvocato può farlo?
C'è qualcosa di analogo al giuramento di ippocrate fatto dai medici? E se sì, cosa dice?

Leetah
23-08-2005, 16.31.02
Originally posted by UAranger
Non credo voglia dimostrare una innocenza che non esiste e che cmq sarebbe smascherata prima o poi; non gioverebbe alla sua carriera.

Non sono d'accordo: credo che gli avvocati che hanno difeso Michael Jackson siano abbastanza quotati sul mercato. Qualsiasi colpevole pagherebbe tutto quello che può per farsi difendere da qualcuno che già ha saputo dimostrare il falso.

bejita
23-08-2005, 16.36.41
legalmente l'avvocato può far quel che gli pare tranne occultare prove, manipolare testimonianze, sviare le indagini, ecc. ecc.

Leetah
23-08-2005, 16.50.05
Originally posted by bejita
legalmente l'avvocato può far quel che gli pare tranne occultare prove, manipolare testimonianze, sviare le indagini, ecc. ecc.

Beh, il fatto che l'assistito gli abbia detto "sono colpevole" e lui lo proclami innocente non è occultare le prove?

UAranger
23-08-2005, 16.59.35
riguardo alla deontologia professionale ho trovato questo:

3.4 Dovere di verità

Il dibattito sul dovere di verità dell’avvocato all’interno del processo ha radici antichissime e risale ai progetti preliminari del codice di procedura civile.

In particolare, i progetti Chiovenda, Carnelutti e Solmixv prevedevano il dovere delle parti e dei loro avvocati di affermare i fatti secondo verità, ma alla fine il legislatore ha preferito, come abbiamo visto, limitare il richiamo dell’art. 88 cod. proc. civ. alla lealtà e probità.

L’argomento è stato ampiamente sviscerato da un illustre Autorexvi che ritiene, malgrado l’equivoca formulazione, che il principio codicistico contenga pur sempre un dovere di verità e che il difensore non può sostenere consapevolmente tesi fondate sul falso.

Lo stesso Autore, nelle sue memorabili lezioni tenute all’università di Catania, chiarì che il dovere di verità non fu inserito nel codice in base alla bizantina considerazione per cui a tale dovere corrispondeva il diritto della parte di essere creduta nelle sue affermazioni; e riproponeva la tesi per cui il difensore ha il dovere di dire al giudice la verità sui fatti a sua conoscenza.

La tesi è stata ritenuta minoritaria per decenni, ma ha trovato un esplicito riconoscimento nell’art. 14 del codice deontologico, che prevede il dovere di verità per le dichiarazioni in giudizio relative alla esistenza di fatti obiettivi di cui l’avvocato abbia diretta conoscenza.

Gli esempi illustrati nel commentarioxvii chiariscono la differenza tra fatti obiettivi e fatti riferiti dalla parte.

E’ stato sanzionato l’avvocato che, in un procedimento di convalida di sfratto per morosità aveva dichiarato consapevolmente e contrariamente al vero che la morosità persisteva; ed ancora l’avvocato che aveva affermato di conoscere personalmente la minore età di un giovane, così ritenuto non imputabile e scarcerato; ed infine l’avvocato che aveva dichiarato, contrariamente al vero, la morte del proprio cliente, determinando l’illegittima interruzione del processo.

Siamo ben lontani dall’imporre alle parti un dovere di verità, ma in certe ipotesi l’abbiamo imposto ai loro difensori.

bejita
23-08-2005, 17.06.18
Originally posted by Leetah
Beh, il fatto che l'assistito gli abbia detto "sono colpevole" e lui lo proclami innocente non è occultare le prove?

mmm tu facevi l'esempio di franzoni, gatti ecc. in cui tutti gli elementi riportati dai medi a ci fanno pensare all'assoluta colpevolezza del soggetto. Interpretavo la tua domanda come se anche l'avvocato fosse convinto da fattori esterni e non da rivelazioni dell'assistito

certo un avvocato rischia grosso a fare un gioco del genere, però può sempre valutare se sia possibile che gli altri scoprano che lui sa

Di0
23-08-2005, 23.10.26
Credo che un avvocato debba sempre fare gli interessi del cliente. Fosse anche il Mostro di Lochness, e anche se persino all'avvocato fa schifo difenderlo, lo deve fare (almeno, così ho capito parlando con qualche mio amico avvocato).
E' proprio la deontologia professionale che obbliga a farlo (è un diritto dell'imputato essere difeso, non un dovere dell'avvocato), quindi, anche se in cuor suo sa che è colpevole, deve fare tutto quanto è possibile (nei limiti legali già citati) per evitare (o allegerire) una condanna.

Alceo
23-08-2005, 23.27.58
Originally posted by UAranger

Non credo voglia dimostrare una innocenza che non esiste e che cmq sarebbe smascherata prima o poi; non gioverebbe alla sua carriera.

E perché non dovrebbe giovare alla sua carriera?

Mi sembra che gli avvocati che dimostrano di saper ottenere il massimo per i porpri asisstiti sono quelli di maggior successo.
E farsi degli scrupoli in quel mondo di squali non può che significare che perdere più cause.

Non so quanti sceglierebbero un avvocato sapendo che questo potrebbe, per suoi scrupoli personali, non portare i massimi vantaggi al prorpio cliente.

Cocitu
23-08-2005, 23.42.10
il principio base a cui ci si deve riferire è quello per cui ogni cittadino ha diritto alla miglior difesa possibile ed ad un altro principio che impone all'avvocato di tacere su tutte gli eventuali fatti di cui sia venuto a conoscenza durante il suo rapporto professionale.
come se si tratasse di un segreto recepito da un prete durante una confessione.

tutti hanno diritto alla miglior difesa possibile anche i peggiori criminali.

se poi, la parte accusatrice non riesce a dimostrare la colpevolezza del presunto reo, non è colpa dell'avvocato che si batte per scagionare il colpevole, ma della debolezza delle prove a carico.

è uno dei principi del diritto.

se così non fosse, avremmo uno stato di polizia fondato solo ed esclusivamente sulla presunzione di colpevolezza.

Di0
23-08-2005, 23.45.15
alceo, Cocitu: esattamente d'accordo con voi, non avrei saputo dire di meglio.
In pratica sono i due punti che specificano i cardini fondamentali della discussione! :birra:

Cocitu
23-08-2005, 23.51.14
io sono uno dei seguaci del principio per cui è meglio avere 10 colpevoli fuori dal carcere che un innocente dentro.

Di0
24-08-2005, 00.05.44
Originally posted by cocitu
io sono uno dei seguaci del principio per cui è meglio avere 10 colpevoli fuori dal carcere che un innocente dentro.
Cesare Beccaria, "De Delitti e de le Pene", 16xx. :birra:

Eowyn.
25-08-2005, 00.02.25
Originally posted by Leetah
C'è qualcuno qui che è laureato in giurisprudenza? Lisse, Zio e Nykyo. ... ok, hai sbagliato forum :D

Leetah
25-08-2005, 11.19.59
Originally posted by italianeowyn
Lisse, Zio e Nykyo. ... ok, hai sbagliato forum :D

Beh, per Bloopers era un po' troppo OT, non credi? ;)

Che fatica, adesso dovrò invitarli via pm.

Lisse74
25-08-2005, 11.57.11
Grazie Leetah per avermi invitato a questa discussione.

Per diventare avvocato c'è un giuramento; senza di quell'atto formale come avvocato non esisti, e ti impegna a adempiere ai doveri che la professione ti impone "per i fini di Giustizia".
In teoria dunque, chi giudica e chi difende hanno lo stesso fine, il perseguimento della verità.
ma nella pratica il dovere di di lealtà verso il cliente ha il sopravvento. A parte il divieto di rivelare quello che il cliente ci dice, un avvocato che dichiarasse pubblicamente che il proprio cliente gli ha rivelato in confidenza di essere colpevole non farebbe molta strada, no?
Io penso che questo è uno sporco mestiere, non nel senso che gli avvocati meritino la fama sinistra che hanno, ma nel senso che questo lavoro ti fa stare a contatto con storie sporche, e non parlo solo dei grandi crimini, ma anche dei piccoli fattareli, come il proprietario di casa che tu sai straricco che vuol cacciare di casa una povera invalida perchè ha saltato una mensilità d'affitto (mi è capitato anche questo, per fortuna noi eravamo per l'invalida, altrimenti non so se avrei potuto sopportare l'altro tizio).
Bisogna cercare di mantenere la propria integrità senza perdere di vista ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.

Io lavoro nello studio di un avvocato più anziano e mi sono occupata di recente di piccoli reati, ma mai abbiamo cercato di negare l'evidenza, sostenendo un'innocenza fasulla. Non ho mai ricevuto direttive in tal senso. Ci sono molti modi per aiutare il tuo cliente: pene alternative, conversione pecuniaria, derubricazione del reato, eccetera.

Personalmente, se sapessi che il mio cliente è colpevole, certo non lo sbandiererei ai quattro venti, ma gli consiglierei di confessare cercando di fargli ottenere un trattamento favorevole, sempre nel rispetto della legalità. Ma onestamente credo che il cliente a cui dispenserei questo consiglio fuggirebbe a gambe levate.

Lisse74
25-08-2005, 12.00.08
Originally posted by Leetah
Beh, il fatto che l'assistito gli abbia detto "sono colpevole" e lui lo proclami innocente non è occultare le prove?

mi sono letta con calma tutti i msg precedenti il mio.

Rispondo alla tua domanda: la confidenza fatta dal cliente all'avvocato non è una prova in senso tecnico.

Leetah
25-08-2005, 12.17.43
Originally posted by Lisse74
Rispondo alla tua domanda: la confidenza fatta dal cliente all'avvocato non è una prova in senso tecnico.

Quindi a livello di deontologia professionale è concesso farlo?
(poi ovvio che ognuno fa quello che ritiene meglio)

Sopra hai scritto che il fine è il perseguimento della verità. Ma anche la lealtà verso il cliente.

Al di là della sensibilità personale, legalmente, quale di queste due DOVREBBE avere il sopravvento?

(grazie per essere intervenuta, Lisse :kiss: )

Lisse74
25-08-2005, 13.07.39
Mi sono letta e riletta in codice deontologico alla ricerca di una risposta certa, e devo concludere che non ce ne una univoca.

ti cito l'art. 9 del codice deontologico:

ART. 9 Dovere di segretezza e riservatezza
È dovere, oltreché diritto, primario e fondamentale dell'avvocato mantenere il segreto sull'attività prestata e su tutte le informazioni che siano a lui fornite dalla parte assistita o di cui sia venuto a conoscenza in dipendenza del mandato.
[cut]
II - La segretezza deve essere rispettata anche nei confronti di colui che si rivolga all'avvocato per chiedere assistenza senza che il mandato sia accettato.
- Costituiscono eccezione alla regola generale i casi in cui la divulgazione di alcune informazioni relative alla parte assistita sia necessaria:
a) per lo svolgimento delle attività di difesa;
b) al fine di impedire la commissione da parte dello stesso assistito di un reato di particolare gravità;

come vedi, non si fa riferimento alla questione alla confessione del cliente; però l'art. 14 dice che:

"Le dichiarazioni in giudizio relative alla esistenza o inesistenza di fatti obiettivi, che siano presupposto specifico per un provvedimento del magistrato, e di cui l'avvocato abbia diretta conoscenza, devono essere vere. L'avvocato è tenuto a non utilizzare intenzionalmente atti o documenti falsi. [...]"

e allo stesso tempo, secondo l'art. 58,

"Per quanto possibile, l'avvocato deve astenersi dal deporre come testimone su circostanze apprese nell'esercizio della propria attività professionale e inerenti al mandato ricevuto".

Quindi io concluderei che in simili casi l'avvocato non può certo rivelare la confidenza ricevuta, perchè è tenuto alla segretezza, ma dovrebbe evitare di cercare l'assoluzione "per non aver commesso il fatto", se sa che il suo cliente il fatto l'ha commesso, perchè ha il dovere di verità. Esistono altre vie per svolgere il proprio lavoro correttamente. In teoria è così.
In pratica però dubito che accada così...nella pratica il cliente viene sempre prima di tutto. Fino alle prove schiaccianti si tende a sostenere l'innocenza in toto del cliente, e sinceramente non credo che siano molti i clienti che confessano all'avvocato di essere colpevoli. Mi ripeto, quando mi sono occupata di piccoli reati, abbiamo puntato sull'assenza del dolo nel comportamento incriminato, ma non abbiamo mai sostenuto che il comportamento non fosse stato messo in atto. Ma era roba di poco conto, mi chiedo che direttive avrei ricevuto se ci fosse stato in ballo l'ergastolo...non credo che avrei potuto sostenere il falso, cmq.

E' difficile fare questo mestiere a certi livelli (non certo al mio di livello :D ) senza giocarsi l'anima....

EyeSky
25-08-2005, 18.01.00
Originally posted by Lisse74
E' difficile fare questo mestiere a certi livelli (non certo al mio di livello :D ) senza giocarsi l'anima....

Mi ricorda un filmetto niente male con un Al Pacino in gran forma :D

Nykyo.
01-09-2005, 14.59.48
Ciao Leetha, grazie per l'invito a questa discussione.

Premesso che per ora non sono ancora avvocato, ma ho solo il patrocinio per i reati minori e le cause di minor valore, ma che comunque lavoro in uno studio di ottimi penalisti e ne ho viste di cotte e di crude (compreso il sequestro di persona dato che sono sarda) provo a dirti anche la mia.

1) Quoto in pieno tutto ciò che ha scritto Lisse, anche riguardo al codice deontologico (persino per ottenere il patrocinio che ho io c'è un simile giuramento e nel contempo si deve rispettare il codice deontologico della professione).

2) E' difficile che un assistito,a che il più incallito e privo di rimorsi, ammetta con il suo legale di esser colpevole, anche se a volte farebbero meglio perchè più cose esatte sa il tuo avvocato e meglio può regolarsi per difenderti.
Comunque di solito a sentire i clienti, loro sono tutti innocenti perseguitai da PM crudeli e giudici con i pregiudizi.
Quindi il caso che poni tu si verifica raramente, slavo che uno non sia stato colto in flagrante mentre commetteva il reato (ed allora ovviamente l'avvocato non potrà più neanche volendo sostenere l'innocenza del suo assistito), o che gli elementi esterni non siano tali da far pensare che sia di sicuro colpevole (ma anche in tal caso resta un ragionevole dubbio su cui lavorare per proclamare il cliente innocente).

3) Se poi un cliente viene li e ti confessa che è colpevole, tu puoi sempre rifiutare di difenderlo per un tuo scrupolo morale e quindi indirizzarlo da un altro collega (ad esempio conosco un avvocato che ha difeso i peggiori farabutti, assassini compresi, ma che non difenderebbe mai e poi mai un pedofilo, nemmeno per tutto l'oro del mondo).

4) Se poi decidi di difendere un simile cliente, puoi anche tentare di dimostrare che è innocente, ma non si tratta tanto di provare (e sarebbe provare il falso) che non ha commesso il reato, quanto di smontare le prove dell'accusa in modo tale che non siano abbastanza numerose, univoche e convincenti perchè il giudice dichiari senza ombra di dubbio l'imputato colpevole.
E', cioè, l'accusa a dover prima di tutto dimostrare la colpevolezza (in base alla Costituzione italiana nessuno può essere dichiarato colpevole sino a prova contraria) e l'avvocato difensore ribatte colpo su colpo tentando di smontare le accuse.


Infine, tieni conto che è molto difficile dimostrare che un colpevole è innocente se l'accusa è davvero ben costruita e schiacciante, perchè comunque una difesa non potrà mai davvero poggiare interamente su una cosa falsa, qualche appiglio o spazio di manovra deve pur esserci (es: tu sai che il cliente è colpevole, ma l'accusa non ha vere prove, bensì solo qualche indizio), altrimenti l'avvocato riepiegherà sempre e per forza di cose su una soluzione diversa, la più vantaggiosa possibile per il cliente.

Spero di esser stata chiara, se no chiedi pure, ciao ciao

Nykyo