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Visualizza versione completa : Gli eroi son tutti giovani e belli



zeder
21-06-2004, 09.56.01
Pensierini ispirati da un film che forse non li merita, I Diari della
Motocicletta.

Di tutte le idee con cui l'umanità ha cercato di razionalizzare il mondo
questa è una delle meno importanti, meno drammatiche, meno sanguinose -
eppure stranamente consistente: l'idea che alla bellezza esteriore, proprio
la bellezza dei corpi, debbano corrispondere anche le altre virtù.
E' un idea che occupa un posto importante nel pensiero greco e che poi si è
tentato di recuperare nel Rinascimento: la bellezza come impronta del
divino.
Ma da allora è scomparsa completamente, cancellata dalla storia della
filosofia, senza più un solo sostenitore dichiarato, non solo fra i
filosofi. La bellezza era l'attributo degli dei pagani: il nostro Dio è
astratto, e quando si incarna lo fa sotto il segno della sofferenza fisica e
della modestia sociale.
Una idea a cui non si crede perchè, semplicemente, non è vera: non è
sostenibile con la ragione ed è quotidianamente negata dall'esperienza.
E' di gran lunga più facile, da parecchio tempo in qua, che si sostenga
l'opinione opposta, cioè che la bellezza è scema. Anche questo è
razionalmente indifendibile, ma l'esperienza, alimentata dall'invidia, trova
conferme ogni giorno. Lamentiamo che oggi si badi solo all'apparenza, come
se così non fosse sempre stato, come se noi non lo facessimo.
(eppure, eppure... lasciamo da parte il ruolo della selezione sessuale nella
storia dell'evoluzione, strettamente legato proprio alla bellezza: ci credo
fermamente ma non ne so davvero abbastanza. Prendiamo il fatto che le
persone belle sono trattate meglio dalla vita e che questo di solito ha un
effetto positivo sul carattere. Non mi riferisco alle persone famose, ma a
quelle persone, belle quanto James Franco o Kiera Knightley che si aggirano
sconosciute nelle nostre città. Mettete di essere un impiegato
dell'Uff.Stranieri di una grande città italiana: chi tratterete meglio, con
più gentilezza e comprensione e pazienza nella compilazione degli
innumerovli moduli? L'ecuadoregna alta un metro e mezzo e altrettanto larga
con i suoi improbabili fuseaux rosa? La stagionata ma simpatica ucraina che
un tempo doveva essere stata certo una bella donna? La giovane somala
sottile e dai lineamenti stupefacenti incorniciati dal velo? Oppure: il
cingalese di mezza età con la faccia sovraccarica di lineamenti e la pancia
da impiegato? il croato nerboruto e tatuato con quelle brutte cicatrici
sulla pelata? il senagalese alto un metro e novanta e dal portamento
regale?)
Intellettualmente indifendibile, a livello alto come a livello basso, però
questa idea resiste come desiderio. Quando una persona di bell'aspetto
dimostra una intelligenza ed una cortesia medie ci viene spontaneo
ingrandirle e sopravvalutarle.
Non è un caso che il cinema più popolare sia da decenni quello americano,
quello che più di qualunque altro ha imboccato la strada platonica di
identificare bellezza e virtù. Non sempre, certo; non in maniera esplicita,
che respingeremmo immediatamente; spesso la bellezza scema e arrogante è
punita con nostra soddisfazione - ma, insomma, sapete cosa voglio dire.
Guardate un film americano e poi visitate gli USA: sarete colpiti
dall'abisso fra le facce sullo schermo e quelle per la strada. Guardate un
film italiano (o francese o inglese o giapponese o...): siamo proprio noi.
Poi lo credo che andiamo a vedere i film americani.
Il film sul giovane Che Guevara lo presenta come un santo, un santino, una
agiografia: non solo è un bel ragazzo (e per una volta il tipico
abbellimento dell'eroe è sostenuto dall'iconografia), è anche ricolmo di
tutte le possibili virtù umane, almeno quelle di un giovane: è serio eppure
sa ridere, è sessualmente attivo eppure corretto, è generoso, è idealista, è
colto, prende le cose sul serio. Evitando la politica e le future azioni del
leader politico, controverse e, in ultimo, fallimentari, ci viene presentata
la giovinezza di una futura icona.
E intellettualmente ci ribelliamo, oppure ne siamo infastiditi come di un
difetto del film, per il resto gradevole. Qui per noi intendo quanti vanno a
vedere un film non-americano su un eroe della rivoluzione comunista, un
certo genere di persone che probabilmente non andrà a vedere Torque e, se ci
andrà, non gli piacerà. Il Diario della Motocicletta è un sostanzialmente un
film statunitense e reagiamo più o meno negativamente.
Soprattutto non vogliamo ammettere che Che Guevara fosse davvero così: deve
essere falso, non è giusto che tutte le virtù, fisiche e morali, siano unite
nella stessa persona.
Eppure, dentro, vorremmo TANTO che le apparenze esteriori corrispondessero
alla realtà interiore: si chiama Amore.

alcoolwarriors
21-06-2004, 11.56.56
Originally posted by zeder
[GIGACUT]

La società occidentale è sempre stata basata sulla bellezza fisica e sui suoi canoni, dalle precisissime proporzioni dell'arte ellenica classica, ai 90-60-90 di vallette e affini di oggi...

è vero quello che dici tu, zender: sarà proprio per l'imprinting cattolico ma ci si rifiuta di pensare esplicitamente a un rapporto di proporzionalità diretto fra aspetto e virtù, cosa che è sì infondata, ma è infondata tanto quanto bello=idiota.
Penso però (e ciò deriva dall'osservazione del reale che mi circonda) che questo rifiuto sia più viscerale quando l'oggetto è una donna.

chissà perchè... :look: :asd: :Palka:


p.s.: io voglio andare a vedere torque, così come ho visto fast&sborron e 2fast2sborron :sisi:...ok ok...mi hanno fatto cagare hai ragione tu...perà sono un fan del peggior trash...che ci posso fare?! :D

EoN_MaskedForcE
21-06-2004, 12.25.34
in effetti in real-life non e' vero che bello=buono oppure che brutto=cattivo
ognuno e' fatto a modo suo, ovvio :p

ma nei cinema perche' non si puo' fare questa semplificazione?
a me sta bene pure cosi': il cinema e' un sogno, uno svago (film impegnati a parte) e quindi come insegna la Disney i buoni vincono e son belli e i cattivi sono brutti e perdono sempre. almeno nei film vince quello per cui faccio il tifo
nelle trame originali vince a meta' o pareggia...


sono OT ?
spero di no :|

SuperGrem
21-06-2004, 12.35.05
E' vero che i due assunti bello=virtuoso e bello=idiota sono fondati entrambi su una componente di pregiudizio e sono alimentati spesso da desiderio e/o invidia, però è anche vero che, il più delle volte, chi è bello sa di esserlo e si sente desiderato, per cui viene spontaneo crogiolarsi di questo fatto.
La bellezza facilita la vita e di conseguenza riduce gli sforzi necessari ad ottenere certi risultati. In ultima analisi, la bellezza riduce gli stimoli, ma sono questi stimoli ad allenare il carattere e la mente, quindi dire che bello=idiota è meno falso che dire bello=virtuoso. :D
Ma questa conclusione, ovviamente, è soltanto dettata dall'invidia.
:asd:

Sparpa
21-06-2004, 12.44.31
devo ammettere che mi è piaciuto molto quello che hai scritto zeder, vuoi perchè scritto molto bene e vuoi anche perchè l'argomento è e sarà sempre di attualità.
Si è vero...magari non lo sarà in questi termini, magari lo sarà in una forma infinitamente più semplificata e "povera", ma ci siamo.

Viviamo e cresciamo in un ambiente che ti fa vedere il bianco ed il nero, con poche possibilità di vedere altre sfumature...possibilità quasi sempre dettate da iniziative personali, curiosità, desiderio di sapere.
Bello e brutto, buono e cattivo, bianco e nero, comunisti e fascisti, stupidi e intelligenti....e provate domandarvi quante volte si sovrappongono fra loro...
lo dicevi tu no?
Bello=stupido=buono
Brutto=cattivo=intelligente

C'è forse un aspetto da analizzare, e cioè che molto spesso ci si adagia cullandosi sulle nostre doti...
Sono bello? bene, posso avere tante e cose, e molto spesso lo stimolo per volere ANCHE qualcos'altro se ne va a farsi friggere...

Elrond.
21-06-2004, 12.51.18
Originally posted by zeder
Di tutte le idee con cui l'umanità ha cercato di razionalizzare il mondo
questa è una delle meno importanti, meno drammatiche, meno sanguinose -
eppure stranamente consistente: l'idea che alla bellezza esteriore, proprio
la bellezza dei corpi, debbano corrispondere anche le altre virtù.
E' un idea che occupa un posto importante nel pensiero greco e che poi si è
tentato di recuperare nel Rinascimento: la bellezza come impronta del
divino.

[...]

Ma da allora è scomparsa completamente, cancellata dalla storia della
filosofia, senza più un solo sostenitore dichiarato, non solo fra i
filosofi. La bellezza era l'attributo degli dei pagani: il nostro Dio è
astratto, e quando si incarna lo fa sotto il segno della sofferenza fisica e
della modestia sociale.

[...]

Non è un caso che il cinema più popolare sia da decenni quello americano,
quello che più di qualunque altro ha imboccato la strada platonica di
identificare bellezza e virtù.
In verità non è corretto identificare generaliter con il pensiero greco, l'idea che al bello esteriore corrisponda il bello interiore. Pur percorrendo tanta parte della letteratura greca ( e non solo ), si tratta di una convinzione di matrice principalmente aristocratica e dunque relegabile all'età della Grecia arcaica, quella stessa Grecia il cui prodotto culturale di maggior rilievo è costituito dai poemi omerici. E' proprio Omero a mostrarci come le virtù fondamentali per l'epoca debbano essere costantemente accompagnate dalla bellezza fisica: è la kalokagathìa; ed Achille, bello e virtuoso, ne è il campione. A conferma dell'assunto che tale canone esistenziale sia tipico del mondo aristocratico, aggiungeremo che l'insieme delle qualità fisiche e morali si reputa risieda negli individui di nobile stirpe: sono i nobili ad essere adorni di tutte quelle virtù che concorrono a renderli unici, distinguibili, degni della lode, della fama e della gloria. Ovviamente, che queste concezioni siano proprie di un mondo aristocratico ed arcaico, non è né strano né in sede storica criticabile. Ma che poi le si associ senza distinzioni a tutto il pensiero greco, mi sembra porti un po' a sminuire i traguardi di civiltà ed approfondimento filosofico cui esso giunse. Già a partire dai secoli VII e VI a.C. vi sono poeti che operano una revisione dei modelli etici tradizionali ( si pensi ad esempio ad Archiloco ), e su questa strada proseguiranno i poeti ed i filosofi dell'età classica dell'Ellade. Parte della poesia tragica ( ovvero uno dei vertici più alti cui assurse l'arte ellenica ), ad esempio, smantella l'idea che le virtù dell'animo possano risiedere solo negli uomini di nobile stirpe e, occupandosi la poesia tragica prevalentemente della mitologia tradizionale, mi sembra un recupero significativo atto a testimoniare l'evoluzione dei tempi; prendiamo ad esempio l'Elettra di Euripide che celebra le virtù del marito di Elettra, pastore ed uomo umile, cui l'illustre argiva è stata concessa in sposa per la malvagità della madre di lei, Clitemnestra ( riassumendo e semplificando molto la vicenda ). In pochi versi che ora non mi è possibile rintracciare, la constatazione delle belle qualità del pastore precede l'enunciazione teorica: non sempre la virtù si accompagna alla nobiltà di stirpe. Sebbene il modello del marito di Elettra sia costituito dall'omerico Eumeo, il porcaro fedele ad Ulisse, Euripide, secondo il suo consueto modo di revisionare il mito e di rendere più quotidiane e meno eroiche le vicende, ci offre testimonianza dell'evoluzione delle concezioni esistenziali verificatasi ormai nell'Atene del V secolo. Ma è con Platone, ormai nel IV secolo a.C., che possiamo assistere alla completa revisione del modello etico-estetico aristocratico della kalokagathìa: perché sarebbe un grave errore credere che il filosofo ateniese, nonostante la tendenza verso l'Iperuranio della sua filosofia, sia rimasto legato a concezioni così materiali come quelle che informavano le convinzioni della Grecia arcaica. Non potrà sfuggire a quanti conoscano vagamente l'argomento dei trentacinque dialoghi platonici ( autentici e spurii ), che in alcuni di essi si celebrano occasionalmente le virtù di giovani di bellissimo aspetto, quasi a voler confermare l’indissolubilità di quella concezione che invece, come vedremo, non è assolutamente propria di Platone. Già nel Carmide il protagonista, ovvero Socrate, sottolinea come non serva a nulla la cura del corpo se ad essa non si affianca la cura dell'anima. Ma è nel Simposio e nel Fedro che possiamo trovare più compiutamente l'espressione delle idee platoniche in merito. Per Platone, difatti, la bellezza dei corpi è solo una forma di bellezza, e neppure la principale; più bella del corpo è la saggezza, e quanti danni farebbe se fosse visibile al pari di un corpo bello, quante persone farebbe impazzire se già solo per la bellezza di un corpo si commettono follie. Più bella ancora dell'anima è il bello in sé, che si ritrova solo nella contemplazione dell'Iperuranio, il mondo delle Idee. Ben lungi dal suggerire l'identificazione tra beltà fisica e beltà interiore, Platone sostiene invece un'idea sacrosanta, che chiunque possieda uno spirito pur minimamente poetico non potrà fare a meno d'approvare: la contemplazione d'un corpo bello è il primo passo che ci riconduce alla contemplazione delle Idee, poichè nel mondo fisico vediamo riflesso il bello in sé che contemplavamo prima della nostra incarnazione. Ora, per quanto non si voglia prestar fede alla teoria platonica della reminiscenza, è indubbio che la contemplazione di un corpo bello può essere il primo passo verso la comprensione del bello in sé ( ovviamente questa strada è percorribile, come evidenzia Platone medesimo, solo da alcuni. Gli altri, gli individui meschini, si attaccheranno alla Venere volgare piuttosto che alla Venere celeste ). Ma ora ritorniamo a Carmide: comprenderemo più facilmente perché sia frequente l'esaltazione delle virtù interiori di fanciulli giovani e belli: come adombrava il tuo stesso discorso, Zeder, si chiama Amore; è più facile scoprire le virtù in un oggetto di bell'aspetto, ed anche ingigantirle, se ne abbiamo trovate; ma da qui ad identificare la virtù con la bellezza, ce ne passa. La differenza tra le concezioni omeriche e quelle platoniche sarà ben visibile considerando il diverso atteggiamento di Priamo al cospetto di Agamennone: mentre Priamo, osservando gli eroi dalle mura senza conoscerli, vedendo Agamennone intuisce di trovarsi davanti ad un individuo eccezionale a causa della sua bellezza e della sua nobiltà, diverse sono le reazioni di Socrate alle notizie che gli amici gli danno di Carmide; in questo caso l'associazione tra bellezza e virtù e tutt'altro che scontata, quantunque gli amici esaltino anzitutto quest'ultima: appena Socrate lo vede, lungi dall'affermare che a causa della sua bellezza sarà senz'altro un individuo virtuoso, dichiara che certamente non lo supererebbe alcuno se alla sua beltà corrispondesse eguale virtù. La massima conferma è costituita da Socrate, modello grandioso di virtù non solo per il suo discepolo Platone e per tanta parte dei Greci, ma tale da aver lasciato la sua impronta anche nel mondo contemporaneo; proprio nel Simposio, come molti ricorderanno, Socrate viene descritto come somigliante ad uno di quei sileni ( esseri mitologici non proprio "belli" ) che sono esposti nelle botteghe degli scultori e degli artigiani e che, aperti in due, mostrano di contenere al loro interno simulacri di divinità. Spero d’aver smantellato l'idea che Platone, in nome della grecità tutta, sia stato un tardo sostenitore della kalokagathìa. D'altra parte l'idea della bellezza come strada da percorrere verso una realtà sovrasensibile, è propria anche dello spiritualissimo Plotino, attraverso il quale si infiltrerà anche nel Rinascimento. In questo nuovo ambiente culturale la kalokagathìa, più che una concezione esistenziale, diviene il recupero di un ideale pedagogico: gli umanisti riscoprono l'uomo in tutti i suoi aspetti, anche nella cura di quel corpo che il medioevo voleva mortificare, ed esaltano la necessità della cura del corpo al pari di quella dell'animo, nella perfetta armonia cui quest'età nobilmente tende.
Un veloce appunto lo farei sul Dio dei cristiani: è vero che il nostro Dio si è fatto povero ed umile ma, secondo l'iconografia tradizionale della quale nessuno potrà mai confrontare la veridicità ( sebbene improbabile ), si è fatto anche bello, e biondo ! Del pari la Madonna, specchio di tutte le virtù riunite in perfezione, è anche creatura bellissima e angelica. Con ciò non voglio negare quanto ho affermato finora: avendo negato che la kalokagathìa sia presente in Platone non sosterrò certo che sia presente nel Cristianesimo. Tuttavia l'associazione tra bellezza e virtù riemerge spesso anche nelle epoche successive ( sarebbe interessante valutare in che misura e con quali peculiari caratteristiche ciò avvenga in movimenti come lo stilnovismo od il petrarchismo ), sebbene non vi sia stata più alcuna corrente di pensiero che abbia propugnato l'assoluta indissolubilità di due valori così diversi.

zeder
21-06-2004, 14.12.00
Originally posted by Elrond.
cut
solo qualche appunto veloce, magari risponderò in modo più circonstaziato stasera o domani.

- Parti cmq da una promessa sbagliata:io non ho affermato generaliter che nel pensiero greco bellezza esteriore/interiore coincidano ma che:E' un idea che occupa un posto importante nel pensiero greco mi pare ben diverso.

-d'altra parte il mio discorso, certamente semplificato, partiva come una recensione al film, ma mi ha portato da tutt'altra parte:p

-E' altrettanto vero che il pensiero greco è stato caratterizzato costantementeda questo binomio, non certo che il pensiero greco sia un unico ed univoco monolito.

-D'altra parte già il termine bello deriva dal latino "bellus", che è un diminutivo dalla radice "duenulus bonulus", è cioè qualcosa di "buono in piccolo", di "mediamente buono".Del resto, sappiamo anche che in Grecia il termine "kalós" è "bello", ma si trova spesso in endiadi, cioè connesso con il termine "buono", e chi studia giapponese ti potrebbe dire che il termine yashi" implica "bello" e "buono".

-Pitagora stesso, certamente successivo ad Omero, collega il concetto di bello a quello di vero e al concetto di buono, formando quella che possiamo definire una "trinità". E ciò è maggiormente vero se rapportato all'arte greca...

Mi fermo qui che sono di fretta:p

Elrond.
21-06-2004, 14.54.53
Originally posted by zeder
- Parti cmq da una promessa sbagliata:io non ho affermato generaliter che nel pensiero greco bellezza esteriore/interiore coincidano ma che:E' un idea che occupa un posto importante nel pensiero greco mi pare ben diverso.
-Pitagora stesso, certamente successivo ad Omero, collega il concetto di bello a quello di vero e al concetto di buono, formando quella che possiamo definire una "trinità". E ciò è maggiormente vero se rapportato all'arte greca...
La mia premessa non è sbagliata: ho semplicemente specificato a quale contesto socio-culturale dobbiamo fare riferimento se parliamo di kalokagathìa, laddove tu eri stato generico ;) ( Tralasciamo l'accostamento tra le idee platoniche ed il cinema americano ).
Quanto alla dottrina tipicamente platonica sull'identificazione delle tre Idee di buono, vero e bello, è tutt'altra cosa rispetto alla kalokagathìa d'età aristocratica. Secondo le dottrine non scritte dell'Accademia, l'idea al vertice è l'idea di Bene il quale, oltre ad esse Uno, è anche Bello e Vero. Questa dottrina ovviamente non informa le concezioni antropologiche della scuola: passare dalla bellezza fisica alla virtù interiore ( elementi distinti, ciascuno dei quali può riflettere nel proprio delimitato ámbito l'idea di Bene ) sarebbe un arbitrio privo di nessi con la summenzionata dottrina delle Idee.

zeder
21-06-2004, 21.47.49
Originally posted by Elrond.
La mia premessa non è sbagliata: ho semplicemente specificato a quale contesto socio-culturale dobbiamo fare riferimento se parliamo di kalokagathìa, laddove tu eri stato generico ;) ( Tralasciamo l'accostamento tra le idee platoniche ed il cinema americano ).
Quanto alla dottrina tipicamente platonica sull'identificazione delle tre Idee di buono, vero e bello, è tutt'altra cosa rispetto alla kalokagathìa d'età aristocratica. Secondo le dottrine non scritte dell'Accademia, l'idea al vertice è l'idea di Bene il quale, oltre ad esse Uno, è anche Bello e Vero. Questa dottrina ovviamente non informa le concezioni antropologiche della scuola: passare dalla bellezza fisica alla virtù interiore ( elementi distinti, ciascuno dei quali può riflettere nel proprio delimitato ámbito l'idea di Bene ) sarebbe un arbitrio privo di nessi con la summenzionata dottrina delle Idee.
allora ho letto con più attenzione quanto da te scritto, è nel merito non posso che corcordare, per quanto ancora Platone nel Filebo scriveva che La potenza del Bello si è rifugiata nella natura del Bene questo giusto per sottolineare come la concezione originaria, e come da te giustamente e correttamente sottolineato evolutasi- anche se spesso si usava lo stesso termine per indicare "virtù" diverse-, pervada ancora l'opera di Platone.
Corretto anche il riferimento a Plotino, di cui il Fink ha sottolineato, meglio riscoperto il suo concetto di bellezza che tanto influenzò il neoplatonismo.
Ma il mio riferimento alla cultuta greca era abbastanza ampio da ricomprendere, pur nella sua genericità,l'intero pensiero greco:"la bellezza come impronta del divino. ", che poi in diverse epoche assuma un significato diverso, e anche all'interno della stessa cultura greca, come da te sottolineato, è pacifico.
Ho già ricordato come l'etimologia di bello contenga sempre il riferimento ad altro e non solo nella nostra cultura giusto per sottolineare come tale significante/significato pervada ancora oggi l'approccio dell'uomo alla bellezza ed alla sua manifestazione.
Cmq per i greci ciò che è bello è in rapporto, in rapporto costitutivo, con il vero e con il bene. Il bello è anche qualche cosa di buono, perché il bello è la rivelazione di una realtà positiva, anzi è la rivelazione di quella articolazione dell'essere, che permette di cogliere ciò che l'essere propriamente è. Quando il greco esclama: "questo è bello!", questa esclamazione ha il valore di una rivelazione. E' il mondo che si rivela, il mondo nella sua realtà, dunque nella sua positività. Reale e positivo, non dimentichiamolo, per i Greci sono qualche cosa di molto..., se non identificabili, se non identici, ma sono due realtà molto vicine.
Ecco a questo punto vorrei sottolineare una cosa che può essere interessante un pò per tutti, ovvero ciò che distingue l'arte greca da quella per così dire moderna, ma anche se vogliamo l'estetica greca da quella odierna.
Mi spiego con un esempio.
Noi moderni vediamo nella Venere di Milo una splendida opera d'arte, ma i Greci che produssero quell'opera, probabilmente vedevano in essa in primo luogo una rappresentazione di Venere. Infatti per loro è Venere che è bella, non l'opera d'arte. Al contrario, se un moderno dovesse rispondere alla domanda: "In che cosa vediamo la bellezza nell'opera d'arte o in Venere?", risponderebbe: "Nell'opera d'arte". È l'arte che è bella. La bellezza per i Greci era perfezione, bene, virtù e aveva una realtà autonoma, come una realtà autonoma aveva il brutto, che era anche il male, l'imperfezione. La bellezza avrebbe potuto rimanere tranquillamente bellezza, anche se non ci fosse stato nessuno che avesse conosciuto l'arte di catturarla e di scolpirla sul marmo. Per noi moderni la bellezza non esiste in sé, come una divinità. Il luogo naturale della bellezza è l'arte. L'arte moderna ha privato il bello e il brutto della possibilità di esistere per se stessi. Le avanguardie artistiche, per esempio, possono spostare i confini del gusto. Come potrebbe altrimenti un secchio della spazzatura far parte dell'eletto mondo dell'arte? Avrebbero mai potuto i Greci mettere sullo stesso piano il secchio della spazzatura, che propone l'avanguardia del trash, e la Venere di Milo?

:birra:

Elrond.
21-06-2004, 23.04.06
Originally posted by zeder
[...]
Di certo le concezioni dei Greci a proposito dell'arte e della bellezza non erano in opposizione nettamente polare rispetto alle nostre, ovvero anch'essi ammettevano la bellezza dell'opera in sè. Finanche alla luce delle Idee platoniche, la rappresentazione del Bello è anch'essa bella, seppure in misura indefinitamente inferiore; è vero che per tali rappresentazioni Platone intendeva solo gli oggetti naturali, mentre le sue teorie a proposito dell'arte non sono particolarmente illuminate, quindi lasciamole da parte ( molto più accettabili sono le considerazioni di Aristotele che, per quel poco che ci rimane della Poetica, lasciano intuire un'attenzione rivolta all'opera d'arte in sè ). Tuttavia le tue osservazioni sono molto pertinenti. E' questo che distingue le concezioni etiche ed estetiche dei Greci dalle nostre ( non tanto dalle mie ): la convinzione che esista un archetipo di bello e di vero, perfetto, intangibile. E' forse proprio per questo confrontarsi con qualcosa di perfetto che l'arte greca ( in tutte le sue forme, compresa la riflessione filosofica ) ha potuto conquistare inarrivabili vette; in ogni periodo in cui l'artista ha nutrito aspirazioni analoghe, i risultati sono stati similmente sublimi. Sperare che questa visione si conservasse nel secolo del relativismo, sarebbe stata pura utopia. Ma se mi è concesso, forse con una forzatura, conciliare la nostra estetica con quella dei Greci in una concezione perenne, dirò che le opere del nostro secolo, nel nocciolo di verità che vogliono esprimere, sono anch'esse belle, secono quell'identità platonica tra Bello e Vero che, se correttamente intesa, non può essere ricusata. Ovviamente questa considerazione non concorre a rendere arte ( o grande arte ) ogni scarabocchio: mi riferisco pur sempre a poetiche valide, quantunque lontanissime dai canoni ellenici.

zeder
21-06-2004, 23.39.32
Mah io invece i greci e noi li vedo proprio agli antipodi.
La loro concezione di bellezza e di bene aveva un senso, perchè posta all'interno di una cultura metafisica, con un preciso riferimento metafisico. Ha molto meno senso oggi, che si sono persi dei punti di riferimento costanti.
Ecco se vogliamo trovare un'opera "classica" che si avvicina al gusto moderno io la identificherei in questa:
http://harpy.uccs.edu/greek/sculpt/hermes.jpg

si tratta di una statua di Prassitele del IV secolo che rispetto ad esempio, alla venere di Milo, ha una caratteristica particolare: l'instabilità.Cioè, se non ci fosse la colonna che tiene in piedi Hermes che porta Dioniso fanciullo, cadrebbe. Quindi la bellezza ha, deve avere, specialmente oggi, ma anche nel IV secolo, deve avere un elemento di instabilità, perché è l'instabilità, la dinamicità che è espressiva. Cioè la bellezza oggi non è soltanto armonia, non è il tutto compiuto, è anche qualcosa che non sappiamo contenere all'interno di uno sguardo e all'interno di un giudizio.

E poi ci sarebbe Kant:rolleyes: ma rischieremo di essere pedanti
:p