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Visualizza versione completa : quando Coelho ringraziò Bush



fppiccolo
13-05-2004, 10.54.46
Grazie, presidente Bush

Grazie per aver mostrato a tutti i pericoli che Saddam Hussein rappresenta.
Forse tanti fra noi si sono dimenticati che lui ha usato armi chimiche
contro il suo stesso popolo, contro i curdi, contro gli iraniani.
Hussein è un dittatore sanguinario, una delle più chiare dimostrazioni del male dei nostri giorni.

Però, questa non è l'unica ragione per la quale la sto ringraziando.
Nei primi due mesi del 2003, Lei è stato capace di dimostrare molte cose

importanti al mondo e perciò merita la mia gratitudine.
Cosi, ricordando un poema che ho imparato nella mia infanzia, voglio dirLe grazie.


Grazie per dimostrare a tutti che il popolo turco e il suo parlamento
non sono in vendita, nemmeno a 26 miliardi di dollari.

Grazie per aver rivelato al mondo i giganteschi abissi che esistono fra
la decisioni dei governanti e i desideri del popolo.
Per lasciar chiaro che Jose Maria Aznar come Tony Blair non danno la
minima importanza e non hanno alcun rispetto per i voti che hanno ricevuto.
Aznar è capace di ignorare che il 90% degli spagnoli è contro la guerra, e
Blair se ne infischia della maggiore manifestazione pubblica in Inghilterra degli ultimi 30 anni.

Grazie perché la sua perseveranza ha fatto sì che Blair andasse al
parlamento con un dossier falsificato, scritto da un studente 10 anni fa,
e presentarlo come "prove inconfutabili raccolte dal servizio segreto britannico"

Grazie per aver fatto in modo che Colin Powell si esponesse al ridicolo,
mostrando al Consiglio di Sicurezza ONU, alcune foto che, nella settimana
successiva, sono state pubblicamente contestate da Hans Blix, l'ispettore
responsabile per il disarmo in Iraq.


Grazie perché la sua posizione ha fatto sì che il ministro degli esteri
della Francia, sr. Dominique de Villepin, nel suo discorso contro la
guerra abbia avuto l'onore di essere applaudito nel plenario, onore, che io
sappia, concesso un'unica volta nella storia dell'ONU, in occasione di un discorso di Nelson Mandela

Grazie perché grazie ai suoi sforzi a favore della guerra, per la prima
volta le nazioni arabe, generalmente divise, sono stati unanimi nel
coordinare un'invasione durante l'incontro al Cairo.

Grazie perché grazie alla sua retorica, affermando che "l'ONU ha
un'occasione di mostrare la sua rilevanza", anche paesi più riluttanti
hanno finito per prendere una posizione contro un attacco.

Grazie per la sua politica estera, che ha indotto il ministro degli
esteri inglese Jack Straw, a dichiarare in pieno secolo XXI che "una
guerra può avere giustificazioni morali" e dichiarando ciò, ha
perso tutta la sua credibilità.

Grazie per cercare di dividere un' Europa che lotta per la sua
unificazione; questo è un allarme che non sarà ignorato.

Grazie per essere riuscito in ciò che pochi è riuscito in questo secolo:
unire milioni di persone, in tutti i continenti, lottando per la stessa
idea, nonostante questa sia opposta alla sua.

Grazie per farci sentire nuovamente che, anche se le nostre parole non
vengono ascoltate, almeno sono pronunciate, e questo ci darà più forza nel futuro.

Grazie per ignorarci, per emarginare tutti quelli che hanno preso una
posizione contro la sua decisione, perché è degli esclusi il futuro della Terra.

Grazie perché senza di Lei, non avremo conosciuto la nostra capacità
di mobilitazione. Forse non servirà a molto nel presente, ma sarà utile più in là.

Adesso che i tamburi della guerra sembrano suonare in maniera

irreversibile, voglio fare mie le parole di un antico Re europeo ad un

invasore: "Che le sue albe siano belle, che il sole brilli nelle armature
dei suoi soldati, perché nel pomeriggio li sconfiggerò" .

Grazie per permettere a tutti noi, un esercito di anonimi che
passeggiano per le strade cercando di fermare un processo in marcia, di
prendere coscienza di cos'è la sensazione d'impotenza, imparare con lei e
trasformarla.
Quindi, approfitti delle sue albe e ciò che potrà portarle la gloria.

Grazie per non averci sentito e per non prenderci sul serio. Sappia però
che noi La ascoltiamo e non ci dimenticheremo delle sue parole

Grazie, grande leader George W. Bush.

Muito obrigado.

O escritor Paulo Coelho, autor de "O Alquimista",
entre outros, é
integrante da Academia Brasileira de Letras

Edwige
13-05-2004, 11.07.17
Originally posted by fppiccolo
Cut
*

AmeR
13-05-2004, 11.55.28
*

MaGiKLauDe
13-05-2004, 12.19.08
*

Khorne
13-05-2004, 13.18.32
...però l'han postato su queste pagine non più di un mese fa, se non ricordo male.

alcoolwarriors
13-05-2004, 14.20.48
non serve nemmeno che quoti...come la penso a riguardo penso traspaia dal mio avatar...

New_Alumir
13-05-2004, 15.21.02
*

quoto su tutta la linea:hail:

:birra:

sheena
13-05-2004, 15.45.47
IL FATTO
Torture in Irak. A differenza dei totalitarismi, sostiene Bush, la democrazia, sa correggere i propri errori


Profeta del mondo libero

Il Mondo Libero lo ha da tempo eletto tra i suoi campioni. E’ l’epistemologo viennese (ma inglese d’adozione) Karl Raimund Popper. La seconda carica dello stato italiano n’è un ammirato esegeta. Da lui i liberali hanno imparato a diffidare di ogni utopismo perché intrinsecamente violento e totalitario. Nell’elenco dei nemici della società aperta Popper annovera Platone, Hegel, Marx, Freud. Il loro comune errore è quello di non produrre “proposizioni empiriche”, vale a dire passibili di falsificazione e quindi integrabili in una visione scientifica della realtà. “Domani piove” è una proposizione empirica perché in ipotesi presenta la condizione che, se avesse luogo, la renderebbe falsa (se domani non piove). “Domani piove o non piove”, invece, non lo è perché è per principio non falsificabile. Domani, infatti, o pioverà o non pioverà. Tertium non datur. Freud, ad esempio, non è inscrivibile nel registro ufficiale degli scienziati, perché le proposizioni dell’analisi sfuggirebbero a questo criterio di falsificabilità. La “negazione” – il rifiuto da parte del paziente dell’ipotesi ermeneutica elaborata dall’analista – è, infatti, per quest’altro viennese, la conferma della bontà stessa dell’interpretazione. Il nervo scoperto dell’inconscio è stato toccato, per questo il paziente è saltato sulla sedia ed ha urlato “No!”. La negazione non contraddice l’ipotesi, ma la ratifica. Popper riteneva in perfetta buona fede che il fallibilismo fosse anche il metodo della democrazia liberale, la quale, a differenza di ogni totalitarismo, procederebbe per congetture e confutazioni.

L’errore trascendentale

Angosciato da immagini orrende, il benpensante liberale trova rifugio in questo popperiano fallibilismo. La democrazia, egli sostiene, è la possibilità trascendentale dell’errore (la tortura, ad esempio). Anzi, è grazie al posto che comunque riserva all’errore e all’orrore che è ancora democrazia. L’errore è, per così dire, l’orizzonte della democrazia. Non c’è infatti peggior male, sosteneva Dostoevskij, di quello prodotto da coloro che vogliono annullare la possibilità stessa del male. La democrazia insomma si autocorregge non coprendo ideologicamente le proprie magagne (come fa la nostra televisione sovietica per la quale “tutto è bene”), ma denunciandole. Quanti film hollywoodiani, dopotutto, con le loro aspre immagini hanno risarcito i pellirosse dello sterminio subito oppure i due milioni di vietnamiti bruciati da bombe non ancora intelligenti! Il ragionamento sembra non fare un grinza. I liberali tirano un sospiro di sollievo e si persuadono una volta di più che questo, con tutto il suo orrore, è leibnizianamente “il migliore dei mondi possibili”.

L’infallibile

A ben vedere, il loro argomentare pecca di fronte a quello stesso tribunale che hanno eletto giudice insindacabile. In senso astratto e filosoficamente involuto si potrebbe dire che il fallibilismo risulta non falsificabile e dunque non scientifico sulla base del suo stesso criterio. Guai all’umanità che non dialoga, non congettura e non confuta! Non sarà nemmeno riconosciuta come umana. Ma un esempio semplicissimo, desunto dalla triste cronaca, mostra come il fallibilismo sia tradito sistematicamente dai suoi stessi apologeti. Come nel caso della psicanalisi denunciato da Popper, il liberale che difende comunque il sistema occidentale di fronte all’evidenza dell’orrore si produce in un ragionamento per principio non falsificabile, del genere “domani piove o non piove”. Infatti egli troverà sempre confermata la superiorità morale della democrazia affermata in ipotesi nella sua stessa negazione pratica. La prova che viviamo in una “società aperta” è data infatti dal fatto che possiamo sbagliare e correggere i nostri errori. Dunque la superiorità morale dell’Occidente è data sia dal fatto che i diritti umani sono rispettati (e imposti: guai a chi non dialoga!) sia dal fatto che vengono momentaneamente calpestati. Nessun “fatto” può essere prodotto come falsificazione del sistema il quale prevede perfino la sua negazione come verifica del suo ottimo funzionamento. Se la forza del metodo democratico sta nel riconoscere lucidamente i propri errori, nessun errore-orrore potrà mai confutarlo. Per tornare a dormire sonni tranquilli basterà quindi attendere l’ennesimo film denuncia o i risultati della commissione parlamentare d’inchiesta. Allora, con commozione e fierezza, ci si sentirà cittadini del “mondo libero”.

Rocco Ronchi