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Visualizza versione completa : -Amor Che A Nullo Amato Amar Perdona...



Peter Pan
14-02-2004, 09.09.27
Dal quinto canto dell'Inferno di Dante (credo), sicuramente sono i versi più conosciuti dell'intero poema, eppure sono sicuro che almeno una volta moltissimi di noi ci saremo chiesti:

MA CHE CAZZO VUOL DIRE???

Ora, a parte che un po' le palle mi girano e non solo per questo, quanto magari per il recondito significato che mi sfugge, e siccome fatti non fummo per viver come bruti... secondo voi quel tossico di Dante cosa voleva dire con queste parole?

Wiz
14-02-2004, 09.33.10
Due piccoli appunti...a parte che se si riporta cosi un verso difficilmente se ne potra' capire il senso, in piu', se si vuole realmente "gustare" un'opera come la divina Commedia, si devono anche avere dei riferimenti letterari (e che riferimenti!). Conoscere la storia di Paolo e Francesca in questo caso. Ma di sicuro credo non basti una vita intera per cogliere la miriade di riferimenti che fa a personaggi, eventi storici, ai bestiari, alle credenze dell'epoca...
E' ovvio che detto cosi: "Amor, ch’a nullo amato amar perdona" non significhi assolutamente una cippa.
Il V canto parla dei lussioriosi e coi quei versi Dante voleva semplicemente dire che una volta che l'amore (anche quello "peccaminoso", quello dei sensi, quello adulterino) mette radici nel
cor gentile non c'e' nulla da fare, non puo' essere combattuto, perche' chi e' oggetto d'amore e di passione ne resta inevitabilmente coinvolto e "deve" amare a sua volta.

E se davvero ci tieni a capire quest'opera (che si odia o si ama a seconda di come te l'hanno saputa proporre anche a scuola per carita'), ci sono numerosi studi in proposito. Corri il rischio pero' di non venirne piu' a capo. Ma a mio parere merita infinitamente.

destino
14-02-2004, 09.39.19
Originally posted by Peter Pan


MA CHE CAZZO VUOL DIRE???



Amore ke perdona quell'amore a colui ke nn è mai stato amato da nessuno...

mi pare :p

the_World
14-02-2004, 09.47.47
Significa che l'Amore non permette che chi è oggetto d'attenzioni amorose non ricambi.

bounty
14-02-2004, 09.59.29
Amor Che A Nullo Amato Amar Perdona Porco cane lo scrivero sui muri e sulle metropolitane di questa citta.....:D
Quoto moltissimo Wiz
i riferimenti sono quello che compongono la divin commedia di quell'ubriacone drogato di dante.
Vedi riferimenti gia dalle prime righe,quelli che tutti conoscono:nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura che era una chiavica......srry...che la dritta via era smarrita.
E uno dice:ma che mi frega se questo qui decide di andare a fare un picnic e si perde??
Poi c'e il profe di italiano che ti dice che Dante stava parlando del
peccato!!E allora tu stai attento altri 30 secondi e poi ti metti a sputare pallini di carta con la bic.
E quando il prof ti chiede a cosa si riferiscono le tre fiere che Dante incontra tu gli dici:eee......la fiera della salama da sugo??
E lui rispnde:bravo!!3!!!
Cmq a parte le stronzatissime che ho scritto,la divina commedia da autodidatta e' molto incomprensibile:D
Una :birra: a chi ha letto e capito tutt oquello che ho scritto

samgamgee
14-02-2004, 12.23.39
uno dei pezzi più straordinari della divina commedia, veramente bellissimo, eccotene la parafrasi

(103) Amor, ch'a nullo amato amar perdona,
(104)mi prese del costui piacer sì forte,
(105)che, come vedi, ancor non m'abbandona.

(106) Amor condusse noi ad una morte:
(107)Caina attende chi a vita ci spense».
(108)Queste parole da lor ci fuor porte.


"(...)Amore, che non permette a nessun amato di non amare, mi prese della bellezzea di questo così fortemente, che, come vedi, ancora non mi abbandona. L'amore condusse noi alla morte: la Caina (zona dell'inferno dove vengono puniti i traditori ndSam) attende chi ci ha ucciso."

in pratica devi costruire

Amor, ch'a nullo amato amar perdona

come

Amore, ch(e) perdona amar a nullo amato

cioè

Amore, che non permette di non riamare a nessun amato

:)

fenderplay
14-02-2004, 12.43.37
destino bocciato :asd:

destino
14-02-2004, 12.54.57
Originally posted by fenderplay
destino bocciato :asd:

infatti nn mi sembrava tanto esatto :asd:

io sono + bravo man man ke si scende di girone cmq no co sti amori melliflui :D

Peter Pan
14-02-2004, 13.38.58
Come prevedevo, ognuno dà una propria versione.

Eppure si può riassumere così...

-Colui che è amato non può fare a meno di amare a sua volta.
Mi sembra una cazzata immonda. Anzi, stando al Teorema di Ferradini, e sticazzi se non è vero nonostante tutti gli ottimisti di questo mondo, chi è amato se ne sbatte di colui da cui viene amato.

-Alla persona amata si perdona tutto.
Questa mi sembra più veritiera come cosa... finché natralmente non ci si stanca...

-Quello che ha detto Destino
Che è ancor meno comprensibile di Dante :niente!:
se per te questo è chiarire :D

Ma anche l'immane sforzo di Sam lo trovo un po' pretenzioso... la tua mi sembra una interpretazione troppo accademica e pertanto faziosa... ogni studioso ha la presunzione di aver capito quuello che studia... e mi sembra alquanto triste (ué, non mi riferisco a te ma agli accademici che da secoli studiano Dante!)

Dal canto mio ho sempre considerato Dante come un massone iniziato e ho sempre letto tra le righe ciò che intendeva, che non era mai ciò che diceva...


Prendetemi come un pigro di testa... ancora non credo di aver capito cosa significhi quella frase... :niente!: andiamo, si può fare di meglio!!!

Mach 1
14-02-2004, 13.52.19
in realtà la frase recitava così:

ALMOR che a nullo amato amar perdona.


è una richiesta esplicita ad Almor, fatta da Paolo e Francesca che dopo essere stati bannati da questo forum si sono resi conto del loro errore e vogliono essere sbannati.

destino
14-02-2004, 13.52.24
Originally posted by Peter Pan

-Quello che ha detto Destino
Che è ancor meno comprensibile di Dante :niente!:
se per te questo è chiarire :D



Ora io nn vorrei ricordare male ma mi sembra ke il passo potesse anke voler dire quello ke ho scritto io ( in italiondo :azz: ) cioe ke Paolo e Francesca furono presi da quell'amore ke capita solo a ki nn hai mai ancora amato, cioe il primo amore...
;)

Quaro.
14-02-2004, 13.56.37
Originally posted by Mach 1
in realtà la frase recitava così:

ALMOR che a nullo amato amar perdona.


è una richiesta esplicita ad Almor, fatta da Paolo e Francesca che dopo essere stati bannati da questo forum si sono resi conto del loro errore e vogliono essere sbannati.

E qui si ricorda l'epica impresa di boda, il quale ha scritto un pm ad Almor con scritto "ciao almore mio"

Scusate la parentesi storica, andate pure avanti:D

samgamgee
14-02-2004, 14.52.04
Originally posted by Peter Pan
Ma anche l'immane sforzo di Sam lo trovo un po' pretenzioso... la tua mi sembra una interpretazione troppo accademica e pertanto faziosa... ogni studioso ha la presunzione di aver capito quuello che studia... e mi sembra alquanto triste (ué, non mi riferisco a te ma agli accademici che da secoli studiano Dante!)


lol, ovvio, magari lui intendeva tutt'altra cosa :asd:
Io ti dico: è così che me l'han spiegato, e a tutti gli effetti mi sembra la costruzione più giusta. D'altra parte la teoria ermeneutica dice che più si va avanti col tempo più sarà facile avere nuove interpretazioni che possono anche superare quella dell'autore in valore e completezza :)

poi prendila come vuoi, ma testualmente il significato è quello :)

Qfwfq
14-02-2004, 15.57.54
Originally posted by Peter Pan
Ma anche l'immane sforzo di Sam lo trovo un po' pretenzioso... la tua mi sembra una interpretazione troppo accademica e pertanto faziosa... ogni studioso ha la presunzione di aver capito quuello che studia... e mi sembra alquanto triste (ué, non mi riferisco a te ma agli accademici che da secoli studiano Dante!)


Credo rappresenti uno degli aspetti più intriganti della Divina Commedia, ed in generale di tutte le opere caratterizzate da un pari grado di complessità e passibili di decine di revisioni critiche: la possibilità, ovvero, di ritrovare nel testo innumerevoli significati ulteriori legati a simbologie medievali e personali dell'autore che sfuggono alla nostra piena comprensione e di attribuire ad esse altrettante valenze variabili. Aspetto, questo, che magnificamente si concilia con le pretese universalistiche dell'opera dantesca in particolare, e della letteratura medievale in generale. Basterebbe prendere in considerazione i famosi versi colui / che fece per viltade il gran rifiuto, in cui si vollero identificare alternativamente Ponzio Pilato o papa Celestino V, sino a giungere alla critica moderna che proprio in tale personaggio dantesco vede con quasi totale certezza l'eremita Pietro da Morrone.

La spiegazione corrente del famoso verso Amor, ch'a nullo amato amar perdona, è quella giustamente riportata da Samgamgee; dovrà necessariamente soddisfarti, per il momento, oppure potrai attendere l'esposizione di nuove teorie ed analisi in grado di corrispondere maggiormente al tuo gusto ed al tuo pensiero.

KaioH
14-02-2004, 16.29.34
Sottoscrivo le parole di the_World e Sam.

Amore che non tollera (perdona) che chi è amato non riami.

Interpretazione a cui si affida anche il Sapegno.



Che opera immensa. :toh:










...Pape Satàn, pape Satàn aleppe!

Mach 1
14-02-2004, 16.36.51
Originally posted by KaioH

...Pape Satàn, pape Satàn aleppe!

pane e salam, pane e salam a fette! :toh:

Peter Pan
14-02-2004, 16.37.55
Originally posted by destino
Ora io nn vorrei ricordare male ma mi sembra ke il passo potesse anke voler dire quello ke ho scritto io ( in italiondo :azz: ) cioe ke Paolo e Francesca furono presi da quell'amore ke capita solo a ki nn hai mai ancora amato, cioe il primo amore...



Ok, che qualcuno segni questa data sul calendario:
Peter e Destino per la prima volta nerlla storia si sono capiti!!! :niente!:


Originally posted by samgamgee
ermeneutica


Uh... sì, certo so cos'è... a me con panna grazie...


Originally posted by samgamgee
più si va avanti col tempo più sarà facile avere nuove interpretazioni

Chi l'ha formulata, è in grado anche di dimostrarla oppure aveva fatto solo indigestione di pizza coi peperoni?


Originally posted by samgamgee
possono anche superare quella dell'autore in valore e completezza

Ah, certo... infatti i critici si sono sempre creduti superiori agli autori... mi chiedo perché la legge permette ancora ai critici di girare per strada! :)

Peter Pan
14-02-2004, 16.40.17
Originally posted by Qfwfq
quella giustamente riportata da Samgamgee dovrà necessariamente soddisfarti, per il momento, oppure potrai attendere l'esposizione di nuove teorie ed analisi in grado di corrispondere maggiormente al tuo gusto ed al tuo pensiero.

Touché... se non fosse che continua a sfuggirmi il significato nonostante la spiegazione dell'hobbit...

KaioH
14-02-2004, 16.55.06
Originally posted by Mach 1
pane e salam, pane e salam a fette! :toh:

Azz, non colsi.. :toh:

the_World
14-02-2004, 17.22.28
Originally posted by Peter Pan
-Colui che è amato non può fare a meno di amare a sua volta.
Mi sembra una cazzata immonda. Anzi, stando al Teorema di Ferradini, e sticazzi se non è vero nonostante tutti gli ottimisti di questo mondo, chi è amato se ne sbatte di colui da cui viene amato. Nella real life è sicuramente come dici tu, ma devi considerare che la reciprocità "obbligatoria" del sentimento amoroso era uno dei temi ricorrenti dell'amor cortese per cui è anche abbastanza logico ritrovarlo in questo passo dantesco ;)

samgamgee
14-02-2004, 17.50.34
Originally posted by Mach 1
pane e salam, pane e salam a fette! :toh:


l'Inferno di Topolino, giusto? Grandioso :)

samgamgee
14-02-2004, 18.04.14
Originally posted by Peter Pan


1) Uh... sì, certo so cos'è... a me con panna grazie...
2) Chi l'ha formulata, è in grado anche di dimostrarla oppure aveva fatto solo indigestione di pizza coi peperoni?
3) Ah, certo... infatti i critici si sono sempre creduti superiori agli autori... mi chiedo perché la legge permette ancora ai critici di girare per strada! :)

1) ermeneutica = teoria dell'interpretazione :)

2) yep, è anche in grado di dimostrarla tramite la stesura dei riferimenti sintattici e grammaticali relativi al volgare in uso nel '300. In sostanza, se non si vuole andare nel profondo di cavilli grammaticali funzionali o descrittivi, la costruzione più probabile è quella. Poi qualsiasi persona - con la minima condizione necessaria che sia un po' esperta, diciamo - può formulare la sua teoria sull'interpretazione di questo o di altri versi (e ce ne sono veramente tanti di dubbio significato)...è anche così che nasce il critico e libero pensiero, insomma :)

3) hm, non è propriamente questa l'accezione con la quale vedere le cose :) il fatto è, come ben spiegato a mio avviso da Gadamer, che tutto parte dal "Circolo Ermeneutico". Immagina di dover interpretare un testo a partire dai tuoi "pregiudizi" (non nel senso negativo, ma nel senso di "conoscenza di base"). La tua prima interpretazione può essere giusta o sbagliata, più o meno aderente al testo, e per verificare dobbiamo analizzare il testo...che inevitabilmente si "scontrerà" o "urterà" con la nostra interpretazione. Ecco quindi una terza interpretazione e così via all'infinito, giacchè, dice Gadamer, il compito dell'Ermeneuta è compito infinito e possibile. Il problema, se di problema si tratta, è che il testo (o la teoria o quello che è), vive di vita propria nel tempo. Esso ha degli effetti sulla storia successiva, effetti che l'autore non poteva immaginare. Ecco che dunque nasce la "storia degli effetti", e si sviluppa il contesto e i nostri "pregiudizi" aumentano e possiamo fornire, man mano che il tempo passa, diverse e più complete interpretazioni della teoria/testo originaria. Pensaci: non è forse difficile, molto difficile, interpretare movimenti letterari o artistici contemporanei? Eppure noi parliamo con disinvoltura dello Stilnovo ad esempio, o del Rinascimento...ma non così dell'Ermetismo.

spero di essere stato abbastanza esauriente e non troppo "accademico" ;)

edit:
4) ho mancato una tua affermazione, ovvero che non ti è chiaro il significato della frase da me e altri parafrasata: in sostanza Dante (per bocca di Francesca), intendeva dire: l'Amore è così "potente" che è impossibile che tu ami una persona immensamente ed essa non ricambi...questo in soldoni. L'amore non permette a una persona amata di non ricambiare :)

destino
14-02-2004, 18.57.30
Originally posted by Peter Pan
Ok, che qualcuno segni questa data sul calendario:
Peter e Destino per la prima volta nerlla storia si sono capiti!!! :niente!:





ci capiamo spesso solo ke nn ci intendiamo mai :D

Peter Pan
14-02-2004, 19.49.24
Originally posted by the_World
devi considerare che la reciprocità "obbligatoria" del sentimento amoroso era uno dei temi ricorrenti dell'amor cortese

Ehm... no scusami ma mi giunge nuova questa cosa della reciprocità obbligatoria.
Anzi, l'amore cortese è platonico e spessissimo unilaterale.

Così mi mandi a puttane tutto il Codice Cavalleresco... ehm... non che sia mai stato altrove però...

samgamgee
14-02-2004, 20.08.11
Originally posted by Mischa
Boh, son andato a rileggermi il canto V. Condivido parzialmente l'interpretazione offerta da Sam, ma con dei chiarimenti necessari. Nel senso che, se si contestualizza quel che dice quel verso (il discorso di Francesca parte prima), e si guarda ciò che dice dell'amore in genere anche Dante nello stesso canto, l'interpretazione diventa più crudele, anche se "letteralmente" sta dicendo quello. I versi sono:

Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende,
prese costui de la bella persona
che mi fu tolta; e ’l modo ancor m’offende.

Amor, ch’a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m’abbandona.

Amor condusse noi ad una morte.
Caina attende chi a vita ci spense".
Queste parole da lor ci fuor porte.

Quand’ io intesi quell’ anime offense,
china’ il viso, e tanto il tenni basso,
fin che ’l poeta mi disse: "Che pense?".

Quando rispuosi, cominciai: "Oh lasso,
quanti dolci pensier, quanto disio
menò costoro al doloroso passo!".

Poi mi rivolsi a loro e parla’ io,
e cominciai: "Francesca, i tuoi martìri
a lagrimar mi fanno tristo e pio.

Ma dimmi: al tempo d’i dolci sospiri,
a che e come concedette amore
che conosceste i dubbiosi disiri?".

E quella a me: "Nessun maggior dolore
che ricordarsi del tempo felice
ne la miseria; e ciò sa ’l tuo dottore.

Ma s’a conoscer la prima radice
del nostro amor tu hai cotanto affetto,
dirò come colui che piange e dice.

Noi leggiavamo un giorno per diletto
di Lancialotto come amor lo strinse;
soli eravamo e sanza alcun sospetto.

Per più fïate li occhi ci sospinse
quella lettura, e scolorocci il viso;
ma solo un punto fu quel che ci vinse.

Quando leggemmo il disïato riso
esser basciato da cotanto amante,
questi, che mai da me non fia diviso,

la bocca mi basciò tutto tremante.
Galeotto fu ’l libro e chi lo scrisse:
quel giorno più non vi leggemmo avante".

Mentre che l’uno spirto questo disse,
l’altro piangëa...

Ok, si è creato il contesto. Cosa dice, in sintesi, Francesca, dell'amore? Che è bastardo ed impietoso. Che ha preso Paolo in modo tale che lei ancora ne è colpita (offesa, dove l'offesa è da intendersi come "ferita", visto che all'epoca aveva quel significato). Che "al cor gentil ratto s'apprende": come fosse un predatore, rapido, veloce, e il cuore gentile la preda inconsapevole. L'amore che non solo non permette quindi a nessuno che sia amato di non riamare, ma che lo costringe ad amare. E come ha fottuto Paolo, fotte lei, subito dopo: il "nullo amato" è un riferimento a se stessa, un darsi una giustificazione, il dire "E' stato impossibile resistere, per me". Prima Paolo, subito dopo lei. Lei lo ama ancora, ma son morti per questo amore (il marito li ha ammazzati, e lei, un filo incazzata, gli augura di finir alla Caina quando schiatterà: per la serie "ti mando all'inferno"). Dante va un filo in paranoia e depressione per il discorso della tizia (evidentemente appassionato): a tal punto che a un certo punto Virgilio gli fa: "Che pense?" (oh, tutto ok? ripigliati). Dante gli risponde, spiega il suo percorso mentale, spiega quel che ha pensato - quanta dolcezza, quanto desiderio - ha portato al doloroso passo di Paolo e Francesca. E dubito che qui, passo, sia inteso come "trapasso/morte": penso proprio da come parla lui qui, e lei in seguito, che sia il passaggio dall'"amor cortese" alla realizzazione fisica di quell'amore. Non è un caso che si prendano Paolo e Francesca come esempio: Dante ti spara una contrapposizione diretta tra amor cortese e scopare. Il primo va bene, il secondo no. Tant'è che quando chiede come sia stato possibile che ciò capitasse, mica dice "Com'è che avete iniziato ad amarvi", no: dice com'è che l'amore vi ha concesso di passare dai dolci sospiri (sottinteso: che andavan bene) ai dubbiosi disiri (no no, ragazzi, che sfiga avete avuto, ok, però come cazzo siete potuti passare da stima e rispetto e amicizia a farvi una scopata)? E Francesca, nuovamente, conferma la bastardaggine di tale amore, come se fosse un qualche agente esterno mellifluo, segreto, che agisce a sua e di Paolo insaputa: già iniziando, come premessa, dice che è esistito un tempo felice, e tale tempo felice lo contrappone alla miseria: ma la miseria non è la morte successiva, è l'avvenire stesso della loro relazione. Tempo felice è quando senza alcun sospetto, da bravi bimbi, se ne stavano a leggere; miseria è quanto accade dopo, è questo "sorpassare i limiti", realizzare quanto non avrebbero dovuto, e quanto nemmeno avrebbero voluto. Trovarsi prigionieri, forzati in una relazione, che non sospettavano nemmeno: sanza alcun sospetto. E man mano che leggono di Lancillotto e Ginevra si eccitano, sanno cosa stanno pensando, ma alla fine è solo un punto quello che li frega: quello in cui Lancillotto bacia Ginevra. E Paolo ormai ce l'ha duro come una pietra, non ce la fa più, e la bacia tutto tremante, eccitato e impaurito, perché lì sa (sanno) che non c'è ritorno. E ritorno infatti non c'è: il resto del giorno lo passano a scopare (quel giorno più non leggemmo avante: che han fatto, giocato a carte?). Da notare: Francesca narra la storia "come colui che piange e dice", la narra disperata, e Paolo piange a sua volta, mentre lei racconta. Son pentiti per il passaggio da amor cortese ad amor profano? Personalmente, dubito. Già solo per quanto è incazzata Francesca col marito. Una che è finita all'inferno, anche questo è da rilevare, perché s'è scopata un altro, ha osato ciò che non doveva: passar da amor cortese ad amor profano. Tradurre in atti il castello di seghe mentali cavalleresche che caratterizzano sia la mentalità dell'epoca, che quella dantesca in particolare (da non scordare che Dante è uno sfigato che ritiene la sua Beatrice una donna di moralissimi e santi costumi, che però deve stare a distanza; Dante mette sul piedistallo le tizie, mica se le scopa, e questo forse gli rode pure). No, Paolo e Francesca non son pentiti di ciò che han fatto: son tristi e disperati per esser finiti all'inferno, per esser stati ammazzati. Si disperano perché prima di scopare andava tutto bene, dopo è successo il casino, ma ancora adesso non sono liberi dal desiderio, dal piacere, dal legame che gli è stato imposto. Come se fossero vittime. E questo porta all'ultima considerazione: che non si dovrebbe, a mio parere, prender ciò che dice Francesca come qualcosa detto da Dante in generale sull'amore: Francesca è un personaggio, che esprime cose che Dante magari non condivide neanche (anzi, per come parla Dante, son ai suoi antipodi); sono però cose di cui Dante vuol parlare, gli serve una scena con un personaggio che dica qualcosa che gli consenta di far passare la sua idea mielosa e del cazzo dell'amore, dunque ecco che ti ficca Paolo e Francesca all'inferno, che dicon cose che lui fa apparire da una parte appassionate, dall'altra gli offrono lo spunto per rimarcare quanto lui sì che è figo, a rispettar Beatrice e non scoparsela. Boh, analisi mia, sicuramente il Sapegno la vedrà in maniera diversa: io però penso che se Dante avesse voluto dire nella commedia tutto quello che gente come il Sapegno vuol fargli dire, avrebbe dovuto campare duecento anni per scriverla. Io credo che fosse uno scrittore, un poeta, che dovesse campare, che avesse una vita abbastanza incasinata, visto che a parte amare e non essere riamato era anche sempre senza casa, costretto a cercarsi un posto (volendo, quel "a nulllo amato amar perdona", in tal senso, può intendersi come un piccolo "a parte" tra Dante e se stesso, uno scherzo: il dire con Paolo e Francesca funzionava, ma gente, col cazzo che va così, io amo Bea ma quella troia si scopa un altro, e mentre sti due si son divertiti, io manco quello, scrivo e basta). Boh, la vedo così, fine dello sproloquio. Personalmente, continuo a credere che il Sapegno fosse una testa di cazzo che ha trovato un modo per far soldi parlando di cose che non ha fatto. Come un Monti, gran traduttor dei traduttori di Omero: chi sa scrivere, scrive, chi non sa scrivere, fa il critico, per sfogar la propria invidia ed inettitudine in qualche modo e potersela tirare lo stesso.

*edit* aggiunta: volendo, si potrebbe - sempre rispettando il quadro su esposto - dare un'altra interpretazione: Amor ch'a nullo amato amar perdona = L'amore (spirito, affinità, volontà, desiderio, ma in senso cortese) che non perdona ad alcuno che sia amato l'amare (dove questo "amare" rappresenta invece scopata, antitesi del primo "Amor")... Una sorta di monito, del tipo "Io e Paolo abbiamo violato queste regole, come Ginevra e Lancillotto: guarda dove siam finiti".

anti ghostposting :D

dopo leggerò

edit: sapevo che sarebbe servito :asd:
ma secondo me cancelli dopo che hai visto che qualcuno ti ha quotato :asd:

JEDI
14-02-2004, 22.41.39
:book:

Peter Pan
15-02-2004, 00.25.46
Grande Misha. Non c'è che dire.

Vedete, io non volevo la spiegazione letterale o accademica della frase.

Volevo che mi deste la vostra interpretazione, la vostra definizione... Non sono ancora rincoglionito fino al punto da non capire cosa sto leggendo.

Magari l'aria di festa d'ammoro avrebbe ispirato un po' di gente...


Io l'ho sempre interpretata come: chi non ama l'amore, l'amore lo perdona... e mi sono sempre detto: e che cazzo vuol dire?

Comunque personalmente credo che questa fraase, e tutto il resto del topic sia solo un grande paradosso.
Perché tutti hanno cercato di dare una spiegazione partendo dalla presunzione che tutti sappiano cosa sia l'amore...

Perché allora non cerchiamo di dare una definizione di amore?
Qualcosa che vada fuori dai luoghi comuni, per carità... qualcosa di concreto, di tangibile, magari con esempi o dati di fatto, o esperienze personali... come ad esmepio quella data dal Carolingio quando constata che l'amore ha gli stessi sintomi dell'idiozia...

gefri
15-02-2004, 01.21.17
Originally posted by destino
Amore ke perdona quell'amore a colui ke nn è mai stato amato da nessuno...

mi pare :p

* quoto

KaioH
15-02-2004, 02.12.14
Originally posted by Gattone
[...]


..Che uomo. :toh:

Peter Pan
15-02-2004, 18.35.11
Ah... l'amour...

L'uccello che mi canta nella testa
e mi ripete che t'amo
e mi ripete che m'ami
l'uccello dal noioso ritornello
l'ucciderò domattina.

(Prevert)