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Visualizza versione completa : 3. SD4 - Bianco e nero



Mischa
25-12-2003, 06.48.39
Ipotesi, tra i miliardi di combinazioni possibili, esiste una razza identica a quella umana in tutto e per tutto, ma chiama nero quel che quella attuale chiama bianco e chiama bianco quel che si chiama nero. Se recuperasse l'intera documentazione umana, sarebbe istantaneamente in grado di leggere e interpretare quella documentazione: ma quale sarebbe il risultato? Quante "verità", o super-convenzioni, o sub-convenzioni, sarebbero alterate se non rese paradossi? Quanto resterebbe dello scibile umano, alterando una sola parola? Stiamo parlando della farfalla che batte le ali a Tokio, e dello tsunami a New York.

destino
25-12-2003, 12.38.44
beh nn credo ke se venisse cambiata una sola parola cambierebbe il modo di pensare della società;)

bisogna cambiare le idee e le opinioni nn le parole, poi il tutto dipende dal grado di evoluzione e di intelligenza di una razza

lasere
25-12-2003, 13.10.57
Originally posted by Mischa
Ipotesi, tra i miliardi di combinazioni possibili, esiste una razza identica a quella umana in tutto e per tutto, ma chiama nero quel che quella attuale chiama bianco e chiama bianco quel che si chiama nero. Se recuperasse l'intera documentazione umana, sarebbe istantaneamente in grado di leggere e interpretare quella documentazione: ma quale sarebbe il risultato? Quante "verità", o super-convenzioni, o sub-convenzioni, sarebbero alterate se non rese paradossi? Quanto resterebbe dello scibile umano, alterando una sola parola? Stiamo parlando della farfalla che batte le ali a Tokio, e dello tsunami a New York.

Resterebbe quanto resta già ora agli occhi di alcuni osservatori, un caos di schegge impazzite che vagano ancora prive di un nuovo ordine, dopo l'esplosione del pensiero a seguito della "morte di Dio".
Il linguaggio, semplice strumento interpretativo e non conoscitivo, ha già consumato la morte dei pensieri assoluti. Disgregazione, caos, disordine.... valori assoluti e verità sono già non paradossi, ma giochi parziali, un puzzle infinito intorno a cui hanno gareggiato grandi menti per millenni. Non serve un'altra razza simile alla nostra, per frugare nel paradosso dello scibile umano.

Ray McCoy
25-12-2003, 13.14.20
E' solo uno specchio all'incontrario, Mischa. Non cambierebbe nulla. Appurato peraltro che in Africa ai bambini si racconta dell'uomo bianco, si capisce come ad una razza NON EVOLUTA come quella umana bianca (o un suo corrispettivo alieno perfettamente uguale che s'è data il nome nero alla mozzarellità della pelle) non interessa assolutamente un punto di vista anche totalmente diverso dal suo.

E la farfalla che sbatte le ali agisce su qualcosa, il vento, l'aria, che non ha un cervello per poter valutare le sue necessità, o a maggior ragione il suo costante bisogno ad essere avidi.

Elrond.
25-12-2003, 16.57.46
Originally posted by Mischa
[...]
Unisci due riflessioni che io ho sempre considerato distintamente, tendendo a negare decisamente le conseguenze che deriverebbero dalla loro unione. Indipendentemente da una valutazione etica dell'opera omnia dell'uomo, mi chiedo sovente se le inarrivabili vette ove si è elevata quella canna pensante che è l'uomo, sarebbero riconoscibili da una mente aliena ( non è il caso di scendere in più stringenti argomentazioni che sarebbero dovute qualora si ponesse il confronto non solo rispetto ad una mente aliena, ma aliena e superiore, seppure di natura affine a quella umana ).
Pur tuttavia, quel bianco e quel nero non li considero come una misura essenzialmente umana, bensì divina: una corretta valutazione dell'agire umano non deve avere come misura le esigenze contingenti e relative di un essere singolo, bensì una ideale, cristallina e trascendente misura che, volendo parafrasare Platone, è costituita dalla vita della divinità. In tal senso, in quanto irradiazione ideale di una realtà superiore all'intero campo del reale, il nostro concetto di bianco e nero dovrebbe essere comune a qualsiasi civiltà dai sani princìpi. Il mio non è antiquato antropocentrismo; trovo piuttosto che rapportare il relativismo ai grandi problemi dell'etica sia fuorviante e quasi sacrilego. Ciò non esclude che, nel perpetuo divenire che caratterizza l'anima del mondo, non tutti gli anfratti di quella giustizia ideale, che pure esiste, possono essere stati scoperti.

lasere
25-12-2003, 19.19.24
Originally posted by Elrond.

quel bianco e quel nero non li considero come una misura essenzialmente umana, bensì divina: una corretta valutazione dell'agire umano non deve avere come misura le esigenze contingenti e relative di un essere singolo, bensì una ideale, cristallina e trascendente misura che, volendo parafrasare Platone, è costituita dalla vita della divinità. In tal senso, in quanto irradiazione ideale di una realtà superiore all'intero campo del reale, il nostro concetto di bianco e nero dovrebbe essere comune a qualsiasi civiltà dai sani princìpi. Il mio non è antiquato antropocentrismo; trovo piuttosto che rapportare il relativismo ai grandi problemi dell'etica sia fuorviante e quasi sacrilego. Ciò non esclude che, nel perpetuo divenire che caratterizza l'anima del mondo, non tutti gli anfratti di quella giustizia ideale, che pure esiste, possono essere stati scoperti.


Esistenza di dio? Dell'assoluta, trascendente, matrice della realtà? Mi sembra un inarrivabile paradossale circolo vizioso da cui è impossibile uscire. Mi sembra piuttosto un limite ideale a cui ci si può riferire per propria scelta. Difficile essere così tanto pacificamente certi che il bianco e il nero scaturiscano da una misura divina....insomma, a partire da Cartesio, il pensiero occidentale ha sempre sentito l'esigenza di dimostrare che il pensiero razionale avesse un fondamento che gli desse incrollabilità...L'idealismo di stampo platonico ha ancora possibilità di vivere al di fuori dell'innocenza della ragione, che è morta con la nascita di Cartesio?
I pensatori hanno da sempre e a lungo, cercato di raggiungere, conoscitivamente, l'assoluto. Tutto questo si riduce all'impossibilità stessa di questa conoscenza. La conoscenza assoluta, quella oltre cui non c'è bisogno di procedere, da cui tutto scaturisce e che tutto fonda, se fosse afferrabile sarebbe coincidente con l'intelletto stesso dell'uomo, perchè da esso assorbibile, e sviscerabile, interamente...esplicando così il paradosso che nulla possa andare al di là dell'intelletto stesso e che dunque la trascendenza sia impossibile....la verità del nostro pensiero, sembrerebbe infondabile...solipsismo?

In sostanza volevo dire: anche se questa realtà assoluta esistesse, sarebbe allo stato attuale, credo, impensabile (nel senso letterale del termine). In quanto tale, a mio avviso, ha poco senso anche ipotizzarla, e basare problemi etici, e la loro risoluzione, su di essa.