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Visualizza versione completa : Diario del 14 novembre - Università e videogame



K4pp4
14-11-2003, 17.16.45
Il diario di oggi è basato su una di quelle che nella carta stampata sarebbero notizie di fondo pagina, quelle di interesse un po' meno attuale e più curioso.<br>
Sulle pagine di Wired è comparso oggi un <a href="http://www.wired.com/news/digiwood/0,1412,61162,00.html?tw=wn_story_page_prev2">articolo</a> su di un nuovo corso di studi universitari orientato al videogame, promosso dall'Università della California del Sud. L'articolo in se è molto interessante, anche perchè, oltre a parlare di questo nuovo <i>minor degree</i>, contiene anche una breve panoramica di quanto gli Stati Uniti offorno in termini di didattica orientata al videogame (non molto a dire il vero).<br>
Forse per una questione di background, fatico ad associare il concetto di videogame a quello di scuola, si tratti pure di università, e mi rendo conto dell'incoerenza di questo pensiero, avendone fatta una professione quindi associandolo abitualmente alla parola "lavoro". Ma quando c'è di mezzo la creatività, la scuola diventa, a mio avviso, problematica. Perchè se da un lato è vero che la preparazione che si può ricevere in un aula è indubbia, è altresì vero che non basta applicare perfettamente una serie di formule per ottenere un capolavoro (e questo vale per il videogame, la musica, il cinema, ma anche per la costruzione di un ponte o un'autostrada). Applicare una serie di formule va bene per fare un lavoro nella media, un discreto lavoro, qualcosa insomma che fa quello che deve fare. Ma il mondo dell'intrattenimento vive di successo, non di funzionalità. Su un'autostrada ci si passa e basta, un videogame lo si gioca per il gusto di farlo, così come al cinema si va per gusto, e non per dovere o necessità, e lo stesso dicasi per la musica. Ecco perchè il mondo è pieno di produzioni formalmente ineccepibili che non ottengono il successo sperato: perchè non esiste formulario o scuola che insegni il genio. Indubbiamente una buona formazione favorisce e aiuta il talento, se trasmessa nel modo giusto per non soffocarlo. Ma sostituirlo no, è impossibile. Mi chiedo, è questo è il risvolto veramente preoccupante, quanti dei ragazzi che hanno deciso di intraorendere questa strada sono consci dei limiti di un'insegnamento formale e quanti, invece, sono convinti di uscire automaticamente dalle aule come nuovi guru del videogame. <br>
Ho una risposta, ma mi auguro sinceramente di sbagliare.

/\/\att
14-11-2003, 18.25.00
Lo ammetto, ho letto abbastanza distrattamente ed in fretta.
Da quello che ho capito comunque la scuola si rivolge sopratutto verso gli aspetti puramente tecnici dei videogame. Corsi di Modellazione grafica, animazione, Project Design e Management.

Insomma, mi sembra che nessuno voglia tirare su novelli Sid Meier quanto invece offrire "mano d'opera" qualificata per un settore in rapida espansione dove la professionalità è ancora lontana dai livelli raggiunti da business simili, proprio a causa del fatto che molti - ancora - credono appunto che parlando di giochini certe cose siano inutili se non paradossalmente dannose.

E se anche si cercasse di formare i GameDesigner del futuro con metodologie tradizionali non riesco a vedere vere controindicazioni. Proprio come dici tu la formazione non può che aiutare a crescere e formare il talento di una persona. Difficilmente Picasso sarebbe diventato Picasso senza l'accademia di Belle Arti, Van Gogh si è formato nella galleria d'arte dove lavorava da giovane, Joan Mirò dopo aver capito di essere portato più all'arte che al commercio si è iscritto alla scuola di Francesc Galí e di Ligabue (Antonio) ne ricordo davvero pochi.

L'arte è arte - daccordo - ma non per questo tutti abbiamo la sensibilità e la cultura per definirci artisti.
Ok, la smetto o esco dal seminato :)

Breaker
14-11-2003, 22.42.56
secondo il tuo ragionamento max, allora non si dovrebbe nemmeno insegnare musica, o sbaglio?

Jenko
15-11-2003, 01.57.02
Bè,loro insegnano,sta poi agli studenti metterci il tocco di genialità.
E' come uno studente di architettura : si hanno le basi ma per creare qualcosa di veramente stupendo c'è bisogno di creatività e ingegno :D

K4pp4
17-11-2003, 13.30.34
Credo che Jenko abbia risposto sia a Matt che a Breaker :)

Intendevo proprio questo: la formazione aiuta, ma non regala il talento: quello o lo si ha di natura o lo si coltiva strenuamente.

giustissimo il discorso della 'mano d'opera specializzata' ed e proprio questo il punto: chi ha a che fare con l'Industry sa come stanno le cose, ma i ragazzi che si sono iscritti?
Saranno consci di questo fatto o l'hanno fatto attratti dall'idea di uscire dalle aule come novelli Meyer o Molyneaux?