PDA

Visualizza versione completa : Una riflessione importante.



antonicont
12-11-2003, 21.01.10
Sono piuttosto perplesso.
Scorrendo i vari portali di informazione e quotidiani on-line, mi sembra di evincere che la linea adottata dalla classe dirigente sia quella di non ritirare il contingente italiano in Iraq, scelta peraltro piuttosto prevedibile, dettata da accordi bilaterali o meglio, cause di forza maggiore che sarebbe oltremodo imbarazzante evadere, adesso che la patata bollente è in nostre mani. Mesi or sono, nelle dovute sedi, le dovute autorità hanno deciso che l’Italia avrebbe partecipato in maniera attiva alle operazioni militari, con un cospicuo (nei limiti del possibile) apporto di uomini e mezzi. Non entro nel merito di quanto tale scelta possa essere condivisibile o meno, lascio che sia la tangibilità degli eventi a fungere da luce inquisitoria. Siamo in Guerra, signori, perché di Guerra si tratta, per quanto i più si limitino a scuotere la testa. Quelli della missione di pace e di un’improbabile esportazione della democrazia sono meri specchi per allodole, atti a legittimare o meglio, deviare l’opinione pubblica da un conflitto che in realtà continua, in tutta la propria tragicità, e secondo modalità del tutto speculari a quelle con le quali ha preso avvio. Purtroppo i media contribuiscono più o meno volontariamente a falsare l’esatta percezione dell’evento. Sui nostri monitor non scorrono più le immagini nero/verdi dei bombardamenti notturni, niente più B-52, niente esplosioni nei palazzi presidenziali, niente più proclami del leader isterico di turno. Allo show mediatico della Guerra fatta di missili e fiamme, si è sostituita una ben più statica e meno eclatante visione di un paese sconfitto, imbrigliato da chilometri di filo spinato e posti di blocco, i cui unici sussulti sono le follie dinamitarde di qualche sparuto kamikaze. Certo, ci scappano puntualmente quei tre o quattro morti, però l’indignazione è presto sopraffatta dalla constatazione che la vita di un pugno di soldati sia un prezzo tutto sommato tollerabile, a fronte dell’auspicato mantenimento della pace. Questo perché abbiamo visto le statue cadere ed essere decapitate, e con esse le immagini del Rais rimosse e cancellate, dai muri di Baghdad come dalle nostre coscienze. Così le bandiere della Pace sono sommessamente scomparse dalle nostre finestre, forse non meno ipocritamente di quanto non si abbia voluto esporle, dalla solidità e dal tepore dei nostri palazzi. Siamo tutti tornati a fare i conti con i bambini morenti ed affamati, il militare americano che combatte con l’arsura ad un posto di blocco, gli Iracheni che si radunano incuriositi attorno ad una telecamera, magari accennando anche qualche timido sorriso. Tutto sà di già visto. E sullo sfondo, indistinto e debitamente lontano dalle luci della ribalta, ancora qualche sparo, qualche morto, un elicottero abbattuto, ma in fondo che importa, la guerra è finita. Può starci. E’ tutto passato, Amen.
Stronzate.
Il lampante paradosso con il quale dobbiamo imparare a convivere è che questa presunta Pace, né più ne meno di una versione edulcorata e meno sovraesposta della Guerra, fa più morti del conflitto stesso. Dobbiamo chiederci che prezzo siamo disposti a pagare. Dobbiamo chiederci sino a che punto sia utile alternare ondate di sdegno e costernazione a proclami di resistenza e mantenimento dello status quo. Dobbiamo chiederci quanto sia effettivamente plausibile imporre il modello democratico occidentale in territori il cui sostrato culturale è diametralmente, e da millenni, l’opposto del nostro. Ed anche qualora arrivassimo alla constatazione che questa sia l’unica scelta auspicabile per il mantenimento della pace, dovremmo chiederci se le modalità con le quali operiamo per il raggiungimento di tale scopo siano corrette. Dobbiamo chiederci perché l’Onu sia puntualmente esibito a vessillo della legittimità di interventi armati, e poi totalmente deprivato dei propri poteri decisionali al momento della ricostruzione post-bellica, o addirittura ridicolizzato nei suoi esponenti di spicco come successo per gli ispettori. Ricordo che per il Vietnam, in America l’opinione pubblica giunse alla conclusione che il numero di decessi tollerabile in una guerra moderna, in termine di militari, non dovesse superare le 1000 unità. Sappiamo tutti che tale soglia venne abbondantemente sforata, e sappiamo che genere di ripercussione storica e sociale vi si possa ricondurre. Ad oggi, il conflitto iracheno supera le 300 vittime. Purtroppo i numeri non ci sono di conforto, dunque. Ripeto, dobbiamo chiederci che prezzo siamo disposti a pagare.

A.

Peter Pan
12-11-2003, 21.52.37
A che servono le riflessioni importanti quando c'è gente incapace di ascoltare, gente che non vuole capire perché si fa bastare quello che la scatoletta rumorosaa e luminosa raccomnta?

C'è ancora chi è convinto che la tv non può dire bugie...

Quindi... finché Dio non farà una revisione del sale versato nella zucca di ogni essere umano, mi rifiuterò di esprimere qualunque opinione!