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Visualizza versione completa : Comicità, ironia, sense of humour



Hob Gadling
02-11-2003, 13.23.59
Un tema che mi incuriosisce da parecchio. Ho provato a cercare qualcosa su cui documentarmi, ma nisba. Perciò apro un topic, chissà che non salti fuori discussione interessante.
Pongo in realtà più domande, perciò chi vuole risponda come crede.
L'argomento (si era capito): la comicità, l'umorismo.
Come si può definire la comicità? Cos'è la comicità? Si puo suddividere in categorie? Una comicità più fisica, una più demenziale, una basata sul sarcasmo? Cos'è il famoso "humor inglese"? E come si definisce un calembour? Una boutade?
Ma soprattutto: in base a cosa ognuno di noi ha un suo personale sense of humor? Perchè a me fa ridere la comicità surreale, le situazioni demenziali, i giochi di parole, il sarcasmo, e a un altro fanno ridere le gag fisiche, i doppi sensi, i capitomboli, etc.?
Si può forse parlare di una "evoluzione", "maturità" del senso dell'umorismo? Ovvero, come in tutti gli altri campi ci si avvicina inizialmente a materiale d'ampio consumo, se vogliamo "di massa", e poi si affinano i propri gusti, anche nell'umorismo si passa da un apprezzamento per le gag più fisiche a quello per l'ironia, fino ad apprezarre anche le situazioni surreali? (Notare come nella mia infinita modestia mi sia autocollocato al gradino più alto dell'ipotetica scala evolutiva...).
Questi i quesiti di base, poi vediamo che salta fuori.

Ray McCoy
02-11-2003, 13.43.33
Originally posted by Hob Gadling
Come si può definire la comicità? Cos'è la comicità? Si puo suddividere in categorie? Una comicità più fisica, una più demenziale, una basata sul sarcasmo? Cos'è il famoso "humour inglese"? E come si definisce un calembour? Una boutade?

Comicità è la capacità di creare situazioni e commenti che gli altri possono trovare divertenti.
Sì, VA suddivisa in categorie.
Solo che è difficile catalogare e suddividere i vari generi, poichè il passaggio da uno all'altro non è marcato bene...


Originally posted by Hob Gadling
Ma soprattutto: in base a cosa ognuno di noi ha un suo personale sense of humour? Perchè a me fa ridere la comicità surreale, le situazioni demenziali, i giochi di parole, il sarcasmo, e a un altro fanno ridere le gag fisiche, i doppi sensi, i capitomboli, etc.?

In base alle necessità. C'è chi ha bisogno di uno humor che sia diverso da quello che lo circonda, chi ha bisogno di uno humor che lo porti a riflettere sulla condizione umana, chi ha bisogno di uno humor di bassa lega che comporta 500mila parolacce e insulti ogni frase (sfortunatamente).

Tu probabilmente hai bisogno di uno humor che ti costringa ad andare oltre la prima barriera di divertentimento per capire bene tutto il senso e la potenza di una frase, o un gesto. Vuoi uno humor che alleni la tua mente.


Originally posted by Hob Gadling
Si può forse parlare di una "evoluzione", "maturità" del senso dell'umorismo? Ovvero, come in tutti gli altri campi ci si avvicina inizialmente a materiale d'ampio consumo, se vogliamo "di massa", e poi si affinano i propri gusti, anche nell'umorismo si passa da un apprezzamento per le gag più fisiche a quello per l'ironia, fino ad apprezarre anche le situazioni surreali? (Notare come nella mia infinita modestia mi sia autocollocato al gradino più alto dell'ipotetica scala evolutiva...).

Ma il tipo di humor che piace a te E' al gradino più alto della scala evolutiva comica. :D

Elrond.
02-11-2003, 14.23.59
Sì, l'umorismo va suddiviso in categorie, come ha ribadito anche McCoy, ma una gag umoristica generalmente si compone di più generi combinati tra loro.
Inoltre, pur potendo distinguersi generi di bassa lega e generi di alta qualità, anche all'interno di una medesima categoria si possono riconoscere diversi livelli qualitativi.
Come in tutti i prodotti dello spirito umano, anche l'umorismo non può essere capito ugualmente da tutti: taluno sarà capace di accostarsi solo alle manifestazioni più rozze e volgari del medesimo, magari ove si ricorre alla volgarità esplicita, ad una mimica esagerata, od a stereotipi di larga applicazione; talaltro preferirà una mimica più raffinata, sottili doppi sensi ( non solo a contenuto "erotico" ), o, appunto, complesse situazioni paradossali che possono essere apprezzate solo in una visione d'insieme, etc.
Per questo quando faccio vedere a qualcuno L'armata Brancaleone, puntualmente non viene capito, mentre tutti escono pazzi per American Pie.

Alceo
02-11-2003, 14.30.07
Originally posted by Elrond.

Per questo quando faccio vedere a qualcuno L'armata Brancaleone, puntualmente non viene capito, mentre uttti escono pazzi per American Pie.


Io uso molto il gusto del comico per capire con chi sono in sintonia.
Una specie di cartina di tornasole per giudicare la mia affinità anche su questioni non prettamente comiche.
E l'Armata Brancaleone è uno dei film test che impiego più spesso. Ma sfortunatamente non si può applicare sugli stanieri. :mecry:

PS. poi rispondo più a fondo sui tuoi questiti Hob

Elrond.
02-11-2003, 14.34.04
Originally posted by Alceo
Io uso molto il gusto del comico per capire con chi sono in sintonia.
Una specie di cartina di tornasole per giudicare la mia affinità anche su questioni non prettamente comiche.
E l'Armata Brancaleone è uno dei film test che impiego più spesso. Ma sfortunatamente non si può applicare sugli stanieri. :mecry:

Ottimo metodo. Riconosco d'aver iniziato ad odiare cordialmente le persone che non hanno apprezzato il film in questione. :evil: :D

palka
02-11-2003, 14.38.01
altro esempio è il mitico libro di Jerome K. Jerome "Tre uomini in barca (per tacer del cane)", che è considerato un capolavoro della letteratura umoristica di tutti i tempi, eppure non tutti apprezzano.

morettina
02-11-2003, 15.28.32
Il comico è l'avvertimento del contrario.
L'umorismo è il sentimento del contrario.
Sono le definizioni date da Pirandello, e le considero le più incisive che si possano dare.
Pirandello fa un esempio: una vecchia signora si trucca orribilmente, tinge i capelli di un colore assurdo e porta vestiti da ragazzina. La prima reazione di chi la vede è il riso, perchè si avverte che quella signora è esattamente il contrario di ciò che dovrebbe essere una rispettabile vecchietta. Questo è il comico, o la comicità se preferisci.
Ma se veniamo a sapere che quella povera signora è sposata con un uomo molto più giovane di lei, e ha paura di perderlo (perciò cerca lei stessa di sembrare più giovane) allora troviamo uno spunto di riflessione, e non ridiamo più: possiamo semplicemente sorridere con un fondo di tristezza, e arriviamo ad una comprensione più profonda della situazione e del personaggio. Questo è l'umorismo, il sentimento del contrario.

Ma io non dovevo dimenticare di essere una prof? :azz:

Alceo
02-11-2003, 16.20.41
Mi sembra strano che tu non abbia trovato niente sul soggetto. Penso che ne abbiano scritto a fiumi anche se la maggior parte dei saggi li ho trovati, passami l'espressione, ridicoli ;) .

L'unica cosa di valido che ricordo sono una serie di lezioni univeristarie sull'argomento tenute da Mark Twain. Ma mi sa che è difficile trovarle. Quando torno a caso vedo di cercartele.


Come spunto di riflessione sulle varie forme di umorismo aggiungo il senso del riso che ci viene quando a qualcuno accade un incidente improvviso. Classica è per esempio la scivolata sulla buccia di banana
C'era un articoletto sulle Scienze di pochi mesi che fa dove si dimostrava come tale pulsione al riso venga bloccata dal cervelletto nel caso in cui ci si riconsca come il soggetto dell'incidente.

E' una forma di comicità istintiva e naturale, la prima riconosciuta dai bambini, e presente in melle forme nella nostra vita: si pensino ai clown, alle comiche che finivano a torte in faccia, fino ai fantozzi di oggi.
Certo, da un certo punto di vista, questo godere delle sventure degli altri è alquanto inquietante.


C'è poi tutta una forma di comicità che nasce dall'errore non voluto. La situazione diventa comica perché non ricercata o perché frutto dell'equivoco.

Il mio primo post che feci su questo forum era di due righe in cui mi lamentavo di come molta gente ormai non sapesse più scrivere correttamente.
Sfortunatamente utilizzai la parola "acqua" dimenticando la lettera c della parola. :rolleyes:

Inutile dire che il basso senso dell'umorismo di alcuni utenti del forum li portò a trovare ridicola tale situazione e sfottormi senza ritegno. :D

palka
02-11-2003, 17.15.26
Originally posted by morettina
... tutto il post ... :birra:
bello!

riflessioni simili si trovano anche in un libro molto interessante che ho letto recentemente: "Opinioni di un clown" di Heinrich Boll.

Hob Gadling
02-11-2003, 18.13.48
Originally posted by morettina
Il comico è l'avvertimento del contrario.
L'umorismo è il sentimento del contrario.
Sono le definizioni date da Pirandello, e le considero le più incisive che si possano dare.
CUT
Uno, nessuno e centomila, sbaglio?
Parmi proprio di averlo già letto...

Anche se non sono molto d'accordo sulla definizione di umorismo... ok che l'ironia fa pensare, mentre la comicità fa solo ridere, ma l'espressione "sentimento" del contrario non mi convince... Tralasciando che l'esempio mi sembra poco calzante: la signora che si copre di ridicolo nella speranza di non farsi sfuggire l'amato, tutto mi sembra tranne che una situazione umoristica. La parola esatta per il sentimento mi sembra più "compassione"...

Luttazzi, invece, dava in materia di comicità queste semplici definizioni:
- Satira, è quando prendi in giro chi è più ricco di te.
- Parodia, è quando prendi in giro chi è più intelligente di te.
- Avanspettacolo, è quando fai entrambe le cose, calandoti le braghe.
:D

Per ora ho scoperto, grazie a Ray, che si dice "humor" e non "humour"... :D (mi confondevo col francese, sapete com'è...)
Però ancora nessuno mi ha risposto sullo humor inglese, sulle boutade e i calembour... :(
E magari se qualcuno volesse cimentarsi nello schematizzare le categorie di comicità, sarebbe interessante.


ALCEO: in realtà ho cercato prevalentemente su Internet, ma ho trovato molto poco. Soprattutto sull'argomento che mi interessa di più, ovvero PERCHE' tal cosa ci fa ridere, e non fa ridere due persone diverse.

Ray McCoy
02-11-2003, 18.41.21
Lo humor inglese è difficile da spiegare. Devi vederlo all'opera. :D

Grevity
03-11-2003, 09.11.02
thread molto interessante hob!
ma hai notato che generalmente che i tuoi topic finiscono quasi subito in seconda pagina? :asd:

battuta bastarda a parte, ti ho fatto un esempio di quello che è per me l'umorismo.
la constatazione di una realtà vista con un occhio particolare che induce alla risata ma anche alla riflessione. tanto più amara è la riflessione tanto più si scivola verso il sarcasmo o il grottesco- sempre per dirla alla pirandello.

la comicità- per come la vedo io- è la forma più elementare, più semplice, del *far ridere*. concerne quasi esclusivamente situazioni buffe, piacevolmente ridicole. ad un livello fisico o dialettico anch'esso elementare. e la sua forza, credo, sia proprio in questa universalità, visto che fa leva sulle forme primarie dell'essere umano (una persona che cade scivolando su una buccia di banana lo fa per legge universale della gravità, ed il suo cadere scomposto è la visione buffa di un essere umano che sconvolge, per un attimo, la sua *normalità*).

l'umorismo, invece, può differenziarsi da cultura a cultura. pur restando, cmq, una forma comune di comunicazione intuibile da tutti. ad esempio lo humor inglese...noi lo capiamo, magari ci tira fuori anche una risata a denti stretti. ma probabilmente è solo nei paesi anglosassoni che trova completo compimento.

la satira, poi, è ancora più distaccata da tutto. come diceva qualcuno *la prima regola della satira è che la satira NON ha regole*. per indurre alla riflessione la satira può usare ogni strumento morale o immorale, che fa ridere o che disgusta. tutto pur di raggiungere l'obiettivo ultimo che non è certo la mera risata.

tutto questo, è mio personalissimo parere ovviamente...ma la discussione è interessante. aspetto ulteriori delucidazioni! :)

palka
03-11-2003, 09.28.21
Originally posted by Hob Gadling
Però ancora nessuno mi ha risposto su[...] i calembour... :(

:teach: - cito:
«non è che tu ti vergogni di me perché sono... un artoleso?»
«...artochè!?»
«artoleso... sì, l'ho letto su "oggi" di ieri, però l'ho letto l'altro ieri.. ahah... senti, dunque, quelli che non vedono si chiamano videolesi, quelli che non sentono audiolesi, quelli come me artolesi, e i vecchietti che non ci tira più... tirolesi! AHAH!! questa m'è venuta adesso, è bella!! piaciuto il calembùrro?!»

banfi, da "grandi magazzini" [1986]

calembour: giuoco di parole.

:)

fppiccolo
03-11-2003, 10.13.45
humor inglese?
monty python! :D

JEDI
03-11-2003, 11.28.03
Originally posted by Hob Gadling

Cos'è la comicità?


Non c'è comicità senza umorismo.
Non c'è umorismo senza ironia.
Non c'è ironia senza autoironia.

A- Autoironia. Per usare una metafora : è la vasellina che aiuta ad assorbire meglio le inculate della vita ( metà dentro ).
AHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHH

Domani passiamo alla B.

morettina
03-11-2003, 12.11.37
Originally posted by Hob Gadling
Uno, nessuno e centomila, sbaglio?
Parmi proprio di averlo già letto...

Anche se non sono molto d'accordo sulla definizione di umorismo... ok che l'ironia fa pensare, mentre la comicità fa solo ridere, ma l'espressione "sentimento" del contrario non mi convince... Tralasciando che l'esempio mi sembra poco calzante: la signora che si copre di ridicolo nella speranza di non farsi sfuggire l'amato, tutto mi sembra tranne che una situazione umoristica. La parola esatta per il sentimento mi sembra più "compassione"...



E' tratto da un saggio che si intitola proprio L'umorismo.
Puoi trovarci tutte le definizioni che chiedevi. Ho provato a cercarlo, ma non c'è il testo nè su liberliber nè su fausernet. :niente!:
Per quanto riguarda l'esempio, in effetti se non sai che quella signora soffre, la prima reazione è il riso. Solo quando vieni a sapere qualcosa di più di lei il sorriso diventa amaro. L'umorismo ha sempre un fondo di tristezza, a differenza della comicità.
Tu dici che "compassione" è diverso da "sentimento". In effetti non li vedo in contraddizione come termini, perchè compatire significa avere gli stessi sentimenti di un'altro, capire quello che prova, immedesimarsi.
Attento poi a non confondere umorismo e ironia: con l'ironia si vuole fa intendere qualcosa di diverso da quello che si dice, ma non c'è quella partecipazione emotiva che è propria dell'umorismo. Se io ti dico: "Tu sì che sei un bravo dentista" e ridacchio, non ti sto proprio facendo un complimento... :evil:

Hob Gadling
03-11-2003, 22.19.05
Originally posted by Grevity
thread molto interessante hob!
ma hai notato che generalmente che i tuoi topic finiscono quasi subito in seconda pagina? :asd:
Allora ha ragione il tuo dentista, a darti della stronza... :asd:
Tu, cmq, lo hai riportato in prima. :evil:

In ogni caso le due frasi quotate non si escludono vicendevomente, anzi... :D

Hob Gadling
03-11-2003, 22.19.52
Originally posted by palka
:teach: - cito:
«non è che tu ti vergogni di me perché sono... un artoleso?»
«...artochè!?»
«artoleso... sì, l'ho letto su "oggi" di ieri, però l'ho letto l'altro ieri.. ahah... senti, dunque, quelli che non vedono si chiamano videolesi, quelli che non sentono audiolesi, quelli come me artolesi, e i vecchietti che non ci tira più... tirolesi! AHAH!! questa m'è venuta adesso, è bella!! piaciuto il calembùrro?!»

banfi, da "grandi magazzini" [1986]

calembour: giuoco di parole.
:) Grazie della spiegazione Palka. ;)
E devo dire che la citazione presa a esempio è SPETTACOLARE!!! :D :D

alcoolwarriors
04-11-2003, 00.27.05
eludo dribblandole le definizioni...e passo al "ma sopratutto" :D

mi sembra ovvio che la cultura (nel senso più amplio del termine) sia il primo fattore a plasmare il "gusto" del fruitore della comicità. Primo perchè ciò che fa ridere un europeo non penso faccia ridere un cinese o un maori, secondo perchè se faccio una battuta sullo quanto sia fortunato il processo xifoideo della Bellucci a godersi certi spettacoli da sotto, non la possono capire tutti...

di consegueza direi che sì, è accettabile la tua idea di evoluzione della comicità...ma solo nel senso che esiste una comicità di base che è la comicità di situazione (oliver hardy & C.) e poi esiste una comicità di nicchia (che si basa sul linguaggio e sulla caricatura della realtà), che solo chi appartiene al gruppo sociale in cui questa comicità nasce o chi ne può cmq comprendere le regole ed il gergo sa apprezzare, visto che per ridere di una caricatura è necessario conoscere la realtà che la ispira...

aggiungo poi che all'interno di queste 2 suddivisioni giocano poi i gusti personali (a me max pisu fa cagare, ma a qualcuno può piacere, non ostante abbia il mio stesso "sub strato" culturale) e dalla crescita personale dello spettatore, che ad un certo momento della sua vita può, ad esempio, stancarsi della comicità di situazione e considerarla banale e scontata...

:birra:

Hob Gadling
04-11-2003, 04.50.18
Originally posted by alcoolwarriors
se faccio una battuta sullo quanto sia fortunato il processo xifoideo della Bellucci a godersi certi spettacoli da sotto...
:asd:

alcoolwarriors
04-11-2003, 15.37.53
Originally posted by Hob Gadling
:asd:

dimenticavo di aggiungere: bel topic puffo! ;)

LeiFang
04-11-2003, 19.00.54
io sono autoironica...anche troppo mi dicono :P
infatti per il culo nn mi ci prendono gli altri basto io a riempirmi di stronzate :P
cmq tornando a noi...beh..la comicita' e' come una scintilla
bisogna guardare l'espressione dell'attore come dice la battuta,come gesticola...sono piccole cose che messe insieme fanno la comicita'...almeno io la penso cosi...
uhm..i tortellini con la zucca hanno efetti allucinogeni?O_o''
<scappa via inseguita da gargamella>

follettomalefico
04-11-2003, 20.45.28
Stavo per rispondere anche io con la definizione "scolastica" che però trovo discretamente valida... ma mi ha ampiamente preceduto morettina... meglio di quanto potessi fare io stesso.

Altre definizioni non ne conosco.

Ah uh si beh... l'umorismo inglese è freddo, "come Londra" dice qualcuno. Come un palo che nella nebbia londinese vedi all'ultimo momento. Ti colpisce ma vorresti che non l'avesse fatto.
Nel senso che sono giochi di parole, basati soprattutto sull'inglese, che per sua natura ha un riuso "eccessivo" delle parole, sovraccaricandole di significati che portano quindi facilmente a queste opere di ingegno.


Io adoro, personalmente, l'umorismo "preparato".

I racconti... come... come... Douglas Adams... o RatMan (per spaziare su due generi distinti che ho letto recentemente)... quelli che forniscono un background e poi, tramite quanto detto prima, fanno giungere dal nulla il "colpo" che suscita il riso.

Poi beh, adoro i giochi di parole... uhm... calembour? Boh... cmq quelli idioti, ma anche no... quelli che "allenano" la mente a saltare da un contesto ad un altro. Quelli che procedono per associazione.



Poi ovviamente, non disdegno l'umorismo semplice, naturale. Che suscitano un riso più diretto e immediato.