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Visualizza versione completa : IL CRISTIANESIMO



BERTU_DJ
06-06-2001, 22.18.00
Premessa:
In questo topic non intendo imporre a nessuno le mie idee in fatto di religione ne tanto meno insultare le persone che professano diverse fedi o semplicemente le propri idee. Lo scopo di questo topic è l'informazione di carattere religioso ( della quale, secondo me, qualche d'uno è carente) perché sostengo che solo tramite una corretta conoscenza della materia si possano affrontare taluni argomenti.
Gradirei quindi che non rispondeste direttamente in questo topic, ma in uno che provvederò io stesso a creare; questo per non "appesantire" (e nessuno me ne voglia male di questo vocabolo che ho usato) la visualizzazione della pagina e per creare un nexus continuus senza interruzioni del mio pensiero.

Ringrazio anticipatamente tutti coloro i quali rispetteranno quanto detto sopra nonché coloro che in modo appropriato potranno rispondere e/o fare domande inerenti all'argomento trattato.
GRAZIE

P.S.
Dal momento che non sono sempre connesso ad internet, chiedo scusa se non avrò saputo rispondere prontamente ad ogni vostra domanda. Confido in ogni caso nella vostra comprensione.

BERTU_DJ
06-06-2001, 22.20.00
--PRIMA TRATTAZIONE--

IMPERO ROMANO E CRISTIANI: LE RAGIONI DI UN CONFLITTO

Una delle maggiori domande che vengono poste in genere da persone cristiane e non, riguarda i motivi del conflitto (e delle perseguzioni) tra cristiani e romani.
Possiamo trovare nelle opere di Tacito alcune di queste motivazioni; così si esprime lo storico:

Ma non le risorse umane, non i contributi del principe, non le pratiche religiose di propiziazione potevano far tacere le voci sui tremendi sospetti che qualcuno avesse voluto l'incendio. Allora, per soffocare ogni diceria, Nerone spacciò per colpevoli e condannò a pene di crudeltà particolarmente ricercata quelli che il volgo, detestandoli per le loro infamie, chiamava cristiani. Derivavano il loro nome da Cristo, condannato al supplizio, sotto l'imperatore Tiberio, dal procuratore Ponzio Pilato. Momentaneamente soffocata, questa rovinosa superstizione proruppe di nuovo, non solo in Giudea, terra d'origine del flagello, ma anche a Roma, in cui convergono da ogni dove e trovano adepti le pratiche e le brutture più tremende. Furono dunque dapprima arrestati quanti si professavano cristiani; poi, su loro denuncia, venne condannata una quantità enorme di altri, non tanto per l'incendio, quanto per il loro odio contro il genere umano. Quanti andavano a morire subivano anche oltraggi, come venire coperti di pelli di animali selvatici ed essere sbranati dai cani, oppure crocefissi ed arsi vivi come torce, per servire, al calar della sera, da illuminazione notturna.

BERTU_DJ
06-06-2001, 22.22.00
Per tali spettacoli Nerone aveva aperto i suoi giardini e offriva giochi nel circo, mescolandosi alla plebe in veste d'auriga o mostrandosi ritto su un cocchio. Per cui, benché si trattasse di colpevoli, che avevano meritato punizioni così particolari, nasceva nei loro confronti anche la pietà, perché vittime sacrificate non al pubblico bene bensì alla crudeltà di uno solo.
(Annali XV,44)
In parte il giudizio negativo sui cristiani ricalca quelli che lo stesso storico manifesta nei confronti della religione ebraica, tollerata e in parte protetta, ma fondamentalmente disprezzata sotto il profilo civile e religioso, stando al seguente passaggio di un altra fondamentale opera storica di Tacito, le Historiae:

La tradizione vuole che i Giudei, profughi dall'isola di Creta, si siano insediati nelle ultime estremità della Libia, nel tempo in cui Saturno, cacciato a forza da Giove, abbandonò il suo regno. La prova di ciò si evince dal nome: a Creta esiste il celebre monte Ida, i cui abitanti, detti Idei, furono comunemente chiamati Giudei per un barbarico ampliamento del nome.

Zeus_M
06-06-2001, 22.22.00
Ma questo esercizio te lo ha dato il seminario http://forums.multiplayer.it/biggrin.gif http://forums.multiplayer.it/biggrin.gif http://forums.multiplayer.it/biggrin.gif?

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Zeus_M.....the God of the forum

http://daniele81.supereva.it/zeus.bmp

Signature by my friend LatinLover77

NUMERO 3 e ALLIEVO DEL PRESIDENTE LATINLOVER77

BERTU_DJ
06-06-2001, 22.23.00
Secondo alcuni, sotto il regno di Iside, la strabocchevole popolazione dell'Egitto si sarebbe riversata, seguendo la guida di Ierosolimo e di Giuda, nelle terre vicine; non pochi, invece, li ritengono di stirpe etiope, spinti a mutar sedi sotto il re Cefeo, dalla paura e dall'odio. Stando al racconto di altri, sarebbero profughi assiri, gente bisognosa di terra che, impadronitasi di una parte dell'Egitto, ha poi avuto proprie città, coltivando le terre ebraiche e le zone più vicine alla Siria. Per altri ancora i Giudei vanterebbero origini illustri: i Solomi, popolo cantato nelle opere di Omero, avrebbero dato a una città da loro fondata, derivandolo dal proprio, il nome di Ierosolima.
3. Su un punto concorda la maggior parte degli storici: abbattutasi sull'Egitto una pestilenza che deturpava i corpi e recatosi il re Boccori a consultare l'oracolo di Ammone per chiedere un rimedio, ricevette l'ordine di purificare il regno, trasferendo in altro paese gli uomini di quella razza, invisa agli dèi. E così tutta quella gente venne ricercata, raccolta insieme e abbandonata nel deserto. E mentre gli altri, incapaci di agire, piangevano, uno degli esuli, Mosè, li ammonì a non aspettarsi aiuti né di dèi né di uomini, poiché entrambi li avevano abbandonati, ma di affidarsi a lui come a guida venuta dal cielo, perché lui per primo li aveva aiutati a superare le difficoltà presenti. Lo ascoltarono e, ignari di tutto, iniziarono un avventuroso cammino

BERTU_DJ
06-06-2001, 22.24.00
Ma niente li tormentava quanto la scarsità d'acqua e, ormai vicini a morire, s'accasciavano a terra su tutto il piano, quando una mandria d'asini selvaggi, di ritorno dalla pastura, si ritirò sotto una roccia ombreggiata da alberi. Li seguì Mosè e dal terreno erboso intuì e scoperse una ricca vena d'acqua. Si ripresero. E dopo un cammino ininterrotto di sei giorni, nel settimo, cacciati gli abitanti, occuparono quelle terre in cui fondarono la città e dedicarono il tempio.
4. Mosè, al fine di consolidare per l'avvenire il suo potere su quel popolo, introdusse nuovi riti contrastanti con quelli degli altri mortali. Là sono empie le cose presso di noi sacre e, viceversa, lecito quanto per noi aborrito. Consacrarono in un santuario, immolando un ariete, quasi in spregio ad Ammone, l'immagine dell'animale da cui avevano tratto indicazioni per trovare il cammino e scacciare la sete. Fu sacrificato anche un bue, poiché gli Egiziani adorano Api. Si astengono dalla carne di maiale, a ricordo del flagello, perché li aveva colpiti un tempo la lebbra, a cui quell'animale è soggetto. Commemorano ancor oggi la lunga fame di un tempo con frequenti digiuni e, a testimonianza delle messi frettolosamente raccolte, si mantiene l'uso del pane giudaico senza lievito.

BERTU_DJ
06-06-2001, 22.26.00
. Hanno voluto, si dice, come giorno di riposo il settimo, perché esso segnò la fine delle loro fatiche; poi, lusingati dalla pigrizia, dedicarono all'ozio un anno ogni sette. Alcuni ritengono che lo facciano in onore di Saturno, sia per aver ricevuto il fondamento del culto dagli Idei, che sappiamo cacciati insieme a Saturno e fondatori della gente giudaica, sia perché dei sette astri, che regolano il destino dei mortali, quello di Saturno descrive un'orbita più ampia ed esercita un influsso più determinante, e perché la maggior parte dei corpi celesti tracciano il loro cammino e il loro corso in multipli di sette.
5. Di questi riti, comunque siano stati introdotti, si giustificano con l'antichità. Le altre usanze, sinistre e laide, s'imposero con la depravazione. Infatti tutti i delinquenti, rinnegata la religione dei padri, là portavano contributi di denaro e offerte, per cui s'accrebbe la potenza dei Giudei, ma anche perché fra di loro sono di un'onestà tetragona e immediatamente disposti alla compassione, mentre covano un odio fazioso contro tutti gli altri. Mangiano separati, dormono divisi; benché sfrenatamente libidinosi, si astengono dall'accoppiarsi con donne straniere, ma fra loro l'illecito non esiste. Hanno istituito la circoncisione per riconoscersi con questo segno particolare e diverso.

BERTU_DJ
06-06-2001, 22.27.00
. Chi adotta i loro costumi, segue la medesima pratica, e la prima cosa che imparano è disprezzare gli dèi, rinnegare la patria, spregiare genitori, figli, fratelli. Sta loro a cuore la crescita della popolazione; è infatti proibito sopprimere uno dei figli dopo il primogenito e ritengono eterne le anime dei caduti in battaglia o vittime di supplizi: da qui la loro disponibilità alla procreazione e il disprezzo della morte. Seppelliscono, non cremano i cadaveri, secondo l'uso e con le stesse cerimonie apprese dagli Egizi; riservano la stessa cura ai defunti e condividono la stessa credenza sul mondo degli inferi, e ne hanno una contraria sulla realtà celeste. Gli Egizi adorano moltissimi animali e le loro raffigurazioni in forma composita; i Giudei concepiscono un unico dio e solo col pensiero; profanazione è per loro costruire con materia caduca immagini divine in sembianza umana, perché l'essere supremo ed eterno non può subire una rappresentazione ed è senza fine. Per questo non pongono simulacri di dèi nelle loro città e tanto meno nei loro templi; né riservano tale forma di adorazione per i loro re, né di onore ai Cesari. Ma poiché i loro sacerdoti cantavano accompagnandosi a flauti e timpani, poiché si cingevano le tempie di edera e nel loro tempio venne rinvenuta una vite d'oro, taluni hanno pensato che venerassero il padre Libero, conquistatore dell'Oriente, ma con riti totalmente diversi: in effetti, Libero ha istituito riti all'insegna della festa e della gioia, mentre le pratiche giudaiche sono assurde e cupe.
(Historiae V, 2-5)

BERTU_DJ
06-06-2001, 22.28.00
Non è difficile scorgere nei giudizi espressi da Tacito, nella sua breve monografia sugli ebrei, notevoli analogie con i criteri di valutazione usati per i cristiani nel passo precedentemente citato:
1) Uno dei motivi della incomprensione e quindi della condanna della religione ebraica, come poi dei cristiani, consiste nel valore conferito alla tradizione. Sotto forma di costumi tramandati dagli antenati (mos maiorum) oppure di istituzioni di antica origine (veterum instituta) la tradizione è considerata norma di verità (nomos, secondo i greci). Tutte le religioni incontrate dai greco-romani si prestavano ad una relativamente facile assimilazione poiché richiedevano in fondo solo un ampliamento ulteriore dell'universo in sé malleabile del politeismo tradizionale. L’essenza del politeismo sta proprio nella sua indefinita duttilità.
2) il richiamo alla antichità delle tradizioni come norma di verità ha valore solo parziale per gli ebrei in quanto si discostavano in larga misura dalle altre consolidate antiche tradizioni.

BERTU_DJ
06-06-2001, 22.29.00
3) L'ebraismo e il cristianesimo con il loro intransigente monoteismo che respingeva come vana e blasfema l'esistenza di ogni altra divinità al di fiori dell'unico vero Dio, intaccavano e contestavano a loro volta il presupposto più sacro delle tradizioni dell'impero, la sacralità cioè delle tradizioni che avevano trasmesso per secoli la fede nella presenza del divino in forme parcellizzate, con estrema specializzazione per ambiti e per funzioni. La questione del rapporto reciproco fra tradizioni così diverse rimaneva, dunque, aperta in tutta la sua gravità.
4) La non osservanza delle tradizioni religiose comportava ritorsioni da parte delle singole divinità offese nei confronti del singolo, della città o dello stato in conseguenza della concezione strettamente funzionale del divino insita nel politeismo. L'esercizio del culto assumeva i tratti del patriottismo sacro, al punto che alcuni intellettuali, personalmente scettici sulla attendibilità delle tradizioni religiose, non si ritenevano incoerenti nel praticare riti, nel raccomandare la loro osservanza o addirittura nell'assumere cariche religiose in quanto espressione di responsabilità civile. Il fenomeno della “doppia coscienza” era particolarmente diffuso tra la classe dirigente e Tacito non faceva eccezione.

BERTU_DJ
06-06-2001, 22.30.00
5) Non stupisce che ai credenti sia ebrei sia cristiani derivassero gravi conseguenze dalle pesanti considerazioni negative di cui Tacito si fa portavoce. Per i cristiani, poi, il fatto di non essere legati ad una nazione particolare, che all'inizio poteva favorirli nell'ottica politica dei romani, fini per convertirsi in un motivo ulteriore di sospetto in quanto la loro fede nel Dio unico sovra-nazionale si poneva, per così dire, in diretta concorrenza con la pretesa universalistica dell'impero e dell'imperatore. La tradizione ebraica, più pericolosa sul piano nazionalistico, era considerata un fenomeno etnicamente circoscritto.
6) Se lo storico romano - nel passo sopra citato - deplora l'efferata crudeltà di Nerone, lo fa perché egli è duramente polemico contro la politica dell'imperatore, simbolo di tirannia in contrasto con la tradizione di Roma; non certo perché egli abbia compassione e tanto meno stima dei cristiani.

Tutto ciò in un contesto di grande floridezza dell'impero che nel periodo di diffusione del cristianesimo raggiunge il massimo della potenza e dell'espansione territoriale. Non stupisce che fosse corrente la convinzione circa il destino eterno di Roma per volontà e missione divina.

BERTU_DJ
06-06-2001, 22.32.00
La concezione sacrale (numinosa) di ogni sfera dell'esistenza caratterizza largamente tutte le religioni e più in generale tutte le civiltà con cui il cristianesimo dovrà confrontarsi. La divinità che 'possiede' un aspetto della realtà, sia esso un luogo o una persona o un'operazione, costituiva una delle espressioni più comuni di questa religiosità.
Di conseguenza la politica e il potere nel loro esercizio erano uno degli ambiti nei quali si manifestava l'intima unione tra sacro e profano. Roma come ogni altro popolo aveva i suoi numi tutelari e la Dea della Romanità per la sua finzione imperiale. La presenza o l'assenza del numen poteva determinare l'esito positivo o negativo di ogni evento, soprattutto di quelli che rivestivano particolare rilevanza nella vita dell'individuo e a maggior ragione della collettività.
L'impressionante successione ininterrotta di vittorie e di conquiste (per oltre mezzo millennio la tecnologia militare romana In praticamente invincibile) era interpretata e vissuta anche come la convalida “sul campo” che la divinità tutelare di Roma era superiore ai numi dei popoli vinti.
Si deve considerare una scelta di notevole intelligenza religioso-politica quella di non aver distrutto gli dei delle nazioni sconfitte, ma di aver tollerato la loro sopravvivenza sotto la garanzia del proprio numen, sia pure sotto forma ormai subalterna il Pantheon ne è l'attestato più eloquente: monumento ad un tempo di ecumenismo ante litteram e di spregiudicato imperialismo religioso.

BERTU_DJ
06-06-2001, 22.33.00
A partire da queste premesse è abbastanza comprensibile che per i quadri dirigenti della società romana e più in generale per le civiltà sottomesse al suo impero la pura e semplice adesione al cristianesimo potesse rappresentare un delitto gravissimo, un potenziale o reale attentato alla loro fondamentale identità sia religiosa sia civile (crimen laesae maiestatis).

SEGUE DOMANI--->

De_Paola
07-06-2001, 00.24.00
per favore, l'ho letto tutto, ma adesso basta!!! http://forums.multiplayer.it/biggrin.gif http://forums.multiplayer.it/biggrin.gif

Varnak
07-06-2001, 09.53.00
ioo direi di Fare una statua a De_Paola, il coraggioso, ......è riuscito a leggerlo tutto, iop ho letto solo il reaply di De Paola http://forums.multiplayer.it/biggrin.gif

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Nemmeno la morte potrà salvarti da me


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BERTU_DJ
07-06-2001, 19.01.00
Il testo è qui riportato integralmente perché contiene anche dati di notevole rilevanza sulla vita, sulla diffusione e sulla composizione sociale delle primitive comunità cristiane.

Lettera di Plinio a Traiano
E' cosa assai doverosa per me, o signore, riferirti tutto ciò di cui non sono sicuro. Infatti chi meglio dite potrebbe sollevare i miei dubbi e risolvere la mia ignoranza? lo non sono mai stato presente ad un giudizio contro i cristiani; perciò non so che cosa si ricerchi con questi giudizi e come si sia soliti punire. Per esempio, non so se bisogna distinguere le età, oppure se in tale materia non bisogna distinguere l’infanzia dall’età matura; non so se bisogna perdonare coloro che si pentono di essere cristiani o se colui che è stato veramente cristiano non può beneficiare in nulla per il fatto di non esserlo più; non so se si deve punire anche solo il semplice nome di cristiano oppure il nome ed i crimini contemporaneamente.
Attendendo, ecco la regola che ho seguito finora nei confronti di coloro che mi sono stati deferiti come cristiani. Li ho interrogati se fossero cristiani; coloro che lo hanno ammesso, li ho interrogati una seconda e una terza volta minacciandoli di supplizio; coloro che hanno perseverato, li ho condannati a morte. Infatti per me una cosa è fuori dubbio, qualunque possa essere la natura dei crimini rimproverati: una tale testardaggine ed una simile inflessibile ostinazione meritano di essere puniti.

BERTU_DJ
07-06-2001, 19.02.00
Vi fu qualche disgraziato contagiato dalla medesima follia che, dato il suo titolo di cittadino romano, ho notato sui registri e ho rinviato a Roma. Poi nel corso della procedura, come accade ordinariamente, il crimine si è allargato in grandi ramificazioni e si sono presentati parecchi casi differenti. Un libretto anonimo, zeppo di nomi, è stato intanto presentato in tribunale. Coloro che hanno negato di essere odi essere stati cristiani, ho creduto fosse mio dovere rilasciarli, dopo averli fatti invocare davanti a me i nostri dei e dopo aver fatto venerare loro la tua immagine (che ho fatto appositamente portare in tribunale con le statue delle divinità) con vino ed incenso ed inoltre dopo aver fatto loro maledire Cristo: tutte cose cui, a quanto si dice, non possono essere condotti neppure con la forza coloro che veramente si dicono cristiani. Altri hanno ammesso di essere stati cristiani, ma subito hanno precisato che ora non lo erano più e questo tre anni, o da più tempo ancora e persino da vent'anni. Tutti costoro hanno venerato la tua immagine e le statue degli dei e hanno maledetto Cristo. Costoro hanno affermato che la loro colpa o il loro essere consisteva in questo: essersi riuniti abitualmente a giorni fissi, prima del levar del sole per cantare insieme alternativamente un inno a Cristo come se fosse Dio e per impegnarsi con giuramento non a compiere questo o quell'altro crimine, ma appunto a non commettere furti, brigantaggi, adulteri, a non venir meno alla promessa data e a non negare un prestito reclamato.

BERTU_DJ
07-06-2001, 19.03.00
. Inoltre hanno ammesso di riunirsi di nuovo per prendere insieme un pasto: ma un pasto ordinario e del tutto innocente. Hanno confermato inoltre di aver cessato di farlo, allorché, secondo i tuoi ordini, con un editto, avevo proibito le riunioni.
Tutte queste dichiarazioni mi hanno convinto a ricercare la verità, torturando due donne, di quelle che i cristiani chiamano diaconesse. Non ho trovato alcunché, se non una superstizione cattiva e smisurata. Così, sospendendo il giudizio, ho risoluto di consultarti. L 'affare mi é parso meritevole della tua attenzione, soprattutto per il gran numero di coloro che sono in pericolo. Un gran numero di persone infatti, di ogni età e di ogni condizione e di ambedue i sessi, e' chiamato in tribunale ò lo sarà presto; non sono solo le città, ma anche i borghi ed i villaggi ad essere contagiati da questa superstizione. Credo che possa essere arrestata e vi si possa portare rimedio. Cosi ho già constatato che i templi, prima quasi abbandonati, ora sono di nuovo frequentati; che le feste solenni interrotte da molto tempo, sono ora riprese; che nuovamente si espongono le carni delle vittime sacrificate, che prima si vendevano a stento. E' facile capire da tutto ciò quale folla di uomini può essere ricondotta sul retto cammino, se si lascia spazio al pentimento (Epist. x, 96).

BERTU_DJ
07-06-2001, 19.04.00
Risposta di Traiano a Plinio:
Hai agito come dovevi, o mio Secondo, nell'esaminare le cause di coloro che ti erano denunciati come cristiani.
Non è possibile stabilire una norma generale e immutabile.
Non devono essere ricercati, ma se accusati e trovati colpevoli devono essere puniti; però se qualcuno nega di essere cristiano e può provarlo, adorando cioè i nostri dei, benché sospetto per il passato, può ottenere il perdono con il pentimento
Quanto alle denuncie anonime, non vanno tenute in nessuna considerazione, in alcun tipo di causa, poiché sono un pessimo esempio, indegno dei tempi nostri (Epist. X, 97).

Alcune considerazioni:
Plinio ritiene che
1) la appartenenza alla nuova religione debba considerarsi un atto criminale e meriti la condanna a morte
2) sia suo dovere ottenere con ogni mezzo l'abiura
3) la pubblica professione di culto alla persona sacra dell'imperatore e agli dei dell'impero valga come abiura
4) non esistano capi di imputazione per i cristiani oltre il fatto di essere cristiani
Traiano conferma:
-sia la punibilità del solo fatto di essere cristiani
-sia la verifica per abiura del lealismo religioso-politico
-ma afferma illegale la procedura in base ad accuse anonime rifiuta una procedura speciale di stato contro i cristiani.

Costante fu perciò il pericolo in cui vissero i cristiani poiché si trovarono sempre in una condizione di sostanziale illegalità, la quale poteva in ogni momento esplodere in violenta persecuzione.
Come di fatto avvenne.

BERTU_DJ
07-06-2001, 19.06.00
Possediamo alcuni documenti dei processi ai cristiani, gli Atti dei Martiri, che attestano da un lato la prassi giudiziaria e dall'altro lo scontro di fondo tra due opposte concezioni dello stato e della religione, come dimostra il verbale del processo ai martiri di Scilli in Numidia (Africa settentrionale). Il processo si svolse a Cartagine il 17 Luglio del 170 d.C., sotto l'imperatore Marco Aurelio. Ecco il testo procedurale:

Essendo consoli Presente per la seconda volta e Claudiano, il giorno 17 di luglio, introdotti nell'ufficio giudiziario Sperato, Narzalo, Cirrino, Donata, Seconda e Vestia, il proconsole Saturnino disse: "Voi potete meritare la clemenza dell'imperatore nostro sovrano, se tornate a buon consiglio". Sperato disse: "Non abbiamo mai fatto male azioni, né abbiamo cooperato al mal fare. Non abbiamo mai proferito parole colpevoli, anzi, a chi ci ha insultati abbiamo reso grazie: non abbiamo quindi alcun demerito verso il nostro imperatore".
Il proconsole Saturnino disse: "Anche noi siamo religiosi, e la nostra religione è semplice: noi giuriamo per il Genio dell'imperatore nostro sovrano e facciamo sacrificio per la salute di lui. Voi pure dovete fare questo".
Sperato disse: "Se mi dai ascolto tranquillamente ti esporrò una religione di incredibile semplicità". Saturnino disse: "Se cominci a sparlare delle nostre pratiche di culto non ti darò ascolto; ma piuttosto giura per il Genio dell'imperatore nostro sovrano

BERTU_DJ
07-06-2001, 19.08.00
Sperato disse: "Io non conosco ltimpero di questo mondo; invece servo a quel Dio che nessun uomo ha veduto né può vedere con questi occhi. Non ho mai commesso flirto; quello che compro lo pago a prezzo di vendita, perché riconosco il mio sovrano, re dei re e imperatore delle genti".
Il proconsole Saturnino, rivolto agli altri, disse: "Rinunziate a questa vostra maniera di pensare". Sperato disse: "Pensa malamente chi commette omicidio e depone falsa testimonianza
Il proconsole Saturnino disse: "Non vogliate partecipare a questa pazzia". Cittino disse: "Non abbiamo da temere alcun altro fuori del signore Dio nostro che é nei cieli". Donata disse:" Onore a Cesare come a Cesare; ossequio e timore a Dio solo". Vestia disse: "Sono cristiana". Seconda disse:
"Quale sono, tale voglio essere".
Il proconsole Saturnino disse a Sperato: "Persisti come cristiano?". Sperato disse: "Io sono cristiano"; e tutti gli altri gli fecero eco.
Il proconsole Saturnino disse: "Volete qualche tempo per decidervi?". Sperato disse: "In cosa tanto giusta non occorre altra decisione”.
Il proconsole Saturnino disse: “Cosa c’è in quel vostro cofanetto?” Sperato disse: “I libri e le epistole di Paolo, uomo giusto".
Il proconsole Saturnino disse: "Avete trenta giorni di tempo. Riflettete". Sperato nuovamente disse:
"Sono cristiano", e tutti ripeterono la stessa parola.

BERTU_DJ
07-06-2001, 19.09.00
Il proconsole Saturnino pronunziò la sentenza leggendola su la tavoletta:"Ordiniamo che siano decapitati Sperato, Narzalo, Cittino, Donata, Vestia, Seconda [e gli altri], rei confessi di vivere secondo il rito cristiano; perché offerta loro la possibilità di tornare al culto romano, hanno ostinatamente perseverato". Sperato disse: "Grazie a Dio". Narzalo disse: "Oggi siamo martiri in cielo; siano rese grazie a Dio":
Il proconsole Saturnino fece bandire dall'araldo: "Ho ordinato che siano condotti al supplizio Sperato, Cittino, [Venturio, Felice, Aquilino, Letanzio, lanuaria, Generosa], Vestia. Donata e Seconda". Tutti dissero: "Grazie a Dio".

Lo stato romano, tuttavia, scatenò solo saltuariamente vere e proprie persecuzioni contro i cristiani.
Se ne contano circa sette, variabili per durata e intensità. Le vittime complessive sono stimate da un
massimo di 100.000~a un minimo di 10.000. Si tratta in ogni caso di cifre rilevanti.
Le persecuzioni non impedirono comunque ai cristiani di diffondersi in un crescendo costante:
all'inizio del 300 d.C. si calcola che fossero da 7 a 9 milioni sparsi in circa 1500 comunità in tutto il territorio dell'impero, che contava allora quasi 50 milioni di abitanti (dunque, i cristiani erano il 12-15%)

Fu proprio la condizione a rischio che stimolò una vasta iniziativa apologetica da parte di alcuni intellettuali cristiani che si impegnarono a dimostrare l'infondatezza delle accuse loro rivolte, la legittimità religiosa della loro fede e la loro lealtà civile.