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Visualizza versione completa : Diario del 5 agosto - Memorie



K4pp4
05-08-2003, 09.04.21
Iniziamo questa settimana vacanziera con una riflessione di stampo decisamente impegnato, anche se non strettamente videoludico. Il rapporto con Internet, con questo medium che ha cambiato la nostra vita.
Mi interessava analizzare un aspetto particolare, relativo alle risorse quali immagini, documenti, applicazioni. Sono un moderato catalogatore, e normalmente conservo sempre una copia dell'indispensabile su qualche cd o directory: arwork, immagini, documenti, filmati. COn l'ottima intenzione di riutilizzarli in caso di necessità. Fatalmente però, accade che ogni voglia si presenti la necessità di utilizzare qualcosa di non recente, ci si ritrova ogni volta a cercarlo in Internet. Per vari motivi, che vanno dall'essersi dimenticato il nome del file al non trovare più il CD di backup del mese di novembre 2002. E così, un po' per volta, si finisce per perdere l'abitudine a catalogare, a conservare, "perchè tanto lo trovo su Internet". Salvo poi trovarsi in difficoltà quando serve del materiale e non ci si può collegare alla Grande Rete, o quando la connessione è lenta, etc.
Una specie di consumismo telematico, di assistenzialismo digitale, in cui sono altri a essere ordinati e precisi per noi. Ma che, come ogni forma di delega, ci lascia per certi versi in balia degli altri, della rete nel suo complesso, delle capacità dei server dislocati in giro per il mondo. Non credo di poter spiegare il motivo, ma a mio giudizio non sembra una cosa positiva. Forse è solo la sensazione che deriva da troppe letture di orwelliana memoria, forse è una mentalità basata sulla cospirazione dovuta a una deformazione professionale verso il fantastico e il fantascientifico. Probabilmente è così.
Ma di solito, la sola idea che qualcuno possa semplicemente <i>Cancellare</i> qualcosa che usavo fino al giorno prima, è sufficiente a farmi riprendere i backup.

Elrond.
05-08-2003, 23.08.20
Inizialmente il tuo discorso assume sfaccettature platoniche: mi riferisco al mito di Thamus e Theuth (contenuto nel Fedro), sull'invenzione della scrittura, che risulta essere un danno tanto per la conoscenza, quanto per la memoria: per la conoscenza, in quanto la gente, potendo avere ad immediata disposizione una vastissima quantità di materiale scritto, si crederà dotta, senza in realtà conoscere nulla; per la memoria: in quanto potendo fissare tutto per iscritto, nessuno eserciterà più la memoria.
Poi sconfini in posizioni irrazionalistiche: queste persone, che da un momento all'altro possono cancellare qualcosa che fino a poco prima tu usavi, entrano quasi nella tua coscienza, in funzione del rapporto di dipendenza che si crea tra te ed un'attività altrui di cui usufruisci continuamente, tanto da sostituirla ad una TUA attività. Il tuo Io non appartiene più solo a te; tale sostituzione deriva da un media, dunque da un condizionamento, forse un plagio, che annichilisce le tue capacità: diventi schiavo di internet.
I backup assomigliano un po' al diario che Winston inizia a tenere in 1984.

K4pp4, spero che tu ti ricordi di me, sono lo stesso Elrond di qualche mese fa.

K4pp4
13-08-2003, 13.32.53
Ciao Elrond, è un piacere ritrovarti.

In effetti hai indovinato in pieno le mie intenzioni, anche se io pensavo ad un rapporto più stretto fra le due parti: Avere a disposizione una sorta di memoria collettiva porta a non conoscere nulla, ma a sapere dove reperire la conoscenza. In un certo modo, è come se si fosse smesso di ricordare perchè riapprendere è più semplice e comodo, soprattutto in campi dove il supporto di fonti esterne è sempre e comunque necessario (penso ai formulari, alla tavola periodica, alle vecchie tavole dei logaritmi, ai prontuari).
Ma l'aspetto su cui volevo focalizzarmi maggiormente è quello dell'intangibilità delle informazioni. Per citare nuovamente Orwell, Internet somiglia in modo preoccupante al ministero della Verità.
Se per assurdo io decidessi di rimuovere questo stesso topic, non ne rimarebbe altro che la memoria in chi lo ha letto e vi ha partecipato, oltre a un registro in un database, comunque eliminabile con un intervento appena più radicale. E la stessa cosa dicasi di applicazioni, immagini, file e così via.
Internet è talmente sovraccarica di novità giornaliere che il non-attuale viene dimenticato a ritmo incredibile, e molto spesso rimosso per fare spazio a ciò che c'è di più nuovo.
Con il ristultato di fare vivere Internet (o almeno alcune sue parti) in un continuo presente che, converrai, di orwelliano ha davvero molto.
Vero è che esistono backup e archivi. Ma si tratta sempre di iniziative unilaterali. I libri di case editrici fallite nel passato si possono ancora trovare nelle biblioteche, nei mercatini o sugli scaffali, mentre la chiusura di un sito porta inevitavilmente alla perdita di tutto il suo prodotto e della sua stessa storia (se si escludono fenomeni temporanei come caching o i backup frutto di iniziative sporadiche, quali i salvataggi da parte di qualche utente).
Intendevo questo: il rischio di eliminazione istantanea è un prezzo decisamente alto, anche per il grande apporto di conoscenza che la Rete ci fornisce.