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Visualizza versione completa : La violenza negli spettacoli



Elrond.
28-07-2003, 00.35.45
Ieri notte, ascoltando Gaber, i versi che seguono mi hanno indotto ad aprire questo topic.

I mostri che abbiamo dentro
ci inculcano idee contorte
e il gusto sadico e morboso
di fronte a immagini di morte.

Duemila anni fa, Orazio intimava ai suoi contemporanei ed ai posteri di non indulgere nelle tragedie alla rappresentazione di scene truculente. Seneca nella sua produzione rese descrizioni molto dettagliate di vari crimini, secondo un gusto del tutto sconosciuto alla tradizione tragica della Grecia Classica, ma ancora non si era giunti, come durante il tardo Impero, alla rappresentazione sulla scena stessa di situazioni barbare ed oscene, per le quali venivano utilizzati schiavi condannati a morte (di cui l'episodio narrato da Apuleio - l'accoppiamento dell'asino con la schiava - risulta essere una sorta di parodia); si tratta di quegli spettacoli condannati da Tertulliano e da Sant'Agostino, che appunto si cercava di precludere ai cristiani.
Vediamo invece dove siamo giunti nel nostro tempo: ciascuno di noi ha ben presente il panorama della cinematografia e della televisione attuale, il gusto per il sangue, il macabro, il sesso (perchè anche per il sesso, nell'ottica che sto adoperando, dovrebbero esserci dei limiti, e non mi riferisco a prodotti da sexyshop), che spesso sconfinano in estremi ripugnanti. Certo, nessuno vuole sostenere che un film violento istiga sempre e direttamente alla violenza (se non in una mente malata), ma quali sono i valori che costruisce (o distrugge?) un'abitudine costante a tali spettacoli?
Di certo non si può parlare di una funzione catartica, celebre scopo della tragedia enunciato da Aristotele nella Poetica. Lo potete constatare voi tutti, senza bisogno di spiegazioni: la visione di determinate scene non induce certo una purificazione dalle passioni, tutt'altro!
Un ultimo appunto che potrebbe risultare utile tener presente: considerate la differenza tra la cinematografia della prima metà del secolo e la nostra, confrontando film dello stesso genere e di simili pretese (ad esempio Ben Hur e Il Gladiatore).

Visto che ho iniziato con Gaber, concludo ancora con lui:

Allora si potrebbe immaginare
un umanesimo nuovo
con la speranza di veder morire
questo nostro medioevo.

Ai più fini lascio cogliere le simiglianze tra il medioevo e la nostra epoca, tanto in generale quanto nello specifico qui trattato.

P.S.: Da chi risponde a questo topic mi aspetto una certa maturità. Non lasciatevi andare, per cortesia, a demagogie libertarie o a sentenze antimoralistiche.

gefri
28-07-2003, 00.50.03
beh, sperando di non deluderti, pensa che sia nella nostra natura questa "deviazione". Del resto sofferenza, dolore, morte sono come amore gioia e serenità: sensazioni, sentimenti.
L'uomo non può precludere dalla propria mente il male, anche se quì si parla + che altro del gusto x il dolore.
Complicato si, ma all'uomo piace farsi male da solo, secondo me sarebbe pazzo o cieco l'uomo che non conosce il dolore. Stò sconfinando lo so, ma forse la commozione che ti causano certi film è molto meglio che provare sulla propria pelle le vicende dei protagonisti. Ognuno ha le sue ragioni x guardare un film violento, che ci sono e ci saranno sempre, e sarebbe un male li perdessimo. Del resto forse ti sei risposto da solo, è sempre stato così e sempre sarà così, lo spettacolo non è solo amore.

Elrond.
28-07-2003, 13.43.40
Originally posted by gefri
beh, sperando di non deluderti, pensa che sia nella nostra natura questa "deviazione". Del resto sofferenza, dolore, morte sono come amore gioia e serenità: sensazioni, sentimenti.
L'uomo non può precludere dalla propria mente il male, anche se quì si parla + che altro del gusto x il dolore.
Complicato si, ma all'uomo piace farsi male da solo, secondo me sarebbe pazzo o cieco l'uomo che non conosce il dolore. Stò sconfinando lo so, ma forse la commozione che ti causano certi film è molto meglio che provare sulla propria pelle le vicende dei protagonisti. Ognuno ha le sue ragioni x guardare un film violento, che ci sono e ci saranno sempre, e sarebbe un male li perdessimo. Del resto forse ti sei risposto da solo, è sempre stato così e sempre sarà così, lo spettacolo non è solo amore.

Le motivazioni che rechi sono corrette, ma io mi chiedo se l'uomo non debba cercare di curare le sue perversioni, piuttosto che adagiarvisi sopra.
Oltre al valore estetico notevolmente dubbio di un certo tipo di violenza, questo gusto che proviamo nel veder fare il male, non mi pare sinonimo di civiltà.
In caso di violenza dal vivo, ci sono sempre stati i curiosi che accorrono, ma ridurre tutto questo a spettacolo è assurdo.
Non si tratta, come tu concludi, di vedere dappertutto amore o meno, si tratta semplicemente di scelte estetiche (oltre che morali) nel mettere in scena il male; non dico che esso non vada rappresentato, semplicemente credo che lo "splatter" sia il mezzo (estetico e morale, ribadisco) inidoneo.

EDIT: ho usato il termine splatter per la forza espressiva, ma non mi riferisco solo allo splatter propriamente detto.

Mischa
28-07-2003, 14.08.22
trovo che la "violenza negli spettacoli" sia in realtà una "cosiddetta" violenza, figlia del moralismo. una finta rappresentazione, per soddisfare il voyeur moralista contemporaneo. in realtà è raro vedere una rappresentazione "pura" della violenza, è quasi sempre piuttosto una programmata e programmatica esibizione gratuita - oltre che soft, per rispettare i limiti di commercializzazione. stuzzicare lo sciacallo latente in chi si ferma a creare ingorghi sulle strade per osservare l'incidente in altra corsia: in genere le stesse persone che si dichiarano contrarie alla violenza o al sesso esplicito in una rappresentazione, appunto, ma che ne costituiscono la massima parte di pubblico. penso che la violenza documentata a livello "spettacolo" sia falsa e ipocrita, un mezzuccio equivalente al "il paio di tette lo posso mostrare, la figa no e nemmeno la penetrazione perché se no poi l'associazione tizio caio mi stressa". in ogni caso, domanda: cosa intendi con "antimoralistico", considerato che il moralismo ha significato negativo già di suo?

Themis
28-07-2003, 14.19.19
Ogni società tende a normalizzare i comportamenti delle persone per mantenere la propria esistenza. La violenza da parte del singolo è un aspetto destabilizzante, perciò deve essere in qualche modo incanalata, diretta o repressa. Per il "bene" comune, e, accidentalmente, del singolo stesso. Questo si ottiene in modo più o meno coercitivo attraverso condizionamenti di vario tipo, e attraverso un uso della violenza considerato leggittimo. Quello che fa la differenza tra il potere legittimo e la violenza criminale è arbitrario, e in effetti cambia nel tempo e a seconda delle circostanze. Ad esempio possiamo considerare la schiavitù come una barbarie, mentre per gli antichi greci era una cosa assolutamente normale. In genere c'è un certo grado di consenso intorno alle pratiche di violenza, e sulla loro considerazione come legittime o criminali. Qualcuno pensa che la violenza vista in video sublimi in qualche modo la violenza reale e le permetta di scaricarsi senza avere effetti devastanti sul piano della realtà. Altri ritengono che sia più pericolosa perchè non permette di afferrarne la gravità in quanto "virtuale". Non parlerei di pericolo di emulazione, ma semmai del fatto che scindendo e rimescolando il piano della realtà e quello dell' immaginario (molti film presentano situazioni verosimili, e in cui comunque è facile immedesimarsi), risultano distorte le percezioni del rischio, del dolore, della responsabilità. Distorte non rispetto ad un piano morale di precetti e di valori, secondo me, quanto rispetto al piano fisico della realtà, che comporta, per ogni azione, delle conseguenze. Credo che questo sia abbastanza deleterio, almeno per persone con una identità non ancora ben strutturata.

Twingo
28-07-2003, 14.37.53
Originally posted by Themis
... e attraverso un uso della violenza considerato leggittimo.

Fin da piccoli siamo in qualche modo educati alla violenza. L'immagine più sacra nella religione cattolica è una rappresentazione di inaudita violenza.

Le azioni violente nel cinema e nella televisione sono proiezioni della realtà, la capacità di recepire tali immagini spetta alla nostra educazione ed alla nostra cultura. Libero arbitrio. Facoltà di scelta.

Elrond.
28-07-2003, 14.46.07
Originally posted by Mischa
trovo che la "violenza negli spettacoli" sia in realtà una "cosiddetta" violenza, figlia del moralismo. una finta rappresentazione, per soddisfare il voyeur moralista contemporaneo. in realtà è raro vedere una rappresentazione "pura" della violenza, è quasi sempre piuttosto una programmata e programmatica esibizione gratuita - oltre che soft, per rispettare i limiti di commercializzazione. stuzzicare lo sciacallo latente in chi si ferma a creare ingorghi sulle strade per osservare l'incidente in altra corsia: in genere le stesse persone che si dichiarano contrarie alla violenza o al sesso esplicito in una rappresentazione, appunto, ma che ne costituiscono la massima parte di pubblico. penso che la violenza documentata a livello "spettacolo" sia falsa e ipocrita, un mezzuccio equivalente al "il paio di tette lo posso mostrare, la figa no e nemmeno la penetrazione perché se no poi l'associazione tizio caio mi stressa". in ogni caso, domanda: cosa intendi con "antimoralistico", considerato che il moralismo ha significato negativo già di suo?

Intanto vi ringrazio per i vostri interventi, visto che avete analizzato la questione ciascuno da un diverso punto di vista di non poco interesse.
Per quanto riguarda la tua posizione, capsico cosa intendi, e sono d'accordo soprattutto con le considerazioni iniziali, anche se mi pare che tu voglia sminuire il problema (e quindi eluderlo).

Richiedevo posizioni non banalmente antimoralistiche, certo, perchè non è mia intenzione "fare moralismo", e non credo che l'utilizzo di termini come etica e morale, sia di per sè moralismo (visto che tu stesso hai riconosciuto l'accezione negativa del termine, accezione che non condivide con le sue radici etimologiche... spero). Ma da una comprensione superficiale delle mie motivazioni, sarebbe potuta scaturire una risposta sciocca, giusto questa non richiedevo, nient'altro.

Elrond.
28-07-2003, 14.56.48
Originally posted by Themis
Ogni società tende a normalizzare i comportamenti delle persone per mantenere la propria esistenza. La violenza da parte del singolo è un aspetto destabilizzante, perciò deve essere in qualche modo incanalata, diretta o repressa. Per il "bene" comune, e, accidentalmente, del singolo stesso. Questo si ottiene in modo più o meno coercitivo attraverso condizionamenti di vario tipo, e attraverso un uso della violenza considerato leggittimo. Quello che fa la differenza tra il potere legittimo e la violenza criminale è arbitrario, e in effetti cambia nel tempo e a seconda delle circostanze. Ad esempio possiamo considerare la schiavitù come una barbarie, mentre per gli antichi greci era una cosa assolutamente normale. In genere c'è un certo grado di consenso intorno alle pratiche di violenza, e sulla loro considerazione come legittime o criminali. Qualcuno pensa che la violenza vista in video sublimi in qualche modo la violenza reale e le permetta di scaricarsi senza avere effetti devastanti sul piano della realtà. Altri ritengono che sia più pericolosa perchè non permette di afferrarne la gravità in quanto "virtuale". Non parlerei di pericolo di emulazione, ma semmai del fatto che scindendo e rimescolando il piano della realtà e quello dell' immaginario (molti film presentano situazioni verosimili, e in cui comunque è facile immedesimarsi), risultano distorte le percezioni del rischio, del dolore, della responsabilità. Distorte non rispetto ad un piano morale di precetti e di valori, secondo me, quanto rispetto al piano fisico della realtà, che comporta, per ogni azione, delle conseguenze. Credo che questo sia abbastanza deleterio, almeno per persone con una identità non ancora ben strutturata.

Il tuo intervento offre spunti notevoli. Mi soffermo sulla parte finale: il rimescolamento del piano della realtà e di quello dell'immaginario, con le sue conseguenze soprattutto sul piano della percezione delle responsabilità; se ci si abitua a vedere la realtà come la finzione, cioè come un paradosso, si finisce per perdere il senso del concreto, in ogni possibile accezione.

Elrond.
28-07-2003, 15.12.13
Originally posted by Twingo
Fin da piccoli siamo in qualche modo educati alla violenza. L'immagine più sacra nella religione cattolica è una rappresentazione di inaudita violenza.

Proponi un spunto abbastanza complesso. D'altra parte non ho detto che la violenza vada del tutto eliminata, ma ammetto che considerare il Crocifisso secondo le stesse categorie valutative che adopero per le altre fattispecie della violenza, mi risulterebbe molto difficile.
Se vogliamo vedere le ragioni di quel simbolo, in una prima fase della nostra vita, la rappresentazione della crocifissione serve semplicemente a generare un senso di pietà nei confronti del giusto crocifisso. In seguito si aggiungono tante altre riflessioni dottrinali (il Dio fattosi uomo, la croce come mezzo di redenzione dell'umanità, etc.) ma il nocciolo rimane sempre lo stesso, attraverso la rappresentazione di una tragedia commuovere lo spettatore per elevarlo spiritualmente e portarlo ad una comprensione immediata (materiale oserei dire, in quanto ci sono di mezzo sentimenti umani) delle verità di fede.
Pensa che dopo la Controriforma, i crocifissi furono rappresentati in forme raccapriccianti (ad esempio con il corpo di Gesù interamente penetrato da spine), per rendere ancora più forte il sentimento del fedele, ma si tratta per l'appunto di opere nane a confornto, ad esempio, dei corcifissi scolpiti o dipinti da Donatello, Masaccio, e simili.
Ora sto per uscire, ma appena torno magari cerco sul web qualcuna delle immagini in questione.

Themis
28-07-2003, 15.33.25
Originally posted by Twingo
Fin da piccoli siamo in qualche modo educati alla violenza. L'immagine più sacra nella religione cattolica è una rappresentazione di inaudita violenza.

Le azioni violente nel cinema e nella televisione sono proiezioni della realtà, la capacità di recepire tali immagini spetta alla nostra educazione ed alla nostra cultura. Libero arbitrio. Facoltà di scelta.

Esatto, siamo educati alla violenza. Ma non a tutta la gamma indistintamente. Se la capacità di recepirla dipende dall' educazione e dalla cultura, c'è un condizionamento. La nostra possibilità di scelta è limitata, e anche il nostro arbitrio è "condizionato". Alcune possibilità che fanno comunque parte dello spettro del probabile, semplicemente non ci verrebbero mai in mente.

Le immagini della tv e del cinema, inoltre, non sono sempre proiezioni della realtà, sono anche proiezioni dell' immaginario. Essendo agite su un piano diverso da quello della realtà fisica, non sono nettamente distinguibili.

Ray McCoy
28-07-2003, 15.36.37
http://raymccoy.interfree.it/vignette/calvin_04.jpg

Twingo
28-07-2003, 15.49.54
Originally posted by Themis

Le immagini della tv e del cinema, inoltre, non sono sempre proiezioni della realtà, sono anche proiezioni dell' immaginario. Essendo agite su un piano diverso da quello della realtà fisica, non sono nettamente distinguibili.

ma per ciò che concerne la violenza è innegabile che anche sul piano immaginario vi sono azioni e conseguenze, oggetti e soggetti. Penso che Elrond intendesse la violenza come rappresentazione, non come valore. Ci sono immagini nella tv e nel cinema che possono essere violente pur non mostrando la violenza in senso esplicito. Ci sono addirittura interi film che inneggiano alla violenza senza mostrarla apertamente (se non in alcune scene). Per esempio "L'odio" di Mathieu Kassovitz.
La violenza la si può esprimere in vari modi, non solo con le immagini. E' la realtà.

Mischa
28-07-2003, 15.53.50
Originally posted by Elrond.
Richiedevo posizioni non banalmente antimoralistiche, certo, perchè non è mia intenzione "fare moralismo", e non credo che l'utilizzo di termini come etica e morale, sia di per sè moralismo (visto che tu stesso hai riconosciuto l'accezione negativa del termine, accezione che non condivide con le sue radici etimologiche... spero). Ma da una comprensione superficiale delle mie motivazioni, sarebbe potuta scaturire una risposta sciocca, giusto questa non richiedevo, nient'altro. hm, per questo avevo chiesto chiarimento. il dire "non lasciatevi andare a sentenze ANTImoralistiche", equivale a dire siate moralisti. se intendevi dire il contrario, quell'ANTI è da eliminare.

tornando al discorso: non sminuisco né eludo qualcosa. considero semplicemente un falso problema, il parlare di "violenza" negli spettacoli. non è violenza. la vera violenza, come il vero sesso, non compare se non in spettacoli o rappresentazioni cui il pubblico "comune" non ha accesso tramite i canali consueti. quindi non esiste violenza negli spettacoli. il fatto che attragga (o addirittura sconvolga) anche quella soft, mi fa più o meno ridere e pena, a seconda dei casi. non credo che il messaggio sia sostanzialmente cambiato rispetto a duemila anni fa o cinquemila, se non nelle patine di pruderie che si son aggiunte man mano. come se la gente andasse "protetta" dall'idea che si schiatta, che la violenza esiste, che se ti sparano in faccia i muri si sporcano, che se ti sbudellano probabilmente lasci un mezzo macello, e via dicendo. allontanare la "realtà" della morte o del dolore (o della capacità - reale - umana di infliggerne) dal pubblico, questo è ciò che intendo con ipocrisia. non sia mai che una signora possa pensare che se sua figlia esce e finisce violentata, torni a casa con orifizi vari ricuciti e la faccia sfasciata, etc. etc. stesso discorso se vuoi (altrettanto ipocrita) adottato dalla pubblicità progresso anti-alcool o pastiglie: immagine discoteca, immagine rallenty/macchina/albero/lamiere: fasullo, e ipocrisia. mostra sangue, plz. mostra i letti di un reparto pronto soccorso e rianimazione, mostra come son conciati quelli su quei letti. mostra bare, mostra fosse, mostra la faccia dei parenti. mostra come è conciata la testa di uno che centra il cruscotto ai 150 km/h. mostra un ventenne in sedia a rotelle costretto a farsi pulire il culo da altri perché manco è più in grado di controllare metà del proprio corpo. poi magari mi parli di pubblicità progresso e di dissuasione. più onesto, e vero. certo però toglierebbe molto al messaggio studiato dal pubblicitario che ha paura di perdere il contratto, se poi le tv ricevessero telefonate da utenti che hanno vomitato o son rimasti shockati. bene, allora facciamoli pensare che quando ti schianti in macchina o ti spezzi la schiena in realtà se non c'è la colonna sonora adatta rigiriamo la scena. per paradosso la scena "drammatizzata" e fasulla va bene, quella reale no, perché la gente è "sensibile". mostriamo le bombe intelligenti riprese dall'aereo, non il risultato. scandalizzarsi se viene esposto il cadavere di un soldato o di un iracheno o di un bimbo afgano al tg (ma la pubblicità degli assorbenti va bene). io considero solo che alla gente farebbe forse bene scoprire che la violenza esiste, e com'è. e che a tutelare la "sensibilità", non tuteli dalla violenza: tuttalpiù da quella di alcune immagini, che riterrei invece utili. invece si accetta l'idea che spettacoli e tv mostrino un mondo falsato, si accetta la censura di un film perché va in prima serata: nessuno vieta che invece possano anche mostrare quel che è davvero, al limite in orario differente. certo che se vuoi mandare un film con scena hard in prima serata perché così attrae più pubblico poi però devi censurarla, no? tu mi parli di violenza negli spettacoli: io dico che non c'è. che quella che c'è, è una sublimazione. e che più si prosegue in questa sublimazione, più ci si allontana dal percepire la stessa realtà del termine originale, ben diverso. questo crea alla lunga un pensare per idealizzazioni del tutto cieco al mondo. un po' come insegnare che il tonno nasca in scatoletta o le bistecche in vaschetta di polistirolo, perché le scene di una mattanza o la visita a un macello potrebbero sconvolgere i poveri piccoli consumatori.

Twingo
28-07-2003, 16.05.59
Originally posted by Mischa
immagine rallenty/macchina/albero/lamiere: fasullo, e ipocrisia. mostra sangue, plz. mostra i letti di un reparto pronto soccorso e rianimazione, mostra come son conciati quelli su quei letti. mostra bare, mostra fosse, mostra la faccia dei parenti.

[OT] solo per informazione. In Spagna l'hanno fatto. Scene di incidenti con persone macellate, persone che piangono, morti. Le uniche parole : "L'imprudenza si paga, sempre di più".

Themis
28-07-2003, 16.45.31
Originally posted by Twingo
ma per ciò che concerne la violenza è innegabile che anche sul piano immaginario vi sono azioni e conseguenze, oggetti e soggetti. Penso che Elrond intendesse la violenza come rappresentazione, non come valore. Ci sono immagini nella tv e nel cinema che possono essere violente pur non mostrando la violenza in senso esplicito. Ci sono addirittura interi film che inneggiano alla violenza senza mostrarla apertamente (se non in alcune scene). Per esempio "L'odio" di Mathieu Kassovitz.
La violenza la si può esprimere in vari modi, non solo con le immagini. E' la realtà.

Sono d' accordo. Mi hai fatto venire in mente un altro film: "La finestra sul cortile" (A. Hitchcock). C'è uno che fa a pezzi la moglie e va a seppellirla a rate, eppure non si vede mai niente, si intuisce solamente. Rappresentazioni della violenza fatte in questo modo richiedono una certa capacità di analisi, la violenza è mediata. Come tale può essere compresa da un pubblico con un certo grado di maturità. La violenza esplicita invece non ha filtri. Forse sta qui una differenza

Twingo
28-07-2003, 17.02.03
Originally posted by Themis
Sono d' accordo. Mi hai fatto venire in mente un altro film: "La finestra sul cortile" (A. Hitchcock). C'è uno che fa a pezzi la moglie e va a seppellirla a rate, eppure non si vede mai niente, si intuisce solamente. Rappresentazioni della violenza fatte in questo modo richiedono una certa capacità di analisi, la violenza è mediata. Come tale può essere compresa da un pubblico con un certo grado di maturità. La violenza esplicita invece non ha filtri. Forse sta qui una differenza

Credo che siamo d'accordo sul fatto che vada valutata caso per caso e generalizzare sarebbe un errore.
Comunque è un dato di fatto, secondo me, che la violenza nel cinema e nella tv possa avere un'influenza negativa soprattutto nei soggetti più deboli. Nel cinema si trovano personaggi maltrattati e derisi che attraverso la violenza riescono a realizzare sè stessi (leggi Rambo). Questo non mi sembra un buon esempio. Dare nella fantasia la possibilità ad una persona mite di riscattarsi attraverso l'uso delle armi, o del karate, o di chissà cosa, potrebbe essere un messaggio potenzialmente dannoso. E' un pò come nelle discussioni. L'ignorante di turno non riesce a seguire il discorso o ad afferrarne la metafora, allora si irrita, si indegna, poi attacca. Usando l'unica arma che ha a disposizione, la violenza appunto.

[OT] mi dispiace che non hai vinto tu. Il tuo racconto era molto bello. Tifavo per te. Sinceramente.

Themis
28-07-2003, 17.20.01
Originally posted by Twingo

[OT] mi dispiace che non hai vinto tu. Il tuo racconto era molto bello. Tifavo per te. Sinceramente.

[OT] :red: [fine OT]

Elrond.
28-07-2003, 18.34.55
Originally posted by Mischa
hm, per questo avevo chiesto chiarimento. il dire "non lasciatevi andare a sentenze ANTImoralistiche", equivale a dire siate moralisti. se intendevi dire il contrario, quell'ANTI è da eliminare.

[...]

Intendevo dire: io non faccio moralismo, quindi non pensate di lasciarvi andare in una crociata contro il mio presunto moralismo. That's all.

Per quanto riguarda il resto: i capisaldi del tuo discorso sono due: da un lato dici che la violenza mostrata negli spettacoli è fasulla, e che piuttosto in certe occasioni andrebbe mostrata quella vera.
Dall'altro lato dici che criticare questa violenza soft equivarrebbe all'assurdità di voler proteggere la gente da certe realtà.
Ho inteso?

Elrond.
28-07-2003, 19.08.24
Originally posted by Themis
Esatto, siamo educati alla violenza. Ma non a tutta la gamma indistintamente. Se la capacità di recepirla dipende dall' educazione e dalla cultura, c'è un condizionamento. La nostra possibilità di scelta è limitata, e anche il nostro arbitrio è "condizionato". Alcune possibilità che fanno comunque parte dello spettro del probabile, semplicemente non ci verrebbero mai in mente.

Educazione alla violenza. Non ci sono ignote tecniche ed artifizi grazie alla televisione ed al cinema. E' sinonimo di civiltà questa educazione alla violenza?
Mi pare significatico considerare appunto che molte possibilità non ci verrebbero in mente in quanto non le abbiamo mai viste rappresentate; l'uomo è animale imitativo, dunque non mi sembra una teoria criticabile questa.
Le rappresentazioni continue della violenza rendono dunque le menti sempre più perverse? Questa perversione può sfociare in azione?
Non mi pare che sia applicabile a questo discorso quanto detto da Mischa: ignorare la genesi psicologica e fattuale che determina lo smembramento completo di un essere umano da parte di un altro essere umano, non mi sembra corrisponda a chiudere gli occhi davanti alla realtà.
(Che poi in questo caso non si tratta di ignorare del tutto, vista la semplicità della situazione che ho ipotizzato, semplicemente di non vederlo rappresentato)

Elrond.
28-07-2003, 19.13.25
Originally posted by Twingo
ma per ciò che concerne la violenza è innegabile che anche sul piano immaginario vi sono azioni e conseguenze, oggetti e soggetti. Penso che Elrond intendesse la violenza come rappresentazione, non come valore. Ci sono immagini nella tv e nel cinema che possono essere violente pur non mostrando la violenza in senso esplicito. Ci sono addirittura interi film che inneggiano alla violenza senza mostrarla apertamente (se non in alcune scene). Per esempio "L'odio" di Mathieu Kassovitz.
La violenza la si può esprimere in vari modi, non solo con le immagini. E' la realtà.

esatto, soprattutto mi riferivo alla rappresentazione; d'altra parte era evidente nella mia introduzione, nel passaggio dalla tragedia greca, che descrive il misfatto una volta compiuto, alla tragedia di Seneca, che descrive esplicitamente e dettagliatamente i crimini, per finire con gli spettacoli tardo-imperiali, che li rappresentano (un'età di decadenza, il tardo-impero, guarda un po').

Applicando il ragionamento alla contemporaneità, mi era venuta in mente la differenza tra Hitchcok (che poi è stato portato ad esempio da Themis) e Dario Argento, per dirne due non poco noti.


P.S.: grazie a Ray d'aver ripreso a mostrarci le vignette di Calvin, sempre significative... :asd:

Alan
28-07-2003, 20.35.50
Io trovo che niente debba essere censurato in uno spettacolo, dalle immagini di morte nei TG (che ci fanno capire a cosa portano determinate azioni) alle scene crude nei film e nei videogiochi.
Ormai siamo nel 2000, sgombriamo le menti dal moralismo.
Ciao

marlaw
28-07-2003, 21.57.35
credo che tutte le lamentele per gli spettacoli violenti vengano da un pubblico che vuole difendere i + piccoli, che non hanno ancora dellle idee proprie

credo che la colpa sia nell'educazione e nei tabù ad esempio quello della morte.....

vi faccio un esempio certi bambini(mi sto riferendo ad un mio compagno delle elementari che all'epoca aveva 8 anni ma vale anche per tantissimi altri casi) nn sanno neanche cosa significhi la parola morte perchè per esempio quando un loro nonno muore i genitori nn li portanono neanche al funerale(non dico che debbano andare a vedere il nonno morto in bara) e questo mi sembra sbagliato

per capire che il fuoco fa male un bambino deve toccare il fuoco, ma non può sapere che conseguenza che ha un pallottola (ho citato la pallottola come esempio per tutte le cose e situazioni), il film, lo spettacolo può fargli capire.
La cosa più importante è che ci sia quanlcuno dietro che indirizzi il suo pensiero

non bisogna fargli credere che il mondo sia rose e fiori

Twingo
28-07-2003, 22.54.49
Originally posted by marlaw
credo che tutte le lamentele per gli spettacoli violenti vengano da un pubblico che vuole difendere i + piccoli, che non hanno ancora dellle idee proprie...

non bisogna fargli credere che il mondo sia rose e fiori

questa è un delle grandi critiche che sono state mosse ad uno dei fumetti per bambini più letti : Topolino. La falsa rappresentazione del mondo animale e di una società pressochè perfetta dove i buoni sono troppo buoni e i cattivi sono solo dei buoni un pò sfigati e dove la morte non viene mai menzionata è stata la causa di parecchi traumi psicologici infantili.

Con questo non voglio dire che bisogna abituare i bambini alla violenza ma che bisogna dare a loro in qualche modo l'esatta rappresentazione della realtà in cui vivono.

Twingo
28-07-2003, 23.01.44
Originally posted by Elrond.

Applicando il ragionamento alla contemporaneità, mi era venuta in mente la differenza tra Hitchcok (che poi è stato portato ad esempio da Themis) e Dario Argento, per dirne due non poco noti.



in questo ragionamento non dobbiamo però tralasciare il fatto che il cinema al giorno d'oggi è meno coperto dalla censura. Probabilmente anche Hitchoch avrebbe inserito scene splatter nei suoi film, se avesse potuto. Oggi non ci accontentiamo più di immaginare, vogliamo vedere. La realtà è sempre più immagine, vera o presunta che sia. I valori sono sempre gli stessi, cambia il modo di rappresentarli.

Alan
28-07-2003, 23.23.36
Perfortuna che oggi c'è sempre meno censura...
Com'è già stato giustamente detto, il mondo non è rosa e fiori.
Ciao

Elrond.
28-07-2003, 23.30.31
Originally posted by Twingo
in questo ragionamento non dobbiamo però tralasciare il fatto che il cinema al giorno d'oggi è meno coperto dalla censura. Probabilmente anche Hitchoch avrebbe inserito scene splatter nei suoi film, se avesse potuto. Oggi non ci accontentiamo più di immaginare, vogliamo vedere. La realtà è sempre più immagine, vera o presunta che sia. I valori sono sempre gli stessi, cambia il modo di rappresentarli.

mah, io la penso diversamente: penso che se Hitchcock vedesse un film di Dario Argento, resterebbe interdetto...
Di Hitchcock ho visto diversi film e ne ricordo uno solo con scene di violenza esplicita, Frenzy, per nulla paragonabile a capolavori come Psyco e Vertigo.

Twingo
28-07-2003, 23.39.13
Originally posted by Elrond.
mah, io la penso diversamente: penso che se Hitchcock vedesse un film di Dario Argento, resterebbe interdetto...
Di Hitchcock ho visto diversi film e ne ricordo uno solo con scene di violenza esplicita, Frenzy, per nulla paragonabile a capolavori come Psyco e Vertigo.

Aggiungerei "Angoscia" tra i capolavori.
Purtroppo non potremo mai sapere cosa farebbe Hitchock adesso. Credo che sicuramente dovrebbe seguire le esigenze di mercato. Il cinema non è un'arte fine a se stessa. Lo scopo del cinema è riempire le sale, innanzitutto.

Ray McCoy
29-07-2003, 10.16.53
Originally posted by Elrond.
Educazione alla violenza. Non ci sono ignote tecniche ed artifizi grazie alla televisione ed al cinema. E' sinonimo di civiltà questa educazione alla violenza?

Non sarebbe meglio dire che siamo anestetizzati nei confronti della violenza? A mio parere rende meglio.


Originally posted by Elrond.
P.S.: grazie a Ray d'aver ripreso a mostrarci le vignette di Calvin, sempre significative... :asd:

:asd:
Watterson ha sempre ragione. :asd: