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Visualizza versione completa : Coerenza



grifis
12-04-2003, 04.12.05
Più passano gl'anni e più mi accorgo che essere coerenti, in qualunque campo, è un'impresa assai grande e piuttosto ardua. Ogni tanto mi si fotte qualche prìncipio. Raramente accade, ma accade. Fino a qualche anno fà non avevo prìncipi, avevo idee che consideravo corrette. Ora alcune di queste idee si sono evolute in prìncipi, e stò scoprendo che l'assolutezza non esiste. Un prìncipio può apparire ai tuoi occhi il più giusto possibile, ma sicuramente ci saranno centinaia di casi in cui esso viene "bypassato". E se non posso essere certo di ciò che penso, quale certezza mi è concessa?

palka
12-04-2003, 09.54.05
L'unica certezza è che non ci sono certezze. :)

banale? certo.
però io tra le tue parole ne scorgo un'altra. qualcuno la chiama vita. ancora più banale: ce l'hai e te la tieni. si matura. si impara.

com'era quella poesia di Lorenzo De'Medici...

Quant'è bella giovinezza
Che si fugge tuttavia!
Chi vuol esser lieto, sia:
Di doman non c'è certezza...

Ray McCoy
12-04-2003, 10.12.29
La coerenza non è di questo mondo. Possiamo sforzarci di avvicinarci il più possibile ad essa, ma difficilmente riusciremo mai a raggiungerla.

Seza contare che basta una semplice frase per contraddire uno qualsiasi dei nostri principi. Una semplice parola a volte, e ancora più spesso un solo pensiero, per infrangere uno qualsiasi dei nostri personali Comandamenti.


Seconda parte. Certezze? Sii certo che la vita è effimera, e agisci di conseguenza. O almeno provaci. Direi che non si può dire altro...

Ci sono anche altre certezze, però... Ad esempio che inevitabilmente nel mondo regna l'Odio e il Male (ovviamente non nella concezione di Bush e di Bin Laden - che peraltro è la stessa, basta cambiare i nomi), e anche qui bisogna agire di conseguenza. Sforziamoci di trovare i buoni che ci sono in questo pianeta, e stiamo vicini a loro. Forse a qualcosa servirà...

palka
12-04-2003, 10.30.12
Originally posted by grifis
E se non posso essere certo di ciò che penso, quale certezza mi è concessa?

questo salto, nel tuo discorso, è un po' azzardato.
nel tuo esempio non è quello che tu pensi in sè a mancare di coerenza, ma la griglia con cui cerchi di adattarlo alla realtà e di applicarlo ai casi specifici, alle contingenze.

puoi essere certo, e fermamente, di quello che pensi.
ti dà la misura del tuo essere umano (cogito ergo sum).

la ricerca di assolutezza ti fa mancare il terreno sotto i piedi.
ancora più umano.

dubito ergo sum?

Fabio
12-04-2003, 11.00.04
Cerco di essere quanto più coerente possibile in quello che faccio, ma siccome non vivo in una campana di vetro, a volte mi tocca calpestare la mia coerenza... e la cosa è inevitabile...

Max_Rockatansky
12-04-2003, 11.04.15
Originally posted by Bill
a volte mi tocca calpestare la mia coerenza... e la cosa è inevitabile...

la coerenza o realtà delle cose?

SuperGrem
12-04-2003, 12.08.12
Originally posted by grifis
Un prìncipio può apparire ai tuoi occhi il più giusto possibile, ma sicuramente ci saranno centinaia di casi in cui esso viene "bypassato". E se non posso essere certo di ciò che penso, quale certezza mi è concessa?

La coerenza non è dettata da regole rigide e schematiche.
Il fatto di adattare le tue idee ai differenti casi che ti si presentano è indice di maturità, non di incoerenza. Anzi, la coerenza sopravvive alle mutazioni proprio tramite la felssibilità.

Poi dipende anche da che tipo di princìpi hai (a proposito, l'accento va sulla seconda "i" non sulla prima, altrmenti assume un significato diverso).

Se le basi del tuo pensiero sono regolette banali del tipo "dici sempre la verità alle persone che ami" e via dicendo, allora è ovvio che crolleranno presto, perchè ci sono infiniti casi nei quali ti troverai a mentire alle persone che ami e sarai felice di farlo.

Ma se le basi del tuo pensiero sono IDEE e non regole scolastiche, beh quelle resisteranno anche alle tempeste

La coerenza è verso se stessi non verso gli altri e se gli altri cambiano, tu resterai lo stesso.

E' logico che nei confronti di una persona ti comporterai in un modo e nei confronti di un'altra ti comporterai diversamente, però potresti essere coerente con te stesso in entrambi i casi, senza essere prigioniero di una scacchiera mentale, nella quale puoi fare solo determinate mosse.

follettomalefico
12-04-2003, 12.27.26
I principi non hanno molto senso, se non come basi di partenza per avere qualcosa su cui lavorare/ragionare.

Chi mantiene immutati i propri principi è come una mummia: è incapace di evoluzione, secondo me. Io valuto molto bene chi è capace di ammettere i propri errori e correggere una propria idea, anche se fino a poco prima la credeva l'unica sensata e valida.

Questo perchè siamo persone, parte della natura. E la natura è mutabile e variabile. A volte poco, come le montagne, a volte molto, come una fluttuazione quantica.

Quindi, mutare principi, anche stravolgerli, è la via che si percorre nel migliorarsi, sempre.

L'unico principio valido che puoi assumere, sei te stesso... ma non quello che appare, quello che sei veramente... e qui la cosa si fa complicata :foll:

grifis
12-04-2003, 12.31.20
Originally posted by SuperGrem
La coerenza non è dettata da regole rigide e schematiche.
Il fatto di adattare le tue idee ai differenti casi che ti si presentano è indice di maturità, non di incoerenza. Anzi, la coerenza sopravvive alle mutazioni proprio tramite la felssibilità.



Vediamola in un altro modo: e se questo fatto di adattare le idee a seconda dei casi che si presentano stà proprio alla base dell'incoerenza? D'altronde rimane comodo giustificare un'incoerenza spacciandola per una ramificazione di un'idea piuttosto che considerarla una contraddizione vera e propria del tuo princìpio (scusate per gli accenti). E come posso distinguere i due casi? Essendo umano tendo, a volte, a mentire anche a me stesso - consapevolmente - e per questo mi rimane difficile capire quando ho violato un princìpio o quando l'ho adattato ad una esigenza senza infrangerlo.

Ma forse è come dice Piccolo, la coerenza non appartiene a questo mondo e, di conseguenza, l'umano detiene gran parte dell'incoerenza. Forse l'uomo stesso è una contraddizione della natura, e come pretendiamo noi di essere coerenti se anch'essa è la prima a non essere tale?

SuperGrem
12-04-2003, 12.44.01
Originally posted by grifis
Essendo umano tendo, a volte, a mentire anche a me stesso - consapevolmente - e per questo mi rimane difficile capire quando ho violato un princìpio o quando l'ho adattato ad una esigenza senza infrangerlo.

Allora, mettiamola così: sei convinto di avere fatto la cosa giusta?
Bene, se si allora hai seguito i tuoi "principi".

Il problema non nasce quando dobbiamo adattarci a situazioni diverse, il problema nasce quando i nostri "principi" cozzano fra di loro.

Uso le virgolette perchè parlare di principi mi pare un po' riduttivo, qui si parla di un complesso sistema etico che si intreccia intimamente con la nostra stessa coscienza.

Le regolette, scusami se minimizzo, lasciamole a scuola.

Non flaggellarti se ti trovi in condizioni conflittuali, accettale per quello che sono e TRAINE ESPERIENZA, impara dai tuoi errori, leggi fra le righe e cerca di capire cosa c'è dietro l'apparenza.

Ripeto: la coerenza non è verso gli altri ma verso te stesso.

TrustNoOne
13-04-2003, 02.19.43
La coerenza non e' una virtu'.

pioss
13-04-2003, 03.33.04
Originally posted by grifis
Più passano gl'anni e più mi accorgo che essere coerenti, in qualunque campo, è un'impresa assai grande e piuttosto ardua. Ogni tanto mi si fotte qualche prìncipio. Raramente accade, ma accade. Fino a qualche anno fà non avevo prìncipi, avevo idee che consideravo corrette. Ora alcune di queste idee si sono evolute in prìncipi, e stò scoprendo che l'assolutezza non esiste. Un prìncipio può apparire ai tuoi occhi il più giusto possibile, ma sicuramente ci saranno centinaia di casi in cui esso viene "bypassato". E se non posso essere certo di ciò che penso, quale certezza mi è concessa?

Non esiste principio all'interno di tematiche etiche e morali. Il principio è solo matematico, e connotato a leggi che regolano processi innaturali, ben distinti da quelli di vita. Il principio "bypassato" è l'esilarante studio della dimanica del senso logico della vita, compito non nostro. Il principio come regola "modello" non esiste, esiste il buono ed il cattivo, il giusto e lo sbagliato . I canoni sono quelli interiori, niente di scritto, niente di certo : la cosidetta "coscenza", più o meno evoluta, a seconda dei casi. Essere certi di cio' che si pensa, è più facile di quanto sembri. In fondo sforzare una convinzione per un proprio ottuso intereresse è dote innata dell'uomo. Cosa ti è concesso ? Pensare, indirizzare la tua coscenza secondo personali canoni di vita, secondo regole di grammatica del "buon senso", fittizio o no, sempre nostro, quindi manipolabile nel contorno e nei contenuti.

pioss

pioss
13-04-2003, 03.47.50
Originally posted by SuperGrem


Il problema non nasce quando dobbiamo adattarci a situazioni diverse, il problema nasce quando i nostri "principi" cozzano fra di loro.
Ripeto: la coerenza non è verso gli altri ma verso te stesso.

i nostri "principi" non cozzano da nessuna parte. Quel che cozzano, sono i pensieri. La differenza ?, la stessa vigente tra la meditazione e l'ignoranza. La coerenza verso se stesso, spesso equivale a coerenza verso altri. Considerare se stessi come "gli altri" è il modo migliore per accettare la realta' degli accadimenti. Inconcepibile pretendere di conoscere se stessi senza passare dal resto, assurdo.

pioss

viv
13-04-2003, 12.15.56
Qualcuno una volta mi disse:
*solo gli stolti non cambiano mai idea*

Credo che non sia una questione di non avere certezze... Qualche punto fermo deve restare... Ma fermo non significa *immutabile*...

Ho sempre detto che non mi sarei MAI venduta per soldi... Ma adesso, guardo mia figlia e penso che se ne andasse della sua sopravvivenza e non avessi nessun'altra strada ed alternativa, allora sarei capace anche di vendermi... Ma rimane comunque un mio punto fermo il non farlo...

*Non fare agli altri ciò che non vorresti venisse fatto a te* è un altro principio che tendo a rispettare... Ma sempre per l'esempio di prima, in caso di necessità assoluta e se ne andasse della sopravvivenza mia o di qualcuno che amo, credo che potrei venire meno anche a questo...

Credo che l'intelligenza di una persona si misuri anche nella sua capacità di adattamento alle varie situazioni...

SuperGrem
13-04-2003, 12.18.24
Originally posted by pioss
i nostri "principi" non cozzano da nessuna parte. Quel che cozzano, sono i pensieri.


Quando scrivi ste cose sembri una macchina...


Originally posted by pioss

La differenza ?, la stessa vigente tra la meditazione e l'ignoranza.


Che c'entrano meditazione ed ignoranza? Si può meditare pur essendo ignoranti. Sono due cose che si sovrappongono.


Originally posted by pioss
La coerenza verso se stesso, spesso equivale a coerenza verso altri. Considerare se stessi come "gli altri" è il modo migliore per accettare la realta' degli accadimenti. Inconcepibile pretendere di conoscere se stessi senza passare dal resto, assurdo.


No, qui devo contraddirti.
La coerenza verso gli altri passa attraverso quella verso se stesso.
Non puoi conoscere gli altri, è impossibile, potrai conoscerne una piccola parte, ma non puoi conoscere "il resto" come lo chiami tu.
Il mondo è un'incognita, non puoi pretendere di poterla calcolare, lasciala stare così com'è.
E al centro del mondo chi c'è?
La verità?
La giustizia?
La luce?

No, non c'è nessun concetto astratto, nessun ideale filosofico: al centro del mondo ci siamo noi stessi. E non è egoismo questo, è solo la constatazione che la nostra vita si svolge inevitabilmente prima attorno a noi stessi e poi attorno al resto del mondo.
Cambiare questa variabile vorrebbe dire rovesciare e destabilizzare la vita di un uomo.

Allora, prima cerchi di essere coerente verso te stesso, poi - una volta accettato questo punto di partenza - ne seguirà, come conseguenza, che sei coerente pure con gli altri.
Ma il punto di riferimento della nostra vita è e deve essere dentro di noi, non fuori.
Il metro con cui misuriamo il mondo è nella nostra testa, non in quella degli altri.

gefri
13-04-2003, 12.24.00
Originally posted by grifis
Più passano gl'anni e più mi accorgo che essere coerenti, in qualunque campo, è un'impresa assai grande e piuttosto ardua. Ogni tanto mi si fotte qualche prìncipio. Raramente accade, ma accade. Fino a qualche anno fà non avevo prìncipi, avevo idee che consideravo corrette. Ora alcune di queste idee si sono evolute in prìncipi, e stò scoprendo che l'assolutezza non esiste. Un prìncipio può apparire ai tuoi occhi il più giusto possibile, ma sicuramente ci saranno centinaia di casi in cui esso viene "bypassato". E se non posso essere certo di ciò che penso, quale certezza mi è concessa?

questo xchè al giorno d'oggi le certezze cadono in poco tempo e la mente non può fissarsi irrevocabilmente su posizioni pensate ovvie.

SuperGrem
13-04-2003, 12.25.49
Originally posted by viv
Credo che l'intelligenza di una persona si misuri anche nella sua capacità di adattamento alle varie situazioni...

Sacrosantissime parole! :toh:

pioss
13-04-2003, 13.29.57
Originally posted by SuperGrem
No, qui devo contraddirti.
La coerenza verso gli altri passa attraverso quella verso se stesso.
Non puoi conoscere gli altri, è impossibile, potrai conoscerne una piccola parte, ma non puoi conoscere "il resto" come lo chiami tu.
Il mondo è un'incognita, non puoi pretendere di poterla calcolare, lasciala stare così com'è.
E al centro del mondo chi c'è?
La verità?
La giustizia?
La luce?

No, non c'è nessun concetto astratto, nessun ideale filosofico: al centro del mondo ci siamo noi stessi. E non è egoismo questo, è solo la constatazione che la nostra vita si svolge inevitabilmente prima attorno a noi stessi e poi attorno al resto del mondo.
Cambiare questa variabile vorrebbe dire rovesciare e destabilizzare la vita di un uomo.

Allora, prima cerchi di essere coerente verso te stesso, poi - una volta accettato questo punto di partenza - ne seguirà, come conseguenza, che sei coerente pure con gli altri.
Ma il punto di riferimento della nostra vita è e deve essere dentro di noi, non fuori.
Il metro con cui misuriamo il mondo è nella nostra testa, non in quella degli altri.

C'è una vena di ipocrisia, e tanti contenuti poco chiari in quel che scrivi. Certamente, noi al centro del mondo, non egoisticamente, ma come caposaldo, fondamenta del propio IO naturale. Questo non è vero, è falso. Noi non siamo al centro di nulla, niente è al centro di nulla. Ci son relazioni e interfaccie di vita legate tra loro secondo principi che noi non possiamo definire. Questo è il concetto. Restatene sulle tue nuvole e gioca con le incognite, non scendere in terra per dire "il mondo gira intorno noi", e non è egoismo. Anche perchè l'egoismo è ben altro, la tua è errata convinzione gerarchica. "In che senso" dirai tu ?. Potremmo parlarne in privato se vuoi, non oso addentrarmi nel thread all'interno di tunnel filosofici onde evitare incomprensioni a "go go". Sei così convinto di possedere tu stesso (come uomo) l'unita' di misura per la valutazione dei principi di vita, da non riuscire a capire che tutto accade per un propagarsi cronologico di riflessi incondizionati, che ne io, ne tu, siamo in grado di calcolare. E non è filosofia da "turbe mentali", quanto filosofia spicciola da strada. Logicamente, per una condizione dell'uomo che apprende, quel che fai, lo maturi all'interno di tue idee. Non dimenticare pero' mai, che quelle idee non nascono vergini dentro il tuo contenitore di immagini e pensieri. Quelle idee nascono perchè in un preciso istante, all'interno di un determinato habitat, con condizioni climatiche ben definite, su di un approccio specifico il tuo "io" esistenziale ha "partorito" un pensiero meditato che segue in linea di principio la dinamica degli accadimenti di contorno.

pioss

Qfwfq
13-04-2003, 13.34.08
Originally posted by viv

Credo che l'intelligenza di una persona si misuri anche nella sua capacità di adattamento alle varie situazioni...

Ottimo; finalmente ho trovato il riscontro che mi serviva per poter affermare di essere un cretino totale.

pioss
13-04-2003, 13.38.57
Originally posted by Qfwfq
Ottimo; finalmente ho trovato il riscontro che mi serviva per poter affermare di essere un cretino totale.

In veste di "Cretino Totale", puoi sempre migliorare il tuo "status". Un primo passo ?. Divieni "Cretino Parziale". Come ? semplicemente sostituendo a Totale, Parziale.

Difficile ? Rifletti su quel che ho scritto.

:birra:

pioss

follettomalefico
13-04-2003, 13.43.12
Originally posted by pioss
... Questo non è vero, è falso. Noi non siamo al centro di nulla, ...

http://www.cip-it.com/wos/Smileys/mah.gif

...come minimo, sono al centro della mia vita. E scusa se è poco.

pioss
13-04-2003, 13.46.20
Originally posted by follettomalefico
http://www.cip-it.com/wos/Smileys/mah.gif

...come minimo, sono al centro della mia vita. E scusa se è poco.

Non scrivere cazzate, o almeno riflettici un attimo.

"essere al centro della tua vita". Ma che cazzo vuol dire ? Delucidami ;)

pioss

follettomalefico
13-04-2003, 13.50.05
Originally posted by pioss
Non scrivere cazzate, o almeno riflettici un attimo.

"essere al centro della tua vita". Ma che cazzo vuol dire ? Delucidami ;)

pioss

La frase è chiara.

Se preferisci, posso andarti a cercare nel forum quando espressi la mia tesi sulla soggettività/oggetività, differenza fra soggetto e mondo.

Le parole chiave di quella frase, sono "minimo", "essere", "centro", "mia" e "vita".

E nonostante il doppio insulto, ti salvi in extremis con un "delucidami". Vediamo.

Non è che tenga molta voglia di scrivere, tanto più che domani ho un esame di analisi che probabilmente non passerò... mi sa che ora vado a cercarti quel topic.
Oppure, esponi tu i motivo per cui non sarebbe vera e anzi, "cazzata" quello che ho detto, che forse facciamo prima.

pioss
13-04-2003, 13.52.53
Originally posted by follettomalefico
La frase è chiara.

Se preferisci, posso andarti a cercare nel forum quando espressi la mia tesi sulla soggettività/oggetività, differenza fra soggetto e mondo.

Esatto, preferisco. Pescamelo.

- - - Analisi 1 o 2 ? Ingegneria ? [ot] - - -

viv
13-04-2003, 13.55.25
Originally posted by follettomalefico
http://www.cip-it.com/wos/Smileys/mah.gif

...come minimo, sono al centro della mia vita. E scusa se è poco.

Foll, sai bene quanto sia difficile ammettere di essere responsabili della propria vita... E' un grandissimo passo nella scala della crescita personale... L'essere orgogliosi dei propri errori e traguardi, senza permettere che sia qualcuno di diverso da noi stessi a prendersi onéri ed onori...

Ogni cosa che ci accade è frutto SOLO delle nostre scelte... Non esiste sfortuna, non esiste destino avverso...

Esistono scelte... Più o meno giuste... Più o meno, appunto, coerenti con ciò che sentiamo di volere in quel momento...

Ed esistono conseguenze...

follettomalefico
13-04-2003, 13.59.01
Originally posted by pioss
Esatto, preferisco. Pescamelo.

- - - Analisi 1 o 2 ? Ingegneria ? [ot] - - - Analisi 1.


From other topic (http://forums.multiplayer.it/showthread.php?s=&threadid=130886&perpage=15&highlight=kant&pagenumber=3)
Cmq, esiste una Realtà, che è quella Soggettiva, che è l'unica realtà possibile per la persona, dato che oltre a quella non può andare. Cioè, anche se vi è altro al mondo, per la persona è "come se non esistesse", cioè non è reale per la persona.

Ed esiste la Realtà che potremmo definire Assoluta, cioè quella che è a priori di ogni altra cosa. Che esiste a priori di qualunque intelligenza, che è una cosa secondo molti filosofi "insondabile ma percepibile". Perchè, come detto sopra, sappiamo che esiste ma è impossibile conoscerla.

E' un discorso sul quale si disquisisce dall'alba dei tempi, che per come la penso io trova connubio nel discorso da me fatto (che se non erro è Kant o di derivazione Kantiana -che memoria di merda che ho-).

Io sono. L'unica mia realtà cognitiva sono io. E l'unico fondamento che *posso* giungere a conoscere come assoluto, è la vita dentro di me.

In quanto parte della vita, in quanto io stesso vita, in quanto unica realtà che *posso* giungere a conoscere completamente, io sono il centro del mio universo.
Che poi l'universo non abbia centro in me, non ha importanza per quanto riguarda la mia possibilità di conoscere, capire e ragionare. Come affermò Einstein "tutto è relativo".


Originally posted by viv
Foll, sai bene quanto sia difficile ammettere di essere responsabili della propria vita... E' un grandissimo passo nella scala della crescita personale... [...] Già... ...pensieroso...

pioss
13-04-2003, 14.07.29
Originally posted by follettomalefico
From other topic
Cmq, esiste una Realtà, che è quella Soggettiva, che è l'unica realtà possibile per la persona, dato che oltre a quella non può andare. Cioè, anche se vi è altro al mondo, per la persona è "come se non esistesse", cioè non è reale per la persona.

Ed esiste la Realtà che potremmo definire Assoluta, cioè quella che è a priori di ogni altra cosa. Che esiste a priori di qualunque intelligenza, che è una cosa secondo molti filosofi "insondabile ma percepibile". Perchè, come detto sopra, sappiamo che esiste ma è impossibile conoscerla.

E' un discorso sul quale si disquisisce dall'alba dei tempi, che per come la penso io trova connubio nel discorso da me fatto (che se non erro è Kant o di derivazione Kantiana -che memoria di merda che ho-).

Va bene, ci puo' stare. Ma qui non scrivi di "io come centro della mia vita".

pioss

follettomalefico
13-04-2003, 14.11.05
Originally posted by pioss
Va bene, ci puo' stare. Ma qui non scrivi di "io come centro della mia vita". Infatti, leggi sotto. Il quote non era l'unica parte del messaggio http://www.cip-it.com/wos/Smileys/mah.gif

pioss
13-04-2003, 14.18.49
Originally posted by follettomalefico
Infatti, leggi sotto. Il quote non era l'unica parte del messaggio http://www.cip-it.com/wos/Smileys/mah.gif

>> da "altra parte del messaggio"
Io sono. L'unica mia realtà cognitiva sono io. E l'unico fondamento che *posso* giungere a conoscere come assoluto, è la vita dentro di me.

In quanto parte della vita, in quanto io stesso vita, in quanto unica realtà che *posso* giungere a conoscere completamente, io sono il centro del mio universo.
Che poi l'universo non abbia centro in me, non ha importanza per quanto riguarda la mia possibilità di conoscere, capire e ragionare. Come affermò Einstein "tutto è relativo".

Nel momento in cui poni un limit alla capacita' di intendere, hai centrato il senso di quel che scrivi. Esatto, tutto è relativo, e tu puoi "governare" parte del tuo mondo, ma non giungere a completa conoscenza, neppure del tuo mondo, ben dislocato dal resto oggettivo.

pioss

follettomalefico
13-04-2003, 14.20.57
Originally posted by pioss
Nel momento in cui poni un limit alla capacita' di intendere, hai centrato il senso di quel che scrivi. Esatto, tutto è relativo, e tu puoi "governare" parte del tuo mondo, ma non giungere a completa conoscenza, neppure del tuo mondo, ben dislocato dal resto oggettivo.

pioss

Beh, io non credo, tu si. Divergenza di opinioni :)

pioss
13-04-2003, 14.23.43
Originally posted by follettomalefico
Beh, io non credo, tu si. Divergenza di opinioni :)

In bocca al lupo per l'esame! :book: ;) :birra:

pioss

Di0
13-04-2003, 14.25.16
Originally posted by grifis
Ogni tanto mi si fotte qualche prìncipio. Raramente accade, ma accade. Fino a qualche anno fà non avevo prìncipi, avevo idee che consideravo corrette. Ora alcune di queste idee si sono evolute in prìncipi, e stò scoprendo che l'assolutezza non esiste.

Credo che:
prìncipi: regnanti, figli di re eccetera...
princìpi: concetto o norma morale nella quale credere.

Tanto per essere più precisi:toh: :toh: :p :toh: :toh:

SuperGrem
13-04-2003, 14.36.38
Originally posted by pioss
Sei così convinto di possedere tu stesso (come uomo) l'unita' di misura per la valutazione dei principi di vita, da non riuscire a capire che tutto accade per un propagarsi cronologico di riflessi incondizionati, che ne io, ne tu, siamo in grado di calcolare

Innanzitutto: si, ne sono convinto.
L'uomo è misura di tutte le cose... e bla bla, si ne sono convinto.
Credo fermamente che al centro del MIO mondo ci sia io stesso.
Poi è ovvio che la casualità degli eventi ci porta a vivere in maniera imprevedibile, ma queste sono due cose diverse.

Cmq, non voglio addentrarmi nel labirinto delle seghe mentali, quindi la pianto qui.

Un'ultima cosa vorrei dirti, pioss, evita di usare certi atteggiamente apertamente polemici quando posti, ok? ;)

pioss
13-04-2003, 14.40.24
Originally posted by SuperGrem
Innanzitutto: si, ne sono convinto.
[i]
Un'ultima cosa vorrei dirti, pioss, evita di usare certi atteggiamente apertamente polemici quando posti, ok? ;)

andiamo bene, già inquadrato appena arrivato in questi lidi :D

Ok, un po' di gavetta. ;)

pioss

viv
13-04-2003, 14.46.29
Originally posted by SuperGrem
Innanzitutto: si, ne sono convinto.
L'uomo è misura di tutte le cose... e bla bla, si ne sono convinto.

Credo fermamente che al centro del MIO mondo ci sia io stesso.
Poi è ovvio che la casualità degli eventi ci porta a vivere in maniera imprevedibile, ma queste sono due cose diverse.




Non esistono eventi casuali... Tutto ciò che accade, dipende in buona parte da noi... Almeno io la vedo così...

Un esempio pratico:
venerdì, in stazione, mi hanno rubato il portafoglio... Sicuramente, se fossi stata un minimo più attenta, non sarebbe successo... Non è stata sfortuna... E' stata distrazione...

Ho banalizzato l'esempio, ma se ci riflettete, vi renderete conto che la vostra responsabilità sta in tutto ciò che vi accade...

SuperGrem
13-04-2003, 14.52.07
Originally posted by viv
Non esistono eventi casuali... Tutto ciò che accade, dipende in buona parte da noi... Almeno io la vedo così...



Tu fai il tuo esempio, io faccio il mio.

Due settimane fa, un ragazzino di circa 13 anni passava col cane nei pressi di un palazzo, proprio sotto il ponteggio con la mantovana degli operai, perchè stanno facendo dei lavori.
E' una zona aperta al transito, dove le persone vanno e vengono, i negozi sono aperti ed ogni giorno c'è chi fa la spesa proprio lì sotto.

Mentre il ragazzo passava, la mantovana ha ceduto e gli ha rovesciato addosso svariate decine di chili di pietre e marmi.
Il ragazzo se l'è cavata con un po' di ossa rotte ed ha perso i denti davanti.

Ora, ti chiedo, in che maniera è responsabile quel ragazzo di quello che gli è avvenuto?

Potrei porti la domanda diversamente: siamo responsabili anche dei terremoti, dei vulcani che eruttano e degli attentati terroristici?

viv
13-04-2003, 15.17.24
Se si rispettassero le misure di sicurezza e non si costruisse sulle pendici di un vulcano, anche se questo erutta, i danni sarebbero piuttosto contenuti... Idem per i terremoti (in Giappone ne hanno uno a settimana, ma non per questo fa stragi tutte le volte)...

Per il resto, un minimo di imprevedibilità degli eventi ci deve pur essere... Altrimenti, saremmo tutti perfetti, con vite banali e noiose... Ma spesso, siamo propensi a scaricare tutte le responsabilità su altri... Siano essi cose o persone...

Adoro essere responsabile della mia vita, lo ribadisco...

SuperGrem
13-04-2003, 15.28.50
Originally posted by viv
Se si rispettassero le misure di sicurezza e non si costruisse sulle pendici di un vulcano

Si, ma le persone che causano un evento non sono poi le stesse che lo subiscono.
Che ne sapeva il ragazzino che quel ponteggio non era sicuro?
E come fai a prevedere un terremoto?
In Giappone sono antisismici pure i bagni pubblici, bontà loro, ma in Uganda no e se in Uganda arriva un terremoto ed uccide 100 persone, fra cui dei bambini che non potevano conoscere nulla di regole antisismiche ed urbanizzazione, come facevano quei bambini ad evitare la fatalità?

Io non sto dicendo che la vita sia totalmente fuori dal nostro controllo, non sto dicendo che non possiamo costruircelamattone dopo mattone con le nostre mani, sto dicendo, invece, che in mezzo a tante cose ci capitano pure quelle impreviste, perchè il caos è una cosa che esiste e non si può negare.

Ci sono fior di teorie scientifiche sul caos e sono una più complicata dell'altra. Come potremmo mai, noi, riuscire a prevedere tutti gli avvenimenti che possono capitare nella nostra lunga giornata?



Originally posted by viv Adoro essere responsabile della mia vita, lo ribadisco...

E anche io adoro essere responsabile della mia vita, solo che è una cosa che non sempre riesce.

pioss
13-04-2003, 15.42.08
Originally posted by viv
Non esistono eventi casuali... Tutto ciò che accade, dipende in buona parte da noi... Almeno io la vedo così...

Un esempio pratico:
venerdì, in stazione, mi hanno rubato il portafoglio... Sicuramente, se fossi stata un minimo più attenta, non sarebbe successo... Non è stata sfortuna... E' stata distrazione...

Ho banalizzato l'esempio, ma se ci riflettete, vi renderete conto che la vostra responsabilità sta in tutto ciò che vi accade...

Io ci sto riflettendo, e più ci rifletto, più rendo conto che la mia responsabilita' puo' ben poco, in rapporto a cio' che di esterno ci travolge ( che sia una buona novella o una tragedia ).

pioss

pioss
13-04-2003, 15.46.10
Originally posted by SuperGrem

Ci sono fior di teorie scientifiche sul caos e sono una più complicata dell'altra. Come potremmo mai, noi, riuscire a prevedere tutti gli avvenimenti che possono capitare nella nostra lunga giornata?

Le teorie del caos sono una più stupida dell'altra [ imho ].
Non possiamo prevedere nulla, se non un briciolo di accadimenti facilmente circoscrivibili nell'intorno di vita. Banalissime operazioni, niente di superlativo. Il minimo per vivere la giornata.

pioss