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Visualizza versione completa : maschere di dolore, consapevolezza di felicità.



pioss
08-04-2003, 13.43.56
La paura è un sensibilizzatore enorme, un amplificatore del dolore, e conosco persone che soffrono terribilmente per cio' che non è mai accaduto. Ha dunque forti riflessi sull'entita' del vissuto di dolore la percezione del mondo di ciascuno, la fiducia con cui ciascuno affronta la realta'. C'è chi, ottimista, pensa sempre al meglio possibile in merito ad una situazione data, e chi, nell'identica condizione pensa tutto quanto puo' accadergli di negativo. Un'altra caratteristica che influisce sul vissuto di dolore è la propensione di ciascuno all'introversione o all'estroversione. Nel primo caso, tutto sembra centrato sul singolo, nell'altro il teatro degli accadimenti è fuori da sè e riguarda gli altri. Distinzione da legare alla dinamica delle colpe, per la quale nell'introverso è sempre propria, per l'estroverso degli altri. Il sogno di un uomo senza dolore è un'utopia: l'uomo è dentro il dolore, in un'infinità di variabili : talora cio' che noi riteniamo doloroso, a uno che soffre di un dolore diverso puo' sembrare persino una consolazione, una fortuna. Nemmeno l'inteligenza è capace di incidere profondamente sul dolore. C'è un'unica condizione in cui non si soffre più: la morte. Uno strano destino. Tuttavia, finchè non giunge, la morte è occasione e causa di dolore. Al dopo nessuno ha reso testimonianza, la morte potrebbe sempre rinchiuderci dentro un nido di dolore, ma anche l'alternativa di finire nell'anestesia del nulla non è del tutto stimolante. Queste considerazioni basilari e scarne al tempo stesso mostrano il mio rientrare nella categoria degli introversi, pessimisiti e tendenzialmente depressi, ma non al punto da non avvertire che la consapevolezza del dolore non rende impossibile lottare per un mondo meno doloroso e per una strategia di esistenza in cui la sofferenza sia obbligatoriamente da evitare e da minimizzare. Non intendo spendere nemmeno una parola per l'elogio del dolore, non cantero' il dolore ma continuero' a recitarlo vivendo.. come tutti quanti fanno. C'è un dolore inutile ed evitabile. C'è un dolore osceno che non è possibile accettare. Abbiamo molto da imparare per poter gestire il dolore esistenziale, un fare che rientra nel dolore generico, in quello connaturato alla vita. Se la condizione è di perdere la vita per non soffrire, continuero' a vivere lottando almeno contro quella parte di dolore inutile e per far sì che io non sia generatore di dolore per gli altri, almeno per coloro a cui voglio bene. Si puo' colpire pure chi si ama. Non si puo' cancellarlo completamente, lascia traccia dentro la memoria, in questo difficile deposito che ci accompagna come un'ombra, effige del nostro passato che si fa presente quando ritorna alla coscenza. Dentro il cimitero di dolore, trova largo spazio la colpa. La colpa per aver provocato incosapevolmente dolore, quando l'intenzione era quella di giocare e scherzare. La colpa per non essere stato vicino a chi ormai non c'è più. La colpa per aver rinviato cio' che si poteva fare subito: nessuno puo' contare sul tempo che fugge, in mani misteriose, ignote. Il dolore è il segno di un legame d'amore esistito ( "non c'è amore senza dolore" ), di una storia consumata ma piena di senso, anzi solo ora sensata, mentre allora appariva folle, un mero gioco di piacere. In questo rinnovarsi di una relazione trapassata, puo' rinnovarsi al tempo stesso il piacere e persino il senso di soddisfazione, di riconoscenza, di gratitudine per esser comparsa.. , per averla incontrata. Ma un'esperienza piacevole puo' anche diventare tristezza, quando la gioia si è dissolta e si vedono solo i fiumi di un are che sapeva di Paradiso. E allora si rivive una gioia con lacrime agli occhi, con una tenerezza che è anche malinconia e dispiacere per la fine, per un tempo che è stato breve, come sempre quando si è vicini alla vera felicità.
La triste realta' trova riscontro e contrasto con la bellezza interiore della vita, e la consapevolezza di poter regalare ancora tanto. Non saprei vivere e orientarmi senza la memoria del dolore.

:birra:

pioss

venturex[a-r]
08-04-2003, 14.56.08
anche io faccio parte della tua categoria:birra: :birra:

sharkone
08-04-2003, 18.28.34
Originally posted by venturex[a-r]
anche io faccio parte della tua categoria:birra: :birra: non lo so

venturex[a-r]
08-04-2003, 21.04.07
Originally posted by sharkone
non lo so

:confused:

sharkone
08-04-2003, 21.08.53
Originally posted by venturex[a-r]
:confused: from msn:

"!shark!"sha la la"bohemian rhapsody" scrive:
ecco a me quasi mai,cio non toglie che sia sempre un ottimista ....dipende dai casi,non riesco a denfinirmi,perche' non posso


riferito al pessimismo

venturex[a-r]
08-04-2003, 21.11.23
;)

funker
08-04-2003, 22.15.41
Dopo mesi di cruda sofferenza, vera, fredda e sadica, palpabile e provata sofferenza posso realmente dirti che il dolore non serve solo ad orientarci, ma anche a farci crescere, riflettere ed accendere quelle candele nel nostro cervello che mai e poi mai vorremmo illuminare.

pioss
08-04-2003, 23.53.27
Originally posted by funker
Dopo mesi di cruda sofferenza, vera, fredda e sadica, palpabile e provata sofferenza posso realmente dirti che il dolore non serve solo ad orientarci, ma anche a farci crescere, riflettere ed accendere quelle candele nel nostro cervello che mai e poi mai vorremmo illuminare.

Spero le candele accese siano servite anche per illuminarti il cammino da seguire dal presente al futuro.

secrets
10-04-2003, 20.06.57
Originally posted by pioss
La paura è un sensibilizzatore enorme, un amplificatore del dolore, e conosco persone che soffrono terribilmente per cio' che non è mai accaduto. Ha dunque forti riflessi sull'entita' del vissuto di dolore la percezione del mondo di ciascuno, la fiducia con cui ciascuno affronta la realta'. C'è chi, ottimista, pensa sempre al meglio possibile in merito ad una situazione data, e chi, nell'identica condizione pensa tutto quanto puo' accadergli di negativo. Un'altra caratteristica che influisce sul vissuto di dolore è la propensione di ciascuno all'introversione o all'estroversione. Nel primo caso, tutto sembra centrato sul singolo, nell'altro il teatro degli accadimenti è fuori da sè e riguarda gli altri. Distinzione da legare alla dinamica delle colpe, per la quale nell'introverso è sempre propria, per l'estroverso degli altri. Il sogno di un uomo senza dolore è un'utopia: l'uomo è dentro il dolore, in un'infinità di variabili : talora cio' che noi riteniamo doloroso, a uno che soffre di un dolore diverso puo' sembrare persino una consolazione, una fortuna. Nemmeno l'inteligenza è capace di incidere profondamente sul dolore. C'è un'unica condizione in cui non si soffre più: la morte. Uno strano destino. Tuttavia, finchè non giunge, la morte è occasione e causa di dolore. Al dopo nessuno ha reso testimonianza, la morte potrebbe sempre rinchiuderci dentro un nido di dolore, ma anche l'alternativa di finire nell'anestesia del nulla non è del tutto stimolante. Queste considerazioni basilari e scarne al tempo stesso mostrano il mio rientrare nella categoria degli introversi, pessimisiti e tendenzialmente depressi, ma non al punto da non avvertire che la consapevolezza del dolore non rende impossibile lottare per un mondo meno doloroso e per una strategia di esistenza in cui la sofferenza sia obbligatoriamente da evitare e da minimizzare. Non intendo spendere nemmeno una parola per l'elogio del dolore, non cantero' il dolore ma continuero' a recitarlo vivendo.. come tutti quanti fanno. C'è un dolore inutile ed evitabile. C'è un dolore osceno che non è possibile accettare. Abbiamo molto da imparare per poter gestire il dolore esistenziale, un fare che rientra nel dolore generico, in quello connaturato alla vita. Se la condizione è di perdere la vita per non soffrire, continuero' a vivere lottando almeno contro quella parte di dolore inutile e per far sì che io non sia generatore di dolore per gli altri, almeno per coloro a cui voglio bene. Si puo' colpire pure chi si ama. Non si puo' cancellarlo completamente, lascia traccia dentro la memoria, in questo difficile deposito che ci accompagna come un'ombra, effige del nostro passato che si fa presente quando ritorna alla coscenza. Dentro il cimitero di dolore, trova largo spazio la colpa. La colpa per aver provocato incosapevolmente dolore, quando l'intenzione era quella di giocare e scherzare. La colpa per non essere stato vicino a chi ormai non c'è più. La colpa per aver rinviato cio' che si poteva fare subito: nessuno puo' contare sul tempo che fugge, in mani misteriose, ignote. Il dolore è il segno di un legame d'amore esistito ( "non c'è amore senza dolore" ), di una storia consumata ma piena di senso, anzi solo ora sensata, mentre allora appariva folle, un mero gioco di piacere. In questo rinnovarsi di una relazione trapassata, puo' rinnovarsi al tempo stesso il piacere e persino il senso di soddisfazione, di riconoscenza, di gratitudine per esser comparsa.. , per averla incontrata. Ma un'esperienza piacevole puo' anche diventare tristezza, quando la gioia si è dissolta e si vedono solo i fiumi di un are che sapeva di Paradiso. E allora si rivive una gioia con lacrime agli occhi, con una tenerezza che è anche malinconia e dispiacere per la fine, per un tempo che è stato breve, come sempre quando si è vicini alla vera felicità.
La triste realta' trova riscontro e contrasto con la bellezza interiore della vita, e la consapevolezza di poter regalare ancora tanto. Non saprei vivere e orientarmi senza la memoria del dolore.

:birra:

pioss
Avrei tanto da dirti caro Pioss,ma probabilmente non finrei prima di aver scritto un libro su questo argomento.
perdona la furbizia del tuo discepolo ma per me il dolore che mi procura questà realtà è ancora troppo grande e assurdo.
una:birra: per te che te la meriti davvero:kiss:

pioss
12-04-2003, 01.01.10
Originally posted by secrets
.. ma per me il dolore che mi procura questà realtà è ancora troppo grande e assurdo.

Recito male anche io, tranquillo.

Ef.Di.Gi
12-04-2003, 15.12.37
Non so cosa dire, veramente toccante. Grazie Pioss....

rivendicatore
12-04-2003, 15.22.43
Sembra che pioss stia passando un momento triste.
Pensieri profondi ed un non sò che rende tutto + profondo e spirituale.
Ha dei pensieri profondi che non sò se qualcuno riuscirebbe ad esprimerli.

pioss
14-04-2003, 12.09.43
Originally posted by rivendicatore
Sembra che pioss stia passando un momento triste.


Tranquillo, i soliti alti e bassi conditi dalle solite turbe mentali di cui mi avvalgo, molto apertamente :D. Grazie per la stima comunque.

Una buon lunedì a tutti.

pioss

Chrean
14-04-2003, 12.33.25
Se ogni due settimane pioss non aprisse un topic minchia come questo, non sarebbe lui.

pioss
14-04-2003, 13.27.13
Originally posted by Chr34n
Se ogni due settimane pioss non aprisse un topic minchia come questo, non sarebbe lui.

ricordami di ringraziare "la settimana di ferie"; ti ha proprio fatto bene :rolleyes: :birra:

Chrean
14-04-2003, 13.43.23
Originally posted by pioss
ricordami di ringraziare "la settimana di ferie"; ti ha proprio fatto bene :rolleyes: :birra:

Ognuno dimostra affetto a suo modo. :toh:

Dr.Octopussy
14-04-2003, 13.47.41
Samba, ci sei al meeting?
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